Teatro
Fescennini: poesie contadine che influiranno
sulla commedia di Plauto. Si tratta di testi
sconci con una serie di insulti.
Atellane (da Atella) : rappresentazioni
farsesche recitate a braccio sulla base di un
canovaccio, caratterizzate da personaggi
tipici, come ad esempio Pappus, Dossenus,
Baccus, ecc.
Il genere teatrale più diffuso a Roma è la
commedia e i due autori principali sono Plauto
e Terenzio. Il modello della commedia latina è
la Commedia Nuova di Menandro, Euripide e
Sofocle per la tragedia.
Le tragedie si dividono in:
coturnae - di ambiente greco;
praetextae - di ambiente latino (Seneca).
Le commedie si dividono in:
palliatae - di ambiente greco, in cui i
giovani erano liberi, con una massiccia
presenza di figure femminili; i problemi
economici non erano affrontati;
togate - di ambiente romano (Plauto).
Nevio - Tarentilla
Cecilio Stazio - Plocium. Si tratta di una
togata in 300 versi , in cui c’è un
approfondimento dei caratteri.
Plauto nasce a Sardina e scrive circa 20
commedie:
Anfitrione, in cui Giove si innamora di
Alcmena e si trasforma nel marito Anfitrione
(è l’unica commedia mitologica).
Aulalaria
Menaecmi, che parla di due gemelli identici.
Miles Gloriosus, in cui un soldato va a
recuperare la propria donna.
La principale caratteristica di Plauto è la
contaminatio, cioè vuol creare un colpo di
scena mescolando vari generi con lo scopo di
far ridere. Nel suo teatro c’è l’uso delle
maschere e dei canovacci. Si trovavano anche
canzoni all’interno delle commedie.
Terenzio riprende Menandro. La sua è una
commedia più psicologica rispetto a quella di
Plauto, ma con meno colpi di scena.
Hecyra (suocera), in cui Panfilo si innamora
di una prostituta.
Heautontimerumes, l’educazione libera è
migliore di quella costretta.
In Terenzio si ritrova uno spiccato
psicologismo, l’analisi dei rapporti umani, i
problemi dell’educazione, il rapporto tra
padri e figli.
Seneca scrive una serie di tragedie in cui
l’uomo è paragonato ad una bestia. Sono tutte
caratterizzate dal pathos, dalla passione
vista come distruzione, con molte descrizioni
macabre. Lo stile è quello dell’arianesimo
imperiale, caratterizzato da paratassi (si
salta il verbo, si usa l’antitesi, figure
retoriche, brevità). Riprende le tragedie di
Euripide: Hercules furens, Troades, Medea,
Phedra.
Epica
La letteratura latina ha inizio con l’epica.
Nel 240 a. C . Livio Andronico (uomo liberto)
fa la prima traduzione poetica dell’Odissea:
Odisea, scritta in saturni.
Gneo Nevio nasce in Campania; è un uomo
libero, sotto la protezione dei Metelli.
Compose un libello sulla prima guerra punica:
Carmen belli Poenici. Egli è l’iniziatore del
romanzo epico - storico, che attraverso la
ekphrasis ricostruisce il passato mitico di
Roma e di Cartagine.
Entrambi appartengono al III sec. a. C.
Oratoria
Mario introduce la milizia a pagamento. I
fratelli Gracchi volevano la riforma agraria.
Gli Scipioni (Scipione Emiliano e Gaio Lelio)
sono i sostenitori della cultura
filo-ellenica.
Catone il Censore è il fautore del mos
maiorum.
Nascono due scuole di oratoria:
1. Arianesimo, di tipo orientale,
caratterizzata da periodi lunghi e
asimmetrici. E’ un’arte emotiva ed elaborata.
I principali autori saranno Cicerone e Seneca.
2. Atticismo, caratterizzato dalla semplicità,
è uno stile puro. Sarà usato da Cesare.
La retorica è l’arte di convincere. Schema
dell’oratoria:
Inventio: individuazione degli argomenti;
Dispositio: ordine degli argomenti;
Elocutio: elaborazione formale;
Memoria: metodi per ricordare;
Actio: tecniche per correggere il discorso.
Il vero iniziatore della retorica è Catone il
Censore (o il Vecchio) che ha scritto 150
orazioni in stile attivista, di gusto più
arcaico.
Scipione Emiliano, della scuola
dell’arianesimo, ha invece un gusto più
moderno. Si nota in lui l’influenza di Polibio
(greco). Egli esalta la grandezza di Roma.
Fabio Pittore scrive in greco.
La più importante opera retorica di questo
periodo è anonima: Retorica ad Herrenium.
Durante l’età di Cesare la lingua latina
risente dell’influenza del greco, per cui si
sviluppano due tendenze:
gli anomalisti, che volevano mantenere i
grecismi nella lingua latina;
gli analogisti, che volevano latinizzare i
grecismi rendendoli regolari (come farà
Cesare).
Questo periodo viene definito l’età dell’oro
per il latino (Cesare e Cicerone).
Varrone scrive De lingua latina, il primo
trattato di etimologia in cui si allontana
dagli analogisti e anomalisti per una
posizione intermedia.
Cicerone scrive tantissime orazioni perché è
un avvocato; scrive sia opere di difesa che di
accusa.
Difesa:
Procaelium
Promilone
Accusa:
In Verrem, contro un procuratore di Siracusa
che aveva rubato soldi;
In Catilinam, contro Catilina
Le Philippicae sono rivolte contro Marco
Antonio; lui era a favore di Ottaviano.
De oratorie è un trattato sulla tecnica di
scrittura di un’orazione.
