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Elsa de' Giorgi.
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I
turbamenti del giovane Calvino
Appassionato, inaspettato, privato. Ma anche letterario, culturale e
politico. Dal sentimento travolgente per l'attrice-contessa al
travaglio intimo per la crisi esistenziale di una generazione. Sullo
sfondo del dramma ungherese del 1956, fra viaggi in treno e incontri
rubati, si snoda la storia che segna la vita e l'opera del grande
scrittore italiano.
Voglio prenderti scrivendo
Certo, il mio amore per te è nato come una protesta di
individualista (e quindi d'altera solitudine) protesta contro tutto
un clima mosso da un bisogno profondissimo, ma con un significato
generale, una lezione per tutti, di non-rinuncia, di coraggio alla
felicità. Come questa lezione si tradurrà nell'opera creativa è
ancora da vedersi. (...) (...) Se mi mancasse il tuo amore tutta la
mia vita mi si sgomitolerebbe addosso. (...) (...) Tu sei un'eroina
di Ibsen, io mi credevo un uomo di Cechov.
Ma non è vero, non è vero. Gli eroi di Cechov hanno la pateticità e
la nobiltà degli sconfitti. Io no: o vinco o mi annullo nel vuoto
incolore. E vinco, vinco, sotto le tue frustate. (...) (...) No,
cara, non hai nulla dell'eroina dannunziana, sei una grande donna
pratica e coraggiosa, che si muove da regina e da amazzone e
trasforma la vita più accidentata e difficile in una meravigliosa
cavalcata d'amore. (...)
(...) Ho la tua lettera dal treno – Cara, amore – Ho sempre
un'apprensione quando apro una tua lettera e uno slancio enorme di
gratitudine e amore leggendo le tue parole d'amore. Il ritratto del
giovane P.P. (Pier Paolo Pasolini, ndr) è molto bello, uno dei
migliori della tua vena ritrattistica, di questa tua intelligenza
delle personalità umane fatta di discrezione e capacità di intendere
i tipi più diversi, questa tua gran dote largamente provata nei
coetanei. È la stessa dote che portata all'estremo accanimento
dell'amore ti fa dire delle cose così acute e sorprendenti quando
parli con me di me che ti sto a sentire a bocca aperta, abbacinato
insieme d'ammirazione per l'intelligenza, o inconfessabile
narcisismo, e di gratitudine amorosa. (...)
(...) Ho più che mai bisogno di stare fra le tue braccia. E questo
tuo ghiribizzo di civettare che ora ti ripiglia non mi piace niente,
lo giudico un'intrusione di un motivo psicologico completamente
estraneo all'atmosfera che deve regnare tra noi. Gioia cara, vorrei
una stagione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e
voglia di scrivere cose limpide e felici. Una stagione e non la
vita? (...) (...) Ora basta, perché ho cominciato così questa
lettera, io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti
scrivendo, prenderti scrivendo, non altro. È forse anche qui la
paura di soffrire che prende il sopravvento? Cara, cara, mi conosci
troppo, ma no, troppo poco, devo ancora farmi conoscere da te, devo
ancora scoprirmi a te, stupirti, ho bisogno di farmi ammirare da te
come io continuamente ti ammiro. Sto scrivendo una cosa su Thomas
Mann per il Contemporaneo – sotto forma di lettera – su cosa
significa per me il suo atteggiamento d'uomo classico e razionale al
cospetto dell'estrema crisi romantica e irrazionale del nostro
tempo. Sono temi che ritornano puntualmente nella cultura e
nell'arte contemporanea come nella mia vita: il mio rapporto con
Pavese, o la coscienza della poesia, il mio rapporto con te, o la
coscienza dell'amore. (...)
Sassolini di Lukacs
(...) Il male non ha destino, del male ne vanno disperse le ceneri.
Il bene resta, non si distrugge, sparge i suoi semi e ricresce.
(...) (...) Ho avuto coraggio ad amarti, a portarti in questa mia
vita d'uomo che sempre insegue la felicità e non conosce la calma.
(...) (...) Ho due belle lettere tue cui rispondere. Una (quella di
giovedì) sulla «missione di darmi gioia» che tu con meravigliosa
generosità amorosa hai scelto (e io potrei parlare di una mia «ambizione
di darti gioia», di un mio orgoglio, che quando non riesco mi fa
sentire sconfitto), l'altra, quella di ieri, col dialogo delle donne
sul perfetto amante, che pare un po' da corte d'amore, ma con una
malizia da brigata di Boccaccio in villa durante la peste, e con una
razionalità da ragionamento filosofico e cortese cinquecentesco e in
più un senso dello scabroso e dell'insoddisfatto che è tutto moderno.
