| Letteratura per l'infanzia |
Produzione letteraria destinata all'infanzia, al di fuori dell'ambito della
didattica in senso stretto.
Gli esordi della l. per l'i. risalgono al sec. XVII e sono legati alla crescente
diffusione della stampa. I presupposti teorici dell'emblematica barocca,
integrati con le dottrine di pedagogia, sottolineavano l'opportunità di munire i
libri destinati all'infanzia di «figure», giudicate più attraenti e di più
immediata comprensione delle parole: propriamente didascalico fu il primo libro
stampato e illustrato per l'infanzia, l'Universo figurato delle cose sensibili (Norimberga,
1654) di Comenio. Con un prevalente impianto pedagogico ma già prossimo al romanzo d'avventure e di conflitti sentimentali è invece il Telemaco
(1699) di Fénelon. Anche i Racconti di mamma l'Oca di Ch. Perrault, con cui
nasceva (1697) la letteratura fiabistica, avevano un intento pedagogico; ma le
loro vicende esemplari (Cenerentola, Puccettino ecc.) non si riferivano
esplicitamente alla storia, a differenza degli esempi che la pedagogia
dell'umanesimo additava nelle vite degli uomini illustri, e neppure alla
mitologia, che era stata oggetto essa pure di manipolazioni moralistiche.
Secondo le presumibili intenzioni degli autori, quelle fiabe assumevano valore
pedagogico perché ponevano il bambino dinanzi a un universo parallelo in cui
risultano allo stato puro alcune concatenazioni profonde dei comportamenti umani,
e nello stesso tempo sollecitavano la capacità del bambino d'essere protagonista
di una creatività fantastica perennemente attuale. Il filone della l. per l'i.
alimentato da trascrizioni ed elaborazioni di fiabe europee ed esotiche (previa
censura, la l. per l'i. attinse subito alla traduzione francese, di
A. Galland,
delle Mille e una notte, 1704-17) fu però giudicato nocivo dalla pedagogia
illuministica, perché veicolo di suggestioni contrarie all'emancipazione
razionale dei non adulti. Esso sarà successivamente rivalutato dal romanticismo:
in quanto considerate ricchezza culturale del popolo illetterato, quindi del
gruppo sociale più vicino all'infanzia e nel quale essa poteva riconoscersi, le
fiabe assunsero allora caratteri di inquietante e seducente testimonianza delle
radici profonde del reale (come nelle Fiabe per bambini e per famiglie, 1812-22,
dei fratelli Grimm). Il passaggio dal romanticismo al decadentismo sarà invece
caratterizzato dall'impiego dello strumentario della fiaba per l'invenzione di
un nuovo linguaggio mitologico-simbolico: da H.C. Andersen (varie raccolte,
1835-72), che affianca alle favole delle piccole cose da interno borghese alcune
composizioni di origine popolare e altre già prossime allo Jugendstil o art
nouveau, a W.M. Thackeray (La rosa e l'anello, 1855), J. Ruskin (Il re del fiume
d'oro,1851), Ch. Kingsley (Bambini dell'acqua, 1863), J.M. Barrie (Peter Pan,
1904), M. Maeterlinck (L'uccello azzurro,1909), O. Wilde (Il principe felice,
1888). Peculiare della cultura anglosassone è il filone di racconti e poesie
giocate al limite di una logica manieristica e visionaria, come quella delle
anonime Nursery rhymes (filastrocche per i bambini): da Alice nel paese delle
meraviglie (1865) di L. Carroll, al Libro dei nonsense di E. Lear, al Libro
delle bestie del ragazzo cattivo (1896) di Belloc, al Libro dei gatti tuttofare
(1939) di Th.S. Eliot.
