Le artes dictandi
L'esigenza di sottoporre la tecnica del discorso,
orale o epistolare, ad una codificazione precisa
e sistematica (ars dictandi o dictaminis) si
diffonde nel corso del XII secolo,
parallelamente all'espansione dei centri urbani
e al conseguente sviluppo delle attività
pubbliche, amministrative e cancelleresche. Non
è un caso che gli esempi piú autorevoli del
genere, per ciò che riguarda la nostra
letteratura, provengano da Bologna, dove la
dottrina dell'ars dictandi fiorisce in
connessione con l'arte notarile. A Bologna
insegna il maestro Boncompagno da Signa (1170
ca.- post 1240), autore di un fortunato trattato
latino di epistolografia, il Boncompagnus
(1215), nel quale a precetti di retorica si
alternano questioni giuridiche, morali e
teologiche. Negli stessi anni, sempre a Bologna,
è attivo Guido Faba (1190 ca. - post 1243),
maestro di retorica allo studio bolognese. Con
Guido i precetti dell'ars dictandi vengono
estesi per la prima volta alla lingua volgare.
Se nella sua opera piú celebre, la Gemma
purpurea, brevi lettere in volgare compaiono
timidamente affiancate al corrispondente latino,
nella successiva raccolta di Parlamenta et
epistole (databile intorno al 1242) il rapporto
tra le due lingue è invertito: gli esempi sono
ora forniti in volgare e ad essi seguono tre
traduzioni latine di ampiezza e complessità
stilistica decrescenti. All'ambiente bolognese è
altresí da ricondurre il manuale per discorsi in
pubblico noto come Flore de parlare, attribuito
ad un tale «Zoanne fiorentino». A forme
particolarmente elaborate e sapienti l'arte
dell'epistolografia giunse, nel XIII secolo, con
le Epistole di Guittone d'Arezzo (1230 ca.-
1294). La prosa guittoniana, segnata dal gusto
per le forti opposizioni, è caratterizzata da un
ornatus difficile, impreziosito da continue
escogitazioni retoriche. Guittone è scrittore
abilissimo nella modulazione del cursus (disposizione
ritmica del periodo o delle clausole del periodo),
nell'uso delle figure etimologiche (ripetizione
di parole lessicalmente uguali, ma variate nella
forma o nella flessione), nell'impiego di
anafore, allitterazioni, chiasmi.
Guido Faba
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