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PIETRO METASTASIO
Apostolo Zeno, Pietro Metastasio e Ranieri de'
Calzabigi operarono nel corso del '700 una sorta
di riforma sostanziale del melodramma,
restituendo dignità poetica al libretto
dell'opera seria, dopo che nel corso del
Seicento la musica aveva preso decisamente il
sopravvento sulle parole, riducendo le funzioni
del testo a pura vocalità. Rinasce in questo
modo, in pieno clima arcadico, il dramma per
musica. Metastasio riuscì a innalzare la qualità
della poesia per musica non solo semplificando
la complicatezza barocca delle trame; grazie a
una prodigiosa capacità versificatoria, riuscì a
creare delle continue risonanze musicali
all'interno della stessa tessitura verbale, in
modo che la parola potesse connettersi
intimamente alla musica che l'accompagnava. I
soggetti dei melodrammi metastasiani sono quelli
tipici del genere, derivati dalla storia antica
e dal mito.
Pietro Metastasio (Roma 1698 - Vienna 1782)
Allievo di G. V. Gravina, nel 1717 pubblicò la
sua prima opera poetica dal titolo Poesie di P.
Metastasio. Conosciuto e ammirato per diversi
componimenti, iniziò la sua vera fortuna con il
dramma Gli Orti Esperidi (1721), in cui la parte
di Venezia fu sostenuta da Marianna Bulgarelli,
detta la Romanina, celebre cantante che divenne
la sua protettrice e lo convinse a comporre il
suo primo melodramma, la Didone abbandonata
(1724). Con tale opera M. divenne tanto famoso
da essere chiamato alla corte di Vienna. Della
sua molteplice e varia produzione, si ricordano:
Catone in Utica (1728); Semiramide (1729);
Artaserse (1730); La clemenza di Tito (1734);
Attilio Regolo (1740).
Drammi
di Pietro Metastasio (1698-1782)
IL MELODRAMMA
Nei drammi di Metastasio,
di argomento vario, c' equilibrio fra musica e
poesia secondo la riforma iniziata da Apostolo
Zeno, creatore di un tono nuovo, il
melodrammatico, che diventa una maniera
originale di sentimento e di lirica, o meglio è
il vagheggiamento musicale del sentimento, il
quale, come osserva il Momigliano, si muta in
motivo di canto. C'è come una voluttà nel
penare, un palpito sommesso, il dolce strazio,
la languida aspirazione, che talvolta digrada
nel ridicolo per l'esilità e la volubilità dei
sentimenti dei personaggi. Nella sua
costituzione estrinseca, il melodramma è
composto di tre atti, i personaggi parlano in
versi sciolti o in serie di endecasillabi e di
settenari liberamente rimati; ma quando devono
esprimere l'impeto della passione oppure qualche
massima, allora parlano in strofette agili, che
prendono il nome di ariette. Numerosi sono i
melodrammi del Metastasio: Didone abbandonata,
del 1724, che gli diede il primo risonante
successo, in quanto la protagonista viene
immaginata come creatura veramente umana presa
fra la coscienza del potere e la debolezza della
passione d'amore; Siroe (1727), di argomento
persiano, in cui è messo in evidenza il
contrasto tra la passione amorosa e il retto
dovere; Catone in Utica (1728), il nobile romano
simbolo della libertà, per non perdere la quale
si suicida (il racconto della sua tragica fine
viene fatto sulle scene da Marzia, moglie di
Catone); Ezio, del 1728, personaggio eroico
nella sua magnanimità che ispirerà a Giuseppe
Verdi l'omonimo personaggio dell' Attila;
Alessandro nelle Indie (1729); Semiramide
(1729); Artaserse (1730), molto elogiato dal
Carducci "per l'invenzione ricca di situazioni e
contrasti veramente drammatici"; Adriano in
Siria (1732) Demetrio (1731), che provocò tale
commozione che l'autore disse di aver veduto
"pianger gli orsi". Seguono Issipile (1732),
dramma eloquente per la dimostrazione della
pietà filiale e che tratta della congiura delle
donne di Lemno contro gli uomini; Olimpiade, le
cui fonti di ispirazione sono l' Aminta del
Tasso e il Pastor fido del Guarini, dramma di
"una perfezione inarrivata ed inarrivabile"
(Carducci); Demofoonte (1733), dove si svolge il
contrasto tra gli affetti di padre e di sposo;
La clemenza di Tito (1734), in cui si esaltano
le doti di generosità e bontà del grande
imperatore, dramma molto ammirato da Voltaire.