Brutus: esaltazione della retorica romana.
Cicerone si paragona al retore greco
Demostene.
Nel periodo di Augusto nascono due scuole
giuridiche:
Labeone (proculiani), per i quali nel diritto
bisogna innovare secondo le esigenze della
società;
Capitone (sabiniani), legati
all’argomentazione tradizionale anche nella
struttura dell’oratoria.
Nascono due forme di oratoria:
Suasoriae: discorsi di persuasione verso
personaggi mitici o storici;
Controversiae: presentano un problema
giuridico.
Seneca il Retore (il padre di Seneca) ha
scritto molte controversiae e alcune
suasoriae.
Oratoria epidittica, I sec.: oratoria
celebrativa per i morti.
Nel periodo di Augusto nascono due scuole
giuridiche:
Labeone (proculiani), per i quali nel diritto
bisogna innovare secondo le esigenze della
società;
Capitone (sabiniani), legati
all’argomentazione tradizionale anche nella
struttura dell’oratoria.
Nascono due forme di oratoria:
Suasoriae: discorsi di persuasione verso
personaggi mitici o storici;
Controversiae: presentano un problema
giuridico.
Seneca il Retore (il padre di Seneca) ha
scritto molte controversiae e alcune
suasoriae.
Oratoria epidittica, I sec.: oratoria
celebrativa per i morti.
Domizio Afro - Laelia
Palemone - Ars Grammatica
Valerio Probo studia la filologia
nell’Appendix Probi, in cui riporta frasi
errate e volgarismi.
Quintiliano era insegnante di retorica. L’
Istitutio Oratoria è un trattato
sull’educazione in 12 libri. Parla
dell’importanza dell’educazione elementare
obbligatoria. L’opera ha un fine pedagogico ed
è dedicata ai genitori. L’istruzione deve
essere morale (deve insegnare i costumi) e
culturale.
Marziano Capella - De Nuptis mercuri et
filologia
Storiografia
Quinto Ennio (239-169) è nato nella Magna
Grecia, a Rudiae, vicino a Lecce. La Puglia
era divisa in Calabria (l’attuale penisola del
Tolentino), mentre Apulia era la parte nord.
La Calabria è Brutium. Catone conobbe Ennio in
Sardegna e lo portò a Roma, dove si legò alla
famiglia degli Scipioni, alla quale Catone era
avverso perché simpatizzanti della cultura
greca (la letteratura latina comunque
appartiene alla letteratura greca). Nei suoi
scritti Catone non faceva volutamente il nome
degli eroi romani per far capire che il potere
di Roma appartiene al popolo romano. ?Ennio
invece enfatizza questa caratteristica e
diviene amico di Marco Fulvio Nobiliore. Ennio
ebbe la cittadinanza romana dal figlio di
Marco Fulvio Nobiliore. La sua produzione è
piuttosto varia: compose opere epiche,
teatrali, satire.
La sua opera più importante sono gli Annales,
scritti in esametro e divisi in 18 libri. Gli
annales a Roma erano i libri ufficiali in cui
si elencavano in senso cronologico gli
avvenimenti della storia romana. Nella I esade
Ennio descrive la fondazione di Roma da parte
di Enea fino alla sconfitta di Pietro. Nella
II esade si narra delle due guerre puniche.
L’ultima esade narra della campagna di Marco
Fulvio Nobiliore (è un encomio al patrono).
Ennio opta per una narrazione cronologica.
Viene fatta una selezione per ciò che riguarda
i contenuti: la narrazione è sempre più
particolareggiata man mano che ci si avvicina
al contemporaneo e si parla soprattutto delle
lotte di Roma contro nemici esterni. Gli
Annales non ci sono giunti interi, sono
rimasti circa 600 versi.
Negli Annales due proemi sono molto
importanti:
proemio al I libro: il poema inizia con
un’invocazione alle muse ed Ennio si presenta
come il secondo Omero, si definisce l’Omero
Romano, il vate di tutta la comunità;
proemio al VII libro: questo proemio è di
carattere soggettivo - letterario ed entra in
polemica contro i suoi predecessori che
avevano usato il saturnio; Ennio rimprovera
loro una rozzezza letteraria. In questo
secondo proemio si presenta come un poeta
ellenistico, assumendo l’esametro; rompe però
l’oggettività della narrazione omerica
introducendo elementi soggettivi.
Catone - Origines, 7 libri. I primi 3 sono
dedicati alle origini della civiltà, mentre
gli ultimi 4 sono su Roma, con una esaltazione
della unità d’Italia.
Cicerone – De Re Publica: Roma è l’esempio
della costituzione più equa perché i consoli
rappresentano la monarchia, il Senato è
l’espressione dell’ aristocrazia e le
assemblee legislative sono per la democrazia.
Le tre forme di governo, monarchia,
aristocrazia e democrazia, hanno una
degenerazione in tirannide, oligarchia e
governo del volgo.
Cesare scrive i Commentaria, appunti non
elaborati dei resoconti militari. Sono privi
di ogni abbellimento , in stile atticista.
Cesare scrive De Bello Gallico, in 7 libri, in
cui parla dei popoli che abitano la Gallia.
De Bello Civili, opera in 3 libri. Si tratta
di una sorta di autodifesa per la sua
dittatura, parla del passaggio del Rubiconde e
delle guerre con Pompeo.
Lo stile è lucido, determinato e rapido. Egli
è un analogista: preferisce latinizzare tutto
e scegli le forme più diffuse del latino..
Rinuncia agli abbellimenti. La costruzione è
una lunga serie di subordinate o ablativi
assoluti; la principale si trova in fondo, con
l’intento di incentrare l’attenzione sul
contenuto decisivo.
