HORROR
Genere della letteratura fantastica dal taglio
narrativo popolare, caratterizzata dalla
rappresentazione di situazioni che provocano
orrore e paura. Il termine inglese deriva dal
verbo latino horrere che indica il rizzarsi dei
capelli, tipica icona dello spavento. Atmosfere
paurose sono presenti già nella letteratura
latina e greca, laddove appaiono creature
mostruose o vengono crudamente descritti eventi
sanguinari (le Metamorfosi di Ovidio, le
Baccanti di Euripide, l'Asino d'oro di Apuleio,
per fare solo degli esempi); o ancora nelle
opere della favolistica antica e moderna (Esopo,
J. de La Fontaine, Ch. Perrault, i fratelli
Grimm, H.Ch. Andersen), popolata da creature
spaventose e orribili, come streghe, orchi e
giganti, o semplicemente malvagie. L'h. ha poi
attinto linfa dall'immaginario della letteratura
gotica (all'interno della quale è stato spesso
assimilato), portando in primo piano l'elemento
surreale e caricandolo di forti suggestioni
emotive.
Primi sperimentatori di questa
narrativa sono stati J. Milton con Il Paradiso
perduto (1667, modello per le successive storie
di diavoli ribelli), W. Beckford con Vathek
(1781) e S.T. Coleridge con La ballata del
vecchio marinaio (1798, antesignana di tutte le
storie di incubi marinare), ma soprattutto H.
Walpole con Il castello di Otranto (1764), A.
Radcliffe con I misteri di Udolfo (1794) e
L'italiano (1797), M. Lewis con Il monaco
(1796): storie ambientate per lo più in Italia,
da sempre considerata luogo perfetto per storie
lugubri e a tinte fosche.
Una pennellata decisiva alle tinte fosche
dell'h. la dà il romanticismo, con la sua
predilezione per il fantastico, il
soprannaturale, lo spiritismo, l'esoterico e il
mostruoso. V. Hugo crea due archetipi dei
personaggi h.: il «mostro» e il «diverso» (in
Notre-Dame de Paris, 1831, e L'uomo che ride,
1869), che entrano a pieno titolo tra i
personaggi principali di questa narrativa (ne
sarà una superba interpretazione II fantasma
dell'Opera di G. Leroux, 1910).
Stella di prima
grandezza in questo firmamento è il diavolo, da
tempo immemore abitatore dell'immaginario
popolare. La Storia del dottor Faust, negromante
che vende l'anima al diavolo in cambio del
successo, ha origini lontanissime nella figura
del medico alchimista George Faust, nato nel
Wtirttemburg nel 1480 ca: dalla leggenda che lo
avvolge sono nati capolavori come la tragedia di
Ch. Marlowe (1590 ca) o L' Urfaust di J.W.
Goethe (versione giovanile del Faust); la sua
figura riappare nel corso dei secoli, sotto
vesti differenti, per esempio in Melmoth,
l'errante di Ch. Maturin (1820); una variazione
sul tema è quella proposta da A. von Chamisso
nella sua Meravigliosa storia di Peter Schlemihl
(1814): se infatti, al diavolo, Faust vende
l'anima, Peter Schlemihl vende la propria ombra,
con conseguenze per lui nefaste.
Un tassello fondamentale, nella composizione del
moderno scenario h., lo mettono due autori
americani fra loro diversissimi, veri outsider
del genere: E.A. Poe e H.Ph. Lovecraft.
Nei
racconti di Poe – come Ligeia, Il
crollo della casa Usher, Gli omicidi della Rue
Morgue, Il ritratto ovale, Il pozzo e il
pendolo, scritti tra la fine degli anni '30 e i
primi anni '40 – s'incontrano morti che non sono
morti e seppelliti vivi, sensi di colpa che
diventano ossessioni, incubi, contagi,
inquisizioni, follie, angosce: messaggeri delle
paure che si nascondono nei baratri labirintici
del «negato» e del «rimosso».
