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METRICA

Con il termine "metrica" ci si riferisce alle leggi che regolano la composizione dei versi e delle strofe, ma anche all'insieme dei metri usati in un'epoca, in una scuola o da un determinato poeta. La metrica moderna si differenzia da quella della poesia greca e latina, per il fatto di non essere più quantitativa, ovvero legata alla lunghezza delle sillabe, ma accentuativa, fondata cioè sull'alternanza di sillabe toniche e atone.

Elemento fondamentale della poesia è il verso, che consiste in un insieme di parole caratterizzato da un certo numero di sillabe e da un certo ritmo (dovuto alla disposizione degli accenti). I versi prendono il nome dal numero delle sillabe che li costituiscono, per cui un verso formato da tre sillabe si chiamerà "trisillabo" o "ternario", uno composto da quattro "quadrisillabo" o "quaternario" e così via. I versi più importanti della tradizione italiana sono l'endecasillabo (undici sillabe) e il settenario (sette sillabe). Il primo, prevalente per la sua frequenza in tutte le epoche, presenta come caratteristica distintiva l'accento sulla decima sillaba; il tipo "canonico" ha tonica anche la quarta o la sesta sillaba: se è accentata la quarta l'endecasillabo prende il nome di a minore (il ritmo iniziale è simile a quello di un quinario, ovvero di un verso minore rispetto alla parte residua dell'endecasillabo), se è tonica la sesta, invece, il verso si dirà a maiore (la parte iniziale corrisponde a un settenario). In questi casi l'endecasillabo si divide in due parti ("emistichi") disuguali, separate dalla cesura, una pausa metrica non sempre coincidente con la pausa sintattica.

Il settenario ha avuto grande diffusione, anche se la sua fortuna è in gran parte da ricollegare a quella dell'endecasillabo, poiché in tutta la poesia italiana è frequente la combinazione dei due versi. Esso presenta tonica la sesta sillaba, mentre la posizione di altri accenti interni (uno o due) è del tutto libera.

Una caratteristica importante della poesia è la rima, cioè l'identità di suono della parte finale di due o più parole a partire dall'ultima vocale tonica compresa. A seconda dello schema in cui si dispongono, si possono avere più tipologie di rime: le principali sono la rima baciata (tra due versi consecutivi, il tipo AA-BB-CC…), la rima alterna (il primo verso rima con gli altri versi dispari e il secondo con quelli pari, AB-AB), la rima incrociata (il primo verso rima con il quarto e il secondo con il terzo, AB-BA) e quella incatenata (quando in gruppi di tre versi si ha uno schema a catena del tipo ABA-BCB-CDC…).

Spesso i versi vengono legati, tramite le rime, in strofe regolari, ovvero in strutture in cui essi sono organizzati in forme fisse e ripetute nell'ambito dello stesso componimento. Le strofe possono assumere varie denominazioni, a seconda del numero di versi che contengono: una strofa di due versi, ad esempio, verrà chiamata "distico" e una di quattro "quartina". Di particolare rilievo sono: la terzina (tre versi), il metro usato da Dante nella Commedia, caratterizzato dalla rima incatenata (è detta anche "terza rima"); la sestina (sei versi), che ha i primi quattro versi a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata, secondo lo schema ABABCC, e viene chiamata anche "sesta rima"; l'ottava rima, o semplicemente "ottava", una strofa di soli endecasillabi, rimati secondo lo schema ABABABCC, ovvero i primi sei a rima alterna e gli altri due a rima baciata. L'ottava rima ha avuto una grandissima fortuna nella poesia narrativa, dall'Orlando Furioso dell'Ariosto alla Gerusalemme Liberata del Tasso.

Le strofe possono unirsi, a loro volta, in strutture metriche più articolate e dare vita a componimenti poetici quali il sonetto, la canzone, la ballata, il madrigale e la frottola.

Il sonetto è costituito da quattordici endecasillabi raggruppati in due quartine e due terzine e legati tra loro da vari schemi di rime; la sua invenzione viene attribuita al poeta della scuola siciliana Giacomo da Lentini, e si è poi diffuso tanto da essere una delle forme poetiche più utilizzate dalla lirica italiana. Le quartine sono a rima alterna o incrociata, mentre le terzine possono essere a rima varia, anche se i due schemi più seguiti sono quello in cui la seconda terzina replica la prima (CDE-CDE) e quello che alterna i versi C e D (CDC-DCD).

La canzone, codificata da Dante nel De vulgari eloquentia e perfezionata da Petrarca, è formata da un numero variabile di strofe (o "stanze"), ognuna delle quali può essere suddivisa in due parti: la prima è detta "fronte" (a sua volta divisibile in due parti minori con ugual numero di versi e con lo stesso tipo di rime, dette "piedi"), la seconda "sirma" (spesso anch'essa divisibile in due parti dette "volte"). Il primo verso della sirma rima frequentemente con l'ultimo della fronte e prende il nome di concatenatio (collegamento). A volte la canzone è chiusa da un "congedo", ovvero una stanza più breve, con struttura metrica ripresa dalla parte finale della sirma precedente. I versi della canzone sono per lo più endecasillabi e settenari.

La ballata è una forma originariamente per musica, destinata al canto e alla danza; si compone di una o più stanze ed è caratterizzata dalla presenza di un ritornello (detto "ripresa"), che precede il testo e viene poi ripetuto dopo ogni strofa. Ogni stanza comprende due parti: la prima è divisa in due "piedi" (o "mutazioni"), simili a quelli della canzone; la seconda si chiama "volta" e presenta una struttura analoga a quella della ripresa. Le stanze della ballata terminano tutte con la medesima rima, ovvero quella finale della ripresa. I versi più usati sono gli endecasillabi e i settenari.

Il madrigale è un breve componimento lirico, per lo più musicato, costituito da alcune terzine, concluse solitamente da uno o due distici. I versi sono quasi sempre endecasillabi e le rime possono seguire schemi molto diversificati tra loro.

La frottola, infine, è una composizione poetica nata per l'esecuzione orale e diffusa tra il XIV e il XVI secolo. Il valore della rima prevale nettamente sulla misura del verso, che, pertanto, oscilla con grande libertà. Le rime sono per lo più a coppie o a terne.

Una peculiarità della metrica romanza è la tendenza a far coincidere il limite del verso con quello sintattico. L'eccezione è costituita dal cosiddetto enjambement (accavallamento), termine francese con cui si è soliti indicare la scomposizione di un gruppo sintattico intimamente unito, o di una breve frase, tra la fine di un verso e l'inizio del successivo.

 

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