Sallustio è uno scapestrato, un popolare ed è
contro gli aristocratici. Scrive De Bellum
Catilinae ( o De Catilina Coniuratione), in
cui prende Catilina come esempio di
corruzione.
Bellum Iugurtinum: 114 capitoli che parlano
della guerra tra Giugurta e i Romani (guerra
africana).
Historiae: storia analitica in 5 libri, dal 78
al 67, da Silla ai pirati. C’è in lui un
pessimismo profondo, il mondo moderno è visto
come corrotto, c’è un odio per i Senatori. Per
lo stile usa l’inconcinnitas, cioè
l’asimmetria.
Augusto scrive le Res Gestae, in cui parla
della pace. Con l’impero inizia la crisi del
mos majorum; gli obiettivi di Augusto sono la
pace interna, la pacificazione sociale e la
cultura. Augusto scrive la sua autobiografia,
una sorta di propaganda personale. Parla dei
titoli ricevuti,della sua clemenza e della
auctoritas.Lui si descrive come princeps:
primis inter pares (primo fra i pari) Cesare
invece è un dictator. Con i Flavi si passa da
princeps a dominus et deus.
In questo periodo a Roma esistono due circoli
: Quello di Mecenate, di cui facevano parte
Orazio, Virgilio e Properzio, e il Circolo di
Corvino, con Tibullo.
Asinio Polione - Historiae (perdute)
Pompeo Trogo - Historiae Philippicae, parla
del regno macedone di Filippo II e Alessandro
Magno. Trogo ritiene che l’impero romano è uno
dei tanti e non il più duraturo, non è frutto
della traslatio imperii, cioè l’idea che ci
sia una volontà divina per cui l’impero
universale avrebbe un cammino dalla Persia,
alla Macedonia, a Roma. C’è un
ridimensionamento del ruolo della romanitas,
in opposizione all’idea di Tito Livio.
Tito Livio è ancorato all’idea di libertas,
idea repubblicana legata alla tradizione
morale antica, la mos maiorum. Augusto stava
facendo in quegli anni una battaglia morale e
civile di restaurazione dei valori.
Scrive un’opera in 142 libri: Ab Urbe Condita,
seguendo una suddivisione in decadi. Esalta i
valori del passato. La sua storia non segue
criteri scientifici, ma è una storia
letteraria. C’è una forma di drammatizzazione
degli eventi e un elevato psicologismo. Il suo
stile è simile a quello di Cicerone.
Lo storiografo più importante di età imperiale
è Velleio Patercolo, che scrive due libri di
Historiae sulla storia universale da Troia
all’età imperiale di Tiberio. Scrive biografie
con elementi psicologici.
Valerio Massimo scrive Factotum et dictorum
memorabilium libri (detti famosi), con una
serie di fatti romani e non.
Quinto Curzio Rufo - Historiarum Alexandri
Magni
Pomponio Mela - Chorographia, trattato di
geografia.
Sesto Giulio Frontino - Stratagemma , parla di
arti marziali
Gromatica, trattato sulla misurazione della
carta terrestre.
Tacito (55-120 d. C.)- Dialogus de Oratoribus,
opera retorica che parla della decadenza
dell’oratoria e del sistema educativo romano.
De vita Agicolae, dedicato al suocero
Agricola, visto come uomo virtuoso, osteggiato
a Domiziano. C’è una descrizione della
Bretagna e dei costumi. E’ un trattato di
storiografia pragmatica.
De Origine et Situ Germanorum, trattato
geografico ed etnologico. Ha una visione
pragmatica simile a quella di Cesare.
Historiae, descrivono il periodo tra il 68 e
il 96, con la morte di Domiziano.
Annales, 16 o 18 libri, da Augusto a Nerone.
Per Tacito la storia deve esaltare la virtù,
impartire un insegnamento etico. I modelli
sono Plinio il Vecchio, Sallustio e Livio.
Parla del degrado morale del principe e del
Senato e ad essi oppone il modello di una vita
integra come quella dei popoli “barbari”. Lo
stile è quello dell’inconcinnitas.
Floro - Epitoma de Tito Livio. Parla dello
sviluppo di un popolo come per le età
dell’uomo: l’infanzia è paragonata alla
monarchia, l’adolescenza alla repubblica, la
maturità all’età augustea, la vecchiaia
all’età imperiale. Secondo lui da Roma erano
scaturite la pace e la rigenerazione del
mondo.
Salvio Giuliano - Digesta, opera civile di
diritto.
Gallio - Notes Actaes, recupera con nostalgia
il passato; parla di storia, filosofia, ecc.
Eutropio fa un breviario della storia di Tito
Livio.
Vittore, biografo africano, scrive la storia
delle origini in Historia Tripartita, di cui
fanno parte 3 libri di Cesari.
Storiografia cristiana:
Sulpicio Severo scrive una cronaca della
storia universale.
Paolo Orosio - Libera contro Pelagianus, il
peccato originale è la causa dei mali
dell’umanità e l’impero è necessario per
l’avvento del cristianesimo.
Ammiano Marcellino (Antiochia, 325) - Rerum
Gestarum libri, opera storiografica
sull’impero da Nerva a Valente. Il modello è
Tacito. Ha una visione negativa della storia.
Bucolico-Georgico
Catone - De Agri Cultura, è un’opera sulla
cultura del campo e sull’importanza
dell’agricoltura.
Varrone scrive De Re Rustica, trattato che
parla di agricoltura.
