Gian Giorgio Trissino      Filologi - lessicografi - linguisti



Gian Giorgio Trissino (Vicenza 1478 - Roma 1550), esiliato dalla sua città per aver favorito le aspirazioni dell'imperatore su di essa, viaggiò per le corti d'Italia, ovunque ammirato. Caro a Leone X e a Clemente VII, creato conte palatino da Carlo V, volse la sua attività a ricreare le forme letterarie classiche: di qui la tragedia Sofonisba di stampo greco (composta a Roma tra il 1514 e il 1515, stampata nel 1524, rappresentata nel 1556; è la prima tragedia "regolare", cioè composta secondo le regole di Aristotele). Di qui anche L'Italia liberata da' Gothi (1547-48), poema in 27 libri, sulla guerra tra Goti e Bizantini: fonte ne è Procopio, guida la Poetica di Aristotele, modello Omero. Anche la commedia I Simillimi (1548) è derivata da Plauto e da esempi ellenici, che Trissino si illuse di fondere tra loro. Ma tutte queste opere testimoniano che in Trissino il talento poetico non era pari all'ardore e alla dottrina del letterato.

Nel 1529 egli pubblicò la traduzione del De vulgari eloquentia di Dante, in cui credette di trovare il più autorevole sostegno a favore delle sue idee linguistiche, esposte nel Castellano (1529), secondo le quali la lingua letteraria italiana non deve essere fiorentina né toscana, ma una lingua comune a tutta Italia, già esistente nel fondo dei vari dialetti. Tra le altre cose, lasciò anche una Poetica (1529) in sei libri, e propose d'introdurre nell'ortografia italiana anche lettere greche (e, w), e di utilizzare in senso funzionale certe varianti tipografiche di lettere latine (j, Æ, v) e certe lettere altrimenti inutili (ç, k), in modo da rappresentare adeguatamente tutti i fonemi.

Tali innovazioni apparvero per la prima volta, parzialmente, nella stampa della Sofonisba; Trissino ne difese i criteri in una Epistola a Clemente VII dello stesso 1524 e poi in uno scritto, Dubbii grammaticali (1529), col quale replicò a vari oppositori; e seguitò a scrivere in ortografia riformata le opere successive (raccogliendo molte critiche, ma ottenendo anche, alla lunga, d'imporre la necessaria distinzione tra u e v).