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LETTERE



GIROLAMO
LA LETTERA 57

Difendendosi dall’accusa di avere tradotto in maniera inesatta la lettera di Epifanio di Salamina al vescovo Giovanni di Gerusalemme, Girolamo espone i criteri da lui ritenuti indispensabili per una buona traduzione. Nasce così l’Epistola 57, indirizzata all’amico e protettore romano Pammachio, un vero e proprio trattato De optimo genere interpretandi. (…) La maniera migliore di tradurre da una lingua all’altra, secondo Girolamo, è quella di riprodurre il senso del testo, non l’esatto significato di ogni singola parola: non verbum e verbo, sed sensu exprimere de sensu. A sostegno di questa sua affermazione egli cita vari autori classici che prima di lui si erano trovati ad affrontare il problema della traduzione: da Ennio a Orazio, da Terenzio a Quintiliano, ma soprattutto Cicerone.

Io, da parte mia, non solo lo confesso, ma lo confermo a viva voce che, (…) nel tradurre testi greci cerco di rendere non parola a parola, ma idea a idea. Come maestro di questo metodo posso vantare un Cicerone, che ha tradotto il “Protagora” di Platone e l’ “Economico” di Senofonte, senza contare i due magnifici discorsi che si diressero l’un l’altro Eschine e Demostene. Non è questo il momento di mettere in evidenza quanto ha saltato a piè pari, le aggiunte e le variazioni apportate in quelle traduzioni per potere rendere efficacemente nella propria lingua le particolarità idiomatiche dell’altra lingua. Mi accontento anche della sola autorevolezza del traduttore, che nel prologo ai medesimi discorsi si è così espresso: “…ho tradotto le più note orazioni polemiche che i due maggiori esponenti dell’oratoria attica, Eschine e Demostene, si indirizzarono l’un l’altro. Non ho seguito la traduzione come un semplice traduttore, ma da artista della parola, rispettando le loro frasi sia nella forma che nel contenuto. Ho usato, tuttavia, termini adatti alla nostra “forma mentis”. Per ottenere questo non ho ritenuto necessario fare una traduzione letterale, ma conservare la portata di ogni parola e la loro “vis” espressiva.

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