Ma tu che taci, e dici l'ultima battuta, e le altre che stanno in
silenzio, e quel tipo di Panfilo o Filostrato o Dioneo che trae,
galante ma concettoso, la morale, è un quadro di pura bellezza. Ma a
parte quest'ammirazione formale, quello che soprattutto m'ha
attratto è la bellezza della tua etica amorosa, che è anche mia, che
io t'ho insegnato – perdona il mio orgoglio – nel momento stesso in
cui l'imparavo da te, su te e di cui tu ora dai una formula perfetta,
questo «suscitare l'amore senza mai stimolare il vizio», questa
condizione così rara, che tu sola sai creare.
(...) Ti scrivo in una pausa di una giornata intensamente «filosofica»,
in discussione d'estetica con Lukács la mattinata, poi a pranzo con
lui in collina (nel ristorante in cui un anno fa ho portato la più
affascinante delle donne, quest'anno sono andato con la più
formidabile testa di filosofo) e tra poco lo dovrò accompagnare in
giro per Torino. È un vecchietto dalla formidabile chiarezza, venata
dalla malinconia e malizia degli ebrei. Mi diverto a cercare di
buttare sassolini puntuti nella sua macchina e vederglieli
restituire perfettamente levigati e sferici. (...) (...) L'averti
incontrata è stato un'esplosiva conquista di tante cose per me,
dentro di me, un tale salto e volo nella mia vita, che mi sembra di
non riuscire a toccare terra, a riportare queste mie forze in una
vita integrata. E tu dirai: «E che dovrei dire io allora?». E io
sarei al solito confuso, ma non è vero: per te sono crollate cose
intorno, tu sei rimasta te stessa, puoi decidere di te come ora
dicendo che reciterai con sicurezza di quel che sei. A me, in una
generale irritabilità per tutto, non resta che un nugolo di ragioni
astratte, e la concretezza del tuo corpo nudo. (...)
(...) Amor mio. Tutte le lettere ora mi viene da cominciarle con
l'elemento climatico-atmosferico ma non è una cosa da scherzare. Qui
si vive sotto un cielo caliginoso, un freddo che serpeggia nelle
ossa, un'aria da finimondo. Se ne parla poco, ma la coscienza che un
terribile cataclisma atomico sia stato scatenato e sia ormai
impossibile salvarci, s'affaccia all'animo di tutti. Da anni vivevo
nella completa ignoranza della pioggia e del sole; ora questo inizio
dell'inverno alla fine di maggio mi riempie di un nervosismo che non
conoscevo finora. (...) La tua lontananza s'inserisce in questa
situazione come qualcosa di simbolico. La tua identificazione col
sole non è casuale. Bisogna che ti raggiunga al più presto e che
questa tristezza, che non è, direi, psicologica ma quasi metafisica,
si dissipi... Dopo questa lettera arrivo io. Ti abbraccio e desidero.
(...)
Telefonata a Caracciolo
Mia cara, sono qui con un diavolo per capello. Sono arrivato all'una
e ho trovato tutti che ce l'avevano con me perché sono stato fatto
oggetto negli ultimi giorni d'una caccia telefonica da tutta Italia
per questo maledetto premio Pavese che l'accidente m'ha preso quando
ho accettato di occuparmene. (...) Cecchi non viene, Levi vuole che
si rimandi perché ci ha i poeti russi, Soldati ha l'influenza, Mila
non vuol venire perché non ha avuto in tempo i manoscritti,
Antonicelli perché non c'è Cecchi e non si può fare senza presidente
(...), Bo è ancora il più bravo e vuol solo saper tutti gli orari,
Einaudi vuole che il premio non sia assegnato, a Alba hanno
preparato tutto e ci aspettano (...), Levi vuole la macchina a
prenderlo all'aereo ma non sa quando arriva, Antonicelli dice che
non si deve festeggiare Pavese con una festa popolare, Soldati dice
che in quell'albergo c'è puzza di tartufi. Tutti sono d'accordo di
premiare la R. ma nessuno è convinto che meriti un milione. (...)
Basta, decisamente stasera non sono capace che di questi sfoghi ed è
perché mi manchi molto, mi manca molto la tua presenza consolatrice
e rasserenatrice, testimonianza sicura della felicità. (...)
Mia cara, eccomi qui e appena arrivato mi sono trovato difronte a un
piccolo tentativo scandalistico da parte dell'Espresso che spero
d'aver fatto in tempo ad evitare. M'hanno mandato la bozza
dell'articolo per la manifestazione delle fiabe e alla fine
dell'articolo, che è piuttosto lungo, tirano fuori la dedica a
Raggio di sole e che a via Veneto la sera si discuteva su chi era
Raggio di sole. Furono suggeriti molti nomi, ma soltanto a sera
tarda, dopo molte discussioni, ad un tavolo di letterati fu trovata
la risposta esatta: Elsa de' Giorgi. Raggio di sole è infatti
l'anagramma quasi esatto del tuo nome, manca solo la «e». Ho mandato
subito un telegramma lampo a Benedetti raccomandandomi alla sua
cortesia perché elimini la parte finale. E ho telefonato a Carlo (Caracciolo,
ndr) perché telefonasse subito e si interessasse della cosa, magari
soltanto facendo togliere il nome. Non so però se si è ancora in
tempo, o se il numero è stato già stampato. Me lo sentivo che
qualcosa combinavano. Spero soltanto che il mandarmi le bozze (per
due giorni avevo inutilmente dato loro la caccia per riuscire a
leggere l'articolo) sia stato fatto per vedere se protestavo. Sulla
bozza il titolo non c'è e anche questo potrebbe essere uno scherzo
di questo tipo. (Però, questa dell'anagramma è una scoperta loro, a
cui noi non avevamo mai pensato, e che corrisponde alla verità! E se
distogliamo il pensiero per un momento dalle implicazioni legali e
giornalistiche è molto bello).
