A fronte di una presunta e sbandierata crisi della critica, di una lamentata latitanza di «autorità indiscusse>, che
orientino i lettori nel mare magnum delle novità letterarie che l'industria
editoriale sfoma a ritmo serrato, e della perdita di carisma dei premi
letterari, la vox populi
è scesa in campo a recensire, stroncare, promuovere, consigliare, esprimere
insomma la propria opinione su ciò che legge fidandosi del proprio gusto e della
propria formazione culturale. Il fenomeno è una delle tante «estemazioni» del
mondo-lntemet, che nella sua macrorete ospita librerie, salotti e caffè
letterari virtuali, community, case editrici (quelle vere) e gli innumerevoli
spazi «aperti» dei blog - termine nato dalla contrazione di «web» e «log»
(giornale, diario) - dove, fra diari intimi e critiche sociali, spesso si
insinua una sezione dedicata alle letture e ai consigli per gli acquisti in
libreria. Il blogger lascia i suoi post- salaci, entusiasti o disgustati
appunti, owero post-it - oppure scrive lunghi commenti ricchi di citazioni,
rimandi e confronti: i visitatori del blog lasciano le loro chiose e a volte può
anche nascere un esteso dibattito. Luogo «deputato» e frequentatissimo dagli
appassionati di libri e letteratura sono però le community, spazi «a tema» dove
gli utenti interagiscono discutendo su soggetti di interesse comune. Sono decine
le community italiane dedicate ai libri, da quelle onnicomprensive a quelle
specializzate per genere, autore o, addirittura, incentrate su un solo libro.
Anche qui è aperto un libero scambio di commenti, messaggi, idee, suggerimenti,
segnalazioni, aventi come unico filtro la pertinenza e la «decenza» del
messaggio. Blog e community vivono una forma di semianonimato: gli utenti
infatti possono manifestarsi con un nickname (soprannome), ma molti siti
chiedono una «registrazione» dei dati personali che, nel rispetto della privacy,
restano segreti.
Fin qui il versante free. Poi c'è quello «ufficiale», nel quale si collocano i
siti degli autori, delle case editrici e delle librerie, reali e virtuali (come
Internetbookshop, Bol, Libreriauniversitaria ecc.). Nel primo caso il contatto,
quando è possibile, è molto spesso personale e diretto: un indirizzo mail
consente di inviare all'autore un messaggio in cui manifestare le proprie
impressioni di lettura; ma non mancano siti di autori che danno spazio ai blog.
Case editrici e librerie - che a volte corredano i dati bibliografici dei propri
libri in catalogo con brevi indicazioni dei contenuti, o addirittura pubblicano
recensioni apparse su testate giornalistiche - hanno quasi sempre un
riquadro riservato al lettore, titolato con un esplicito invito: «scrivi la tua
recensione», «invia il tuo commento». I testi mandati dai lettori sono
pubblicati nella pagina del libro cui si riferiscono (anche qui è necessario
«registrarsi» al sito, fornendo i propri dati a garanzia di serietà).
Può essere curioso spigolare tra i diversi siti: il ventaglio delle recensioni
va da quella «minimalista», che commenta «mi è piaciuto» o «non è piaciuto» -
che può essere espresso anche con la formula «non era il caso di spendere 9,40
euro per questo» - a quella «barocca», che si produce in un profluvio di analisi
minuziose e circostanziate, rifinite e tornite, o è carica di rinvii,
interrogativi, sospensioni, oppure compone un resoconto del «vissuto» della
lettura: «ritorna sugli stereotipi dei precedenti romanzi, già enucleati ed
eviscerati, che oramai mi sono venuti fortemente a noia»; «non capisco cosa
pensasse, quanto soffrisse, né cosa volesse e chiedesse dalla vita»; «non è
realismo magico puro, c'è una vena fortemente triste nella sua produzione, e
proprio per questo motivo i suoi racconti sanno di vita, di amaro e di dolce»;
«mi sono preparato spiritualmente a rivivere quanto già accaduto con i suoi
libri precedenti, sfogliando con piacevole interesse le pagine porose di storie
passate»; «ho capito che questo testo la rispecchia in pieno, lei, donna, con
tutte le sue improvvise contraddizioni; si tratta di una sorta di diario
personale, sotto forma di romanzo; ricorda in qualche modo una biografia, che
pure non è, e richiama da vicino un altro suo piccolo gioiello, pubblicato un
paio di anni prima». Caratteristica abbastanza diffusa dei post sono i toni
estremi: scarseggiano le mezze misure, raramente un libro piace per un aspetto
ma delude per un altro; abbondano invece i superiativi, nel bene e nel male,
corredati dagli immancabili punti esclamativi: ogni libro è destinato
all'empireo dei capolavori (o dei «fanclub») o all'abisso della carta straccia.
Ma non mancano commenti di politica editoriale, uno per tutti: «la pecca più
grande è comunque il prezzo, ma non mi andava di attendere almeno due anni per
l'uscita in edizione tascabile»...
Resta però inevasa la domanda fondamentale: perché tutti si improwisano giudici
e critici? Cosa spinge il «critico della porta accanto» a stilare la sua
sentenza? Molte le ipotesi: presa di coscienza, ribellione all'autorità, voglia
di condivisione, scambio di idee, ricerca di dialogo, affermazione di un ruolo.
O più banalmente, il desiderio di lasciare una traccia del proprio passaggio.
Una traccia senza volto, però.