In Achille in Sciro (1736), scritto in soli 18
giorni, è efficacemente rappresentata la sete di
gloria di Achille in lotta con l'amore; in Ciro
riconosciuto (1736) e Temistocle (1736), risuona
un forte sentimento patrio; in Zenobia (1740)
s'alterna amore con clemenza o rigida virtù;
Attilio Regolo (173-840), fu considerata una
tragedia di una solennità quasi religiosa, e al
Carducci parve dotata "di una eloquenza
drammatica". Metastasio compose poi Antigone
(1744); Ipermestra; Il re pastore (1751); L'eroe
cinese (1752); Nitteti (1756); Il trionfo di
Clelia (1762); Romolo ed Ersilia (1765); Il
Ruggiero ovvero L'eroica ingratitudine (1771);
Siface (1771?). Questi drammi non sono nè lavori
pseudoclassici alla moda, come quelli del
Voltaire, nè eclettiche imitazioni classiche,
come quelle dell'Alfieri; sono una
manifestazione spontanea, creata dalle necessità
artistiche di tutta una nazione e dai
suggerimenti irresistibili di un'arte grande e
viva. Tanti motivi psicologici e pittoreschi,
tanti atteggiamenti artistici così largamente
imitati dimostrano, secondo il Momigliano, che
il Metastasio fu l'interprete di stati d'animo
diffusi e il creatore di un nuovo linguaggio
poetico. I suoi melodrammi hanno tutti per
argomento una volontà eroica, il loro tema
sembra tragico o eroico, il modo di sentirlo è
del tutto sentimentale: "E' pena troppo barbara
/ sentirsi, oh Dio, morir / E non poter mai dir:
/ Morir mi sento! / V'è nel lagnarsi e piangere,
/ v'è un'ombra di piacer; / ma struggersi e
tacer / tutto è tormento" (Antigone , atto I,
scena XI). Ecco tutta la poesia del Metastasio,
la quale comporta talvolta il pericolo della
degradazione del sentimentale per certa esilità
e volubilità dei sentimenti e anche il pericolo
del falso tragico; c' da aggiungere il ricorso
alle "ariette", che sono la sintesi di tutta la
poesia melodrammatica e l'immortale creazione
del Metastasio: sono una breve melodia in cui si
concentra il suo piccolo mondo di tenerezza, di
abbandono, di capriccio, di grazia, anche il suo
mondo di piccole, modeste verità psicologiche e
morali, soprattutto di psicologia e di morale
amorosa; c'è un'anima musicale che serpeggia
attraverso le pagine del melodramma, che si
alza, si effonde, trionfa nelle ariette: le note
insistono, ritornano, si spengono fornendo
l'espressione di una grazia sentimentale.
Azioni sacre
Le "azioni sacre" sono
forme musicali drammatiche di argomento
religioso che venivano eseguite da solisti, coro
e orchestra, senza messinscena teatrale. I testi
metastasiani drammatizzano episodi del Vecchio e
del Nuovo Testamento, con una preferenza per la
liturgia della Passione. La maggioranza di esse
fu infatti commissionata a Pietro Metastasio
(nome
grecizzato di Pietro Trapassi)
dall'imperatore Carlo VI per essere eseguita nel
corso della settimana santa.
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