LA POESIA ELLENISTICA
La seconda metà del IV
secolo a.C. fu segnata dall’espansione
prodigiosa del dominio Macedone che cambiò
profondamente la fisionomia politica del mondo
greco.Questi cambiamenti provocarono inoltre
grandi mutamenti culturali dove l’arte e
l’intelletto trovarono il massimo splendore. Tra
il IV e il v secolo a.C. la cultura greca aveva
il suo centro nella città di Atene.
Dopo la scomparsa di Alessandro Magno una nuova
città si affermò come indiscusso centro
intellettuale del mondo greco, ormai
completamente trasformato: Alessandria d’Egitto.
L’Egitto ellenizzato si differenziò dalle altre
zone dell’impero di Alessandro frantumate da
cinquant’anni di disordini dopo la morte precoce
del suo fondatore, acquisendo una stabilità
politica che unita all’enorme ricchezza naturale
del territorio egiziano fecero di Alessandria
uno dei più forti poli di attrazione del mondo
greco dove Tolomeo Soter cementò il suo potere
politico.
Con la determinazione degli uomini del nuovo
potere che riversavano grandi somme di denaro
nella costruzione di nuovi edifici e nel
ricreare culti religiosi e festività cerimoniali
greche per alimentare e sostenere tutte le
attività culturali e intellettuali: dalla
ricerca filologica a quella scientifica e le
forme artistiche più avanzate¸si sviluppò perciò
in terra d’Africa un nuovo modo di vivere greco.
Nel IV e nei primi decenni de v sec. a. C, ad
Alessandria confluirono gli intellettuali, gli
scrittori, gli scienziati più eminenti del mondo
greco. Dopo duecento anni Androne di Alessandria
affermava che “gli uomini di Alessandria furono
gli educatori della Grecia intera e del mondo
barbaro, quando la cultura umana era sulla via
dell’estinzione a causa dei mutamenti
ininterrotti che turbarono i tempi dei
successori di Alessandro”.
Il centro motore dell’attività intellettuale e
artistica di Alessandria era il “Museo” che fu
l’organismo più incisivo per la trasmissione
della cultura occidentale nella storia d’Europa.
Si entrava nel Museo su invito del re e dentro
gli intellettuali godevano di un’assistenza
garantita, molte agevolazioni professionali e
sociali e soprattutto potevano frequentare la
Biblioteca, unica al mondo: una delle principali
attività del Museo nei suoi primi anni di
costituzione fu la raccolta di testi di tutti
gli autori in lingua greca. Questa raccolta
capillare di libri richiese un impegno immenso e
l’impresa di riunire le opere scritte di tutti
gli uomini degne di studio non aveva precedenti.
Era il documento splendido di un’ambizione e di
una prodigiosa ampiezza di vedute. Lo scopo
della raccolta fu perseguito con zelo
implacabile.
L’esistenza del museo ebbe una parte di spicco
nella vita intellettuale e culturale do
Alessandria.Il Direttore della Biblioteca aveva
l’incarico di pedagogo del principe ereditario.
Gli scrittori e i poeti che il mecenatismo dei
sovrani mantenevano nella città erano mobilitati
nell’impresa filologica che si sviluppava tra le
pareti della Biblioteca: tutti i libri che vi
affluivano richiedevano cernita, classificazione
che venivano svolte con il massimo zelo.
La poesia ellenistica (poesia perché la quasi
totalità dei testi “non tecnici” di questo
periodo è in forma metrica) mostrava una
tendenza spiccata all’ispirazione colta,
intellettuale; ma l’impegno di questi poeti
alessandrini o degli studiosi che lavoravano a
stretto contatto con loro, nell’attività di
ricercatori, di filologi professionisti
conferisce alla loro scrittura una fisionomia di
canto chiuso, elaborato e iniziatico.
Non c’è poeta di quest’epoca che non sia zelante,
perfino pignolo nel tornire i particolari più
sfumati di quanto sta esponendo: negli esiti più
brillanti quel genere di poesia tocca vertici
non comune di acume mentale (e talvolta questo
carattere risulta oastico, elitario); mentre al
suo livello meno pregiato si rivela prodotto
d’imitazione oltre che pedante.
