BABILONIA

 

Letteratura

http://www.parodos.it

Home   l   Torna all' indice di letteratura  l   Contact

 
 

LA
LETTERATURA EUROPEA DEL CINQUECENTO

LETTERATURA FRANCESE

In Francia il rinascimento raggiunge il massimo del suo fulgore nei primi decenni del Cinquecento, dal regno di Francesco I a quello di Enrico II (1515-1559) assecondato dalle campagne d'Italia di Carlo VIII, e declina nella seconda metà del secolo con le stragi delle guerre di religione. Molto fervore suscita la scoperta dell'antico e la nuova idea dell'uomo e della sua grandezza ma anche dei suoi limiti, alla luce del sincretismo che associa l'insegnamento dei padri della Chiesa a quello dei filosofi antichi e anche di Cusano, di Pico e di Erasmo. L'umanesimo del Cinquecento non è solo un movimento letterario ma un'esperienza di vita, un allargarsi di orizzonti. Al centro dell'interesse troviamo il problema religioso con il nascere della Riforma e della Controriforma. Ma ancora prima di Calvino la Francia vive un evangelismo di religiosità molto intenso e al tempo stesso disposto alla tolleranza. Gli esponenti di un movimento che influenza tutti gli uomini di lettere della prima metà del secolo sono G. Marot (c. 1450-1526), F. Rabelais (1492-1549), E. Dolet (1509-1546) e Margherita di Navarra (1492-1549).

Nella seconda metà del secolo, durante le crisi spirituali delle guerre di religione, quando Pietro Ramo, il maggior filosofo del secolo, muore assassinato nella notte di San Bartolomeo (1572), è presente una intensa pubblicistica politica e la stampa si occupa della diffusione di tutta una letteratura di libelli e di pamphlets. Nel 1576 J. Bodin ed E. de la Boètie pubblicano i due testi politici più importanti (Contr'uno e la Repubblica), nel 1594 esce La serata menippea, fortemente polemica. Nel 1580, con l'uscita dei due libri di Saggi di M. de Montaigne (1533-1592), nasce un nuovo genere letterario, un insieme di riflessioni filosofiche, morali e psicologiche, di spunti autobiografici e storici, di divagazioni letterarie. Ha inizio anche la serie dei grandi moralisti francesi; le grandi certezze umanistiche scompaiono e si rilevano nuove inquietudini. Nel Cinquecento escono soprattutto testi classici e traduzioni. L'ideale di vita degli umanisti è nei collegi (il Collegio di Francia creato nel 1530) e nelle corti, su modello dei costumi italiani (Il Cortigiano di B. Castiglione). La prosa narrativa è pervasa dalle nuove idee filosofiche e morali (l'Heptamèron di Margherita di Navarra, 1558, Cymbalum mundi di Des Pèriers, 1537, Gargantua e Pantagruel, 1532-1552, di F. Rabelais, capolavoro di tecnica narrativa e linguistica). Il romanzo è ancora popolare (Amadis de Gaule di N. Herberay des Essart, 1540-1548).

All'inizio del Cinquecento la poesia continua molte forme tradizionali (Lemaire de Belges, c. 1473-1515; C. Marot, 1496-1544). Verso la metà del secolo si costituisce una brigade di giovani che passerà alla storia come la Plèiade, in cui domina la personalità di P. Ronsard (1524-1585) e di J. du Bellay (1522-1560) (Difesa e illustrazione della lingua francese), in cui si afferma la necessità di scrivere in francese e di portare la lingua volgare all'altezza della lingua latina. Il petrarchismo trova la sua affermazione con le opere dei canzonieri in sonetti (L'Olive di du Bellay, 1549-1550, gli Amori di Ronsard, 1552-1578). Dall'imitazione di Pindaro e Orazio e dal senso di orgoglio nazionale nascono le Odi, e Ronsard è l'autore di notevoli Inni. E. Jodelle, membro della Plèiade, scrive la tragedia classica Cleopatra prigioniera (1553), primo esperimento in questo genere. Nell'opera di Rabelais e di Margherita di Navarra troviamo echi della discussione relativa alla presenza delle donne nella vita culturale. L'influenza della Plèiade fu di lunga durata e la sua validità fu negata solo tra il 1620 e il 1630 allorchè si diffuse la dottrina di F. de Malherbes (1555-1628).

