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Il Simbolismo

Il Simbolismo è in primo luogo una corrente letteraria. E’ il poeta Jean Moreas ha porre le basi teoriche del movimento asserendo nell’articolo-manifesto apparso nel 1886 sul “Figaro”: “…Il principio della poesia moderna sta in un modo di interpretare il reale per mezzo di simboli…” Dopo il fallimento della ragione, è affidato alla poesia, strumento spontaneo, irrazionale e sincero il compito di interpretare quell’intrico di simboli che è la realtà. La lirica è un sistema di comunicazione, libero dalle tradizionali convenzioni, che è volto ad indagare il fondo nascosto e segreto delle cose e del mondo. Autore di riferimento dei simbolisti è Charles Baudelaire che nella poesia “Corrispondenze” tratta dalla raccolta “I fiori del male” afferma: “E’ un tempio la Natura ove viventi/ pilastri a volte confuse parole/ mandano fuori; la attraversa l’uomo/ tra foreste di simboli dagli occhi/ familiari…” chiarendo il senso della poetica che innerva l’opera sua, di Paul Verlaine, di Arthur Rimbaud e di Stéphane Mallermé. Altro testo-base del movimento è “Il pomeriggio di un fauno” di Mallarmé in cui lo scrittore parigino accentua l’oscurità del linguaggio spingendolo ai limiti dell’incomunicabilità. Tra le sue opere ricordiamo il poema “Herodiade” iniziato nel 1864, interrotto e ripreso negli ultimi anni di vita, la raccolta di poesie “Poésies” (1887) mentre nel 1897 pubblica “Un colpo di dadi non cancellerà mai il caso” imprevedibile poema di ascendenza ermetica. Una vita da autentico poeta maledetto è quella di Arthur Rimbaud. Dopo aver ricevuto nell’infanzia un’educazione severa ed autoritaria, il poeta di Charleville rivela un carattere anticonformista e ribelle, insofferente ad ogni forma di regola sociale e di imposizione religiosa, che lo porta a fuggire di casa ed a partecipare al clima della comune parigina. Nel 1871 scrive “Il battello ebbro” che invia a Paul Verlaine intrecciando così un rapporto (anche un po’ equivoco) di stretta amicizia con il più anziano collega. I due trascorrono un periodo tra droghe ed alcool spostandosi continuamente tra il Belgio e l’Inghilterra fino a quando Verlaine, nel 1873, spara all’amico. Rimbaud si riprese presto dalle ferite e scrisse “Una stagione all’inferno” (1873) seguito dalle “Illuminazioni”, pubblicate nel 1886. Inizia un periodo di vagabondaggi: si arruola nell’esercito olandese, ma ben presto diserta e fugge in Irlanda, in Germania ed in Svezia dove lavora in un circo. La sua vita fatta di peregrinazioni prosegue fino a quando un tumore ad un ginocchio lo costringe a farsi ricoverare nell’ospedale di Marsiglia, dove, però, neanche l’amputazione dell’arto è sufficiente a salvargli la vita. Poeta maledetto fu anche Paul Verlaine che condivise con Rimbaud due anni di inferno. Quando conobbe il giovane poeta di Charleville, era un uomo sposato ma la fuga con lui, prima in Inghilterra e Belgio, fece naufragare il matrimonio con Matilde Mauté de Fleurville. La vita di Verlaine è segnata costantemente dalle stigmati di una profonda crisi ideologica ed esistenziale che lo porta ad annegare il malumore nell’alcool, a finire in carcere in due occasioni (la prima volta per aver sparato a Rimbaud, la seconda per aver tentato di strangolare la madre), ad avere crisi mistico-religiose. Tra le sue opere maggiori ricordiamo i “Poemi saturnini” (1866), “Feste galanti” (1869), “Romanze senza parole” (1874), “Saggezza” (1881), “L’arte poetica” (1882), lirica manifesto del simbolismo europeo, la raccolta di saggi e articoli “I poeti maledetti” (1884), “Parallelamente” (1889), “I miei ospedali” (1891) e “Confessioni” (1895).

Il movimento letterario e artistico più significativo del decadentismo è il simbolismo

 

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