Romanzo di spionaggio

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Rebecca WestGenere letterario sviluppatosi nel secolo scorso nell'ambito del romanzo popolare e definitosi più tardi con una precisa gamma di situazioni e moduli narrativi. Tra i vari filoni derivati dal modello del romanzo-enigma (letteratura poliziesca), il r. di s. o spy story è il solo ad aver assunto connotati così originali da essere considerato come un genere autonomo. Esso nasce all'interno dell'evoluzione della detective story e ha in comune con essa due dei temi maggiori: il tema «fuga e inseguimento» e quello della «verità svelata» nel finale. Ma mentre nella detective story il crimine capitale è l'omicidio, nella spy story è il tradimento; o, nelle varianti principali, l'attacco portato alla sicurezza di una nazione, la manovra destabilizzante. Al posto del detective, è protagonista l'agente segreto, ormai privo dei connotati infamanti connessi al termine «spia». Caratteristica costante del r. di s. è quella di riflettere (fino alla xenofobia, nelle elaborazioni più semplicistiche) la politica del paese in cui viene scritto: perciò, in Occidente, il «Grande Nemico» di Arsène Lupin, di Sherlock Holmes, e degli eroi successivi, sarà di volta in volta tedesco, sovietico, nazista, comunista. Se nel poliziesco è la realtà quotidiana a essere eternamente sviante, nel r. di s. risulta ingannevole la Storia. La promessa implicita rivolta ai lettori è appunto quella di poter guardare dietro le quinte della messa in scena della storia ufficiale. In questa luce diventa significativo il fatto che la spy story acquisti le sue qualità distintive solo negli anni intorno alla prima guerra mondiale (malgrado i numerosi predecessori, come A. Dumas padre, Emmuska Orczy con la serie della «Primula Rossa», W. Scott, o R.L. Stevenson). Il merito di avere suggerito il significato etico del plot di spionaggio spetta a scrittori come J.F. Cooper (con La spia, 1821), J. Conrad con i «romanzi politici» (L'agente segreto, 1907; Sotto gli occhi dell'Occidente,1911) e, più tardi, a S. Maugham o a G. Greene. Ma l'elaborazione e la messa a punto dello schema e dei temi della spy story è opera di autori di polizieschi. Fu A.C. Doyle (nel racconto L'avventura dei progetti Bruce-Partington), a tracciare in miniatura gli elementi fondamentali del genere: segreto delle scoperte scientifiche e militari, guerra o destabilizzazione che si profila, l'avversario politico come simbolo del Male. Contemporaneamente l'inglese J. Buchan, nei Trentanove gradini (1915), dava una rappresentazione rimasta esemplare del tema «fuga e inseguimento» in una trama spionistica.
Due sono i filoni principali della letteratura di spionaggio: quello in cui predomina l'avventura «meravigliosa», e l'altro dove l'agente è presentato in un contesto altamente problematico e drammatico. Della prima corrente, che dominò sino alla fine degli anni Trenta, si ricordano gli inglesi Buchan e E. Phillips Oppenheim; l'americano J.P. Marquand; e subito dopo la guerra un altro inglese, P. Cheyney; per gli anni Cinquanta, il francese J. Bruce, popolarissimo creatore di un agente segreto noto in codice come oss 117; Rebecca West (Gli uccelli cadono,1966) e L. Uris (Topaz, 1967); il culmine nel genere è rappresentato però dalla serie dell'agente 007 (al secolo James Bond), creata da J. Fleming negli anni Sessanta, e che rappresentò un caso letterario, sia per il successo ottenuto, sia per l'uso creativo degli schemi del «meraviglioso». Il secondo filone della spy story è nato a opera di un altro inglese, E. Ambler, il cui romanzo La maschera di Dimitrios (1939) segna una svolta decisiva. Gli inquietanti eroi di Ambler dimostrano che non esiste la Storia oggettiva ma solo gli annali dettati dai vincitori e dalle convenienze, e che l'agente segreto è solo una pedina in un gioco di proporzioni inaudite. Nessun happy end può cancellare questo riposto e sconsolato significato della spy story, così come l'hanno trattata Ambler e, dopo di lui, L. Deighton, e come ha evidenziato il più famoso scrittore di spionaggio degli ultimi anni, John Le Carré, nei cui complessi e fini romanzi (La spia che venne dal freddo, 1963; La talpa, 1974 ecc.) il protagonista esce da gelide vicende tanto vincitore quanto deluso e stanco.
Durante tutto il periodo della «guerra fredda», la divisione del mondo in blocchi contrapposti sotto il controllo egemonico delle superpotenze usi, e URSS e dei rispettivi servizi segreti (CIA e KGB) aveva assicurato grande vitalità al genere e la spy story aveva conosciuto un incremento di titoli e un consenso di pubblico notevolissimi. Le modificazioni intervenute nel quadro internazionale dopo il 1989 ne hanno mutato toni e trame. Si è dilatata la geografia, non più circoscritta a Stati Uniti, Russia e Cina, ma allargata a tutti i paesi, in particolare a quelli più turbolenti; al conflitto politico-ideologico si è sostituito quello etnico-religioso; lo scenario è meno individuale e più corale; l'eroe è sempre più disincantato.