FRANCOIS RABELAIS      PIERRE DE RONSARD E LA PLE'IADE     M. EYQUEM DE MONTAIGNE


LETTERATURA SPAGNOLA

La piena affermazione della potenza spagnola coincise, nel sec. XVI, con l'età d'oro della letteratura nazionale, favorita dal mecenatismo di Carlo V e dal rinnovato interscambio con la cultura europea più avanzata. J. de Valdés risolse definitivamente la questione della lingua affermando nel suo Dialogo della Lingua la superiorità del castigliano sugli altri idiomi iberici. La produzione lirica fu caratterizzata dall'opera profondamente innovativa, in senso classicista, di Boscán Almogáver (traduttore del Cortegiano di B. Castiglione, scritto che influenzò enormemente il costume di corte), di J. de Valdés e di G. de la Vega. La produzione religiosa ebbe il suo massimo interprete in J.L. Vives, seguace delle dottrine riformatrici di Erasmo. Valore soprattutto documentario ebbero le relazioni e le cronache relative alla colonizzazione del Nuovo Mondo. In esse prevalse l'elemento autocelebrativo dei conquistatori (H. Cortés, F. López de Gómara), ma in alcuni autori (G. Fernández de Oviedo, A. Núñez Cabeza de Vaca) si espresse un profondo interesse per l'osservazione di popoli e costumi tanto originali, mentre nelle opere di B. de las Casas si giunse alla rivalutazione della realtà umana indigena. La vena realistica proseguì con la produzione teatrale di B. de Torres Naharro e di D. Sánchez de Badajoz, mentre si diffuse il romanzo pastorale, di derivazione italiana, e proseguì il romanzo cavalleresco. Un'opera di gusto bizzarro, il Lazarillo de Tormes, di autore sconosciuto, concluse significativamente quest'epoca. In essa si riflette l'amara visione di una società urbana in disfacimento e di una realtà quotidiana indagata con sottile ironia e descritta nei suoi aspetti antieroici e realistici. Il Lazarillo segnò così l'inizio del genere picaresco e, al contempo, l'inevitabile declino dell'epica cavalleresca.

La 2a metà del sec. XVI e il regno di Filippo II furono caratterizzati invece dall'affermazione dell'ideologia controriformista. La nuova spiritualità mistica venne espressa soprattutto nelle opere di Teresa d'Ávila (Libro della sua vita, Castello della perfezione) e nella produzione platonizzante di Giovanni della Croce. La lirica profana ebbe il suo massimo esponente in F. de Herrera, con il quale il petrarchismo raggiunse i livelli più elevati e venne avviato il passaggio al manierismo. Ma due figure emersero nettamente per la loro importanza nel panorama letterario dell'epoca: M. de Cervantes e Lope de Vega. Il primo espresse nel suo capolavoro (Don Chisciotte della Mancia) la crisi dei valori rinascimentali e cavallereschi, unitamente alla volontà di esplorare gli ambiti più irrazionali e sfumati della coscienza (il sogno, la fantasia, la follia), creando di fatto il primo romanzo moderno, entrato a far parte del patrimonio culturale europeo. Il secondo, insigne drammaturgo (Il miglior giudice è il re, Il castigo senza vendetta, La mietitura), deve essere considerato l'iniziatore del teatro nazional-popolare. Contemporanei di Lope de Vega furono G. de Castro, Tirso de Molina, F. de Rojas Zorrilla e J. Ruiz de Alarcón, mentre nel sec. XVII P. Calderón de la Barca (La vita è sogno, 1635) approfondì l'esplorazione delle problematiche psicologiche e sentimentali in chiave filosofica e allegorica.