Vince la controrivoluzione
(...) Mia cara, siamo tornati ai bombardamenti delle città. Sono
amareggiato e sconvolto. La rete dei pensieri più volte ritessuta e
cercata di assestare stabilmente negli anni della sempre crescente
minaccia atomica e guerra fredda, e poi in questi ultimi tempi in
cui pareva riaprirsi una prospettiva di pace e di progresso
straordinaria, ancora va ritessuta per poter guardare in mezzo al
fuoco. Mi sento come sballottato e pestato.
Notizie ancora più terribili arrivano dall'Ungheria dove tutte le
mie speranze che il moto insurrezionale potesse avere alla testa la
parte dei comunisti non compromessa coi crimini passati e salvare il
socialismo sono ormai cadute e la controrivoluzione trionfa e i
comunisti vengono massacrati in massa. Le posizioni che gruppi di
compagni e io con loro avevamo preso in questi giorni, di critica
alla direzione del nostro partito per la sua interpretazione dei
fatti ungheresi, ricevono una smentita dai fatti, anche se
profondamente giustificate nel fondo. Ora siamo fatti oggetto di
gravi accuse da parte del partito, e ieri sera di fronte a una
grande assemblea tumultuante ho riconosciuto la parte d'errori nella
mia posizione, ho riconfermato la giustezza dell'esigenza che li
aveva mossi. Sono arrivato ad assumere un po' il ruolo di leader di
questa piccola rivolta qui a Torino e devo battermi fino all'ultimo
per non risolverla in disfatta, e a fianco degli amici e compagni
che ho spinto a prendere posizione e non posso abbandonare (...).
L'addio alla politica
(...) Ieri sono stato solennemente silurato alle elezioni del
congresso. La cosa non ha fatto altro che rallegrarmi perché
coincide con la mia decisione di abbandonare l'attività politica sul
piano spicciolo, delle piccole battaglie interne. (...) (...) Io
vivo giornate tese in cui le cose da fare mi si accumulano a valanga,
e non riesco a fare che pochissimo, con Carlo Levi che mi ha preso
ieri tutto un lunghissimo pomeriggio e oggi di nuovo e domani forse
anche, col lentissimo ritmo delle sue correzioni, mentre la casa
editrice è nel suo periodo di punta stagionale, sono carico di testi
pubblicitari da fare e in più c'è la politica in un momento
culminante e non si farebbe che star tutto il giorno a discutere e
combattere le posizioni dell'uno e dell'altro. In mezzo a tutto
questo t'amo d'un amore furioso, la notte non dormo, eccitatissimo e
girando a vuoto come una girandola. Gioia bella t'abbraccio e corro
da Carlo che mi incalza di telefonate, a cercare di concentrarmi
sulle sue virgole e congiunzioni. (...)
(...) Il mondo pubblica nella colonnina dell'«invitato» un ditirambo
sul mio libro, contrapposto polemicamente a tutto il resto della
letteratura contemporanea. Si vede che l'ambiente Mondo-Espresso,
che sostiene molto il libro, non ha mandato giù la recensione piena
di riserve di Bocelli e ha voluto replicare. Ottima cosa perché
lancia il libro su un piano di «moda» ma anche un po' seccante
perché sembra contrappormi all'ambiente letterario e questo né è
vero né mi può giovare.
(...) Guarda come riesci a influenzarmi anche nel giudizio sulle
cose mie, non influenzarmi cambiandomi idee, ma ridandomi il senso
di che cosa è vivo e mandandomi a monte impostazioni statiche di
stile di vita, mettendo tutto al vaglio della tua folgorante verità
umana, verità di donna, verità di amante. In treno ho pensato e
scritto una poesia: Amore, dieci anni fa ero nei partigiani. Se non
oggi domani ci scannavano uno a uno. E la cosa più esaltante di
tutto quel che uno viveva era che chi lo viveva non era un altro,
ero io. Amore, dieci anni dopo – che dono, o vita! – sono il tuo
amante. È terribile come la guerra, la felicità che mi dai. E la
cosa più esaltante di quel che provo fra le tue braccia è quando
penso che chi ti abbraccia non è che sia un altro, sono io.
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