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Poeti e prosatori dell'ottocento e del novecento

I primi anni del sec. XIX furono caratterizzati dal dibattito tra romantici e classicisti, che dall'ambito squisitamente letterario si ampliò ad abbracciare problemi di ordine politico e sociale. Il movimento romantico, che aveva avuto un precursore in U. Foscolo (Ultime lettere di Jacopo Ortis), trovò tra i suoi più convinti divulgatori il gruppo milanese del Conciliatore. Il panorama letterario ottocentesco resta comunque dominato dalle figure di G. Leopardi e A. Manzoni. Il primo, al di là del valore artistico della sua poesia, fu rappresentante di quel filone di pensiero che, pur esprimendosi in forme improntate al classicismo, si faceva portavoce di istanze fortemente progressiste, caratterizzate dal fermo rifiuto di ogni fuga verso lo spiritualismo e dalla critica dell'ottimismo indotto dalla fiducia nel progresso umano; il secondo, più vicino alla sensibilità romantica e mosso da una sincera fede in Dio e nel suo intervento provvidenziale nel mondo, ebbe un ruolo di straordinaria importanza nella storia della cultura italiana per aver saputo dare voce per la prima volta a rappresentanti del popolo e per aver introdotto in una letteratura fino ad allora essenzialmente aulica, uno schietto realismo.
Più vicini alle problematiche politiche e sociali, per lo più affrontate in chiave libertaria e risorgimentale, furono C. Cattaneo, G. Mazzini, V. Gioberti, ecc. La produzione dialettale trova nel milanese C. Porta, polemico difensore contro il classicista P. Giordani della liceità e del valore della poesia in vernacolo, e nel romano G. Belli i suoi migliori interpreti.
Nel periodo postunitario dopo l'esperienza della scapigliatura (I.U. Tarchetti, E. Praga, G. Faldella, C. Dossi, V. Imbriani) che, pur nella profonda disomogeneità dei principi ispirativi dei suoi rappresentanti, si oppone essenzialmente alla sciatta produzione dei manzoniani, esiti artistici di un certo valore furono raggiunti dal movimento verista (G. Verga, L. Capuana) e dalla personalità isolata di I. Nievo.

Nell'ultimo scorcio del secolo, dopo la poesia patriottica e nazionalistica di G. Carducci, già si avvertono atmosfere e temi decadentisti, che trovano in particolare voce nell'opera di A. Fogazzaro, G. Pascoli e soprattutto in G. D'Annunzio, destinato ad avere un profondo influsso su tutta la poesia successiva.

Nei primi anni del sec.XX il movimento del naturalismo ottocentesco prosegue nell'attività di alcuni epigoni (F. De Roberto, M. Serao, G. Deledda), ma da esso muovono anche alcuni fra i maggiori romanzieri novecenteschi come I. Svevo, L. Pirandello, F. Tozzi, fino ad A. Moravia. Una forte valenza di rottura con le esperienze precedenti hanno invece il movimento d'avanguardia del futurismo (F.T. Marinetti, A. Palazzeschi) e quello più intimistico e autoironico del crepuscolarismo (S. Corazzini, G. Gozzano).

L'intera cultura del periodo precedente la 2a guerra mondiale fu dominata dall'idealismo di B. Croce, che, tranne nel caso di A. Gramsci, lucido sostenitore della necessità di una figura di intellettuale `organico' al sistema politico e di una letteratura più `popolare', condizionò ogni esperienza critica e filosofica del tempo; ispirato all'idealismo fu per esempio l'ambiente sviluppatosi attorno alla rivista La Voce (P. Jahier, C. Rebora, C. Sbarbaro).
Sempre nello stesso periodo, in un panorama letterario dominato fino ad allora dalla figura incontrastata di D'Annunzio, fanno la loro comparsa tre poeti d'eccezione: U. Saba, G. Ungaretti, E. Montale, che nella loro spiccata individualità e all'interno di una profonda differenza dei motivi ispiratori e delle forme poetiche della loro opera, sono forse da considerare i maggiori esponenti della poesia novecentesca italiana. Per il resto, tranne i casi isolati dell'esasperato sperimentalismo espressionistico di C.E. Gadda, e del simbolismo orfico di D. Campana, gli esiti più pregevoli si ebbero all'interno del movimento dell'ermetismo (S. Quasimodo) o nel genere della cosiddetta `prosa d'arte', sviluppatasi in particolare intorno alla rivista La Ronda (V. Cardarelli, R. Bacchelli, E. Cecchi).

Nell'immediato dopoguerra nacque la corrente neorealista che a livello letterario improntò soltanto in parte la produzione di B. Fenoglio, V. Pratolini, E. Vittorini, C. Pavese e del primo I. Calvino. Si diffuse contemporaneamente la tendenza a uno spiccato sperimentalismo, di cui si fecero portavoce i promotori della rivista Officina (F. Fortini, P.P. Pasolini) e in forme più estremiste il Gruppo '63.
Negli anni successivi si è assistito al contrario a un ritorno, almeno nel campo della prosa, alle forme più classiche del romanzo storico pur rivisitato in chiave postmoderna o piegato a messaggero di moderne tematiche a sfondo sociale, etico o metafisico (L. Sciascia, E. Morante, G. Bassani, C. Cassola, P. Levi, G. Tomasi di Lampedusa, P. Volponi, U. Eco, ecc.). In campo poetico, accanto ad autori rappresentativi quali M. Luzi, G. Giudici, A. Zanzotto, V. Sereni, G. Raboni, ecc., è continuato nel sec. XX lo sviluppo della poesia dialettale, nella quale vanno almeno ricordati il milanese D. Tessa, il veneziano G. Noventa, il triestino V. Giotti, il genovese E. Firpo, oltre alla produzione in friulano di P.P. Pasolini e l'esperienza giocata su un piano di alto sperimentalismo linguistico del lucano A. Pierro.


 
UGO FOSCOLO GIACOMO LEOPARDI ALESSANDRO MANZONI
GIOVANNI VERGA LUIGI PIRANDELLO SALVATORE QUASIMODO

 

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