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Letteratura per l’infanzia
Insieme dei testi composti espressamente per i
bambini, destinati a essere letti direttamente
da loro oppure letti o recitati ad alta voce da
adulti. Nella letteratura per ragazzi si trovano
prevalentemente testi narrativi, ma esistono
anche altri generi, in particolare la poesia e
la saggistica divulgativa. È tuttavia soltanto
dal XVII secolo che la letteratura per i bambini
e per i ragazzi si è costituita come un genere
letterario dai connotati ben riconoscibili.
Luzzati:
Pinocchio e la Fata Turchina
Pinocchio promette alla Fata di essere buono e
di studiare, perché è stufo di fare il burattino
e vuol diventare un bravo ragazzo: la scena
illustrata da Emanuele Luzzati raffigura un
episodio del classico della letteratura per
l'infanzia, scritto da Carlo Collodi e uscito in
volume nel 1883. Il mondo di Pinocchio,
l'ambientazione in parte realistica e in parte
fantastica della vicenda, la vivace
caratterizzazione dei personaggi ben si adattano
alla suggestiva rappresentazione grafica di
Luzzati.
L'artista genovese si è accostato al capolavoro
di Collodi attraverso il teatro, ideando le
scene e i costumi per uno spettacolo ispirato a
Pinocchio, e allestito dal Teatro della Tosse di
Genova: per questo lavoro egli ottenne nel 1995
il premio Ubu per la migliore scenografia
dell'anno.
I PRIMI LIBRI PER RAGAZZI
Fino a due o tre secoli fa, nella società
occidentale non c’era chiara coscienza della
differenza fra l’infanzia e le altre età della
vita: in un certo senso, l’infanzia non
esisteva, proprio perché non aveva un’identità
sociale ben riconoscibile. A maggior ragione
perciò non esisteva una letteratura per ragazzi
propriamente detta, ma solo testi letterari,
destinati originariamente a un pubblico di
adulti, che venivano usati anche per l’infanzia,
talvolta rimaneggiati o adattati, in forma orale
o scritta. Di fatto, la materia prima della
letteratura per i bambini era in gran parte
derivata dalla tradizione orale dei racconti
popolari, delle fiabe, delle leggende, dei miti
per quanto riguarda la narrativa, e delle
filastrocche giocose e delle ninne nanne per
quanto riguarda la poesia.
Nella cultura italiana medievale e moderna un
ruolo importante fu rivestito anche dalla
tradizione orale delle vite dei santi e dello
stesso Nuovo Testamento, con l’adattamento
popolare delle vicende della vita di Cristo.
Nelle isole britanniche invece la tradizione
dominante, trasmessa di generazione in
generazione, consisteva in racconti e poemi più
elaborati legati ai miti della cultura celtica o
anglosassone: ad esempio le ballate popolari
sugli eroi delle leggende locali, o i racconti
cantati dai bardi itineranti, come Taliesin, in
onore degli antenati mitici. I primi libri
concepiti espressamente per l’infanzia furono
modesti “abbecedari” di poche pagine oppure
opere didattiche ispirate dalla Bibbia o dagli
autori delle letterature greca e latina.
Furono in genere eruditi di formazione
ecclesiastica, come Adelmo, Alcuino o
Beda il
Venerabile, a comporre, già fra il VII e l’VIII
secolo, antologie e manuali di latino destinati
alle scuole monastiche. Ma fu solo con l’avvento
della stampa, nel XV secolo, che si registrò un
incremento significativo della produzione
libraria destinata all’infanzia: produzione che
cominciò anche a svincolarsi dalla
rielaborazione di opere passate, per cominciare
ad attingere alla materia della storia recente e
della contemporaneità. Nel loro complesso però
le opere per i bambini e gli adolescenti
mantennero una prevalente destinazione
pedagogica.
Grande fortuna ebbe in tutta Europa uno dei
libri realizzati dal primo stampatore inglese,
William Caxton: il Book of Courtesye (1477,
Libro di Cortesia), raccolta di poemi rimati che
definisce le regole di comportamento per il
bambino saggio. Nel 1485 lo stesso Caxton stampò
La morte d’Artù di
Thomas Malory, diventato poi
la base per i successivi adattamenti delle
leggende arturiane. Il libro ebbe grande
successo fra i bambini dell’Occidente europeo,
benché si possa ragionevolmente supporre che il
pubblico di Malory fosse formato più da adulti
che da bambini.