Fino a questo punto sono stati menzionati quasi esclusivamente testi di notevole
dignità letteraria, per i quali la destinazione all'infanzia (pur esplicita)
significa più una scelta tematica o di nonconformismo che un preciso
condizionamento di censure. Il medesimo discorso vale per molti romanzi
d'avventure (destinati ad adulti e non adulti), da J. Cooper a R.L. Stevenson a
R. Kipling, J. Veme (con cui si inaugura l'avventura anche nel regno della
scienza e della tecnica), M. Twain, E. Salgari,
J. London. La maggior parte di
questi autori non scrissero in particolare per l'infanzia (sebbene in vari casi
i protagonisti dei loro romanzi fossero dei ragazzi), e a proposito delle loro
opere si può spesso parlare di una vera appropriazione da parte dei non adulti,
come era accaduto in passato per il Don Chisciotte di Cervantes, i
Viaggi di
Gulliver di Swift, Robinson Crusoe di Defoe. In una situazione ambigua, fra
l.
per l'i. e spunto umoristico tratto dagli stereotipi infantili, sono le
evocazioni di «bambini cattivi»: da Max e Moritz (1865) di W. Busch (antenati di
quelli che in Italia sarebbero stati chiamati Bibì e Bibò), a Pierino Porcospino
(1845) di H. Hoffmann, al Giornalino di Giamburrasca (1920) di L. Bertelli (più
noto con lo pseudonimo di Vamba). Probabilmente va collocato in questo gruppo,
ma conserva caratteri anomali, il capolavoro della l. per l'i. italiana moderna,
Pinocchio (1883) di C. Collodi. Di là da questo ambito eterogeneo di testi di
alta e talvolta altissima qualità, si stende il mare della l. per l'i.
subordinata a norme censorie e didascaliche, o commerciali, tali da vincolarne
stile, linguaggio e messaggi entro gli schemi di sottoprodotti. Letteratura di
indottrinamento nozionistico e moralistico (dalle Novelle morali, 1782, di F.
Soave, al Giannetto, 1837, di L. Parravicini, alle fonti di buona parte dei
libri di lettura contemporanei per le scuole elementari), che ebbe tutto un
settore miserabilistico o comunque lacrimoso (Senza famiglia, 1878, di H. Malot;
Il piccolo Lord Faunderoy, 1886, di Frances Hodgson Bumett), con alternanze di
commozione e di gioia o addirittura di umorismo virtuoso, come in Piccole
donne, 1868-69, di Louisa May Alcott, e con un vertice di apologia borghese delle
virtù civili in Cuore (1886) di
E. De Amicis.
Nei secc. XIX-XX la l. per l'i. ha goduto di una notevole circolazione
cosmopolita: è significativo che numerosi libri per bambini (e non solo i
capolavori riconosciuti) siano stati tradotti in molte lingue, più di parecchie
opere per adulti. Una sorta di «internazionale» pedagogica e commerciale,
omogenea, ha operato in questo settore meno suscettibile di differenziazioni
ideologiche nazionali: ne è testimonianza il successo mondiale ottenuto da
capolavori come Pippi calzelunghe (1945) di
A. Lindgren, la serie dei Mumin di
T. Jansson o La fabbrica di cioccolato (1965) di R. Dahl, che riflettono il
mutamento sopravvenuto nel rapporto tra mondo adulto e mondo infantile. Anche il
libro illustrato, che per lungo tempo è rimasto confinato alla l. per l'i., ha
conosciuto un crescente successo internazionale, grazie anche all'intrinseca
polivalenza dei suoi linguaggi: le storie di animali di B. Potter (dal 1901) e
le avventure dell'elefante Babar di J. de Brunhoff (dal 1931) sono esempi del
successo di questo filone che ha contribuito ad affermare la figura dello
scrittore-illustratore. Necessariamente limitata ai confini nazionali è stata,
invece, la circolazione dei primi periodici per bambini e ragazzi: citeremo
soltanto «The boy's own paper» (dal 1879), diffusissimo nel mondo anglosassone,
e «Il Corriere dei piccoli» (dal 1909) in Italia.
L'industria del fumetto ha poi ampiamente superato queste barriere.