Il genere bucolico vero e proprio nasce con
Virgilio, che scrive le Bucoliche, 10
componimenti detti anche ecloghe, in 14
esametri. Sono ispirate agli Idilli di
Teocrito di Siracusa(poeta alessandrino). C’è
la presenza di pastori che vivono in Val
Padana e non in Sicilia come nell’opera di
Teocrito: è un ambiente più grigio. Si tratta
di dialoghi tra pastori obbligati a lasciare i
campi. Quest’opera si avvicina al programma
augusteo di rivalutazione agricolo -
pastorale.
Georgiche: poema didascalico (che vuole
insegnare) in 4 libri, ispirato ad Opere e
Giorni di Esiodo. Il lavoro nobilita l’uomo.
Rientra nella campagna augustea di
rivalutazione pastorizia.
Biografia
Cornelio Nipote scrive De Viris Illustribus,
esposizione cronologica ed elencazione di vizi
e virtù. I personaggi più importanti sono
Cicerone e Catullo.
Svetonio (70-122) scrive De Viris Illustribus,
di cui è rimasto un solo libro, De Vita
Cesarum, 12 biografie di imperatori. Il
modello è ripreso da Plutarco.
San Gerolamo - De Viris Illustribus, 135
biografie cristiane.
Epistolografia
Genere innovativo. Le più importanti sono le
Epistules di Cicerone. Egli scrisse 900
lettere, pubblicate dopo la sua morte dal
liberto Tirone e dall’amico Pomponio Attico.
Si tratta di un genere colloquiale, scritto al
passato (imperfetto). Lo stile è quello della
concinnitas, caratterizzato da periodi
lunghissimi con molte subordinate disposte in
modo simmetrico.
Orazio - Epistulae. Parlano del vivere
rettamente; presentano il timore della
vecchiaia. La II epistola è un trattatello
sulla storia della letteratura greca e latina,
in cui parla del labor lime e del valore
dell’arte in quanto insegna divertendo.
Plinio il Giovane (61-113) – Epistulae. Sono
10 libri che contengono il carteggio con
Traiano. Tratta della vita mondana, della
dignità, del mos maiorum. Le lettere sono
eleganti e si rifanno allo stile ciceroniano.
Frontone (m.170) scrive lettere a Marco
Aurelio, parlando di politica,
letteratura,vita quotidiana. E’ un sostenitore
dell’arcaicismo e della ricerca della parola
rara e difficile. Cerca un rimedio per la
decadenza del latino.
Simmaco è il più grande oratore del tempo
cristiano. Le sue Epistulae sono sul modello
di quelle di Plinio il Giovane. Parla di
salute e di viaggi.
Sant’Ambrogio scrive 91 Epistulae indirizzate
all’imperatore Valentiniano sulla questione
pagana: per lui è fondamentale l’indipendenza
della Chiesa dallo Stato.
Elegia
Nasce con i poetae novi, giovani galli che dal
65 al 40 a. C. furono uniti da rapporti di
amicizia. Hanno come modello la poesia
Alessandrina, Callimaco e l’epicureismo .
Nèoteroi: poesia breve di contenuto erotico.
Esistono 3 forme usate dai poeti:
elegia, sul modello di Saffo e Alceo;
epigramma, cioè lodi funebri, sul modello di
Anacreonte;
epillio, poema mitologico.
L’elegia è caratterizzata dal labor lime.
Catullo nasce a Verona. Non è impegnato
politicamente. Nelle sue opere parla
dell’amore libero per i ragazzi e per le
ragazze. L’amore della sua vita sarà Lesbia
(Clodia). L’amore provoca sofferenza.
Liber: 116 composizioni (elegie, epigrammi e d
epilli).
Conugae: endecasillabo falecio.
Carmina Docta: sono carmi più lunghi, con
soggetti mitologici.
69-116: epigrammi d’amore per Lesbia.
Egli è un poeta dotto, molto importante è la
tecnica del labor lime. I modelli sono Saffo e
Archiloco, ma anche Callimaco.Le forme sono
colloquiali, con l’uso di parole volgari.
Orazio - Odi: 103 componimenti; strofe
arcaiche saffiche, in cui parla dell’amicizia,
dell’amore, della pax augustea, il concetto di
poesia, il carpe diem. C’è un senso di fuga
del tempo, la brevità dell’esistenza. Sono
rivolte ad un interlocutore più giovane come
ammonimento morale.
Tibullo faceva parte del circolo di Corvino.
Il Corpus Tibullanus è una raccolta di elegie
in 3 libri. Le poesie sono dedicate a due
donne, Nemesi e Delia, e un ragazzo, Marato. I
temi da lui trattati sono l’amore, l’amicizia,
la tranquillità della vita campestre, la pace.
C’è una critica nei confronti della società
urbana. L’amore per lui è schiavitù, però
amare è dolce, il valore supremo
dell’esistenza. Lo stile elegante influenzerà
Tetrarca.
Properzio è di Assisi, amico di Virgilio e
Orazio. La sua opera principale sono le
Elegiae, 4 libri in distici elegiaci (esametri
e pentagoni). Le poesie sono dedicate
all’amore per Cinzia: amore come schiavitù, la
donna è una cortigiana bella e spregiudicata.
Tratta anche argomenti civili e il IV libro è
dedicato alle liturgie e ai miti romani, che
rientrano nella volontà di Augusto. Emerge
anche il tema della morte di Cinzia.
Ovidio è nato a Sulmona, faceva parte del
circolo di Messalo, fu amico di Orazio. Scrive
gli Amores (amore per Corinna), Heroides (in
cui fa parlare le eroine del mito tormentate
da amori infelici: Arianna, Didone, Medea…),
Ars Amatoria (trattato sull’amore, in cui
insegna le tecniche di conquista; l’amore è
visto come gioco di società), Remedia Amores
(consigli agli innamorati per dimenticare
l’amore). I Tristia sono scritti durante
l’esilio nel Mar Nero.