Molto diffuse in tutta l’area delle letterature
romanze, ma anche in Germania e nelle isole
britanniche, furono le versioni delle favole di
Esopo e del Romanzo di Renart, celebre raccolta
di racconti in versi che ha per protagonista
Renart la Volpe, simbolo dell’intelligenza e
dell’astuzia, opposto a Ysengrin il Lupo,
simbolo della forza bruta. Nel corso del XVI
secolo apparve nelle isole britanniche anche un
particolare “abbecedario” dedicato ai bambini,
il cosiddetto Hornbook (“Libro di corno”). Si
trattava di una pagina stampata coperta da un
sottilissimo foglio trasparente di corno,
montato su una cornice quadrata di legno, con
una sorta di maniglia su un lato per permettere
ai bambini di impugnarlo agevolmente. Il “Libro
di corno” veniva usato per l’istruzione
elementare e conteneva di solito l’alfabeto, il
Credo, i numeri romani e altre simili
informazioni di base.
Nel corso del XVII secolo si diffuse largamente
la lettura di libretti, di 16 o 32 pagine non
rilegate, che venivano venduti porta a porta da
venditori ambulanti, e che contenevano di solito
testi della letteratura popolare, dai
rimaneggiamenti dei romances medievali alle
ninne-nanne. Uno degli sviluppi più
significativi nella letteratura per i bambini fu
l’impiego di illustrazioni. Il più antico
libro
illustrato che si conosca è l’Orbis sensualium
pictus (Il mondo figurato delle cose sensibili
), pubblicato in latino nel 1658 dall’educatore
protestante moravo
John Amos Comenius. Il libro
fu tradotto quasi ovunque: non solo in Europa
(Inghilterra, Francia, Germania, Italia,
Spagna), ma anche in Asia (se ne conoscono
edizioni in arabo, turco, persiano e mongolo).
Ancora per tutto il XVII e il XVIII secolo i
grandi successi per l’infanzia furono
rappresentati soprattutto da libri destinati
agli adulti, che tuttavia potevano essere validi
anche per un pubblico di bambini: è il caso del
Viaggio del pellegrino (1678-1684) di
John Bunyan. Un destino simile spettò al Robinson
Crusoe (1719) di
Daniel Defoe: la storia di un
naufrago audace e ingegnoso, nata come una sorta
di manifesto narrativo del liberalismo e
dell’individualismo borghesi, divenne anche uno
dei massimi capolavori della letteratura per
ragazzi.
Gli stessi primi due libri dei Viaggi di
Gulliver (1726) di
Jonathan Swift, che
affascinavano i lettori adulti soprattutto per
la loro forza satirica, divertivano allo stesso
tempo il pubblico infantile per la novità e
libertà dell’invenzione fantastica. Analoga
sorte toccò al
Barone di Münchhausen (1785) nato
dalla paradossale ironia di Rudolf Raspe.
In Francia, il primo grande successo della
letteratura infantile fu rappresentato con ogni
probabilità dalle Storie o racconti del tempo
passato con un’aggiunta di moralità (1697) di
Charles Perrault, una raccolta di fiabe
tradizionali meglio conosciuta come I racconti
di Mamma Oca: tra le fiabe più note di questo
libro vi sono La bella e la bestia, La bella
addormentata, Barbablù, Cenerentola.
Quest’ultima però, come non pochi altri racconti
di Perrault, era tratta a sua volta da Lo cunto
de li cunti overo lo trattenemiento de’
peccerille (1634-1636, Il racconto dei racconti
ovvero l’intrattenimento dei bambini), meglio
conosciuto come Pentamerone, di
Giambattista
Basile, una raccolta di fiabe che è un autentico
capolavoro della letteratura infantile di tutti
i tempi e che in seguito sarebbe stata anche
fonte d’ispirazione per i fratelli
Grimm.
Scritto in dialetto napoletano, per di più in
uno stile assai ricco e barocco, il Pentamerone
ebbe una circolazione relativamente limitata.
Più in generale, in Italia lo sviluppo di una
vera e propria letteratura per ragazzi avvenne
soltanto durante il XIX secolo, in parte per lo
scarso sviluppo dell’editoria, ma anche e
soprattutto a causa degli altissimi livelli di
analfabetismo. Si calcola che ancora all’epoca
dell’unificazione, intorno al 1860, la
percentuale di analfabeti nella popolazione
della penisola fosse superiore all’80%: una
situazione che ovviamente rendeva assai
difficile la diffusione di una produzione
editoriale riservata esclusivamente al pubblico
dei bambini e dei giovanissimi.
