Letteratura
greca
Lo ionico caratterizzò gran parte della
produzione letteraria durante l'età arcaica (i
poemi omerici, poesia lirica di
Archiloco e
Mimnermo; poemi di
Esiodo) e fu usato da
Erodoto
per le sue Storie; nel periodo arcaico non
mancano notevoli esempi in eolico (poesia melica
monodica di Alceo e
Saffo) e in dorico (poesia
melica corale di
Pindaro).
Dopo l'ascesa della potenza ateniese, si affermò
come lingua letteraria l'attico, usato per le
grandi opere filosofiche (Platone,
Aristotele),
oratorie (Lisia,
Demostene,
Isocrate), storiche (Tucidide) e
teatrali (commedie di
Aristofane). In epoca ellenistica si
costituì la koiné, una lingua scritta comune
formata da una base attica con innesto di
elementi soprattutto ionici. Tuttavia gli altri
dialetti continuarono a essere usati per
particolari generi letterari: lo ionico nella
poesia melica monodica, il dorico in quella
corale (cori delle tragedie). La produzione
letteraria antica si sviluppa in tre periodi
distinti: arcaico (sec. VIII-VI a.C.), classico
(sec. V-VI a.C.) ed ellenistico, suddiviso in
alessandrino (sec. III-I a.C.) e greco-romano
(sec. I a.C.-V). I primi documenti letterari
sono costituiti
dai poemi omerici
e
testimoniano la necessità di ordinare e
trascrivere la vasta produzione orale formata
dai racconti eroici ed epici dell'epoca micenea
(narrazioni degli aedi e dei rapsodi, sec.
XVI-XII a.C.). A questa tradizione orale va
fatta risalire l'introduzione dell'esametro
dattilico e dell'accompagnamento musicale con la
cetra. Formatisi nell'ambiente delle colonie
ioniche dell'Asia, i poemi omerici testimoniano
il passaggio da una società arcaica, dominata
dai re-guerrieri (Iliade), a un'età nuova,
basata più sulla ragione che sulla forza
(Odissea). La prima personalità letteraria di
cui si ha sicura conoscenza è quella di Esiodo
le cui opere (Teogonia, Lo scudo di Eracle, Il
catalogo delle donne, Le opere e i giorni, sec.
VI a.C.) espressero gli ideali della civiltà
agricola e mercantile che si andava sviluppando
nelle póleis: attraverso la razionalità e la
capacità nel lavoro gli uomini possono costruire
una società ordinata e giusta, in rispondenza
alle leggi che Zeus, garante della Dike
(giustizia), ha creato. Al periodo arcaico
risalgono le origini della poesia elegiaca
(Mimnermo, Tirteo), giambica (Archiloco,
Ipponatte), melica monodica (Alceo, Saffo) e
corale (Pindaro, Bacchilide). Questa varietà di
generi testimonia la complessa figura del poeta,
cantore di sentimenti ed emozioni personali, ma
anche interprete delle esigenze e delle proteste
collettive. In versi sono pure i primi scritti a
carattere filosofico, i perí physeos
(poemi
sulla natura di Senofane, Eraclito, Parmenide,
Empedocle),
che testimoniano il progressivo distacco dal
mito mediante l'uso di canoni razionali di
pensiero. Al contrario, la prosa non ebbe
particolare sviluppo: il suo uso fu limitato a
opere di storiografia, volte a ricercare
razionalmente la verità dei fatti attraverso
l'osservazione diretta (logografi, Ecateo di
Mileto), e alle favole a sfondo etico,
interessate a cogliere e stigmatizzare le
contraddizioni e i difetti propri della natura e
della società umana
(Esopo).
L'ascesa della potenza ateniese
aprì il periodo classico della letteratura
greca: fu epoca di grande creatività, fondamento
della cultura occidentale. Mito e realtà si
incontrarono nel genere della tragedia con
l'intento di determinare il senso dei valori e
delle azioni umane: da un'originaria posizione
deterministica che vede l'uomo punito dagli dei
invidiosi delle capacità che lo rendono simile a
loro
(Eschilo,
Sofocle),
si passa a una concezione fondata
sulla libertà di scelta dell'uomo che diviene
l'unico artefice del proprio destino
(Euripide).