JUAN DE LA CRUZ


LETTERATURA INGLESE

Gli inizi del rinascimento coincisero con il regno di Enrico VIII (1509-1547) e il periodo di massimo splendore si ebbe con Elisabetta I (1558-1603) e Giacomo I (1603-1625). Risolti nel 1485 i problemi della successione al trono con l'ascesa dei Tudor, anche la vita culturale riprese vigore. Si sentirono gli effetti dell'umanesimo italiano con la fondazione di numerose scuole dedite allo studio dei classici e con la traduzione di importanti opere greche, latine, italiane e francesi che ebbero grande influenza sulla produzione letteraria successiva. Del rinascimento italiano e francese gli Inglesi colsero soprattutto le fasi finali e ciò spiega il carattere barocco di gran parte della poesia e di molta prosa elisabettiana e giacobita. Alcuni avvenimenti storici contribuirono in maniera determinante a dare al rinascimento inglese i suoi tratti specifici. L'adesione alla Riforma protestante conferì alla produzione letteraria un carattere di seria moralità e un forte interesse per gli argomenti religiosi. La sconfitta dell'Invincibile Armata spagnola del 1588 e l'inizio dei viaggi e commerci d'oltreoceano spiegano il senso patriottico e l'esaltazione del modello di vita inglese presenti in molte opere. Un genere letterario di grande rilevanza è la poesia di corte, fiorita soprattutto durante il regno di Elisabetta sotto l'influenza di modelli italiani e composta da sonetti, canzoni e madrigali. Furono Thomas Wyatt (1503-1542) e Henry Howard Earl of Surrey (c. 1517-1547) che introdussero il sonetto petrarchesco, poi modificato secondo un nuovo modello definito elisabettiano o shakespeariano, e il blank verse, un metro senza rima ispirato all'endecasillabo sciolto italiano, che ebbe grande diffusione nella poesia epica e nel dramma. Per contenuti e ideali la poesia elisabettiana è ancora ispirata al mondo cavalleresco medievale nonchè alla moralità protestante. I principali esponenti sono Philip Sidney (1554-1586) e, soprattutto, Edmund Spenser (1552-1599) che scrisse La regina delle fate, poema di grande musicalità e di complessa allegoria dedicato alla regina Elisabetta. Lo stile elaborato e di raffinata artificiosità che si diffuse in Europa con il marinismo italiano, il gongorismo spagnolo e il preziosismo francese ha il suo corrispettivo inglese nell'eufuismo di John Lyly (1554-1606), autore di Eufue, l'anatomia dello spirito (1578) e Eufue e la sua Inghilterra (1580).

Nella poesia il maggior rappresentante di questa tendenza è John Donne (1573-1631) il cui stile venne definito metafisico. La sua lirica barocca, arguta e concettuale, ha come caratteristica quella di mescolare l'immaginazione alla logica e di seguire le leggi della dialettica più che quelle del canto, impiegando immagini prese dalla vita quotidiana e dal mondo scientifico. Si sente chiaramente nel poeta il contrasto di un'epoca di transizione sospesa tra medioevo e mondo moderno. Il segno del passaggio dal vecchio al nuovo è evidente nelle opere filosofiche di Francesco Bacone (1561-1626), l'inventore del metodo induttivo sperimentale, che si espresse con un stile chiaro, conciso e vigoroso di grande influenza sulla prosa prodotta successivamente.

Fu nel teatro che il rinascimento trovò la sua forma di espressione più ricca e distintiva. Spettacolo di origine popolare, il dramma divenne nel periodo elisabettiano uno degli intrattenimenti preferiti dalla corte. I drammaturghi che ebbero successo nel periodo precedente all'affermazione di Shakespeare sono definiti con l'appellativo di university wits: essi avevano infatti cultura universitaria e seppero fondere la tradizione popolare con i modelli classici proposti dall'umanesimo. La tragedia di sangue secondo i modelli di Seneca e il dramma patriottico a cui si aggiunse la commedia raffinata e leggera sono le forme principali del teatro elisabettiano. Il più grande dei predecessori di Shakespeare fu Christopher Marlowe (1564-1593) le cui tragedie maggiori sono Edoardo II (1591) e La tragica storia del Dottor Faust (1592). Merito di questo autore fu di aver reso il blank verse uno strumento moderno e vitale di grande intensità lirica, come appare nei numerosi monologhi dei suoi drammi, in cui campeggia la figura del protagonista completamente dominato da un'unica smisurata passione da cui è portato alla rovina. Maggior autore del teatro rinascimentale, William Shakespeare (1564-1616) produsse 14 commedie, tra cui Sogno di una notte di mezza estate e Il mercante di Venezia; 10 drammi storici, tra cui Enrico IV; 13 tragedie che includono i massimi capolavori: Amleto, Otello, Re Lear, Macbeth. E' difficile stabilire una cronologia esatta delle opere di Shakespeare, che non furono mai pubblicate con il permesso dell'autore durante la sua vita. E' possibile però notare un'evoluzione dal periodo iniziale, in cui egli sperimentò le varie forme teatrali in auge, a quello cupo e pessimista delle grandi tragedie, fino all'ultima fase di maggiore serenità, che produsse come grande capolavoro La tempesta, in cui la modalità realista lascia il posto a una forma più immaginativa di grande coinvolgimento pur nel rispetto, fino ad allora ignorato, delle unità aristoteliche. Numerosi sono i drammaturghi che scrissero contemporaneamente o successivamente a Shakespeare. Ben Jonson (1572-1637), il più considerato tra loro, portò sulle scene la satira sociale improntata a modelli classici. I suoi personaggi non si elevano mai al di sopra della dimensione caricaturale. Fu anche autore di masques, interludi drammatici accompagnati da musiche e coreografie, un genere sofisticato e spesso vuoto di significato che preannuncia la crisi del teatro rinascimentale.