LA NASCITA DELLA LETTERATURA PER L’INFANZIA
Lo sviluppo di una letteratura dedicata
espressamente ai bambini e ai ragazzi fu molto
più precoce nei paesi di lingua inglese. Intorno
al 1750 la bottega di John Newbery, situata a
Londra nei pressi della cattedrale di Saint
Paul, attirava, all’uscita dalla messa, i
bambini della borghesia londinese, che vi
scoprivano i volumi della “biblioteca
giovanile”: erano libretti a basso prezzo, con
la copertina di carta, contenenti perlopiù
storie brevi, filastrocche, indovinelli,
aforismi e testi divulgativi, stampati su carta
pregiata, scritti da letterati sensibili alle
esigenze del pubblico infantile e illustrati da
disegnatori di talento, il più noto dei quali fu
Thomas Bewick. John Newbery intuiva l’emergere
di un pubblico nuovo, al quale bisognava offrire
una nuova materia di lettura che in rapporto
all’età e alle competenze fosse di buona
qualità.
Tuttavia, fino alla fine del XVIII secolo non
esistette nella letteratura infantile una chiara
distinzione fra l’intrattenimento e
l’istruzione: la maggior parte dei racconti e
delle poesie scritti per i bambini erano in
realtà destinati a comunicare informazioni utili
o consigli morali. Con ogni probabilità la
letteratura infantile cominciò a diventare meno
didattica solo con il diffondersi di una
maggiore libertà religiosa, in relazione con lo
spirito egualitario della Rivoluzione francese e
della Rivoluzione americana.
Un ruolo fondamentale nello sviluppo di una più
precisa percezione delle caratteristiche
specifiche della letteratura per l’infanzia
rivestì il romanzo Emilio, o dell’educazione
(1762) di Jean-Jacques Rousseau, destinato a
diventare un classico della letteratura
pedagogica di tutti i tempi: vi si mostrava per
la prima volta che la mente di un bambino non è
soltanto la mente di un adulto in miniatura, ma
va considerata secondo le dinamiche e gli
atteggiamenti a essa propri.
IL ROMANTICISMO E LA LETTERATURA PER RAGAZZI
Un decisivo progresso nella storia della
letteratura per ragazzi si verificò negli anni
del Romanticismo. In particolare, il rinnovato
interesse per il
folclore arricchì la produzione
per bambini di miti, fiabe e leggende. Il lavoro
più significativo in questo senso è con ogni
probabilità quello compiuto dai due fratelli
tedeschi Jakob Ludwig e Wilhelm Karl Grimm,
entrambi filologi, che raccolsero fiabe della
tradizione popolare nei volumi conosciuti nel
loro complesso come Le fiabe dei fratelli Grimm
(1812-1822), che furono presto tradotti in tutto
il mondo e che comprendono fiabe famosissime
come Hansel e Gretel, Biancaneve e i sette nani,
Cappuccetto rosso, Pollicino.
Più elaborate e sovente autonome creazioni
letterarie svincolate dalla tradizione furono le
fiabe del danese Hans Christian Andersen, che
uscirono prima in rivista e poi vennero via via
raccolte in numerosi volumi, pubblicati fra il
1835 e il 1872 e comprendenti, fra le altre, La
sirenetta, Il brutto anatroccolo, La piccola
fiammiferaia, Il soldatino di stagno, Il vestito
nuovo dell’imperatore.
LA LETTERATURA D’AVVENTURE
In molti casi i confini della letteratura
dedicata esclusivamente all’infanzia si
confondono con quelli della narrativa
d’avventure: basti pensare alla tradizione
americana dei romanzi che parlano della vita
della frontiera e poi del Far West, come i
romanzi di
James Fenimore Cooper, tra i quali
soprattutto il celebre L’ultimo dei Mohicani
(1826). Né mancarono testi incentrati sul
problema del razzismo e della condizione dei
neri americani: straordinario, in particolare,
fu il successo in tutto il mondo di La capanna
dello zio Tom (1852) della scrittrice
statunitense Harriet Beecher Stowe.
