Ovìdio Nasóne, Pùblio (Sulmona 43 a. C.-Tomi 17
d. C.)
Poeta latino. Fece parte dei circoli poetici di
Messalla e Mecenate; fu esiliato a Tomi sulle
rive del mar Nero da Augusto, per un imprecisato
scandalo. Le opere giovanili di Ovidio
trattavano argomenti erotici: i tre libri di
elegie per Corinna Amores; le ventuno epistole
di mitiche eroine ai loro amanti Heroides; i tre
libri sull'arte dell'innamoramento Ars amatoria;
oltre ai Remedia amoris, su come guarire dalla
passione, e al Medicamina faciei foeminae, cento
versi sull'arte della cosmesi. Nella maturità
affrontò i temi della tradizione: i sei libri a
illustrazione delle feste del calendario romano
Fasti e i quindici libri sulla trasmutazione di
esseri mitologici Metamorphoses. Nell'esilio le
sue opere furono pervase dalla commiserazione e
dalla rabbia per la propria condizione: i cinque
libri di elegie Tristia; i quattro libri di
epistolae Epistule ex Ponto e il poema invettiva
Ibis, contro un avversario rimasto ignoto.
Ovidio fu nel medioevo il classico più letto e
imitato, insieme a Virgilio, e i poeti
rinascimentali furono influenzati dalla sua
poetica.
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