La stessa concezione si evidenzia
nelle opere dei
filosofi sofisti
(Protagora, Gorgia) e
testimonia l'assetto politico democratico della
polis ateniese. Il grado di perfezione
linguistica della prosa si oggettivò nelle opere
filosofiche di Platone e Aristotele e negli
scritti dei
retori
Isocrate,
Eschine, Lisia, Demostene. La storiografia, in particolare, subì una grande
evoluzione:
Erodoto
introdusse l'indagine etnografica, Tucidide
mostrò la necessità di un'attenta ricostruzione
razionale degli avvenimenti
politico-militari,
mentre
Senofonte
va ricordato più per l'essenzialità dello stile
che per la profondità analitica. In campo
teatrale si affermò la commedia antica (Aristofane, Cratino,
Eupoli, Ferecrate, Cratete),
basata sulla satira, sulla comicità di stampo
surreale, sul travestimento. L'invasione
macedone e la formazione dei regni ellenistici,
tolta alla G. l'indipendenza, finirono per
privare la produzione letteraria di ogni connotato
politico e civile (ellenismo). I primi secoli
del periodo ellenistico videro la fioritura
della scuola
alessandrina (Biblioteca di Alessandria d'Egitto),
grande
centro di studi grammaticali e filologici. La
nuova poesia ebbe il proprio iniziatore in
Callimaco
(310-240 a.C.), autore di epigrammi e degli Inni
con il quale si afferma la figura del letterato
intellettuale, che ricerca la perfezione formale
e i riferimenti eruditi.
L'ideale callimacheo fu sviluppato da
Teocrito,
che costruì un mondo elegiaco reale, ma pervaso
dalla sottile ironia del cittadino che si
accosta alla civiltà dei campi: osserva,
comprende, ma non partecipa. Il nuovo epos trovò
un continuatore in
Apollonio
Rodio (Argonautiche)
che, volendo conseguire la perfezione lessicale,
fu spinto più a una ricerca filologica che alla
costruzione di un'adeguata musicalità. Anche in
campo filosofico la ricerca si spostò su temi
lontani dall'impegno politico: le scuole
stoiche ed epicuree studiarono
la personalità umana astraendola dal contesto
sociale e crearono un'etica che, pur in opposte
direzioni, conduceva al distacco dalla realtà
storica. Il teatro vide la decadenza della
tragedia e lo straordinario sviluppo della
commedia (commedia nuova di
Menandro),
incentrata sulla descrizione dei caratteri umani
e sulle loro azioni reciproche e contrastanti.
In campo storiografico si affermò la concezione
`tragica' iniziata da Duride di Samo (340-270
ca): la storia è esposta come serie di
disavventure atte a commuovere e a coinvolgere
emotivamente il lettore. A questa tendenza si
oppose
Polibio
che, riprendendo l'ideale tucidideo, riaffermò
la necessità dell'indagine scrupolosa e del
significato razionale della ricostruzione
storica. Egli fu uno dei pochi intellettuali
ellenistici a comprendere l'importanza di Roma e
del nuovo impero che si stava formando. L'epoca
romana non segnò inizialmente alcun distacco con
il periodo ellenistico. Lo sviluppo della
letteratura latina confinò in un ruolo
secondario l'ambiente greco.
La lingua greca
divenne lo strumento principe della retorica,
anche se non mancarono le eccezioni: lo storico
Plutarco
(46 - 120), autore delle Vite parallele,
biografie di illustri romani e greci accostati
fra loro per similitudine di carattere e
imprese, lo scrittore
Luciano
(120 - 185, Dialoghi) e l'imperatore Marco
Aurelio, filosofo e pensatore (121 - 180,
Colloqui con se stesso). Le opere più originali e feconde
si ebbero in campo narrativo e scientifico. Si
sviluppò il genere del romanzo, già comparso in
epoca alessandrina, nel quale predominava il
tema dell'amore (Efesio,
Longo Sofista,
Eliodoro) con caratteri spiccatamente erotici
nelle novelle milesie, famose e celebrate, ma
prive di originalità e derivate dalla produzione
di Aristide di Mileto (sec. I a.C.).
In campo scientifico vanno ricordate le opere,
di carattere prettamente compilatorio, del
geografo
Strabone
(63 a.C.-24), dell'astronomo
Tolomeo
(sec. II) e i lavori del medico
Galeno
(129 - 200), notevoli per contenuto e finezza
linguistica.
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