Molto diffusi fra i bambini e in genere fra i
giovani furono anche i romanzi storici, derivati
dal modello dei romanzi dello scozzese
Walter
Scott. In particolare, in Italia vanno ricordati
Ettore Fieramosca (1833) di
Massimo D’Azeglio e
Marco Visconti (1834) di Tommaso Grossi:
immediatamente successivi ai Promessi sposi di
Alessandro Manzoni, entrambi questi romanzi
ebbero numerosissime ristampe in collane
destinate all’infanzia, fino agli anni Sessanta
del Novecento.
Particolarmente apprezzate fra i bambini di
tutto l’Occidente furono poi le opere di alcuni
autori di avventure, a cominciare dal francese
Alexandre Dumas padre, di cui si leggono ancora
oggi romanzi come I tre moschettieri (1844) e
Vent’anni dopo (1845), che sciolgono nella
storia della Francia del Seicento movimentate
invenzioni d’intreccio, o Il conte di Montecristo (1845).
Non molti anni più tardi, un analogo successo di
pubblico infantile – ma anche di quello adulto –
toccò a un altro scrittore francese,
Jules
Verne, autore di un centinaio di romanzi
d’avventura a sfondo scientifico e
parascientifico, come Viaggio al centro della
terra (1864), Ventimila leghe sotto i mari
(1870), Il giro del mondo in ottanta giorni
(1873), ai quali si fa risalire la nascita della
moderna fantascienza.
Fu considerato autore adatto ai bambini e ai
ragazzi, anche perché a loro dedicò non poche
delle sue opere, lo scrittore inglese
Charles
Dickens. Romanzi come Il circolo Pickwick
(1836-37), David Copperfield (1849-50), il
famoso racconto Canto di Natale (1843)
costituiscono nel loro insieme una sorta di
grande ritratto della società inglese dei primi
decenni del XIX secolo e ne denunciano le molte
ingiustizie, a cominciare dal lavoro minorile,
proponendosi come strumento di educazione dei
giovani ai valori che renderebbero possibile un
mondo migliore.
Nella letteratura inglese dell’età vittoriana è
da ricordare Robert Louis Stevenson, che scrisse
avvincenti romanzi d’avventura come L’isola del
tesoro (1883), James Barrie con la celeberrima
commedia Peter Pan e le opere di
Rudyard
Kipling, che mescolò esseri umani e animali nel
Libro della giungla (1894) e nel Secondo libro
della giungla (1895), mentre nelle Storie
proprio così (1902) riprese molte fiabe popolari
del folclore indiano.
Pressoché contemporanee sono le storie di uomini
e cani ambientate nel Grande Nord americano da
Jack London: i titoli più noti restano Il
richiamo della foresta (1903) e Zanna bianca
(1906).
Anche la letteratura italiana ebbe un
notevolissimo narratore di avventure esotiche in
Emilio Salgari, che scrisse circa ottanta
romanzi suddivisi in vari cicli: i più famosi
sono il ciclo detto “della giungla”, le cui
vicende, incentrate sul personaggio eroico e
romantico di Sandokan, si svolgono fra il delta
del Gange e l’Indocina, e quello dedicato ai
corsari dei Caraibi; del primo ciclo fanno parte
I misteri della giungla nera (1895), I pirati
della Malesia (1896), Le tigri di Mompracem
(1900), mentre il romanzo più noto del ciclo dei
corsari è sicuramente Il Corsaro nero (1899).
FIABE MODERNE E LIBRI EDUCATIVI
Nel 1865 il reverendo Charles Lutwidge Dodgson,
insegnante di matematica in un collegio
ecclesiastico, scrisse con lo pseudonimo di
Lewis Carroll Alice nel paese delle meraviglie,
cui fece seguito Oltre lo specchio (1871), due
libri fondamentali della moderna letteratura per
l’infanzia. Sono capolavori in cui il fuoco
d’artificio dei giochi di parola, delle
acrobazie logiche e delle invenzioni surreali
interessava all’autore molto più della normale
coerenza narrativa.
In Italia gli anni d’oro per lo sviluppo di una
vera e propria letteratura per ragazzi si
collocano immediatamente a ridosso
dell’unificazione nazionale. Accanto a un onesto
artigiano come Giuseppe Nuccio, vi fu un maestro
del verismo come il catanese
Luigi Capuana, che
pubblicò molti libri di fiabe e racconti
espressamente dedicati ai bambini, fra i quali
il più famoso e riuscito è Scurpiddu (1878).