Negli scritti ellenisti si riscontrano le
tensioni tra i cambiamenti politici e sociali di
questo secolo che li distaccava dal loro “essere
greci” e la loro reazione a recuperare e a
rafforzare i valori tradizionali sia sociali che
culturali. Gli scrittori alessandrini
armonizzarono questo fenomeno con i nuovi
interessi letterari e filologici sforzandosi di
collocare su una sana base gli scrittori del
passato, Inoltre, a partire dal III sec. a. C.,
era cambiata la posizione dello scrittore: la
poesia non era più composta per pubbliche
esecuzioni al servizio di solennità liturgiche o
ricorrenze celebrative e il pubblico non si
aspettava più da essa dibattiti su temi sociali
e indicazioni di comportamento anche se con
l’aspetto di svago.
Ora la poesia si era trasformata in
“letteratura” pura fatta di scelte personali che
facevano scoprire al poeta l’invenzione
originale e una libertà senza precedenti.
Quindi a partire dall’età ellenistica la poesia
aveva cambiato rotta ed indirizzata ad un
pubblico di amatori intimo ed esclusivo spesso
raffinato e con un buon livello di cultura e di
larghe vedute. Non più ristretti provinciali, ma
sempre più attenti alla tradizione in fatto di
comportamenti e di gusti.
La pluralità dio interessi dall’emozionante al
ricercato dal sentimentale all’elucubrato
portavano la poesia ellenistica in armonia con
caratteri , soggetti e abiti mentali tratti
dalla vita umile sia della campagna che urbana
con temi popolari anche se ancora rigidamente
cristallizzati nello stile arcaico in un
linguaggio sempre più lontano dal parlato
dialettale. Questa devozione al passato e alla
consapevolezza che i fatti della gente comune
affascinavano proprio per la loro diversità i
colti lettori ellenistici non si può parlare di
poesia “realistica” né tanto meno il termine
“Romanticismo” può rivelarsi un’etichetta
appropriata.
La poesia ellenistica è un crogiolo: i suoi
caratteri distintivi furono fatti propri con
eccessiva disinvoltura da manieristi
superficiali e pedanti.
Ma con tutto questo il III sec: a:C. fu un
periodo critico che vide la nascita di una nuova
poesia, ed essa, con la mediazione degli
scrittori latini esercitò sulla poesia europea
un influsso autorevole fino all’avvento del
Romanticismo.
Purtroppo gli scritti di questa splendida età
creativa sono andati perduti ed è difficile
ricostruire con i pochi frammenti pervenutici la
reale ricostruzione della portata storica di
quei periodi. Negli ultimi tre quarti di secolo
ci sono stati arricchimenti grazie ai papiri di
recente scoperta che purtroppo non colmano i
vuoti rimasti ma è tempo di esplorare ancora gli
autori più luminosi dell’età ellenistica
Esempi del nuovo
gusto ellenistico possono essere trovati nelle
opere di Callimaco, Teocrito e Apollonio Rodio.
Stimolata dalla
nascita di poli culturali, principalmente
Alessandria e Pergamo, dalle scuole di
grammatica che fornivano studiosi e strumenti di
lavoro, dalla nascita della filologia la
letteratura ellenistica poté essere esportata ed
assimilata da altre culture, soprattutto quella
romana, la cui poesia deve quasi più alla scuola
ellenistica, che non a quella della Grecia
classica: Catullo volle presentarsi come il "Callimaco
romano" (si pensi solo alla sua traduzione della
Chioma di Berenice) ma gli stessi Virgilio e
Orazio non possono prescindere se non in minima
parte dalla lezione letteraria ellenistica, come
Teocrito e Apollonio Rodio per il primo e il
labor limae per il secondo, senza dimenticare la
profonda conoscenza che ha Petronio del romanzo
ellenistico che parodia nel Satyricon.
|
|
Copyright 2008 Babilonia All Rights
Reserved. |
|
|