II romanzo francese secentesco
 


Conclusasi l'epoca sanguinosa e inquieta delle guerre di religione, la produzione di romanzi aumenta: nel periodo compreso fra il 1600 e il 1660, vengono pubblicati infatti dai cinque ai sei romanzi all'anno, e ciò non è poco se si considera che solo un'esigua minoranza di persone era alfabetizzata. I grandi autori del romanzo francese secentesco Honoré d'Urfé, Madeleine de Scudéry, Paul Scarron, Charles Sorel e soprattutto M.me di La Fayette occupano, nella letteratura occidentale, un posto tutt'altro che secondario e possono, in fondo, essere considerati dei "classici".

Madeleine de Scudéry

Di Madeleine de Scudéry, scrittrice fecondissima e animatrice di uno dei salotti più vivaci della Parigi preziosa, si possono ricordare tre romanzi: Ibrahim, Ciro e Clelia. Ibrahim è l'avventurosa storia di un gentiluomo di Genova che riesce a diventare un gran visir del sultano di Turchia; in esso, l'amore riesce sempre ad avere la meglio su conflitti di passioni e gelosie. Ciro è un testo di dimensioni mastodontiche (ben dieci tomi) in cui sono narrati gli amori e le gesta di Ciro, il celebre conquistatore persiano del IV secolo a.C. L'ampio intreccio di Clelia (anch'esso in dieci tomi) è ambientato in un'inattendibile Roma dei Re; esso è imperniato sulla vicenda di una fanciulla che, data in ostaggio agli Etruschi, diviene l'amante appassionata del figlio del re Porsenna. La Scudéry utilizza la storia antica come pretesto per ritrarre i personaggi più in vista del suo tempo e gli abituali frequentatori del suo salotto: anche per questo motivo, naturalmente, i suoi romanzi diventano tra i libri più letti e apprezzati da quel sceltissimo pubblico. Dai romanzi della Scudéry traspare un'immagine idealizzata e un po' leziosa della migliore società francese sotto il regno di Luigi XIII; seppure espressi in uno stile artificioso, monotono e, a lungo andare, stucchevole, questi monumenti del preziosismo hanno il fascino del grandioso e contengono, inoltre, alcune sottili analisi caratteriali.

Carta del Paese dell’Amore
Rappresentazione topografica e allegorica del Paese dell'Amore (Pays de Tendre), elaborata a più mani tra il 1653 e il 1654 dai frequentatori del salotto di Madeleine de Scudéry, che poi la inserì nel suo romanzo Clelia (1654-1660). La mappa dovrebbe servire all'innamorato per trovare la via che conduce al cuore della sua dama. Partito dalla città della Nuova Amicizia (Nouvelle Amitié), l'amante deve compiere un lungo cammino, evitando di cadere nei mari Pericoloso (Mer Dangereuse) e dell'Inimicizia (Mer d'Inimitié) e nel lago dell'Indifferenza (Lac d'Indiférence). Attraverserà i tre grandi fiumi, Stima, Riconoscenza, Inclinazione (Estime, Reconnaissance, Inclination), e passerà accanto a città come Sentimento sulla Stima (Tendre-sur-Estime), Sentimento sulla Riconoscenza (Tendre-sur-Reconnaissance), Sentimento sull'Inclinazione (Tendre-sur-Inclination), e villaggi più o meno favorevoli ai sentimenti d'amore, come Bei Versi, Grande Cuore, Biglietto Galante, Sensibilità/Negligenza, Oblio, Perfidia, Orgoglio (Jolis Vers, Générosité, Grand Cœur, Billet Doux, Sensibilité/Négligence, Oubli, Perfidie, Orgueil…). Sottile divertimento grafico e allegorico, la mappa definisce dunque una tipologia di possibili comportamenti amorosi, in cui risulta vincente (in linea con l'estetica galante dell'epoca) un atteggiamento composto tanto di ardore quanto di attenzione, rispetto, devozione, perseveranza, misura.

Honoré d'Urfé

Honoré d'Urfé (1568-1625), accorto diplomatico, raffinatissimo dilettante della scrittura moralista stoico-platonico, scrive il romanzo pastorale più celebre, vasto e riuscito del secolo: l'Astrea, il cui nucleo narrativo è costituito dagli amori del pastore Céladon e della pastorella Astrea; solo dopo mille e mille avventurose peripezie, e altrettante interminabili digressioni, tuttavia, i due protagonisti potranno coronare il loro idillio, trovando la tanto sospirata felicità. L'Astrea, situata cronologicamente in un remoto e poco credibile V secolo d.C., è ambientata nel Forez (paese d'origine di d'Urfé) e presenta numerosi riferimenti alla biografia dell'autore e alla società dell'epoca. Ai dissoluti e materiali costumi dell'aristocrazia cortigiana, l'Astrea veniva a contrapporre un ideale amoroso naturale, puro e fondato sulla fedeltà. Limpido, musicale e mai troppo affettato, lo stile di d'Urfé conquista molti estimatori nei salotti preziosi ove, tuttavia, si porteranno sovente all'eccesso certe sue tendenze e maniere. Di fatto, l'influsso di quest'opera sul romanzo (non solo pastorale e galante, ma anche storico, eroico e psicologico) e sul teatro del Seicento europeo è enorme.


Paul Scarron


Paul Scarron, scrittore mordace e satirico implacabile, merita un posto di riguardo nella storia letteraria del secolo non solo per quel capolavoro di realismo acre e disilluso che è il Romanzo comico, ma anche per la cospicua produzione di versi burleschi.
Pur non approfondendo lo scandaglio interiore dei suoi bizzarri personaggi, egli offre al lettore un'immagine grottesca e corposa di quella realtà popolana e umile che sempre descrive con piglio suggestivo e divertito nelle sue prose.

Charles Sorel

Anche Charles Sorel mira a ritrarre in modo realistico e scanzonato il mondo che lo circonda e lo diverte. Egli non si limita a prendere una direzione antitetica, rispetto al gusto sopraffino diffuso, nel delineare i suoi soggetti, ma intende altresì mettere in burla le convenzioni sentimentali e le risonanti ampollosità del romanzo pastorale. Nel Pastore stravagante, romanzo di sapore chisciottesco, Sorel schizza un'immagine spiritosa della distanza sussistente fra il mondo ideale del pastore protagonista e la dura realtà quotidiana di una Francia paesana. Nella Vera storia comica di Francion, narrazione picaresca fortemente autobiografica, la società parigina viene radiografata nella sua globalità, in maniera acuta, disincantata e senza troppi scrupoli.