Fu tuttavia il fiorentino Carlo Lorenzini, in
arte Collodi, a scrivere un autentico capolavoro
della letteratura infantile di tutti i tempi, Le
avventure di Pinocchio, pubblicato prima a
puntate sul “Giornale per i bambini” tra il 1881
e il 1883, e poi in volume nel 1883. È la storia
del burattino Pinocchio, che passa attraverso
innumerevoli vicende fiabesche commettendo
altrettanto innumerevoli monellerie, sempre
pagate a caro prezzo, fino alla finale
conversione alla bontà, al termine della quale
si ritroverà trasformato in un bravo ragazzo.
Tradotto pressoché in tutte le lingue del mondo,
illustrato da un incalcolabile numero di
disegnatori, trasposto in fumetti, in film (al
2002 risale la versione di Roberto Benigni) e in
film d’animazione (celebre, anche in questo caso
come per Alice nel paese delle meraviglie,
quello di
Walt Disney), evidentemente il
burattino di Collodi è un simbolo capace di
raccogliere le fantasie comuni, come dimostra,
del resto, anche la straordinaria varietà delle
interpretazioni critiche che ne sono state date.
Pochi anni dopo la pubblicazione di Pinocchio,
in Italia uscì un altro libro per l’infanzia
destinato a uno straordinario successo, anche se
in questo caso solo in ambito nazionale: Cuore
(1886) del piemontese
Edmondo De Amicis.
Costruito come il diario di un anno scolastico
(il 1881-82) scritto da uno studente di terza
elementare di una scuola torinese, Cuore mostra
in modo esemplare quali fossero, nell’ultimo
ventennio del XIX secolo, le preoccupazioni
educative degli intellettuali italiani,
consapevoli che, “fatta l’Italia”, era ora
necessario “fare gli italiani”, cioè formare una
coscienza civile nazionale.
Accanto a una pedagogia severa e melodrammatica
come quella di De Amicis, è sempre esistito un
importante filone che alle preoccupazioni
pedagogiche unisce anche l’umorismo, come del
resto avveniva già in Pinocchio. Un piccolo
classico in questo senso è Il giornalino di Gian
Burrasca (1920) di
Vamba (pseudonimo di Luigi
Bertelli, che dal 1906 fu direttore del
“Giornalino della Domenica”), che riprende la
struttura del diario di uno studente, già
presente in Cuore; ma in questo caso si tratta
di un ragazzo decisamente ribelle, che compie
infinite marachelle e verso il quale il lettore
non può fare a meno di provare simpatia.
Pinocchio e Gian Burrasca furono tra le prime
opere per l’infanzia italiana illustrate,
secondo un modello molto diffuso in Francia e
soprattutto in Gran Bretagna. Fu l’editore
Antonio Donath che, a Genova, a cavallo fra XIX
e XX secolo, affiancò sulla pagina le immagini
alle parole anche per i romanzi salgariani.
Autore di romanzi d’avventura ma anche di veri e
propri libri-gioco fu Yambo (Giulio Enrico
Novelli).
Dalla tradizione culturale mitteleuropea
proviene un altro grande classico della
letteratura infantile del primo scorcio del
Novecento: I ragazzi della via Pál (1907)
dell’ungherese Ferenc Molnár.
Nel complesso il fantastico ha continuato a
essere il genere più frequentato dalla
letteratura per ragazzi nelle culture
occidentali del XX secolo. Nel 1900 Frank Baum
pubblicò il primo dei suoi numerosi libri
dedicati alle storie del mago di Oz. Eterno
beniamino dei bambini, il mago di Oz continuò a
vivere in nuove storie, inventate da altri
scrittori, anche dopo la morte di Baum.
Il
meraviglioso mago di Oz
All'inizio del Novecento lo scrittore
statunitense Frank Baum creò un personaggio
immaginario che diventò in breve tempo uno dei
beniamini dei bambini, il mago di Oz.
Nell'immagine, la copertina della prima edizione
del primo libro della serie, Il meraviglioso
mago di Oz, pubblicato nel 1900.
Così
anche al genere fantastico, vicino alla
tradizione delle fiabe, appartengono Viaggio
meraviglioso di Nils Holgersson attraverso la
Svezia (1906-1907) della scrittrice svedese
Selma Lagerlöf, dove il protagonista percorre in
lungo e in largo la Svezia a cavallo di una
grossa oca.
