Il classicismo in Italia
In Italia, dove la tradizione letteraria ha un
carattere spiccatamente
retorico, i classicisti non intendono rinunciare
alla grande eredità rinascimentale, sia pur orientata moralisticamente
in senso controriformista dai teorici gesuiti come Pietro Sforza
Pallavicino o Famiano Strada.
La via percorsa dal classicismo accademico
romano del primo Seicento è proprio quella
del rinnovamento dentro la tradizione, con
l'ambizione di mutuare forme e modelli della
poesia greca e latina e di trasferirli in un
universo cristiano, dando vita a una poesia
solenne ed eloquente, ricca di sentenze e precetti.
Una poetica classicistica comune unisce i letterati, provenienti da esperienze diverse, che
si raccolgono a Roma intorno al pontefice Urbano
VIII, da Giovanni Ciampoli, che la teorizza
nella Poetica sacra, a Virginio Cesarini, da
Agostino Mascardi a Fulvio Testi: i modelli
spaziavano dalla Bibbia a Orazio, da Pindaro
ad Anacreonte.
Le cadenze gnomiche e riflessive,
derivate dallo stoicismo e dominanti in Cesarini,
si uniscono a un gusto magniloquente ed eroico
nella poesia di Testi, caricandosi
di suggestioni bibliche in Ciampoli e
trasformandosi in una sensibilità scenografica
un po'
fredda ed esteriore nel manierismo fine secolo
di Alessandro Guidi o di Vincenzo da Filicaia.
L'eloquio alto e scandito dell'ode pindarica
convive con la cantabilità musicale ed elegante
della canzonetta anacreontica nella poesia di
Gabriello Chiabrera (1552-1638), al quale spetta
un posto importante nella storia letteraria
italiana, per la varietà delle esperienze
stilistiche e per le innovazioni metriche
introdotte, trapiantando nella lirica italiana
modelli classici.Accanto alla canzone
d'argomento sacro, eroico o morale, Chiabrera
pratica il genere della canzonetta melica, dal
ritmo e dalla struttura agile e variata, che gli
è certo più congeniale, e negli ultimi anni
della sua vita tenta con successo la via della
discorsiva satira oraziana, componendo i Sermoni.
Non è un caso che la visione del cosmo e
l'analisi dell'uomo proposte dai classicisti
romani e in particolare dai poeti moralisti
Ciampoli e Cesarini, che sono aggregati
all'Accademia dei Lincei, si nutrano anche della
nuova scienza di Galilei, con il quale entrambi
hanno rapporti di stima e profonda amicizia.
Classicismo e nuova scienza procedono spesso
uniti: in quella Firenze non toccata dalla moda
del marinismo, che difende gelosamente la
tradizione letteraria italiana, scienziati come
Francesco Redi e Lorenzo Bellini praticano forme
di poesia classicheggiante, mentre a Napoli
letterati classicisti, come Pirro Schettini e
Camillo Buragna, entrano nell'Accademia degli
Investiganti. L'esperienza lirica dei
meridionali Schettini e Buragna, al pari di
quella dei lombardi Carlo Maria Maggi e
Francesco de Lemene, si inserisce nel solco
della tradizione del petrarchismo, che si assume
il compito di mantenere vivo il modello antico
in polemica con il cattivo gusto dominante.
Tutte le tendenze classicistiche che in Italia,
sia pure in forme diverse e più o meno evidenti,
continuano a dare frutti, opponendosi alla
diffusione del marinismo, confluiscono alla fine
del Seicento nell'Arcadia, l'accademia sorta con
il proposito di restaurare il buon gusto nelle
lettere, nella quale si ritrovano Redi e
Filicaia, Maggi e Menzini, Guidi e Magalotti.
Gli orientamenti dell'Arcadia sono influenzati
anche dalla grande esperienza del classicismo
francese, originato dal razionalismo cartesiano
e codificato nell'Arte poetica di Nicolas
Boileau: esso proclama il culto della ragione
cui spettava di frenare e indirizzare gli
eccessi disordinati dell'immaginazione.
Gabriello Chiabrera
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