Vernant, il '900 e la Grecia.



È morto Jean-Pierre Vernant, uno dei più importanti studiosi della Grecia antica. L'articolo ne ricorda la vita, l'importanza della militanza nella Resistenza e l'influenza dei suoi maestri. Gli aspetti più innovativi della sua opera sono legati all'adozione del metodo comparativo, che gli permise di modificare l'approccio allo studio della cultura greca.
Vernant spaziò tra molteplici discipline, occupandosi di storia, politica, mitologia e religione.


Con la morte di Jean-Pierre Vernant la ricerca storica perde uno degli studiosi più brillanti e influenti del Novecento. Scomparso l'altra sera nella sua casa di Sevres, in Francia, quasi novantatreenne, lo studioso francese era infatti uno dei maggiori conoscitori del mondo greco antico. Autore di numerose opere importanti [...], Vernant ha saputo studiare in modo innovativo l'eredità culturale e religiosa dei greci rendendola più comprensibile anche ai non specialisti. Marxista e intellettuale appassionatamente partecipe e testimone delle tragedie del Novecento, il grande storico che aveva preso parte alla Resistenza abbandonò il partito comunista nel 1969, dopo trentasei anni di militanza attiva, in seguito alla repressione della primavera di Praga, coerente con un'apertura mentale che resta forse la sua caratteristica principale.

Nato nel 1914, Vernant aveva studiato per divenire professore di filosofia, ma la cesura della guerra segnerà indelebilmente la sua vita, come raccontò in una lunga intervista raccolta da Jérôme-Alexandre Nielsberg e pubblicata su "l'Humanité" del 6 aprile 2005. Mentre il conflitto mondiale bruciava l'Europa, decisivi furono l'incontro e l'amicizia con uno dei professori conosciuti alla Sorbona, Ignace Meyerson (1888-1983), che da giovane in Polonia aveva aderito ai movimenti rivoluzionari antizaristi e, rifugiato in Francia, era entrato dopo l'invasione tedesca nelle file della Resistenza contro gli occupanti. Ma la guerra non riuscì a distogliere Meyerson dalla prediletta psicologia storica: tra i partigiani si formò così un piccolo gruppo di studiosi appassionati che nella Francia meridionale arrivò anche a organizzare conferenze, e persino un convegno a cui presero parte Marc Bloch e Marcel Mauss. Alla fine della guerra, considerata conclusa la sua esperienza militare, Vernant pensava infatti di tornare alla vita civile cominciando appunto a insegnare, ma furono proprio Meyerson e un altro grande studioso - Louis Gernet (1882-1962), filologo, storico e sociologo - a convincere l'intellettuale partigiano che doveva entrare al Cnrs, il Centro nazionale della ricerca scientifica dove, pur non avendo pubblicato nulla e senza avere nemmeno una tesi in corso, il mancato filosofo entrò nel 1948. Da allora, e fino all'entrata nella prestigiosa École des hautes études, fu una lunga stagione straordinaria. «Tutti i giorni - ricordava con nostalgia - ero alla Biblioteca Nazionale. Imparare, capire, comparare i testi: dieci anni di letture». E poi le lezioni di Gernet: «Era meraviglioso: arrivava con le mani in tasca, con la sua cravatta alla Blum e ci parlava sia di filologia, sia di studi comparati giuridici, greci, indiani, cinesi, sia di antropologia storica».

Proprio grazie a questo sguardo largo e attento ai diversi aspetti dell'esperienza umana Vernant ha potuto scrivere opere fondamentali. Nel 1993 le ha introdotte una puntuale nota di Riccardo Di Donato - che certo è il migliore conoscitore italiano dello studioso francese - nel limpido Mito e religione in Grecia antica (Donzelli), che Vernant aveva pubblicato nel 1987 per l'Encyclopedia of Religion di Mircea Eliade, mentre la fittissima bibliografia del grande storico dell'antichità (completa fino al 1994) è in appendice ai saggi (raccolti dallo stesso Di Donato) nei due volumi di Passé et présent (Edizioni di Storia e Letteratura). La prima opera di Vernant, Les origines de la pensée grecque, uscì nel 1962 ed ebbe un successo straordinario. A precederla era stata però una nutrita serie di articoli, raccolti in Mythe et pensée chez les Grecs (1965), seguito da molte altre opere, fino all'ultimo libro, Entre mythe et politique, pubblicato nel 2004.

Vernant ha spiegato che lo specialista di una determinata cultura - per esempio, quella greca da lui studiata per tutta la vita - ha la tendenza ad assolutizzare il suo sguardo, a pensare che non ce ne possano essere altre. Ma questo sguardo viene ridimensionato se si comparano altre culture, come quelle dell'India o del mondo assiro-babilonese, e in questo modo lo sguardo iniziale viene profondamente modificato. Il metodo comparativo allora «non consiste soltanto a guardare ciò che è comune e ciò che è diverso, in società multiple, sia nello spazio, sia nel tempo, ma consiste anche, attraverso questo lavoro a modificare completamente l'avvicinamento alla cultura oggetto del proprio studio». [...]