E numerose erano del resto le componenti
fiabesche delle avventure di Heidi (1880),
ragazzina che vive nelle Alpi elvetiche,
inventata dalla fantasia della scrittrice
svizzera Johanna Spyri. Il fantastico si mescola
invece al comico nelle storie bizzarre e
paradossali di Pippi Calzelunghe, personaggio
creato nel 1945 dalla fantasia della scrittrice
svedese
Astrid Lindgren.
LE RIVISTE STATUNITENSI PER BAMBINI E I LORO
COLLABORATORI
Negli stessi anni in cui il “Giornale per i
Bambini” pubblicava le puntate di Pinocchio,
negli Stati Uniti si registrava un’autentica
esplosione di testate specializzate, dedicate
soltanto ai giovanissimi. Su queste riviste si
formarono alcuni celebri scrittori. Fra essi è
Mark Twain, le cui opere si muovono fra
narrativa d’avventure e umorismo: Le avventure
di Tom Sawyer (1876) offre un ritratto delle
monellerie e delle avventure di un ragazzo e dei
suoi amici, ambientandole in una cittadina del
Missouri, sul fiume Mississippi, in anni in cui
la frontiera era ancora un ricordo ben vivo e
recente. A questo romanzo fece seguito Le
avventure di Huckleberry Finn (1884), che molti
critici considerano il miglior libro per ragazzi
mai scritto in America, oltre che un importante
contributo alla letteratura nazionale in genere.
Su quelle stesse riviste scrivevano anche
Louisa
May Alcott, autrice di Piccole donne (1868-69),
romanzo divenuto popolarissimo anche tra le
giovani lettrici italiane, e Howard Pyle, che
raccontò in modo nuovo le antiche leggende
inglesi: fra le sue opere vi sono Le allegre
avventure di Robin Hood (1883) e La storia di re
Artù e dei suoi cavalieri (1903).
I LIBRI ILLUSTRATI
L’importanza dell’immagine nei libri destinati
ai giovani veniva intanto presa in
considerazione sempre maggiore, e si venne
sviluppando la tradizione del libro illustrato
per bambini. All’inizio di un lungo percorso,
che va dall’Orbis sensualium pictus ai fumetti
così come noi li conosciamo, non pochi scrittori
corredarono di vignette i loro racconti. In
Germania ad esempio, a partire dal 1860, Wilhelm
Busch disegnò le divertenti storie di un
topolino che andava a disturbare il sonno della
gente perbene; ma Busch divenne famoso
soprattutto quando cominciò a scrivere le
avventure dei due discoli Max e Moritz.
In Francia fu invece il celebre disegnatore
Christophe a pubblicare alcuni fra i primi
racconti illustrati: La famiglia Fenouillard, Il
sapore del Camembert, Il cugino sapiente. Più
tardi, dall’inizio del XX secolo, i disegni di
Pinchon fecero ridere generazioni di bambini con
le vicende di Bécassine, giovane e rozza bretone
che, sbarcata a Parigi, ne combina di tutti i
colori per la sua grossolana stupidità e per la
sua goffaggine.

Un'immagine del 1949 in cui Sergio Tofano (in
arte Sto) appare in una rappresentazione
teatrale nei panni del suo famoso personaggio
dei fumetti, il signor Bonaventura.
Illustratore e scrittore geniale fu Antonio
Rubino, per decenni presente sul “Corriere dei
Piccoli”. Hanno a loro volta divertito molte
generazioni di bambini e adolescenti italiani,
per un periodo lunghissimo, dagli anni fra le
due guerre fino ai primi anni Settanta, le
storie a lieto fine del signor Bonaventura,
inventate dal disegnatore, scrittore e attore
Stò (pseudonimo di Sergio Tofano): storie
celebri, oltre che per i caratteristici disegni
stilizzati, anche per le loro didascalie in
versi ottonari, sempre avviate da: “Qui comincia
l’avventura del signor Bonaventura”.
IL PRIMO DOPOGUERRA
Nel periodo fra la prima e la seconda guerra
mondiale uscirono alcuni testi fondamentali
della letteratura per ragazzi. Nel 1920 lo
scrittore e illustratore inglese Hugh Lofting
cominciò a pubblicare le storie del dottor
Dolittle, un medico che preferisce curare gli
animali piuttosto che gli uomini. Nel 1934 la
scrittrice australiana Pamela L. Travers
pubblicò il primo romanzo della serie dedicata
all’istitutrice-maga Mary Poppins: fino al 1963
ne avrebbe scritti innumerevoli altri, già
popolarissimi anche prima della celebre versione
cinematografica interpretata da Julie Andrews.
