
Questa lettera (forse la più bella e più nota di tutto l'Epistolario) si
pone in un periodo particolarmente felice dell'esperienza leopardiana: il
periodo che prelude alla creazione dei grandi idilli, alla composizione di
Silvia, della Quiete, del Sabato, in cui le immagini naturali si offrirono con
una rinnovata capacità di comunicazione ai suoi sensi. Una vitalità nuova, un
moto insolito, una freschezza e rapidità inconsueta è nel modo di esprimersi,
non dovuta solo al fatto che la destinataria è la sorella Paolina (per la
quale rinviene sempre nelle lettere una scrittura « con toni più chiari», «
più teneri»), ma al risveglio che si è operato nel suo animo. C'è in tutta la
lettera il gusto vivissimo della umana compagnia, un gusto per il quale Pisa
gli appare diversissima da Roma, immessa in uno spazio che non è gettato tra
gli uomini ma fatto apposta per avvicinarli, contenerli.
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GIACOMO LEOPARDI
A sua sorella Paolína, a Recanati (Pisa, 12 novembre 1827).
Pisa. 12 novembre 1827
Paolina mia, ricevetti a Firenze la tua dei 2, la quale puoi
figurarti quanto mi fosse cara : io ti aveva scritto già poco prima,
stando in grande impazienza di aver le nuove di casa. Ti dissi che
sarei andato a Massa; ma i miei amici di Firenze mi hanno fatto
determinare per Pisa, città tanto migliore e di clima tanto
accreditato. Partii da Firenze la mattina dei 9 in posta, e arrivai
la sera a Pisa, viaggio di 50 miglia. Ieri notte, per la prima volta,
dopo più di sei mesi e mezzo, dormii fuori di locanda, in una casa
dove mi sono collocato in pensione, a patti molto discreti. Sono
rimasto incantato di Pisa per il clima: se dura così, sara una
beatitudine. Ho lasciato a Firenze il freddo di un grado sopra gelo;
qui ho trovato tanto caldo, che ho dovuto gettare il ferraiuolo e
alleggerirmi di panni. L'aspetto di Pisa mi piace assai più di quel
di Firenze: questo lung'Arno è uno spettacolo così bello, così ampio,
così magnifico, così gaio, così ridente che innamora : non ho veduto
niente di simile né a Firenze né a Milano né a Roma: e veramente non
so se in tutta l'Europa si trovino molte vedute di questa sorta. Vi
si passeggia poi nell'inverno con gran piacere, perché v'è quasi
sempre un'aria di primavera: sicché in certe ore del giorno quella
contrada è piena di mondo, piena di carrozze e di pedoni : vi si
sentono parlare dieci o venti lingue, vi brilla un sole bellissimo
tra le dorature dei caffè, delle botteghe piene di galanterie, e
nelle invetriate di palazzi e delle case, tutte di bella
architettura. Nel resto poi, Pisa è un misto di città grande e di
città piccola, di cittadino e di villereccio, un misto così
romantico che non ho mai veduto altrettanto. A tutte le altre
bellezze si aggiunge la bella lingua. E poi vi si aggiunge che io,
grazie a Dio, sto bene, che mangio con appetito, che ho una camera a
ponente che guarda sopra un grand'orto, con una grande apertura
tanto che si arriva a veder l'orizzonte, cosa di cui bisogna
dimenticarsi a Firenze. La gente di casa è buona, i prezzi non
grandi; cosa ottima per la mia borsa, la quale non è stata troppo
contenta de' Fiorentini : e non vorrei che credeste ch'io fossi
venuto qua in posta come vi ho detto per fare lo splendido : ci sono
venuto con una di queste piccole diligenze toscane che fanno pagar
meno che le vetture. Salutami tutti, dammi le nuove di tutti; bacia
le mani per me a babbo e a mamma: e scrivimi, ma scrivimi presto, e
dammi tutte le nuove che sai, prima di casa, poi di Recanati, poi
della Marca. Di' a Carlo se mi vuole sempre bene. Aspetto qualche
notizia da Bunsen quando egli ripasserà per Bologna questo decembre.
Così siamo rimasti d'accordo. Egli passerà pure per Recanati. Addio.
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