L'OTTAVA
Metro narrativo per eccellenza nella poesia
italiana, l'ottava rima (detta anche
semplicemente ottava o stanza) è una strofe di
schema metrico fisso composto di otto
endecasillabi, i primi sei a rima alternata e
gli ultimi due a rima baciata (ABABABCC).
Controversa è l'origine del metro: le piú
antiche testimonianze conservate dell'uso
dell'ottava sono un testo autoriale (il
Filostrato di Boccaccio databile secondo Vittore
Branca probabilmente al 1335) e uno di
tradizione canterina, il Florio e Biancifiore,
attestato in copia nel 1343 ma presumibilmente
anteriore. Non è chiaro dunque se Boccaccio
abbia "inventato" tale soluzione metrica o se
l'abbia recepita dalla tradizione canterina. Nel
primo caso, l'"invenzione" boccacciana
consisterebbe nella derivazione dell'ottava
dalla stanza della canzone: l'ottava avrebbe
quindi una matrice letteraria. Nel secondo caso,
invece, essa originerebbe nell'alveo della
tradizione popolareggiante dei cantari, che
l'avrebbero sviluppata a partire dalle
laude e
dalla ballata. La presenza di alcune epigrafi in
ottava rima presenti nel Cimitero di Pisa e
anteriori al poema boccacciano potrebbero far
propendere per la seconda ipotesi. In ogni caso,
dal punto di vista formale le due ipotesi non
divergono molto (stanza di ballata e stanza di
canzone sono infatti assimilabili nella
struttura); la differenza è dunque nella
prospettiva storico-letteraria in cui si guarda
alla questione. A Boccaccio si deve comunque
attribuire la codifica del metro, che incontrò
larga diffusione a partire già dal sezolo
seguente: si ricordino il Morgante del Pulci,
l'Orlando innamorato del Boiardo e il Furioso
dell'Ariosto, la Gerusalemme del Tasso, ma anche
un poemetto come le Stanze per la giostra del
Poliziano.
SCRITTORI DEL QUATTROCENTO E
CINQUECENTO
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