Appartiene invece già al periodo della seconda
guerra mondiale un altro grande classico della
letteratura per i ragazzi, Il piccolo principe
(1943) dello scrittore francese
Antoine de
Saint-Exupéry, diventato quasi un libro di culto
per i giovani lettori.
Nell’Italia di quegli anni si assistette a un
massiccio sviluppo sia dell’editoria per ragazzi
(la “Biblioteca dei miei ragazzi” della Salani,
la “Scala d’oro” della UTET) sia dell’editoria
scolastica, che si polarizzò curiosamente ai due
capi opposti della penisola: in Lombardia,
soprattutto a Milano, con editori come
Principato, Motta, l’Istituto di Propaganda
Libraria, La Sorgente; e in Sicilia, con editori
come D’Anna, Flaccovio, Palumbo, Sciascia.
In generale, nel periodo successivo alla prima
guerra mondiale divennero sempre più nette, in
tutto l’Occidente, le differenze fra le opere
scritte espressamente per i bambini e quelle che
potevano essere lette dai bambini ma anche dagli
adulti. Una spinta non trascurabile a questa
differenziazione venne dallo sviluppo delle
scienze pedagogiche e
psicologiche: si
ricavarono allora dati molto precisi, che
consentivano a uno scrittore di scrivere storie
adatte a un pubblico infantile ben definito.
IL SECONDO DOPOGUERRA
Una nuova fase nello sviluppo della letteratura
per ragazzi si dovette ai fenomeni della
scolarizzazione di massa, a sua volta legata
alla grande ripresa economica successiva alla
fine della seconda guerra mondiale. Da un lato
il grande aumento della popolazione studentesca
implicò una proporzionale crescita dell’editoria
scolastica. Più in generale però il complessivo
elevarsi del livello culturale del pubblico creò
nuove esigenze di informazione e
intrattenimento, consentendo uno sviluppo sia
della narrativa di consumo sia della narrativa
per ragazzi (si pensi al successo, a partire
dagli anni Sessanta, dei libri di
Gianni Rodari),
la quale in molti casi divenne anzi il settore
principale di case editrici che precedentemente
si erano dedicate soprattutto al romanzo
popolare.
Soltanto dopo gli anni Settanta si ebbe però un
netto sviluppo del libro tascabile nell’editoria
per ragazzi, così come un deciso rinnovamento
della veste editoriale, che oggi prevede
addirittura anche libri destinati ai bambini che
non sanno ancora leggere, fabbricati cioè come
colorati oggetti da maneggiare, che uniscono
illustrazioni e giochi. D’altra parte è
interessante notare come, in anni di difficoltà
se non di crisi per l’editoria italiana, proprio
il libro per ragazzi abbia fatto ultimamente
registrare una notevole ripresa, come testimonia
annualmente la Fiera Internazionale che si tiene
a Bologna.

Harry Potter (interpretato da Daniel Radcliffe,
a sinistra) e i suoi amici Hermione (Emma
Watson, al centro) e Ron (Rupert Grint, a
destra) urlano di terrore in una scena del film
Harry Potter e la pietra filosofale (2001). La
riduzione cinematografica delle avventure di
Harry, giovane apprendista mago, è basata sulla
serie di libri per ragazzi della scrittrice
britannica J.K. Rowling, che anche in Italia ha
avuto un successo clamoroso.
Harry
Potter
Anche il rapporto fra il libro e altri strumenti
di istruzione e intrattenimento si è
profondamente rinnovato negli ultimi decenni,
dando luogo a fenomeni del tutto nuovi: grazie
allo sviluppo della tecnologia e
dell’informatica, la letteratura e in genere la
produzione di testi per i bambini e i ragazzi ha
conosciuto uno sviluppo vertiginoso, che in gran
parte si colloca tuttavia al di fuori della
tradizionale produzione di libri. Oggi, infatti,
la produzione per i ragazzi può contare su
audiocassette, videocassette, floppy disk, fino
ad arrivare agli ipertesti in CD-ROM, che
offrono innumerevoli possibilità sia per il
gioco sia per l’istruzione.
L’apparizione e la rapida diffusione di queste
nuove tecnologie e di nuovi supporti per i testi
fa supporre che ci si troverà ad assistere, in
tempi più o meno lunghi, a una probabile
modificazione in profondità delle pratiche di
lettura e, conseguentemente, di scrittura.
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