L'aumento della scolarizzazione, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra,
ha smosso un settore che appariva fermo su scelte cristallizzate.
All'ampliamento del mercato ha risposto un maggior interesse degli editori che
hanno allargato la propria offerta (oltre ai classici, in veste tradizionale o
rivisitati, narrativa moderna di vario genere, dal comico all'avventura,
illustrati, fumetti) cercando di interpretare i gusti dei nuovi lettori e
abbandonando progressivamente la tradizionale impronta esplicitamente
educativo-moralistica e didascalica. A questa espansione si è tuttavia
accompagnato un certo appiattimento qualitativo dei contenuti, nel tentativo di
creare un prodotto standardizzato per un pubblico di massa. Dagli anni '60-'70
si è cercato di coreggere la tendenza in atto ripensando il mondo della l. per l'i. in un'ottica più rispondente anche al mutato status socio-familiare
dell'infanzia e dell'adolescenza. Sono nate riviste e fiere di settore (la
principale è quella di Bologna, attiva dal 1963), sono fioriti studi
storico-critici e gli autori hanno «rivoluzionato» i contenuti accogliendo ora
l'esigenza di una contestualizzazione più realistica, con storie ambientate
nella vita quotidiana contemporanea, ora aprendosi a una maggiore creatività, in
grado di giocare con diversi linguaggi: le parole, le forme, i colori e altri
materiali (G. Rodari, B. Munti, P. Carpi). La crescita del mercato ha messo in
luce un handicap cronico del settore, ovvero la non corrispondenza tra il
destinatario-bambino e l'acquirente-adulto, che ha indotto storicamente
l'editoria a orientarsi su libri che potessero incontrare l'approvazione dei
genitori più che soddisfare il gusto dei veri lettori. Negli ultimi decenni, la
maggiore indipendenza dei giovani destinatari, soprattutto preadolescenti e
adolescenti, ha indotto l'editoria di settore a scelte più «coraggiose» e anche
più mirate, di cui sono testimonianza le collane progettate in funzione delle
diverse fasce di età e del sesso dei lettori. Il crescente successo del romanzo
di genere nella narrativa per adulti ha influenzato anche la produzione per
bambini e ragazzi, dove hanno acquistato spazio il poliziesco, l'horror (la
serie «Piccoli brividi» di R.L. Stine), la fantascienza, il rosa e il
fantasy.
Il successo mondiale ottenuto dalla saga di
Harry Potter della Rowling ha dato
nuovo vigore alla l. per l'i., che ha dimostrato ampie potenzialità di mercato,
riuscendo a conquistare anche il mondo adulto, come è avvenuto, ad esempio, con
il capitano Alatriste di A. Perez Reverte (romanzo di cappa e spada ambientato
nella Spagna del XVII secolo) o con Eragon di Ch. Paolini. Accanto alla
narrativa di svago si sviluppa un filone «impegnato», che ambisce a stimolare
nel giovane pubblico la passione per la lettura insegnando a riflettere sul
ruolo dell'uomo nell'universo e stimolando la riflessione (Il mondo di Sofia di
J. Gaarder, altro esponente della ricca tradizione scandinava di l. per l'i.,
che include nomi di grande prestigio internazionale, dal premio Nobel S.
Lagerkif ad A. Lindgren, fino ad
A. Thor).
Tra i maggiori autori contemporanei per l'infanzia si segnalano, in Italia, B.
Pitzomo, Altan, M. Lodi, E. Dami (creatrice di Geronimo Stilton), G. Quarenghi,
B. Masini; all'estero U. Orlev, E. Orsenna, U. Stark, Ph. Pullman. Non mancano,
come in passato, le incursioni di affermati scrittori «per adulti» nell'area
della l. per l'i.: si ricordano, tra gli altri, I. Calvino, L. Levi, D. Pennac,
L. Sepúlveda, I. McEwan, S. Tamaro, E: E. Schmitt.