Dal canto suo
Lovecraft, il «Solitario di Providence», edifica
con opere come Il modello Pickman, L'orrore di
Dunwich, Il richiamo di Chthulhu, La maschera di
Insmouth, Le montagne della follia (pubblicate
negli anni 1926-36), uno spaventoso universo di
creature da incubo (i Grandi Antichi e gli Dei
Esterni), di «libri maledetti» (il
Necronomicon), di presenze aliene.
Lovecraft è
uno dei primi narratori a pubblicare sulle
pagine della fondamentale rivista americana
«Weird Tates», nata nel 1923 e dedicata alle
cosiddette «storie arcane» o «funeste» o
«fatali», che concorre a nobilitare la qualità
narrativa della letteratura fantastica.
Ancora
in America si registrano i contributi di W.
Irving con La leggenda di Sleepy Hollow e Rip
Van Winkle (nella raccolta Il libro degli
schizzi, 1819-20), storie di spettri e cavalieri
senza testa; di A. Bierce, che ambienta i suoi
racconti nel territorio della Frontiera; N.
Hawthorne, con i terrificanti Racconti narrati
due volte (1837) e La casa dei sette abbaini
(1851); W.H. Hodgson, affascinato dagli orrori
celati nel mare (La casa sull'abisso, 1908) é
creatore di Carnacki, il cacciatore di spettri
(1910-12); A. Blackwood, dalla cui penna nascono
John Silence (1908), indagatore dell'occulto, e
i racconti che esplorano la metà «oscura»
dell'Ovest americano, terra dei pellerossa
(Wendigo, La follia di Jones).
Serbatoio prezioso per la letteratura h. è il
regno delle tenebre, dal quale emergono elementi
demoniaco-spiritici (E.T.A. Hoffmann, Gli elisir
del diavolo, 1815-1816), figure di spettri (A.
Machen, La collina dei sogni, 1907) e, onorifici
sopra a tutti, i vampiri: signori delle tenebre,
dotati di forza incredibile, spesso connotati da
una forte carica erotica (succhiare il sangue
equivale per loro a un amplesso), vagano tra le
pagine di autori insospettabili come Goethe (La
sposa di Corinto,797), S.T. Coleridge (Christabel, 1816),
P. Merimée (La Guzla, 1827), N. Gogol (Il Vij,
1835), Th. Gautier (La sposa innamorata, 1836),
Ch. Baudelaire (la poesia Il vampiro, 1857), A.
Dumas padre (La bella vampirizzata, 1849), G. de
Maupassant (Le Horla, 1887).
I veri natali di
questo personaggio vengono individuati nel
romanzo Il vampiro (1819) di J. Polidori, che ne
forgia fattezze e carattere ricalcandoli su
quelli dell'amico Lord Byron. Sulla sua scia si
pone il feuilletonistico Varney il vampiro,
attribuito a J.M. Rymer ma in realtà scritto da
Th. Reskett. A dare definitiva dignità
letteraria alle creature della notte sono però
due scrittori irlandesi: J.Sh. Le Fanu, che in
Carmilla (1872) propone l'ambigua figura di una
donna vampiro, e B. Stoker, che nel 1897 dà alle
stampe il seminale Dracula, punto di riferimento
imprescindibile per tutte le storie di vampiri a
venire. Declinazioni originali del tema hanno
dato Ch.Q. Yabro, creatrice nel 1978 del Conte
di Saint-Germain, romantico vampiro buono; A.
Rice, che ha inaugurato nel 1976 la saga
dell'immortale Lestat con Intervista col
vampiro; L.K. Hamilton, che nel 1994 plasma la
«Risvegliante» e cacciatrice di vampiri Anita
Blake. Tra gli autori più innovativi di questo
ambito dell'h. vanno menzionati: R. Matheson,
che in Io sono leggenda (1954) ipotizza
un'epidemia che trasforma a poco a poco tutti
gli uomini in vampiri; Th. Sturgeon, che in
Qualche goccia del tuo sangue (1961) racconta il
vampirismo come forma di alienazione e mutazione
fisica; e ancora F.P. Wilson (La fortezza,1981)
e K. Newman (Anno Dracula, 1993).
