NOIR
La nascita
del noir è
riconducibile al romanzo d'avventura, di cui il
nero è una filiazione diretta, basti pensare a
quanto c'è di noir in opere monumentali della
nostra antichità, come "L'Iliade" o "L'Odissea".
Il romanzo d'avventura è il primo romanzo
europeo, e si basa sull'idea di un viaggio a
scopo esplorativo e di arricchimento culturale.
Con l'avvento e la presa di potere da parte
della società borghese, nel settecento e
nell'ottocento, si comincia a viaggiare anche
per scopi economici, mentre sino al cinquecento
il viaggio era quasi esclusivamente sintomo di
volontà di scoperta ("Fatti non foste a viver
come bruti - scrive Dante a proposito di Ulisse
- ma per seguir virtute e canoscenza"). Nello
stesso momento, però, l'interesse sempre
maggiore per l'introspezione della figura e
della natura umana fa sì che si prenda a
esplorare in due direzioni all'apparenza
opposte: da una parte alla volta del mondo e
della natura che ci circonda, dall'altra alla
ricerca del sé (vedi il caso di romanzi come
"Dottor Jekyll e Mister Hyde"). Nell'Ottocento,
quindi, ancora si poteva scegliere verso quale
delle opposte direzioni dirigere la propria
ricerca. Con la fine del XIX secolo, le scoperte
di Freud, la nascita dell'inconscio e
dell'introspezione, il rinvenimento di un io
subliminale situato sotto l'io visibile e per la
maggior parte agevolmente gestibile, diedero
luogo a un nuovo tipo di viaggio, che
significava allo stesso tempo, inevitabilmente,
indagine di nuovi spazi, quelli urbani. Se prima
l'avventura portava la firma (o le impronte,
meglio) delle tigri di Salgari e Kipling,
all'improvviso la "Shere-Kan" di ieri si tramuta
nell'ugualmente feroce e animalesco serial
killer di oggi.
Cambia soltanto l'ambientazione, con grattacieli,
highways e gallerie a fare da contraltare a
baobab, acacie, canyon e caverne.
Non a caso il noir ha trovato terreno fertile
negli anni novanta del Novecento, quando
un'ondata di insicurezza e di paura, legata a
cambiamenti e rivoluzioni culturali di portata
storica, hanno causato il tracollo di molte
certezze.
Sembra insormontabile il problema che vede la
letteratura "alta" snobbare il noir, che non è
mai riuscito a godere dell'apprezzamento dei
letterati più oltranzisti, che da sempre hanno
relegato il genere, anche negando l'evidenza dei
fatti, nel modesto panorama del romanzo "di
nicchia".
Ma è il pubblico che detta le leggi di mercato.
Dal punto di vista sociologico è importante
osservare come oggi più della metà delle
pubblicazioni sia di tipo noir, per quanto
riguarda la letteratura, mentre per le riviste
di settore si osserva il fenomeno opposto. Tale
crisi è determinata da una novità: se prima,
infatti, il noir, o il giallo, nettamente
separati dal mondo letterario, si vendevano solo
in edicola, oggi sono stati assurti, per lo meno
dal pubblico e da una fetta di critica, nel
mondo della "vera" letteratura, e di conseguenza
sono passati da un consumo prettamente da
edicola a un posto preponderante anche in
libreria. Il noir è costituito da vari
sottogeneri (il noir vero e proprio, il giallo,
la detective story, la spy story, il thriller),
che funzionano come dita di una stessa mano, in
grado di afferrare temi differenti, e anche un
vasto pubblico.
Allora, il nero è molto più che un genere
letterario, e ci attrae per due motivi
principali: certamente per trasgressione, ma
anche, e soprattutto, perché ha a che fare
proprio con la nostra paura più atavica, quella
della morte.
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