Romanzo gotico
Se in tutta Europa la diffusione della Nouvelle
Héloi'se di Jean-Jacques Rousseau porta a un
culto esasperato dei sentimenti, in Inghilterra
l'interesse per il gotico e per la forte
emotività posseduta da epoche primitive lancia
la moda del romanzo gotico. Capostipite ne è II
castello di Otranto di Horace Walpole, che tenta
programmaticamente di unire gli eccessi della
fantasia alla rappresentazione della natura. La
storia, impregnata di atmosfere shakespeariane,
si immagina ricavata e tradotta da un originale
italiano stampato a Napoli nel 1529 e accumula
materiali eterogenei intorno a una vicenda di
violenza e seduzione perpetrata appunto dal
tiranno di Otranto.
Ma sensazionalismo, atmosfere medievali,
sensualità e santità segnano le origini di un
successo e di una lunga serie di imitatori: da
Clara Reeve, con The Champion of Virtue, a
Gothic Story (1777), a Charlotte Smith, con
Emmeline, o l'orfano del castello (1788), ad
Anne Radcliffe con I misteri di Udolfo (1794) e
L'Italiano (1797), che riprende ancora una volta
l'ambientazione italiana.
Capolavoro del genere rimane però II monaco
(1796) di Matthew Gregory Lewis, dove risulta
chiaro come, nel romanzo gotico (e poi nel
melodramma ottocentesco, che spesso ne recupera
temi e atmosfere), l'influenza del sublime abbia
prodotto un'attenzione continua per quelle forze
spirituali e occulte nel quotidiano che ora
ritornano alla luce quasi in reazione alle
pretese eccessive del razionalismo che aveva
caratterizzato la prima metà del secolo.
Privilegiando luoghi occulti e sotterranei, così
come la poesia privilegia atmosfere cimiteriali,
il romanzo gotico cerca di scandagliare e
portare alla luce le forze nascoste che
ossessionano l'immaginario di fine secolo e che
trovano un perfetto corrispondente nella volontà
del marchese de Sade di esaurire l'intera
fenomenologia dei crimini cui può soggiacere la
natura umana. È arrivata così all'eccesso l'idea
che l'unico obiettivo artistico debba essere il
piacere dell'uomo.
Il castello di Otranto
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