LETTERATURA ROSA
Genere letterario nato all'inizio del Novecento
per un pubblico femminile, che narra una storia
d'amore a lieto fine. Si tratta di una
letteratura di consumo, a lungo considerata di
basso profilo, che si caratterizza per la
rigidità dello schema narrativo e dei suoi
personaggi: un uomo e una donna vivono un amore
appassionato e contrastato e, dopo molte
difficoltà, riescono a coronare il loro sogno.
Questa formula narrativa può assumere le più
diverse colorazioni (commedia, tragedia,
thriller, fantasy, medical, romanzo di
formazione, erotico, generazionale, storico ecc.),
fermo restando l'obiettivo, nel quale risiede la
sua forza commerciale, di rappresentare modelli
femminili nei quali le lettrici si possano
facilmente identificare e di essere, grazie
all'happy end garantito, una lettura
gratificante e consolatoria.
Il «rosa» nasce in Gran Bretagna con il romance,
o romanzo romantico: solitamente ambientato nel
periodo della Reggenza, ha per protagonisti
aristocratici, duchi e principesse, uomini
affascinanti, coraggiosi, impulsivi, e donne
bellissime, virtuose e fiere. A comporre la
storia d'amore concorrono elementi tipici del
romanzo d'avventura (rapimenti e congiure, fughe
notturne, duelli) e della commedia degli
equivoci (tradimenti, agnizioni, intrighi). Ne
sono progenitrici Georgette Heyer (1902-74) e
Constance Heaven (1913) - quest'ultima più
incline al melodramma e al mistero - che si sono
ispirate ai modelli di Jane Austen, per quanto
riguarda gli intrecci e l'analisi dei rapporti
tra valori sociali e valori personali, e al
romanzo gotico quanto riguarda l'ambientazione e
i personaggi: castelli, monasteri, abbazie in
rovina, fanciulle perseguita fattucchiere,
zingari. Negli stessi anni Jeanne Marie
Frederick Petitjean de la Rosière davano vita,
sotto pseudonimo di Delly, al romanzo d'amore
francese. A consacrare definitivamente la l.r. è
stata Barbara Cartland (1901-2000), che ne ha
codificato lo schema «vincente»: un uomo - bello,
ricco, di nobile lignaggio - e una donna -
bellissima, vergine e di grande forza d'animo -
si amano; il loro amore è romantico e
appassionato, ma non vi è sesso (valore principe
dei romanzi della Cartland, infatti, è la
castità prematrimoniale); fattori esterni -
guerra, malattie, disgrazie, differenza di ceto
sociale - mettono a repentaglio il sentimento
che li unisce, il quale alla fine trionfa su
ogni ostacolo e i due convolano felicemente a
nozze. Con i suoi oltre settecento libri la
Cartland ha valicato i confini inglesi cogliendo
un successo senza precedenti e diffondendo la
l.r. in tutto il mondo.
Negli Stati Uniti il genere diventa rapidamente
un business, tanto che negli anni '50 nasce la
prima casa editrice specializzata, la Harlequin,
che si avvia rapidamente a conquistare il
monopolio del mercato. Il romanzo rosa americano
presenta subito caratteristiche diverse dal
romance inglese. Rimane ovviamente fisso il
canovaccio narrativo, ma l'ambientazione è
spesso contemporanea e le protagoniste femminili
non sono più donne idealizzate, «senza macchia e
senza paura», ma eroine a volte ciniche e
spregiudicate, che cercano l'emancipazione, il
riscatto e l'affermazione di sé attraverso
l'amore. Negli anni '70-'80 nascono i cosiddetti
bodice rippers (letteralmente «strappa corsetti»,
attività prediletta dei loro protagonisti
maschili); con Rosemary Rogers e Jennifer Wilde
per la prima volta l'erotismo entra nella l.r. e
i protagonisti hanno una significativa mutazione:
lui è un uomo maturo, lei una giovane donna
intraprendente. Una decina di anni dopo -
complice la rapida espansione di Harlequin e
l'affinamento delle sue strategie editoriali -
il genere compie un'altra «svolta» rilevante:
pur rimanendo fedele alla formula di base con
l'happy end assicurato, introduce temi più «realistici»
come il divorzio, gli abusi, le famiglie
allargate, la carriera. La fine dell'astratto «sogno
d'amore» e l'acquisizione di un più stretto
legame con il vissuto spingono la l.r. fuori dai
suoi stretti confini, a cercare contesti e
registri narrativi nuovi, spesso ibridandosi con
altri generi letterari come il thriller, la
commedia, il romanzo storico, d'avventura,
esoterico e altri.