Nel regno dell'h., le ghost stories, ovvero
storie di fantasmi, non hanno meno titoli di
nobiltà di quelle vampiresche. Vi si sono
cimentati molti degli autori già citati (Bierce,
Hodgson, Poe, Le Fanu, Stoker, Dumas, Merimée) e
altri come A. Conan Doyle, D. Defoe, W. Collins
(La donna in bianco, 1860; L'albergo stregato,
1879), F. Marryat (La nave fantasma, 1839,
ispirato alla leggenda dell'Olandese Volante),
Ch. Dickens (Racconto di Natale, 1843-48), 0.
Wilde (II fantasma di Canterville, 1887), H.
James (Il giro di vite, 1898), fino ad arrivare
alle storie moderne di Matheson (Io sono Helen
Driscoll,1958), Sh. Jackson (La casa degli
invasati, 1959), P. Straub (Patto di sangue,
1977; Ghost story, 1979), S. King (Shining,
1977). La palma del più prolifico autore di
storie di fantasmi va a Rh. James Montague, che
ha raccolto le sue in quattro volumi (1904-25).
M. Shelley è la prima a sposare horror e
fantascienza nel suo orrorifico Frankenstein o
il Prometeo moderno (1818), rappresentazione -
come scrive lei stessa - del «delirio di
onnipotenza dell'uomo che vuole farsi simile a
Dio, diventando egli stesso creatore». E nella
sezione dedicata ai mad-doctors (gli scienziati
pazzi) che mettono la scienza al servizio di
esperimenti folli e pericolosi vanno anche
inseriti L'isola del dottor Moreau (1896) e
L'uomo invisibile (1897) di H.G. Wells, o Il
Golem (1915) di G. Meyrink, che «rivisita»
l'antica leggenda praghese.
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor
Hyde (1886) di R.L. Stevenson porta in primo
piano il tema del doppio e il confronto aperto
fra il bene e il male nella coscienza dell'uomo.
A comporre le molte sfaccettature del «dualismo»
umano concorrono Villiers de l'Isle-Adam
(Racconti crudeli, 1883), J.K. Huysmans (Laggiù,
1891), Wilde (Il ritratto di Dorian Gray, 1891,
pietra miliare di questo filone narrativo), fino
a giungere a W.P. Blatty: forse pochi sanno che
uno degli incubi cinematografici più riusciti di
tutti i
tempi, L'esorcista, ricalca fedelmente il suo
omonimo romanzo (1971).
Nel vasto «arcipelago» di orrori c'è poi un
ampio catalogo di animali impazziti, che spesso
si trasformano in implacabili macchine di morte:
Il terrore di Machen (1917); King Kong
attribuito a E. Wallace (1932), Gli uccelli di
D. Du Maurier (1953), Delitti bestiali di P.
Highsmith (1975), Lo squalo di P. Benchley
(1973, autore anche dei non meno spaventosi
Abissi, 1976 e Tentacoli, 1991); Cujo di S. King
(1981).
Una sorta di «variazione sul tema» è
rappresentata dai lupi mannari o licantropi, tra
gli esseri più inquietanti dell'immaginario
orrorifico per quella sconvolgente compresenza
di umano e bestiale: appaiono già fra le pagine
del Satyricon di Petronio e passando attraverso
le storie della tradizione orale entrano in
quelle di Hugues-Le Loup di Erckmann-Chatrian
(1859), Il signore dei lupi di Dumas padre
(1857), Male di luna (1913) di Pirandello, Il
lupo mannaro di Ponkert di H.W. Munn (1924), e
altri ancora.
Un capitolo non trascurabile del genere h. è
anche quello che ha per ingredienti l'antico
Egitto, i faraoni, le mummie, le maledizioni
(aperto nel 1982 da La mummia di Conan Doyle è
proseguito fino a La mummia della Rice del 1989,
e altri), che fa parte della più ampia sezione
che genera incubi e ossessioni facendo
sconfinare il fantastico nella realtà; ne sono
maestri R. Bradbury, F. Leiber, R. Bloch (con
Psycho, Jack lo squartatore e Gotico americano),
I. Levin (Rosemary's baby, 1967), J. Herbert,
J.G. Ballard (Crash, 1973; Il condominio, 1975).
