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POSTMODERNO

Atteggiamento generale della cultura contemporanea che considera inaccettabili le ideologie e le certezze proprie della modernità, e legittima, in sede espressiva, la mescolanza e la contaminazione di moduli e stili disparati.

Teorizzato in filosofia da J.F. Lyotard in un saggio del 1979, La condizione postmoderna, il postmoderno si identifica in campo letterario con una tendenza del romanzo sviluppatasi negli Stati Uniti a partire dagli anni Sessanta.

Il romanzo postmoderno si inscrive nel mondo della comunicazione, dei media e della tecnologia; e, accogliendo le suggestioni di saggisti come H.M. McLuhan, tende a esprimersi in un linguaggio «visivo» che incorpora gli effetti della televisione e del computer.

Tuttavia il fenomeno del postmoderno è connesso anche a una crisi dell'interpretazione, che segna la fine dei modelli critici fondati sulla certezza, e conseguentemente annuncia la cosiddetta «morte del soggetto», della quale i singoli scrittori danno testimonianza ora confondendo i rapporti tra autore e personaggi (G. Sorrentino), ora parodiando l'autore come padre (D. Barthelme), ora assegnando il ruolo di personaggi a entità non umane, aleatorie (Th. Pynchon).

La narrazione sembra perdere ogni elemento soggettivo: a raccontare sono i media, produttori dell'evento romanzesco, cronisti di se stessi (R Coover, W. Gass).

Pur ponendosi come recupero della narratività dopo gli esperimenti dell'avanguardia, il romanzo postmoderno non è un ritorno nostalgico alla facilità di lettura o una semplice distruzione dei valori: il suo dichiararsi epigono già nel nome, il suo essere «post-», sono attributi più teorici che cronologici.

I suoi esponenti criticano i concetti di inizio e di fine, il determinismo, la temporalità lineare su cui si fonda il romanzo ottocentesco (e spesso anche quello contemporaneo), l'idea di «originalità».
Quest'ultimo concetto viene attaccato da J. Barth, per il quale la letteratura va intesa come versione apocrifa di un testo originale, irritrovabile e inesistente.

Secondo il critico letterario statunitense F. Jameson, una caratteristica fondamentale di tutti i fenomeni postmoderni è la cancellazione del confine tra la cultura alta e la cosiddetta cultura di massa o commerciale. Il postmoderno subisce infatti il fascino del kitsch, dei serial televisivi, della paraletteratura, «materiali non semplicemente citati come sarebbe potuto accadere in Joyce o in Mahler ma incorporati in tutta la loro sostanza».

La sfiducia nei generi mimetici tradizionali, alleata al clima filosofico dello strutturalismo e del decostruzionismo (decostruzione), ha indotto gli scrittori a rivolgersi a forme popolari come la detective story (Il nome della rosa di U. Eco, 1980), la fantascienza (la serie spaziale di D. Lessing, Canopo in Argo: Archivi, 1979-83), la fiaba (fonte ricorrente di A. Carter).

Altrettanto postmoderno è il venir meno dei confini tra romanzo e giornalismo, come in T. Wolfe o in Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta di R. Pirsig.

Il postmodernismo russo
 

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