Marziale (40-104) è spagnolo. E’ un cliente
dei Flavi, vive sotto Tito. In lui emerge una
forte componente cortigiana.
Epigrammata, 14 libri.
Liber de spectaculis, scritto per
l’inaugurazione del Colosseo.
Xenia, epigrammi per gli ospiti.
In Marziale si trova l’esaltazione
dell’amicizia e dei piaceri omosessuali;
misoginia; c’è l’osservazione della vita delle
strade, dei vicoli romani, della gente di ogni
estrazione sociale. Ha una visione
pessimistica del mondo espressa attraverso un
riso amaro.
Sotto Adriano nasce la scuola dei poetae
novelli. C’è in essi un gusto per l’erudizione
e l’arcaicismo, per cui c’è un ritorno al
passato. Rappresentano un mondo semplice e
agreste, sviluppano temi amorosi. Tra essi
troviamo Settimio Severo (che scrive Opuscola
Ruralia) e Adriano stesso.
Satira
La satira è un genere innovativo della
letteratura latina, insieme alla
epistolografia. Si possono ritrovare origini
greche in quanto deriva dalla commedia antica,
per l’attacco diretto a persone viventi, e
alla diatriba. Comunque è un genere nuovo che
nasce con Lucilio.
Lucilio scrive poemi scherzosi che si chiamano
Saturae. Fa uso dei senari giambici e
soprattutto l’esametro latino.
Varrone importa la satira menimpea, genere
inventato dal greco Menippo di Gadara; si
tratta di satire comico - satiriche,
caratterizzate dal plurilinguismo, la
commisura di serio e faceto e dal prosimetro,
cioè l’unione di prosa e poesia.
Orazio - Sermones (o Satire): 2 libri. Sono
episodi di vita, con molti tratti
autobiografici. Sono caratterizzati da un
umorismo divertente, non amaro come quello di
Lucilio.
Persio è volterano; scrive 6 Saturae in
esametri dattilici, riprese da Orazio.
I- educazione alla lettura;
II- polemizza contro la devozione interessata;
III- esorta a non sprecare la vita;
IV- conoscere se stessi;
V- libertà interiore come vera libertà;
VI- contro l’avarizia.
Le satire di Persio sono dialogiche e
presentano situazioni grottesche.
Seneca - Apokolokuntesis. Satira menippea,
polemica nei confronti di Claudio; è
caratterizzata dal prosimetro e dal
plurilinguismo.
Giovenale (50-127) è nato ad Equino, scrive
durante il regno di Adriano. Scrive 16 satire
divise in 5 libri: I temi più importanti sono
la indignatio contro la società degenerata,
contro gli effeminati, contro la corruzione
portata dai barbari, sull’educazione. La sua
satira è mossa dall’ira ed emerge il rimpianto
per la vita semplice. Non ha l’arguzia
sorridente di Orazio, ma emerge un moralismo
come in Persio e Lucilio.
Opere Filosofico -
Morali
Cicerone - De Natura Deorum: sulla natura
degli Dei.
De Senectude: la vecchiaia vista come
saggezza.
De Amicizia: parla dell’amicizia come valore
importante della vita; parla in particolare
della fides.
De Officis: sui doveri del cittadino onesto.
Lucrezio - De Rerum Natura, poema in 6 libri.
E’ caratterizzato da pessimismo umorale, che
si manifesta a fasi alterne. Nella prima parte
c’è una visione di una natura benigna, un inno
a Venere. Nella seconda parte si acuisce la
visione negativa. Si ritrova l’influenza di
Epicuro quando parla del quadrifarmaco: l’uomo
non deve avere paura né degli dèi né della
morte: la religione per Lucrezio è
superstizione. Secondo lui il mondo è
costituito da atomi che si uniscono e si
disgregano: Panta Rei.
Seneca (4-65) è uno storico spagnolo. E’ il
precettore di Nerone, appoggiato da Agrippina.
E’ uno stoico ed esalta la virus, la coerenza;
parla di tolleranza. Scrive molte opere
filosofico-morali che parlano dell’uomo di
tutti i tempi, per cui manca il sostrato
politico.
De Providentia: le sventure colpiscono i
buoni, ma li fortificano nel raggiungimento
del disegno provvidenziale.
De Costantia sapientis: esalta la virus del
saggio, invulnerabile ad ogni accusa. La virus
per Seneca è seguire la propria coscienza.
De Ira: l’ira distrugge la serenità del
saggio.
De vita beata: il sommo bene non è nel
piacere, come sostengono gli epicurei, ma sta
nell’esercizio della virtù e nel distacco
dalla ricchezza.
De Otio: l’uomo deve conoscere se stesso e
moderare l’otium con il negotium.
De tranquillitate animi: la tranquillità si
ottiene liberandosi dalle passioni.
Consolatio ad Marciam: consolazioni alla madre
nel periodo in cui fu esiliato in Corsica.
De Clementia: parla del perdono.
Naturales questiones: trattato scientifico
sull’astronomia e sui fenomeni atmosferici.
Plinio il Vecchio - Naturalis Historiae. Il
mondo è visto come un organismo divino.
Mos maiorum:
Pietas - rispetto per gli dei
Gravitas - saggezza
Costantia - costanza
Fides - fiducia, mantenimento degli impegni
presi
Epica
Entrambi appartengono al III sec. a. C.
