Poeta e cantautore, Wolf
Biermann si trasferì nel 1953 a Berlino Est, abbracciando l'ideologia della
Repubblica Democratica Tedesca. Dalla metà degli anni Sessanta, tuttavia, il
regime comunista lo sottopose a pesante censura, fino a impedirgli, nel
1976, di rientrare nel paese dopo una tournée nella Germania Ovest. Poté
tornare a Berlino Est soltanto dopo la caduta del Muro, nel 1989.
Wolf Biermann (Amburgo 1936)
Poeta, scrittore e cantautore tedesco. Figlio di operai comunisti uccisi dai
nazisti (il padre morì ad Auschwitz), per ragioni politiche si trasferì nel
1953 a Berlino Est, nella Repubblica Democratica Tedesca, dove studiò
filosofia, economia politica e matematica, e conobbe il musicista Hanns
Eisler.
All’inizio degli anni Sessanta iniziò a comporre, nello stile degli
chansonnier francesi, poesie e canzoni che gli procurarono l’avversione del
governo. Nei suoi testi, ispirati a modelli letterari quali Heinrich Heine,
Bertolt Brecht e François Villon, convivono sentimenti di lealtà verso la
sua scelta politica, cioè la patria socialista, e al tempo stesso denunciano
la mancata conquista di un’importante prerogativa delle democrazie
occidentali: la libertà d’espressione. A seguito della pubblicazione della
raccolta poetica L’arpa di fil di ferro (1965), gli venne proibito di
comparire in pubblico nella RDT e fu costretto a pubblicare le altre sue
opere nella Repubblica Federale.
Nel 1976 una tournée autorizzata nella Germania Occidentale fu il pretesto
per sbarazzarsi di un artista scomodo: a Biermann fu infatti proibito di
rientrare nella RDT e fu privato della cittadinanza, decisione che suscitò
un coro di proteste in tutto il paese.
DIE HABE ICH SATT
Die kalten Frauen, die mich streicheln
die falschen Freunde, die mir schmeicheln
Die scharf sind auf die scharfen Sachen
Und selber in die Hosen machen
In dieser durchgerissnen Stadt
- die hab ich satt!
Und sagt mir mal: Wozu ist gut
Die ganze Bürokratenbrut?
Sie wälzt mit Eifer und Geschick
Dem Volke über das Genick
Der Weltgeschichte großes Rad
- die hab ich satt!
Was haben wir denn an denen verlorn:
An diesen deutschen Professorn
Die wirklich manches besser wüßten
Wenn sie nicht täglich fressen müßten
Beamte! Feige! Fett und platt!
- die hab ich satt!
Die Lehrer, die Rekrutenschinder
Sie brechen schon das Kreuz der Kinder
Sie pressen unter allen Fahnen
Die idealen Untertanen:
Gehorsam - fleißig - geistig matt
- die hab ich satt!
Der Dichter mit der feuchten Hand
Dichten zugrunde das Vaterland
Das Ungereimte reimen sie
Die Wahrheitssucher leimen sie
Dies Pack ist käuflich und aalglatt
- die hab ich satt!
Der legendäre Kleine Mann
Der immer litt und nie gewann
Der sich gewöhnt an jeden Dreck
Kriegt er nur seinen Schweinespeck
Und träumt im Bett vom Attentat
- die hab ich satt!
Und überhaupt ist ja zum Schrein
Der ganze deutsche Skatverein
Dies dreigeteilte deutsche Land
Und was ich da an Glück auch fand
Das steht auf einem andern Blatt
- ich hab es satt!