Sturm und Drang: la rivoluzione teatrale
Tra gli echi che giungono al vecchio continente
della guerra di indipendenza americana e le
prime awisaglie della Rivoluzione francese si
consuma in Germania la ribellione tutta
letteraria dello Sturm und Drang.
Preparato dalla riflessione critica di Elias
Schlegel, Lessing e Bodmer su Shakespeare, sui
caratteri peculiari dello spirito germanico e
sulla natura del genio, il nuovo corso della
cultura tedesca prende l'awio dall'incontro tra
Goethe e Herder a Strasburgo, all'inizio degli
anni Settanta, auspice Hamann. Il culto della
natura e del genio che anima il gruppo di amici
ben presto raccoltisi intorno a Goethe e Herder
si riassume nella scoperta di Shakespeare quale
autentica risposta "nordica" al gusto
francesizzante della cultura accademica tedesca
del XVIII secolo. Dal saggio Shakespeare di
Herder all'incompiuto romanzo goethiano La
vocazione teatrale di Wilhelm Meisters, la
lettura delle opere di Shakespeare assume
nell'immaginario stùrmeriano il valore di un
autentico rito di iniziazione alla poesia: nei
drammi del bardo inglese vive infatti
l'autentica unità della creazione artistica che
nessuna astratta precettistica poetica può
surrogare. Formatisi su Shakespeare e dominati
dal mito del "Kraftgenie", del "Kerl" che anela
all'azione, gli Stùrmer sono fatalmente
destinati alla creazione teatrale: non a caso è
il dramma di Goethe Gòtz di Berlichingen la
prima opera di rilievo del movimento. Intuendo,
come già prima di lui Voltaire, l'importanza
dell'apertura alla storia dei chronicle plays,
ma ormai libero dalle convenzioni classiciste
cui Voltaire ancora obbediva, Goethe crea una
saga nazionale di ampio respiro epico in
sintonia con la tendenza alla riscoperta delle
proprie radici culturali diffusa in tutta la
drammaturgia dei Paesi nordici sul finire del
Settecento.
Essendo essenzialmente tesa alla ricerca dell'"
interessante", la drammaturgia stiùrmeriana è
caratterizzata da una spiccata tensione
all'eccesso, tanto stilistico quanto emotivo. I
generi vengono caoticamente intrecciati con un
effetto di violenta deformazione grottesca
evidentissima in Sturm und Drang (Tempesta e
impeto) di Klinger (1776), il dramma da cui
August Wilhelm Schlegel trasse a posteriori la
denominazione del movimento.
La sintassi narrativa si sbriciola nelle opere
di Lenz (11 precettore, 1774; I soldati, 1776)
che col loro montaggio di scene in rapida
successione preludono alla tecnica teatrale di
Bùchner e Grabbe. Sulla spinta di passioni
condotte al parossismo gli eroi stùrmeriani
consumano i delitti più turpi — dal fratricidio
(Klinger, I gemelli, 1776) all'infanticidio
(Wagner, L'infanticida , 1776)— sviluppando, col
loro agire impulsivo, intrecci romanzeschi degni
dei melodrammi di Pixérécourt. L'anelito alla
libertà e alla giustizia che corona il
ribellismo sociale degli Stùrmer
contraddistingue anche i primi testi teatrali di
Schiller vicini per tanti aspetti alla
drammaturgia dello Sturm und Drang (I masnadieri,
1781, La congiura dei Fieschi a Genova, 1782,
Intrigo e amore, 1784).
Alla metà degli anni Ottanta la rivoluzione
stùrmeriana si può considerare ormai conclusa:
la reazione dei giovani "geni" all'arido
razionalismo e al languido sentimentalismo dei
decenni precedenti non è però priva di
conseguenze sulla cultura romantica successiva.
Mentre Goethe prende progressivamente le
distanze dal movimento con il dramma "classico"
Ifigenia in Tauride (1787), il dramma "storico"
Egmont (1788) e il dramma "dell'artista"
Torquato Tasso (1790), sviluppando un articolato
percorso drammaturgico riassumibile nelle
complesse vicende compositive del Faust,
Schiller pone le basi per una nuova visione del
tragico. Nel 1787 Schròder mette in scena il Don
Carlos, frutto di una profonda meditazione di
Schiller sul senso della storia. La svolta
decisiva si compie però sotto l'influsso della
filosofia di Kant: se infatti l'universo è
incomprensibile all'uomo la tragedia non può
essere un'illuministica apologia della ragione.
I saggi Sul patetico (1793) e Sul sublime (1801)
con la loro analisi del conflitto tra libertà e
necessità costituiscono il quadro di riferimento
teorico per la trilogia II campo di Wallenstein
(1796), I Piccolomini (1797-1798) La morte di
Wallenstein (1798-1799).
Dal 1791 Goethe era intanto diventato direttore
dell'Hoftheater di Weimar e nel 1794 era
cominciata la collaborazione artistica con
Schiller: i due autori possono quindi
sperimentare nel concreto rapporto col
palcoscenico le proprie teorie. Tra
l'irrealizzabile progetto tragico de La morte di
Empedocle, cui Hòlderlin comincia a lavorare nel
1798, e le fiabe teatrali di Tieck (II gatto con
gli stivali, 1797; Principe Zerbino, 1799) cala
il sipario sulla drammaturgia del Settecento.
In quegli stessi anni gli scritti teorici di
Fichte (Fondamenti dell'intera dottrina della
scienza, 1794), di Friedrich Schlegel (Frammenti
critici, 1797) pongono le basi per la nuova
cultura romantica.
|