L’epica, pur essendo scritta, e quindi
destinata a pochi, si fa portavoce degli
ideali dell’intera comunità.
Virgilio - Eneide ( scritto dal 29 al 19 a.
C.): poema epico-mitologico, di argomento
nazionale-patriottico; in esametri dattilici
(lunga-breve), diviso in 12 libri.
Virgilio non realizzo un’epica di tipo
encomiastico: si rifà al mito della venuta di
Enea in Lazio, ma nel mito dell’origine si
aprono degli squarci che ci parlano del
presente attraverso delle premonizioni.
L’Eneide è composta da due esadi:
i primi sei libri parlano del viaggio di Enea;
gli ultimi sei libri parlano delle guerre in
Italia.
Fondamentale è la divisione per libri. Ogni
libro si concentra attorno ad un personaggio e
ogni singolo libro tende ad un telos (fine).
Tuttavia l’Eneide presenta molte
corrispondenze strutturali, che crea una forte
unione tra le varie parti del poema.
Viene fatta una fusione dell’Iliade e
dell’Odissea, ma il narrato è più
veloce.Vengono recuperati anche elementi
dell’epos alessandrino, il pathos della poesia
ellenistica, la tragedia greca, fusi
nell’epica classica. Dai poemi omerici viene
ripresa l’idea della divinità che perseguita i
protagonisti. Il mondo di Virgilio però non è
quello di Omero: il mondo virgiliano è guidato
dal fato, corrisponde ad un superiore ordine
provvidenziale (Virgilio era vicino alle idee
dell’epicureismo). Giove è il garante del fato
e nell’Eneide ha un ruolo completamente
diverso da quello che ha nei poemi omerici. Il
disegno provvidenziale è svelato poco a poco,
preannunciato da varie profezie, che tuttavia
non sono chiare. Il destino si attua
attraverso il dolore e la sofferenza. Giunone
si oppone alla realizzazione del destino.
I vincitori rinunciano al nome di troiani e al
lusso dell’oriente, ma praticano la povertà,
l’austerità dei costumi. Il fine è giusto e
positivo, anche se il percorso è estremamente
doloroso.
Virgilio assume di volta in volta la
soggettività del personaggio di cui sta
parlando; va al di là della oggettività
omerica. Si sofferma sul dolore e si
immedesima nell’ottica dei personaggi; fa
immergere il lettore nella narrazione
(empatia).
Enea è un personaggio vittorioso, ha coraggio
e prestanza fisica; ma ha anche rispetto e
consapevolezza. Egli è l’esecutore del
destino, ma è anche l’uomo che deve soffrire
per il destino: i suoi affetti e i suoi
sentimenti sono spesso in opposizione ai piani
provvidenziali. Enea in tutto questo viaggio è
profondamente solo: rinuncia a Troia, perde la
moglie, deve abbandonare Didone. Egli
obbedisce al destino, ma non è insensibile: ad
es., prima di uccidere Turno ha un momento di
esitazione. Didone e Turno sono personaggi che
non rientrano nei piani del destino, si
oppongono e per questo sono tragici. Quando
Didone sfocia nella rabbia diventa folle;
Turno non è un personaggio negativo, è un
nobile generoso, anche se impulsivo. La guerra
che fa da sfondo alla vicenda è distruzione, è
morte, percepita soprattutto per i giovani
morti ante-diem.
L’austerità è data dall’uso degli arcaismi e
dai poetismi, ma allo stesso tempo Virgilio
fugge dallo stile troppo prezioso, evita
parole difficili e addirittura innalza lo
stile della lingua semplice, parlata.
Ovidio - Metamorfosi: 15 libri di soggetto
epico-mitologico. Le metamorfosi sono
descritte in ordine cronologico, passando
dall’una all’altra per analogia o per
contrasto. C’è una fantasia straripante di
fatti e personaggi, addensa, alterna e
moltiplica personaggi.
Lucano - Pharsalia. Lucano è il nipote di un
figlio di Seneca. Era molto legato a Nerone,
anche dal punto di vista letterario. Ci fu una
rottura per gelosia letteraria da parte di
Nerone, che costrinse il poeta al suicidio.
Lucano compone un poema epico che narra della
guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo.
Molto probabilmente è incompiuto. Egli sceglie
volutamente un momento di grave crisi della
storia romana, la guerra civile; Cesare è
descritto come un eroe luciferino, dipinto a
tinte fosche; Pompeo è visto come una figura
tragica e benigna; Catone è visto come un eroe
storico.
Per certi versi la Pharsalia è un ribaltamento
dell’Eneide: c’è un notevole razionalismo,
evita tutto l’apparato divino, che viene
sostituito con il magico e il demoniaco.
Attraverso una serie di profezie viene
preannunciata la fine di Roma. Nel proemio si
trova un elogio a Nerone; tuttavia questo è un
poema contro l’impero e mette in luce la
perdita della libertà. Il gusto dell’orrido è
ripreso dalle tragedie di Seneca.
Epigoni di Virgilio:
Valerio Flacco (m. 95 d. C.) vive sotto
Vespasiano, che viene citato nel poema delle
Argonautiche, nelle quali risale al mito di
Troia. Qui narra delle vicende di Giasone che
si imbarca per la conquista del Vello d’Oro,
ottenuto grazie alle arti magiche di Medea, la
quale si innamora di Giasone. Il modello è
quello di Apollonio Rodio. Lascia spazio ad
elementi erotici e patetici, in particolare
alla storia d’amore tra Medea e Giasone. In
Medea si alternano due figure diverse: quella
della fanciulla ingenua e innamorata e quella
della maga dai poteri terribili (c’è
l’influenza della poesia elegiaca). Il poema è
meno proiettato verso i valori morali, ma
tende molto di più ad un’indagine psicologica.
