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LETTERE


L’attrice americana Constance Dowling (Connie)

Pavese a Cervinia nel 1950
con Connie


CESARE PAVESE

Pavese e l'amore

Certo signorina non potrà non stupirla, per non dir peggio, questa lettera di una persona che lei non conosce affatto.
Vorrei poter farmi perdonare scrivendole che se lei non conosce me io conosco lei, ma non sarebbe sfacciata la pretesa? Pure...
Io la conosco, signorina, la conosco, ripeto, ma così, di sfuggita, l’ho seguita, l’ho osservata a lungo, talvolta, ma senza mai osare avvicinarla. Conosco le sue linee esteriori, qualche istante della sua vita e soprattutto quel po’ di anima che da un viso si puo’ rivelare a un osservatore attento.
Ma è poco, signorina, al confronto dell’immensità di cio’ che vorrei conoscere in lei.
Io non sono che un comunissimo studente di 19 anni e lei è lontana, tanto lontana.

Lettera a Milly – marzo 1927


E’ tornata la mia ballerina. Per questo ho tardato un po’ a risponderti. Il primo giorno l’ho voluta rivedere, poi mi sono imposto di girare tutta la notte per le strade delle mie colline, tra i boschi. Ho preso un freddo cane. E’ bella, sì, giovane, meravigliosa, tutto quello che si può dire, ma ci sono le poltrone in mezzo tra me e lei e nelle poltrone ci sono sempre seduti molti uomini. Questo piccolo fatto mi ha fatto riflettere e a poco a poco, e ci ho sofferto mica poco, la bella, la divina, la venerea lavoratrice delle gambe mi è svanita dalla mente. [...]
E’ sparita ed era giusto. Che cosa ne avrei fatto tanto? [...]
Se la più bella delle donne che mi passano accanto per la strada volesse me, me me solo, che cosa ne farei tanto? Io non so che cosa sia questa maledizione che ho indosso. Questa domanda che non mi lascia adorare in pace più nulla e nessuno.

Lettera a Mario Sturani, (Reaglie, luglio 1927)


Cara,
scrivo con la tua stilografica. Nonostante la cattiva esperienza non so resistere alla tentazione di una lettera. Non so se le cartoline che ho spedito al vostro indirizzo vi siano giunte. Quattro tue mi sono arrivate. Approfitto di questo bravo ragazzo per mandarti un ricordo. E’ già usato, ma non ho altro.
Io passo le giornate (gli anni) in quello stato d’attesa che a casa provavo certi pomeriggi dalle due e mezzo alle tre. Sempre, come il primo giorno, mi sveglia al mattino la puntura della solitudine. Descriverti le mie ansie è impossibile. La mia pena non è quella scritta, sei tu; e lo sapeva bene chi ci ha così allontanati. Non scrivo tenerezze; il perché lo sappiamo; ma cerco il mio ultimo ricordo umano, è il 13 maggio.
Ti ringrazio di tutti i pensieri che hai avuto per me. Io per te ne ho uno solo e non cessa mai. Tuo

Lettera a Tina Pizzardo, (Brancaleone) 17 settembre ([1935)


Siete un mucchio di fottuti. Me ne importa tanto a me di Frassinelli, di quel bischero di Franco, e se mangio all’albergo!
Quando la finirete di far finta di non ricevere che chiedo notizie, notizie, notizie, e una cartolina firmata, di *?
E avete ancora il becco di scrivermi se ho bisogno di qualcosa. Da un mese non chiedo altro.
Il confino è niente. Sono i parenti che costringono uno a lasciarci la pelle.
Che vi venga il cancro a tutti.

Lettera alla sorella Maria, (Brancaleone) 12 marzo (1936)


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