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John Dryden |
Il 19 agosto
1631 nasce nel Northamptonshire, in Inghilterra il poeta e drammaturgo
John Dryen. E' stato uno dei massimi esponenti letterari della
Restaurazione, e con i suoi scritti critici ha fortemente influenzato il
canone della letteratura inglese. Cresciuto in ambiente puritano, si
trasferisce a Londra nel 1657, dove ha un incarico nel governo di Oliver
Cromwell. Dopo la Restaurazione della monarchia inglese con Carlo II
Stuart nel 1660, Dryden comincia a scrivere per il teatro. Le sue commedie,
caratterizzate da un linguaggio esplicito e volgare e da scene indecenti,
esprimono e allo stesso tempo promuovono l'ethos dell'aristocrazia della
Restaurazione, dove la licenziosità distingueva i veri gentiluomini
inglesi dalla fanatismo moralista dei puritani. Agli stessi anni
appartengono una serie di poemetti, che gli danno una fama ancora maggiore,
tanto da farlo nominare poeta laureato nel 1668. E' morto a Londra nel
1700. I poeti di corte I poeti di cui si circonda Carlo II sono i successori di quei poeti cavalieri rimasti sempre fedeli alla causa monarchica, magari in un forzato esilio al di là della Manica. Educati a un gusto e a un costume raffinati, essi contribuiscono a creare a corte un clima di spregiudicato edonismo, che intende contrapporsi al rigorismo puritano. Libertini impenitenti, John Wilmot, conte di Rochester, e Charles Sedley sono nobili cortigiani che compongono per diletto. La loro poesia erotica ha accenti licenziosi e lascivi, celebra l'amore dei sensi in versi aggraziati e musicali. Anche John Dryden (1631-1700) è un sostenitore convinto della monarchia, il cui ritorno coincide per lui con il ritorno della giustizia e della stabilità. Nominato poeta laureato, la sua satira sferzante colpisce tutti i nemici della monarchia, bollati come eversori dell'ordine costituito. Dryden è stato spesso accusato di opportunismo perché, dopo aver sostenuto la necessità di aderire alla Chiesa anglicana, cui si appoggiava Carlo II, con l'ascesa al trono del cattolico Giacomo II si converte al cattolicesimo e si impegna nella sua difesa nel poemetto La cerva e la pantera. In realtà il problema religioso è per Dryden secondario: quello che più gli importa è la difesa dell'autorità, la sola in grado di garantire i valori di ordine, decoro, armonia, che, per Dryden, reggono la società e, secondo la sua concezione classicistica, anche la poesia. Dryden sa adattarsi alle mode letterarie del suo tempo: è insuperabile nella poesia d'occasione, capace di trattare con abilità i soggetti più diversi, passando dal tono malinconico dell'elegia a quello pacato ma Vigoroso dell'encomio, come nel caso dei versi celebrativi in onore dell'amico William Congreve. Dryden fornisce inoltre prove convincenti nei due generi teatrali più seguiti dal pubblico nell'età della Restaurazione: la commedia di costume con il Matrimonio alla moda e il dramma eroico, nel quale si serve con grande maestria dello strumento metrico da lui più amato e perfezionato, ossia il distico rimato. L'opera di Dryden è accompagnata da una costante riflessione critica sull'arte, sollecitata dalle questioni di volta in volta poste dalla sua produzione letteraria: i suoi drammi e le sue traduzioni sono spesso introdotte da prefazioni che discutono la natura e i problemi principali sollevati dal genere in oggetto. Il genere in cui Dryden consegue, tuttavia, i suoi migliori risultati è la satira, di cui conosce tutte le sfumature e i registri, dall'ironia al sarcasmo, dalla burla all'invettiva. A essa fa ricorso, di volta in volta, contro i nemici della monarchia o contro i poeti rivali. Nell'ambito della satira non vanno trascurati il talento geniale, nella scia di Cervantes e Rabelais, di Samuel Butler, creatore di Hudibras; il motteggio acre e beffardo di Oldham; l'amaro pessimismo di Rochester cui si deve la Satira contro il genere umano (1675). J. Dryden, Mac Flecknoe in Le più belle pagine della letteratura inglese, vol. Il: Dall'età di Milton a oggi, a cura di F. Ferrara, Milano, Nuova Accademia Editrice, 1960, pp. 131-35 Tutte le cose umane son soggette al declino, E, quando chiama il Fato, i monarchi debbono obbedire: Scoprì questo Flecknoe che, come Augusto, da giovane chiamato Al potere, a lungo lo mantenne: In versi e in prosa gli fu riconosciuto incontrastato Su tutto il reame di Stoltezza, un potere assoluto. Questo principe avanti negli anni, prosperando in pace Con il conforto di progenie numerosa, Stanco degli affari, stabilì dopo lungo ponderare Di decidere la successione al potere; Ed esaminando quale dei suoi figli fosse adatto A regnare e a condurre guerra eterna all'ingegno, Esclamò: "E deciso! Ché la natura vuole ch'egli soltanto Abbia a regnare che più mi rassomigli: Shadwell soltanto fra tutti i miei figli è quello Che 'è saldo ed immoto nella completa stupidità. Gli altri vantano qualche debole intendimento Ivla Shadwell mai devia nella ragione. Qualche raggio d'intelligenza può cadere sulla mente degli altri, Aprirsi un varco e produrre un lucido intervallo; Ma la complèta notte di Shadwell mai non ammette raggio, In lui le nebbie si levano e sconfiggono il giorno: La sua superba mole sazia lo sguardo E sembra fatta per la stolida maestà. Simile a quelle querce che ombreggian la pianura, E, dispiegate in pompa solenne, regnano passive. Heywood e Shirley furono soltanto esemplari di Te, L'ultimo, il grande profeta di Tautologia: Ed io perfino, un cretino ben più noto di loro, Fui mandato avanti per prepararti la strada: E rozzamente vestito di rustico panno di Norwich venni Ad istruire le nazioni nel nome più grande. Del mio liuto il gorgheggio che già accordai Per cantare a re Giovanni di Portogallo, Non fu che preludio di quel giorno glorioso Nel quale tu fendesti l'argenteo Tamigi, Con remi ben ritmati precedendo il vascello reale, Gonfio d'orgoglio per il celeste incarico; E, pregno di un inno, comandante di un'armata, Mai tale personaggio rimbalzò su coperte d'Epsom! Sembrami di veder salpare un nuovo Arione, il liuto che ancor ti trema sotto l'unghia. Sotto il tuo pollice adunco da una riva all'altra Trema l'ultima corda per timore, rugghiano i bassi: Gli echi di Pissing-AllyShadwell invocano, E Shadwell rispondono dal palagio di Haston. Attorno alla tua barca s'affollano i pesciolini, Come il pane tostato in zuppa mattutina. Poi qualche volta, principe della tua banda armoniosa, Bandisci le tue carte col gesto di chi trebbia. Mai i piedi di St André tennero cadenza più monotona, Neppure i piedi della tua rimata Psyche: Sebbene per ritmo e per senso eccellano, Caddero si giusti, si eguali a una tautologia, Che, pallido d'invidia, Singleton ripudiò Il liuto e la spada che portava trionfando E mai, giurò, avrebbe più impersonato Villerius" Qui si arrestava il vecchio genitore e piangeva di gioia, In estasi silenziosa pel promettente figlio. Qualsivoglia argomento, ma su tutti i suoi drammi, Ch'egli era nato con il crisma della stupidità. |