La narrazione è trattata in modo
impressionistico.
Stazio compone il poema mitologico Tebais
durante la dinastia dei Flavi. Si tratta di un
poema epico in 12 libri, in cui descrive la
lotta tra i due figli di Edipo, Eteocle e
Polinice, per il potere su Tebe. Edipo
maledice i due figli, che alla fine si
uccidono. Manca un vero protagonista e
un’unità anche nei singoli libri.
Nell’Achilleide racconta la storia di Achille.
E’ una rappresentazione colorita, ma manca
della profondità dell’Eneide. C’è in lui la
ricerca dell’eccesso e dell’artificioso. Le
atmosfere cupe e tragiche sono influenzate da
Seneca.
Silio Italico - Poenicorum Libri, in 17 libri.
Parla della seconda guerra punica sul modello
di Virgilio. Descrive la guerra tra Annibale e
Roma. L’azione storica è infarcita di atti
divini.
Romanzo
Petronio - Satyricon. La datazione più
probabile di questo romanzo appartiene all’età
neroniana. Del Satyricon ci sono rimasti dei
frammenti, che anche se vasti, rendono la
lettura lacunosa e impediscono la comprensione
di alcune vicende. La parte più consistente a
noi pervenuta è quella della cena a casa di
Trimalchione. Dalla consistenza di frammenti
come questo si suppone che si doveva trattare
di un lungo romanzo.
Per quanto riguarda il titolo, Satyricon, si
tratta di un genitivo plurale grammaticalmente
non corretto (uso moderno). Il significato è:
“il libro delle cose dei Satiri”; i satiri
appartenevano alla mitologia greca e
conducevano una vita anarchica e libidinosa.
E’ una narrazione di tipo omodeiegetico (in
prima persona), il protagonista è un giovane
scolastico, Encolpio e il luogo in cui si
svolge la prima parte della narrazione è una
città della Magna Grecia.
Il modello nobile adottato da Petronio è
l’Eneide di Virgilio, ribaltata nella parodia.
Dal punto di vista stilistico, si tratta di un
prosimetro (alternarsi di prosa e versi).
Eumolpo recita due luoghi inserti in versi,
uno dei quali sulla guerra di Troia; un altro
inserto, sulle guerre civili, è recitato da
Encolpio a Crotone. Grazie a questi
componimenti si può far riferimento all’età
neroniana, visto che Lucano scrive in questi
anni i Pharsalia sulle guerre civili e Nerone
stesso compone un’opera sulla presa di Troia.
Origini del romanzo:
Tesi di Rohde (fine XIX sec.)- Egli sosteneva
che il romanzo greco era un prodotto della
seconda sofistica, che si sviluppa nel II
secolo d. C.. Il Satyricon però deve
appartenere al I secolo.
Tesi di Heinze (1899) – Demolisce la teoria di
Rohde. Secondo Heinze il romanzo nasce in
epoca ellenistica, sicuramente prima del II
sec. d. C.. E’ il prodotto ella decadenza di
altri generi letterari. Per Heinze il
Satyricon è una parodia dell’amore greco
idealizzato: alla coppia di giovani
eterosessuali si contrappone qui un ambiguo
terzetto omosessuale. La separazione dei due
amanti, presente nel romanzo greco, qui non è
molto enfatizzata (tuttavia non conosciamo
l’opera nel suo intero).
Esiste una narrativa comica che ha influito
sul Satyricon:
1. Le fabule Milesie, che nascono in Asia
Minore nel II sec. a. C.. La tradizione greca
milesia è andata perduta; era comunque una
narrazione di tipo comico - realistico. La
traduzione in latino delle Fabulae Milesiae di
Aristide di Mileto fu fatta da Cornelio
Sisenna (I sec. a. C.). Apuleio la riprende
con la storia di Amore e Psiche. La novella
milesia contiene elementi piccanti, ma anche
magici e irrazionali. Sono storie brevi.
Petronio dà una versione della favola milesia
nella novella della matrona di Efeso.
2. La satira Menippea, che fa riferimento al
filosofo cinico Menippo di Gàdara (II sec. D.
C.). Le satire menippee sono state introdotte
da Varrone Retino nel I sec. d. C.. Queste
satire sono caratterizzate dall’uso del
prosimetro, dalla mescolanza di toni seri e
beffardi, echi letterari e crude oscenità. Si
tratta di composizioni brevi.
3. La diatriba e la satira hanno influito
sulla descrizione del cattivo gusto e della
volgarità degli arricchiti, l’avidità
orgiastica e sfrenata dei banchetti, la
vuotezza e decadenza dell’oratoria, la
cupidigia dei cacciatori di testamenti.
Petronio ha saputo essere realista escludendo
la componente di tipo morale.
Nel Satyricon l’alternarsi di prosa e versi
crea uno scarto notevole tra i due generi: la
prosa rappresenta lo stile basso, la poesia
quello alto. Il prosimetron serve anche a
caratterizzare i personaggi.
Altra caratteristica di questo romanzo è il
plurilinguismo, che serve ad indicare i
diversi strati sociali e i vari personaggi. La
lingua tuttavia è purificata, non esiste il
turpiloquio come c’è in Catullo.
Apuleio - Metamorfosi
Il prologo delle Metamorfosi presenta molte
problematiche. Una delle parole più importanti
è milesia, cioè il libro fa riferimento alle
favole milesie. Infatti questo romanzo
intreccia diverse novelle attorno al tema
principale dell’uomo trasformato in asino. E’
un racconto nel racconto, una narrazione a
scatole cinesi. Si fa allusine anche alla
componente religiosa - egiziana che emergerà
alla fine del libro, quando il protagonista
diventerà un sacerdote di Iside.
