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L'UMANESIMO
Movimento culturale che dalla metà del sec. XIV
alla metà del sec. XV, con la riscoperta o la
rilettura e la reinterpretazione dei testi della
classicità greca e latina pose le premesse della
civiltà del rinascimento e ne costituì la base
ideologica. In senso lato indica un
atteggiamento culturale, riscontrabile in epoche
diverse, caratterizzato dalla fedeltà alla
lezione del mondo classico, in particolare alla
cultura dei sec. IV-I a.C. Già nell'Antidosis di
Isocrate gli uomini sono accomunati, al di là
delle differenze etniche, dalla capacità di
padroneggiare un linguaggio che sia specchio
della razionalità; i temi e i caratteri delle
commedie di Menandro, ripresi a Roma da
Terenzio, sottintendono una partecipe
consapevolezza, nell'autore e nel pubblico,
della comune appartenenza alla condizione umana,
intesa come un privilegio che implica anche una
profonda solidarietà. Questo concetto di
humanitas diventa in seguito per Cicerone al
tempo stesso orgoglio di appartenenza,
disposizione benevola verso gli altri e possesso
di quelle facoltà, eloquenza e cultura, che
fanno dell'uomo la sola entità del mondo
sensibile capace di stabilire un rapporto
dialettico con la divinitas. L'humanitas
ciceroniana concorre a determinare, direttamente
ed esplicitamente, l'ideologia di F. Petrarca,
primo umanista moderno. Da allora, u. è
l'esaltazione di quelle attività intellettuali
che, opponendosi sia alla subordinazione
dell'umano al divino sia al primato delle
scienze `esatte', indicano nell'uomo il fine
irrinunciabile di ogni sapere e negli studia
humanitatis la più alta forma di cultura,
concezione, radicalmente nuova in quanto mette
in discussione i valori della tradizione
cristiana. Intorno alla metà del sec. XIII si
impone la volontà di impedire il naufragio della
letteratura profana (onde l'ansiosa ricerca
negli scriptoria dei conventi) e,
parallelamente, la coscienza della necessità di
ritornare all'arte e al pensiero degli antichi.
Anticipatori della nuova tendenza furono, a
Padova, Lovato de' Lovati e A. Mussato, ma per
primo Petrarca ebbe chiara coscienza del fatto
che i testi classici riproponevano una diversa
concezione non solo della letteratura, ma anche
della storia e della civiltà. Dalla
rivendicazione della libertà intellettuale, che
dai classici discende, deriva quella della
libertà politica e civile: le istituzioni dei
liberi comuni avevano addossato ai laici grandi
responsabilità politiche che implicavano quella
peritia dicendi che costituisce il fulcro
dell'ideale humanitas ciceroniana. Tuttavia,
nonostante le significative esperienze dei
cancellieri fiorentini (C. Salutati, L. Bruni)
verso la metà del sec. XV l'umanesimo civile fu
soppiantato da quello puramente letterario e
filosofico, legato alle signorie, in rapporto
alle quali viene determinandosi la figura del
letterato-cortigiano. Fondamentale è
l'affermazione del cosmopolitismo e
dell'internazionalità della cultura, che si
afferma malgrado sia storicamente in contrasto
con il contemporaneo processo di formazione
degli stati nazionali. La riscoperta dei
classici consiste soprattutto nel recupero di
materiali conservati nel medioevo che,
diversamente letti, ovvero interrogati e non
piegati a interpretazioni allegoriche,
dischiudono la conoscenza di un mondo
infinitamente più ricco e libero di quello
presente. Aumenta vertiginosamente la
circolazione dei testi e delle idee: è nel
dialogo spregiudicato, nella libera
conversazione che non soggiace alla pretesa
autorità di un dotto, che L. Bruni (Dialogi ad
Paulum Petrum Histrum, 1401) individua la più
significativa e radicale innovazione proveniente
dal mondo classico. Il confronto e la
discussione critica fra umanisti sono tanto
animati da dar luogo a una ricchissima
epistolografia (Petrarca, C. Salutati, Guarino
Veronese, P. Bracciolini, L. Valla, F. Filelfo,
il Panormita, Poliziano). Dopo Petrarca (Lettere
ad Attico di Cicerone) e Salutati (Lettere
familiari e gli Aratea di Cicerone), il primo a
ricercare testi antichi è G. Boccaccio
(Marziale, Tacito, Varrone). I principali
esponenti della filologia umanistica del sec. XV
sono oltre a L. Bruni e P. Bracciolini, il
Panormita, L. Valla, F. Filelfo che, dal 1429 al
1439 si succedettero sulla cattedra di latino
dell'università di Pavia. L'insegnamento del
greco, cui già si era accostato il Boccaccio,
viene ufficialmente istituito in Firenze nel
1396 con E. Crisolora, mentre G. Aurispa iniziò
a insegnarlo nel 1424 a Bologna, tornando da
Costantinopoli con i testi di Omero, Tucidide, e
Senofonte, che contribuì a divulgare in Italia.
