La novella
«Un fatto accaduto e inaudito».
La novella si propone fondamentalmente
d'intrattenere e interessare ascoltatori o
lettori: lo scopo didattico-morale, che spesso i
novellieri del passato esibirono, o è secondario,
o è semplicemente schermo polemico. L'interesse
si fonda essenzialmente sulla novità del fatto
narrato e sull'aderenza piú o meno stretta alla
realtà (nel 1828 il Goethe definí appunto la
novella « un fatto accaduto e inaudito »).
L'interesse realistico è ravvisabile anche nei
piú remoti esempi di novelle, quali ci sono
offerti già dall'antico Egitto; ed è presente,
commisto all'in treccio piú fantasioso, nella
ricchissima novellistica dell'India, dove è però
difficile scernere i confini tra novella
propriamente detta e favola, o fiaba. —
L'influsso della novellistica indiana,
attraverso innumerevoli traduzioni e rifacimenti,
sulle letterature occidentali del Medioevo fu
notevole. In queste la novella appare dapprima
come « esempio », cioè come narrazione a sé, o
introdotta in ampi trattati, a fini
didattico-morali; ma nella novella propriamente
detta, come man mano viene configurandosi, sono
abbastanza bene individuabili due principali
filoni. Il primo porta alla rapida o rapidissima
notazione d'una trovata, d'un motto, acuto o
sciocco, allo schizzo lineare d'un tipo umano o
d'una curiosa situazione. Questo filone, che
trova la sua prima importante espressione
letteraria nel
Novellino (sec. XIII) e una piú
consapevole sistemazione artistica in molte
novelle del Decameron del Boccaccio, e, in tono
minore rispetto a quest'ultimo, in Franco
Sacchetti, nel Trecento, si può ritenere che
sbocchi, nel secolo XV, nella facezia (Poggio
Bracciolini), e, assai apprezzata come segno di
raffinata cultura e di superiore dominio di sé,
nel Rinascimento che la codifica (Cortegiano di
B. Castiglione); continua e si esaurisce nel
secolo XVII. Il secondo filone esige narrazioni
assai piú complesse e avventurose, sia che
queste derivino i loro fantasiosi temi da fonti
indiane, sia che li attingano dalla materia
cavalleresca o dalla quotidiana realtà. Questo
filone, di piú in piú realistico, trova nella
parte quantitativamente e artisticamente
maggiore del Decameron una configurazione
artistica che resterà definitiva in Europa per
alcuni secoli. La configurazione data dal
Boccaccio alla nostra novella importa una
narrazione complessa, nella quale l'intreccio
spesso assai ricco degli avvenimenti è sempre
congiunto all'analisi dell'uomo. La linea ideale
italiana che parte dal Boccaccio, attraverso
Masuccio Salernitano (sec. XV), la folla dei
novellieri cinquecenteschi (Bandello, ecc.), le
avventurosissime novelle secentesche, dominate
dal gusto dello scenografico, del magnifico, del
sorprendente, e quelle, argute talvolta ma
povere di materia propriamente narrativa, care
al gusto filosofico e illuministicamente
didascalico del Settecento, giunge al
Romanticismo e oltre, sino al Verga, e, nei
primi del Novecento, a Luigi Pirandello.
Con il romanticismo e la nascita del romanzo, la
novella andò sempre più assimilandosi a una
forma di romanzo breve, e interessò scrittori
come G. de Maupassant, C. Dickens, N. Gogol, A.
S. Puskin e G. Verga. Alla fine del XIX sec., la
novella, o racconto, diventò mezzo espressivo
per affrontare temi specifici e raggiunse spesso
altissimi livelli con L. Pirandello, J. Joyce,
F. Kafka, J. P. Sartre, E. Hemingway, I. Calvino
e D. Buzzati.
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