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LETTERE


Galilei - La teoria eliocentrica non è contraria alle Sacre Scritture

Notissima è l'affermazione di Galilei secondo la quale la chiesa deve occuparsi di "come si vadia in cielo" e non di "come vadia il cielo". In questo brano Galilei affronta uno degli argomenti più forti che la chiesa portava a sostegno della teoria tolemaica: il fatto che nelle Sacre Scritture si affermi che Giosuè ferma il Sole.
 


GALILEO GALILEI

Lettera a don Benedetto Castelli in Pisa

Vengo ora a considerare il luogo particolare di Giosuè [...]. Posto dunque e conceduto per ora all'avversario, che le parole del testo sacro s'abbino a prender nel senso appunto ch'elle suonano, ciò è che Iddio a' preghi di Giosuè facesse fermare il Sole e prolungasse il giorno, ond'esso ne conseguì la vittoria; ma richiedendo io ancora, che la medesima determinazione vaglia per me, siche l'avversario non presumesse di legar me e lasciar sé libero quanto al poter alterare o mutare i significati delle parole; io dico che questo luogo ci mostra manifestamente la falsità e impossibilità del mondano sistema aristotelico e tolemaico, e all'incontro benissimo s'accomoda col copernicano. E prima, io dimando, all'avversario, s'egli sa di quali movimenti si muova il Sole? Se egli lo sa, è forza che e' risponda, quello muoversi di due movimenti cioè del movimento annuo da ponente verso levante, e dei diurno all'opposito da levante a ponente.
Ond'io, secondariamente, gli domando se questi due movimenti, così diversi e quasi contrarii tra di loro competono al Sole e sono suoi propri egualmente? É forza risponder di no, ma che un solo è suo proprio e particolare, ciò è l'annuo, e l'altro non altramente suo, ma. del cielo altissimo, dico del primo mobile, il quale rapisce seco il Sole e gli altri pianeti e la sfera stellata ancora, costringendoli a dar una conversione 'ntomo alla Terra in 24 ore, con moto come ho detto, quasi contrario al loro naturale e proprio.
Vengo alla terza interrogazione, e gli domando con quale di questi due movimenti il Sole produca il giorno e la notte, cioè se col suo proprio o pure con quel dei primo mobile? È forza rispondere, il giorno e la notte, esser effetti del moto dei primo mobile e dal moto proprio del Sole depender non il giorno e la notte, ma le stagioni diverse e l'anno stesso.
Ora, se il giorno depende non dal moto del Sole, ma da quel primo mobile, chi non vede che per allungare il giorno bisogna fermare il primo mobile e non il Sole? Anzi, pur chi sarà ch'intenda questi primi elementi d'astronomia e non conosca che, se Dio avesse fermato 'l moto dei Sole, in cambio d'allungar il giorno l'avrebbe scorciato e fatto più breve? perché, essendo 'l moto dei Sole al contrario della conversione diurna, quanto più l'Sole si movesse verso oriente, tanto più si verrebbe a ritardar il suo corso all'occidente, e diminuendosi o annullandosi il moto del Sole, in tanto più breve tempo giungerebbe all'occaso: il qual accidente sensatamente si vede nella Luna, la quale fa le sue conversioni diurne tanto più tarde di quelle dei Sole, quanto il suo movimento proprio è più veloce di quel del Sole. Essendo, dunque, assolutamente impossibile nella costruzion di Tolomeo e d'Aristotele fermare il moto del Sole e allungare il giorno, si come afferma la Scrittura esser accaduto adunque o bisogna che i movimenti non sieno ordinati come vuol Tolomeo, o bisogna alterar il senso delle parole, e dire che quando la Scrittura dice che Iddio fermò 'l Sole, voleva dire che fermò 'l primo mobile, ma che per accomodarsi alla capacità di quei che sono a fatica idonei a intender il nascere e il tramontar del Sole, ella discese al contrario di quel che avrebbe detto parlando a uomini sensati.

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