Una tappa fondamentale per l'affermazione della
nuova cultura è segnata dal concilio ecumenico
di Ferrara (1439), dal quale prese le mosse la
complessa polemica sulla supremazia di Platone o
Aristotele (Gemistio Pletone, G. Bessarione) con
la quale non solo si affermò il neoplatonismo,
ma si delineò anche con chiarezza uno dei
discrimini fondamentali della storia della
filosofia. La filologia umanistica recupera la
consapevolezza dei problemi legati alla
tradizione di un testo e stabilisce quindi la
necessità di controllarne e verificarne le
diverse lezioni, talvolta di restaurarle;
rifiuta così ogni interpretazione adattata a una
tesi precostituita e ridà vita a una concezione
critica della cultura, dalla quale prende le
mosse il sapere scientifico moderno. Muta infine
radicalmente la funzione del commento, che
interroga i testi consapevole della distanza
storica dell'esegeta ed è improntato a un amore
di verità teso sia a ripristinarne la lezione
originale sia a reimmetterli nel contesto
storico e retorico che li aveva espressi. Caduto
così il principio di autorità, si sente anche
l'esigenza di una nuova storiografia che
ricostruisca il passato su una base
documentaria, svincolata dalle tradizioni
accreditate: in tale clima nasce la critica
storica filologica con il De falso credita et
ementita Constantini donatione (1440) di Valla e
con la ricerca documentaria delle Historiarum ab
inclinatione Romanorum decades (1453) di Biondo
Flavio, testo base della storiografia romana
moderna. In campo filosofico, il De dignitate et
excellentia hominis (1452) di G. Manetti e la
Oratio de hominis dignitate (1486) di Pico della
Mirandola possono essere assunti a emblema della
polemica contro la svalutazione medievale della
condizione umana e al tempo stesso di uno degli
aspetti fondamentali del neoplatonismo (N.
Cusano, M. Ficino, Pico della Mirandola), la
concezione che l'uomo è `libero artefice e
costruttore di se stesso'. Alla filologia e alla
dimestichezza con i classici, vanno ricondotte
le prime discussioni stilistiche sull'uso del
latino (Valla, Elegantiarum linguae latinae
libri III, 1435-44) che avviano sia le polemiche
sul primato del latino e del volgare, sia il
problema della scelta del modello (polemica
anticiceroniana di P. Cortesi). Il concetto di
imitazione è alla base della produzione
letteraria umanistica (F. Filelfo, T.V. Strozzi,
Landino, Poliziano), i cui risultati maggiori
sono gli idilli, le elegie e i poemetti di G.
Pontano, le Eclogae piscatoriae, le elegie e gli
epigrammi di I. Sannazaro. 2 (est.) Qualsiasi
concezione della vita fondata su valori
analoghi. 3 (est.) Interesse per gli studi
filologici o classici.
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