IL SONETTO
Il sonetto è una composizione
metrica formata da 14 versi endecasillabi, i
quali sono distribuiti in due quartine, legate
da rime « incrociate »
Movesi il
vecchierel canuto e bianco
dal dolce loco ov'ha sua età
fornita,
e dalla famigliuola sbigottita,
che vede il caro padre venir
manco
(F.
Petrarca)
e « alternate »
Frate Francesco,
quanto d'acre abbraccia
questa cupola bella del Vignola.
dove incrociando a l'agonia le braccia
nudo giacesti su la terra sola!
(G.
Carducci)
e in due terzine con rime
ugualmente legate in vario modo. Per il numero
dei versi non troppo grande né troppo piccolo,
il sonetto riuscí ben idoneo alla
rappresentazione di una situazione familiare,
all'espressione di un affetto intimo, di un
momento d'ira o di travaglio interiore, alla
esplicazione di un concetto morale; e per la sua
divisione in piú periodi metrici (quartine e
terzine) fu molto variato di armonie e di rime,
raggiungendo quell'equilibrio formale che è
tanta parte della perfezione artistica. —
Inizialmente con il nome « sonetto » si
indicava qualsiasi materia di canto (son =
suono; sonet = piccolo suono), e di esso quasi
certamente il primo scrittore fu, nel primo
Duecento, Jacopo da Lentini. È la forma metrica
piú comune nel « Canzoniere » del Petrarca e in
genere nella lirica d'arte di tutti i secoli.
Sino a tutto il Cinquecento fu il metro
preferito della lirica d'amore, e come tale si
diffuse anche fuori d'Italia (in Francia, in
Inghilterra). Nel Settecento il sonetto
amoroso, pur non venendo meno, fu in Italia
sostituito dalla canzonetta (componimento lirico
d'argomento piú umile di quello trattato dalla
canzone, e costituito da strofe e da versi di
piú breve misura: settenari misti a ottonari),
ma riprese splendore, trattando argomenti
amorosi e di genere vario (morale, civile,
satirico...), dalla fine del Setrecento in poi,
con l'Alfieri, con il Foscolo, con il Carducci.
Giacomo da Lentini
Giacomo da Lentini, detto anche
il Notaio, funzionario della corte imperiale di
Federico II, è il poeta più importante della
scuola poetica siciliana. La sua attività
letteraria risale probabilmente al decennio
1230-1240, l'arco di tempo a cui rimandano i
pochi documenti che conservano sue tracce. Il
ruolo di caposcuola all'interno del gruppo è
certificata, oltre che dalla posizione che le
rime dell'autore occupano negli antichi
manoscritti, dalla presenza di suoi elementi
contenutistici e di stile negli altri rimatori
siciliani. Del resto Dante chiama proprio il
Notaio a rappresentare i Siciliani in Purgatorio
XXIV, 55-57. La produzione sopravvissuta (39
componimenti) consta di canzoni, canzonette,
sonetti e un discordo. A lui si attribuisce, in
particolare, l'invenzione del sonetto, forma
metrica sconosciuta alla poesia provenzale.
L'unico tema ricorrente nella sua poesia è
quello amoroso, che viene svolto secondo gli
schemi retorici propri della tradizione poetica
provenzale.
|