Attualmente Harlequin pubblica circa settanta
romanzi rosa al mese, diversificati in «serie»
secondo il genere: si tratta di libri a
foliazione ridotta, prezzo contenuto, con uscita
fissa più volte al mese. Oltre a questi vi sono
anche romanzi più lunghi, non facenti parte di
alcuna collana, detti single title. Campionessa
di vendite del momento è Nora Roberts, ma viene
spesso insidiata da Daniele Steel, Barbara
Taylor Bradford, Jackie Collins e altre, autrici
di romanzi che sconfinano verso la cosiddetta
women's fiction, ossia narrativa rivolta a un
pubblico femminile, che non racconta
necessariamente una storia d'amore, non segue
uno schema fisso e presenta solitamente una
caratterizzazione più approfondita e vicende più
articolate, dando quindi luogo anche a libri più
«corposi» dei classici rosa.
Iniziatrice del rosa in Italia è stata Liala (pseudonimo
coniato da D'Annunzio per Amalia Liana Cambiasi
Negretti Odescalchi, 1897-1995), autrice di
oltre ottanta romanzi che hanno venduto milioni
di copie. La sua particolarità è l'ambientazione:
il mondo della marina o dell'aviazione, durante
la prima guerra mondiale. Come in America, anche
in Italia gli anni '70-'80 vedono il boom della
l.r.: vengono per la prima volta tradotti i
romanzi delle progenitrici straniere (Cartland,
Heyer, Heaven e Delly) e nel 1981 nasce Harmony,
joint venture tra la Arnoldo Mondadori Editore e
la Harlequin Enterprises, sul cui modello si
costruisce. Oggi la Harmony conta venti collane,
all'interno delle quali i libri escono con una
periodicità che varia dal bisettimanale al
bimestrale. Negli ultimi anni una nuova impronta
al genere è stata data da altri editori: tra le
firme più significative delle nuove tendenze
Sveva Casati Modignani - pseudonimo di Bice
Cairati e Nullo Cantaroni (quest'ultimo venuto a
mancare nel 2004), autori di sedici romanzi di
grande successo commerciale - e Mara Venturi,
che ha iniziato a scrivere dietro suggerimento
di Italo Calvino ed è stata definita da Alberto
Bevilacqua la «Sandokan dei sentimenti»; oltre
che di molti romanzi vendutissimi è autrice
anche di serie televisive e di sceneggiati.
Nell'ultimo decennio è esploso il fenomeno, di
matrice anglosassone, della chick-lit -
letteralmente «letteratura per pollastrelle» (da
chick, diminutivo di chicken, «pollo», ma nello
slang «ragazza», e lit diminutivo di literature)
- che ha preso avvio da una rubrica firmata
dalla giornalista inglese Helen Fielding sulle
pagine dell'«Indipendent»: «Il diario di Bridget
Jones», diventata poi, con lo stesso titolo, un
libro (1996) e infine un film (2001) di successo
mondiale. Gli ingredienti della chick-lit sono:
una giovane protagonista single, afflitta da
qualche chilo di troppo o da altre «imperfezioni»,
perennemente insicura, romantica e un po' goffa;
una verve ironica e scanzonata; la caparbia
ricerca dell'uomo ideale; Mieto fine, che non è
l'altare, ma molto più spesso
un'autoaffermazione della donna, che acquista
finalmente fiducia in sé. Oltre a Helen
Fielding, sono autrici di chick-lit Sophie
Kinsella, Jennifer Weiner, Candace Bushnell,
Melissa Bank e Anna Maxted. In Italia ha
successo, in questo filone, Stefania Bertola.
Il dilagare del fenomeno ha indotto Harmony a
lanciare «Red Dress Ink», una collana
interamente dedicata alla chick-lit. Il successo
internazionale di questo tipo di narrativa - che
per le sue caratteristiche è considerata più
vicina alla women's fiction che alla l.r. - è da
ascrivere alla sua capacità di restituire il
senso d'incertezza e precarietà che caratterizza
la generazione delle «quasi trentenni» e alla
sua peculiare «ricetta» per la felicità. Diretta
emanazione della chick-lit è, infine, la neonata
mummy lit, ovvero: Bridget Jones dieci anni dopo...
non più «pollastrella» bensì mamma. Anche nella
mummy lit l'happy end è la ritrovata fiducia in
sé, attraverso la consapevolezza... degli anni
passati.
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