Friedrich von Hardenberg, detto Novalis

  Biografie degli autori





Per la sua attività di poeta fu decisivo l'incontro nel 1798 a Weimar con Goethe; importante anche l'incontro con August Wilhelm Schlegel (fratello di Friedrich), con il filosofo Friedrich Schelling e con il poeta Ludwig Tieck, che dopo la morte di Novalis ne avrebbe alimentato il mito.




L'intima unione tra poesia e filosofia, che risulta essere uno dei tratti più tipici del Romanticismo tedesco, trova piena rappresentazione nella riflessione del poeta e scrittore tedesco Friedrich Leopold von Hardenberg, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Novalis.(1772- 1801). Il suo pensiero prende le mosse dallo studio della filosofia fichtiana, i cui apporti si riconoscono negli scritti filosofici pubblicati negli anni 1795-1797, anche se si rifiuterà sempre di riconoscere al non-io un qualsiasi potere sull'io.
Novalis fu educato in un severo ambiente pietistico e negli studi scientifici-applicativi e questo contribuì, in un certo senso, a dare uno slancio autonomo agli studi naturalistici che sebbene lo avvicinarono alla concezione della natura dell'età idealistico-romantica,( abitualmente indicata con il termine Naturphilosophie "filosofia della natura") dall'altro, lo portarono a differenziarsi rispetto agli altri autori romantici.
Egli aspirò ad una concezione spiritualizzata della natura, di ascendenze mistiche e gnostiche, diversa da quella pagana e panteistica di Goethe e Schelling. A Novalis si deve poi l'introduzione nel Circolo jenense di opere e temi propri di corrente irrazionalistica e teosofica vicini a schemi metafisici rinascimentali e neoplatonici.

L'idealismo magico: Poesia e filosofia appaiono a Novalis come a Schlegel e a Schelling, unite nei tempi, primitive e identiche alla religione, destinate a rifluire in una nuova unità in futuro, per opera della stessa poesia. Novalis vede alla radice del mondo la forza creatrice della volontà divina, e l'uomo può e deve coincidere con essa attraverso la fede. Ogni credenza, dice il poeta è meravigliosa e miracolosa, con la credenza l'uomo può operare il miracolo della creazione. I sensi, intesi come modificazione dell'organo del pensiero, sono il mezzo attraverso cui il miracolo si compie. Così il pittore ha in suo potere l'occhio, il musicista l'orecchio, il poeta l'immaginazione, il filosofo il pensiero. Ma affinchè la forza creatrice di un mondo spirituale, attraverso la genesi di un senso interno dell'anima e il completo dominio spirituale sul proprio corpo compia il suo percorso, i geni particolari devono unificarsi: il genio deve diventare totale divenendo padrone del proprio corpo e del mondo. Strumento di tale trasformazione, in cui la volontà si mostra davvero creatrice è l'amore. Esso consente di superare ogni limite. In questa trasvalutazione magica e "miracolistica", viene meno la distinzione tra poeta e filosofo, accumunati dalla figura del mago-genio che domina sullo spirito. Questo dilatarsi dell'uomo sino all'infinito, questo suo trasformarsi in volontà infinita creatrice della natura e onnipotente, è il fondamento dell'idealismo magico di Novalis. Le moderne filosofie kantiana e fichtiana paiono, a Novalis, far rivivere il sogno magico del Rinascimento, che aveva tra i temi caratterizzanti l'idea di un' universale simpatia tra l'interno e l'esterno, tra la parte e il tutto della natura.
Il mago è colui che sa dominare la natura e la sue leggi,è l'evocatore di mondi, creatore e annientatore di realtà e lo fa mediante la poesia che è considerata arte creatrice senza limiti.La filosofia stessa non è altro, che la teoria della poesia stessa. Queste riflessioni si ritovano nell raccolte di frammenti pubblicati sulla rivista "Athenaum". Entrambi i romanzi Heinrich von Hofterdingen (pubblicato postumo nel 1802) e I discepoli di Sais ( rimasto incompiuto) celebrano con parole entusiastiche, il potere dell'uomo sul mondo. Trattare la storia del mondo come storia di uomini, trovare ovunque e solo avvenimenti e rapporti umani, è un'idea che non venne mai meno, nella poesia, la spiritualità della natura, è apparsa nella sua maggiore chiarezza.
Morì nel 1801 a soli 29 anni.



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"La poesia é il reale, é la realtà assoluta. Questo é il nocciolo della mia filosofia."



La casa di Novalis a Weißenfels, dov'è morto nel 1801.