EDMUND SPENSER    THOMAS MORE


LETTERATURA PORTOGHESE

Nel Quattrocento si ebbe l'introduzione della letteratura italiana, dell'umanesimo italiano, in particolare della poesia bucolica. Il poeta che scrisse opere in questo senso fu Bernardim Ribeiro (1482-1552), autore del romanzo pastorale Saudades e di molte liriche di amori pastorali. Il sogno rinascimentale dell'età dell'oro, quando l'uomo e la natura erano uniti e in armonia, e non esisteva l'angoscia della solitudine, si esprime nelle molte liriche di Ribeiro, che fu un grande poeta. Il maggiore rappresentante della cosiddetta scuola italiana fu Francisco de Sà de Miranda (1481-1558), grande ammiratore e seguace del Petrarca, autore di drammi (ispirati a quelli di Ludovico Ariosto). Un altro italianista fu Antonio Ferreira (1528-1569), autore di commedie di successo, fra cui Il geloso (1554-1558), che diede origine al teatro dei caratteri, e di un dramma classico Ines de Castro (1558), storia della vita, dell'amore e della morte tragica di un'eroina, vittima degli intrighi di corte. Non si contano in questo periodo (e dopo) i libri di storia, le narrazioni di viaggi. Certo tutta questa letteratura era ben nota al massimo poeta portoghese, Luis de Camòes (1524-1580), il massimo rappresentante del rinascimento lusitano, autore di moltissime liriche, di drammi, ma universalmente noto come autore del poema in dieci canti dei Lusiadi (1572) , in cui canta la gloria del Portogallo, attingendo però a valori universali e profondi. Il tema centrale è il viaggio di Vasco de Gama in India e poi la conquista di territori indiani da parte dei Portoghesi. Si tratta di un'epopea nazionale, e nello stesso tempo di un'opera originale, autentica, lirica. Naturalmente Camòes ebbe numerosi imitatori, come Jorge de Silva (1500-1578), come Francisco de Andrade, nato nel 1514.

LOUIS DE CAMOES - I LUSIADI


LETTERATURA TEDESCA

Gli anni che in Europa occidentale videro la rinascita umanistica, in G. furono caratterizzati da una ripresa di religiosità fervida, ma anche cupa e rigidamente moralistica, ancora di stampo medievale (ben esemplificata dagli scritti di M. Lutero), mentre la nuova cultura classicista e razionalista influenzò solo ristretti gruppi di intellettuali (Melantone, Ulrich von Hütten, oltre a Erasmo da Rotterdam, legato per molti aspetti alla cultura tedesca). Una posizione intermedia fu assunta da S. Brant, che nel suo libro La nave dei folli fuse lo zelo religioso e moralistico del medioevo con la satira corrosiva di origine umanistico-borghese. Con i loro sforzi per rinnovare la fede, i riformatori finirono per rivelarsi avversi alle arti.

MARTIN LUTERO

ERASMO DA ROTTERDAM
 

Copyright 2009 Babilonia All Rights Reserved.