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LINGUE ROMANZE
Il latino, una lingua indoeuropea il cui uso si afferma verosimilmente nell'VIII secolo a.C., è all'origine delle lingue romanze; tali lingue non derivano però dal latino classico (degli scrittori), bensì dal cosiddetto "latino volgare", termine coniato dai linguisti per distinguere tra il latino letterario vero e proprio e le varie lingue parlate (ad esempio dai soldati, dai contadini, dagli abitanti delle province), ma anche per indicare un particolare momento storico, ovvero quello della tarda latinità, in cui sorgono usi linguistici spesso all'origine degli sviluppi romanzi. La diffusione del latino, in principio circoscritto ad una zona del Lazio, fu strettamente collegata all'espansione territoriale dei Romani e alla conseguente colonizzazione. Nell'Impero romano la penetrazione del latino non ebbe la stessa risonanza: fu forte in Iberia, Gallia, Rezia, Norico, Dalmazia, Dacia e nella fascia costiera dell'Africa settentrionale; ma in Egitto, Palestina, Macedonia, Grecia e Asia Minore prevalse l'uso del greco, altra lingua indoeuropea, documentata fin dal secondo millennio a.C. Il latino parlato dai soldati e diffuso nei nuovi territori conquistati (il colonialismo romano fu un potente mezzo di diffusione della lingua latina) tendeva ad evolversi e a differenziarsi localmente grazie al concorso di più cause, tra cui la diversa regione di provenienza dei conquistatori stessi (che comportava una differenza di partenza nel loro latino parlato) e il fenomeno del "sostrato", ovvero dell'influenza esercitata sul latino dalle lingue preesistenti alla sottomissione romana. A quest'ultimo fattore sono riconducibili numerosi tratti delle lingue romanze: limitandoci all'area italiana, è da riportarsi, ad esempio, al sostrato etrusco la cosiddetta "gorgia" toscana, ossia la spirantizzazione delle occlusive sorde intervocaliche, per cui in Toscana si dice la hasa, invece di la casa.

La diffusione del cristianesimo, con la sua origine ebraica e soprattutto con le sue prime comunità di lingua greca, contribuì all'evoluzione del latino volgare, ulteriormente influenzato poi dalle invasioni germaniche (VI-VIII secolo d.C.). Vandali, Goti, Longobardi, Franchi ed altre popolazioni conquistarono a più riprese l'Impero romano, che vedeva così frantumarsi un territorio rimasto per secoli saldamente unito sotto la guida di Roma. La nascita dei nuovi regni significò anche il tramonto del latino, che in alcune regioni scomparve (ad esempio in Africa, in Inghilterra e oltre le Alpi), in altre si differenziò in una grande varietà di parlate, che dettero allora vita alle lingue romanze o "neolatine" (la data della loro nascita è stata fissata tra il 600 e l'800 d.C.). In Italia la discesa dei Longobardi (568) significò la fine dell'unità politica e lasciò numerose tracce anche nella lingua: un'intera regione a nord della penisola prese il nome di "Lombardia" (derivato da "Longobardi"), numerosi toponimi (come "Gualdo" e "Fara") e termini di vario genere, entrati a far parte dell'italiano, sono longobardi ("guancia", "scaffale", "palla", "faida", "schernire", "russare", "scherzare", "spruzzare", e molti altri). Il dominio romanzo (chiamato in linguistica "Romània") occupa oggi una zona continua che va, da ovest a est, dal Portogallo all'Italia, comprese le isole Baleari, la Corsica, la Sardegna e la Sicilia, più una grande zona isolata, costituita dalla Romanìa. In passato anche lungo la costa croata, fino a Dubrovnik, si parlava una lingua romanza ora scomparsa, il dalmatico. A questi territori, che hanno conosciuto la latinizzazione, si devono sommare quelli in cui una lingua romanza è stata portata più tardi, soprattutto con le colonizzazioni. Passando in rassegna, secondo un criterio puramente geografico, ovvero da Occidente a Oriente, le principali varietà romanze incontriamo: il portoghese, che oltre ad essere la lingua del Portogallo, è anche la lingua di alcune ex-colonie, tra cui il Brasile; il castigliano, che dal XV secolo diventa la lingua egemone nel regno di Spagna, tanto da essere chiamato comunemente "spagnolo", ed è oggi la lingua romanza più parlata nel mondo (oltre alla Spagna, lo hanno come lingua primaria quasi tutti i paesi dell'America centro-meridionale e le Filippine); il catalano, condensato nella regione di Barcellona, in Spagna; il provenzale o "occitanico", oggi conosciuto solo sotto forma di dialetto (è uno dei patois locali) e esteso in tutto il sud della Francia, in alcune frange occidentali dell'Italia (in provincia di Torino, di Cuneo e nella Val Pellice) e in una comunità valdese in Calabria; il franco-provenzale, anch'esso sopravvissuto solo come dialetto nel sud-est della Francia (Lionese, Savoia, ad esempio), nella Svizzera Romanda e in alcune valli italiane a sud delle Alpi (come la Valle d'Aosta); il francese, una delle più diffuse lingue romanze (oltre ad essere parlata in Francia, è usata anche nella Svizzera Romanda, in Belgio, nel Quebec, in alcune regioni degli Stati Uniti, nelle Antille, in paesi africani, come la Tunisia, l'Algeria, il Marocco), largamente conosciuto nel mondo anche come lingua di cultura; il ladino, diffuso in tre aree periferiche della penisola italiana e con denominazioni differenti proprio in base alla zona di appartenenza (il "romancio" nel cantone dei Grigioni, in Svizzera; i dialetti della regione dolomitica; il friulano, in Friuli); il sardo, che col tempo si è notevolmente trasformato, poiché ha subito l'influsso dei dialetti italiani, del catalano e del castigliano (dal XIII secolo la Sardegna subì sia la dominazione economica e politica dei Genovesi e dei Pisani, sia quella degli Spagnoli); l'italiano, lingua ufficiale d'Italia; il dalmatico, che, come si è accennato prima, si è estinto, ed era caratteristico della costa dalmata e delle isole (poi assorbito dal veneziano e dal serbo-croato); il rumeno, che è parlato in Romanìa, ma è diffuso anche in Bulgaria, Ungheria e Moldavia. Nel complesso, il gruppo balcano-romanzo (rumeno e dalmatico), insieme ad alcune parlate italiane meridionali e, in certi casi, al sardo, è quello che ha mantenuto una lingua più conservatrice, più legata al latino; di contro, il gruppo gallo-romanzo (occitanico, franco-provenzale e francese), con i dialetti italiani settentrionali, è stato più innovatore.

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