Ovidio, nelle Metamorfosi, parla di “forme
mutate in corpi nuovi”; invece Apuleio parla
di “figuras fortunatesque”, cioè dei mutamenti
dei destini umani. Il termine “metamorfosi” va
inteso anche metaforicamente: infatti alla
fine del libro, il protagonista, Lucio,
ritorna ad una forma umana supriore a quella
che aveva in origine prima della
trasformazione.
Non si sa chi parla, ma si presenta come
proveniente da una famiglia greca. Alcuni
critici sostengono che nel prologo è il libro
stesso che si presenta. Nell’XI libro si hanno
però delle informazioni autobiografiche
sull’autore. L’invito che si fa al lettore è
di divertirsi.
Per quanto riguarda lo stile di Apuleio, è
molto uniforme, anche se c’è una pluralità di
situazioni. Solo l’XI libro presenta uno stile
più alto. Lo stile è molto artificiale, con il
recupero di forme arcaiche, ma anche volgari.
C’è grande uso di diminuitivi. Questa
uniformità di stile è quello che differenzia
Apuleio da Petronio.
La favola di Amore e Psiche è quella che più
risente degli influssi letterari, in
particolare da Virgilio.
Apologia
Apologia deriva dal greco “difesa”; si intende
per Apologie quelle opere scritte in difesa
del cristianesimo. Nascono generi nuovi, come
le “passiones” e gli”acta martirum”,
testimonianza dei cristiani al servizio della
fede.
All’inizio la lingua del cristianesimo è il
greco, poi pian piano c’è la volontà da parte
dei papi di usare il latino.
Le prime apologie furono scritte da San
Giustino, in greco, ed erano indirizzate ai
principi, al Senato e ai Romani; parlano della
divinità di Gesù.
Taziano scrive l’Otatio ad greco, in cui
sostiene la superiorità del cristianesimo
sulla grecità.
Minucio Felice - Octavius, ispirandosi al
modello dialogico di Cicerone, difende il
cristianesimo. Nel dialogo tra Octavio
(cristiano) e Cecilio (pagano) risulta
vincente la visione cristiana.
Tertuliano (Cartagine, 150-230) -
Apologeticum, scritto in 50 capitoli, in cui
presenta una polemica contro le persecuzioni
inflitte ai cristiani. Egli esalta la virtù
del cristianesimo e la vita caritatevole.
Viene considerato il fondatore della
letteratura latino-cristiana.
Cipriano - De Lapsis. Egli è a favore della
reintroduzione dei cristiani che avevano
abiurato la fede per paura delle persecuzioni.
De Cattolicae Ecclesiae Unitae: contro le
eresie.
Novaziano - De Spectaculis, si oppone a
Cipriano perché non voleva riammettere i
lapsi.
Arnobio - Advesus Nationes, opera di difesa
per i cristiani, contro le persecuzioni.
Lattanzio - De Opificio Dei, sulla sapienza
divina nella creazione dell’organismo umano.
De mortibus persecutorum: egli fa vedere che
gli imperatori che avevano perpetrato le
persecuzioni erano morti nei modi peggiori. Fa
anche una sintesi tra cristianesimo e
paganesimo.
Ilario di Poitiers - De Trinitate, introduce
gli Inni.
Patristica:
sono quegli scrittori che operano una sintesi
o fusione tra la cultura classica e quella
pagana.
Prudenzio - Contra Symmacum
Paolino di Nola scrive delle Epistulae a
personaggi famosi come Ambrogio e Gerolamo.
Sant’Ambrogio nasce a Treviri (334-397).
Scrive Aexameron (commento ai primi 6 giorni
della Creazione) e De Offici Ministrorum
(doveri dei sacerdoti scritto sul modello di
De Officis di Cicerone). Fa una sintesi tra
stoicismo e cristianesimo.
San Gerolamo - Vulgata. Papa Damaso I gli
affidò la traduzione delle Sacre Scritture.
Sant’Agostino è nato a Tagoste, in Numidia.
Era insegnante di retorica. Le Confessiones
sono un’autobiografia in cui parla della sua
infanzia a Cartagine e del battesimo ricevuto
da Sant’Ambrogio.
De Civitate Dei, la città di Dio. E’ un’opera
apologetica in 22 libri, che parla dell’azione
di Dio nel mondo. C’è un confronto tra
Babilonia e Gerusalemme, la città di Dio.
Cristo è visto come mediazione tra Dio e gli
uomini.
Sant’Agostino vuol conoscere Dio e l’anima.
Per lui cercare Dio è confessarsi; Dio è la
Verità e l’uomo trova la Verità nell’anima,
che è emanazione di Dio. Secondo Sant’Agostino
il male nasce dal peccato, che è il prevalere
dell’amor sui sull’amor Dei. Chi diventa
cittadino della civitas Dei è colui che sa
spingere l’amore per Dio fino al disprezzo di
sé.
Severino Boezio (Roma, 480-524) - De
consolatione philosophia, sono 5 libri in
prosimetro. Racconta la sua esperienza di
quando fu imprigionato a Pavia e immagina di
essere visitato dalle muse. La filosofia lo
consola (come per Socrate), la fortuna è
incostante. Per lui Dio è la causa prima, il
motore immobile (Aristotele). Dio è bene e per
bontà ha creato il mondo (Platone). La
provvidenza governa tutto (stoicismo). La
filosofia rappresenta la ragione.