Nel presente, il fuoriclasse della suspense
onorifica è concordemente ritenuto S. King, che
ha replicato il successo folgorante di Carrie
(1974), un mix di turbolenza adolescenziale e
poteri telecinetici, con i romanzi successivi
che spaziano dai mostri agli incubi, dalle
ossessioni al panico: Le notti di Salem (1975),
La zona morta (1979), It (1986), Misery (1987).
King è uno dei pochi narratori che ha anche
analizzato la letteratura horror dal punto di vista
critico-storiografico (Danse macabre e On
writing).
Un altro maestro indiscusso è
l'inglese C. Barker, autore dei sei Libri del
sangue (1984-85) e di Schiavi dell'inferno
(1988, da cui è nata la fortunata serie
cinematografica Hellraiser), carichi di «carne e
sangue» e dominati dalla presenza oscura della
dannazione.
Fra gli altri si segnalano: N.
Collins, J.R. Lansdale, R. Campbell, P.Z. Brite,
D. Simmons, R. Laymon, R. McCammon, J. Saul, D.
Koontz. Il grande successo cinematografico di
due film come I guardiani della notte e The ring
tratti da romanzi del russo S. Luk'janenko e del
giapponese K. Suzuki dimostra come il settore
della narrativa di paura sia diventato
pienamente internazionale.
Nell'ambito del made in Italy l'h. «nostrano» ha
avuto un grande successo internazionale in campo
cinematografico grazie ad autori di culto come
Dario Argento, Mario Bava e Lucio Fulci, ma è
stato frequentato in maniera discontinua dagli
scrittori. Tuttavia non si può non sottolineare
come l'opera che maggiormente ha influito sulla
letteratura gotico-orrifica mondiale sia
l'onniconosciuta Divina commedia di Dante, con
le sue «visioni» dell'Inferno cui si ispirano
opere di Th. Harris, King, Barker, Matheson,
Lansdale.
Dai primi decenni del Trecento si deve
tuttavia passare alla seconda metà
dell'Ottocento per incontrare nuove pagine
«macabre» (di cui sono autori gli Scapigliati),
la passione per lo spiritismo e le storie di
fantasmi e vampiri (L. Capuana), elementi gotici
e
neri: F. Mastriani, Il mio cadavere (1852) e La
rediviva (1877); C. Invernizio, Il bacio di una
morta (1886), La vendetta di una pazza (1894);
S. Di Giacomo, Pipa e boccale. Racconti
fantastici (1893); E. Salgari, Novelle
marinaresche di mastro Catrame (1894); G.
D'Annunzio, Novelle della Pescara (1902). Storie
del mistero sono uscite dalla penna di D.
Buzzati (I sette messaggeri, 1942; Paura alla
Scala, 1949; La boutique del mistero, 1968) e
racconti di fantasmi da quella di M. Soldati
(Storie di spettri, 1962). In anni più recenti
il testimone è passato a Fruttero & Lucentini
(Il palio delle contrade morte, 1983, impasto di
fantasmi e thriller) e G. Manfredi, animatore di
alchimisti, zombie, fantasmi e vampiri (Magia
rossa, 1983; Ultimi vampiri, 1987).
Non si può
parlare di h. italiano senza citare Tiziano
Sciavi, creatore nel 1986 del celebre fumetto
«Dylan Dog», il detective degli incubi, e autore
anche di opere di narrativa inquietanti
(Dellamorte Dellamore, 1991; Apocalisse, 1993;
Mostri, 1994). Infine, a E. Baldini, curatore
delle antologie Gotico rurale (2000) e Bambini,
ragni e altri predatori (2003) e autore di
romanzi come Mal'aria (1998), Terra di nessuno
(2001) e Come il lupo (2006), si deve la
riacquisizione di un patrimonio di storie e
leggende spaventose della tradizione popolare
padana, ambientate in un'atmosfera vicina a
quella del noir.
Fra i contemporanei,
frequentatori abituali dell'h. nelle sue diverse
modulazioni, sono da citare Gianfranco Nerozzi,
Alda Teodorani, Paolo d'Orazio,Valerio
Evangelisti, Stefano Massaron, Flavio Santi,
Danilo Arona.
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