
Il Prete Gianni rappresenta un personaggio leggendario molto popolare in
epoca medievale, tanto che, secondo i poemi del ciclo bretone, il Santo Graal
sarebbe stato trasportato proprio nel suo regno.
Tradotta e parafrasata più volte nel corso dei secoli seguenti, sino al
Seicento, e in varie lingue e versioni, la lettera ha avuto una importanza
decisiva per l'espansione dell'Occidente cristiano verso Oriente. L'idea che
al di là delle terre musulmane potesse esistere un regno cristiano legittimava
tutte le imprese di espansione ed esplorazione. Di Prete Gianni parleranno
Giovanni Pian del Carpine, Guglielmo di Rubrouck e Marco Polo. Ludovico
Ariosto ne fa uno dei personaggi del suo Orlando Furioso con il nome di
Senapo, re d'Etiopia che Astolfo libera da una maledizione divina che lo
costringeva a soffrire in eterno la fame. Verso la metà del XIV secolo il
regno di Prete Gianni sí sposterà da un oriente impreciso verso l'Etiopia,
quando i navigatori portoghesi affronteranno l'avventura africana. Contatti
con Gianni saranno tentati nel XV secolo da Enrico IV d'Inghilterra, dal duca
di Berry, da papa Eugenio IV. A Bologna, all'epoca dell'incoronazione di Carlo
V, si discute ancora di Gianni come alleato possibile per la riconquista del
Santo Sepolcro.
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LA LETTERA DI PRETE GIANNI
Nella seconda metà del secolo XII era pervenuta in Occidente una
lettera che raccontava come nel lontano est, al di là delle regioni
occupate dai musulmani, al di là di quelle terre che i crociati
avevano cercato di sottrarre al dominio degli infedeli, ma che al loro
dominio erano tornate, fioriva un regno cristiano, governato da un
favoloso Prete Gianni, o Presbyter Johannes, re potentia et virtute
dei et domini nostri Iesu Christi. La lettera iniziava dicendo:
Sappi e fermamente credi che io, Prete Gianni, sono signore dei
signori e in ogni ricchezza che c'è sotto il cielo, e in virtù e in
potere supero tutti i re della terra. Settantadue re ci pagano i
tributi. Sono un devoto cristiano e ovunque proteggo e sostengo con
elemosine i cristiani veri governati dalla sovranità della mia
Clemenza[...]
La nostra Sovranità sí estende sulle tre Indie dall'India Maggiore,
dove riposa il corpo dell'apostolo Tommaso, i nostri domini si
inoltrano nel deserto, si spingono verso i confini d'Oriente e
ripiegano poi verso Occidente sino a Babilonia deserta, presso la
torre di Babele [...] Nei nostri domini nascono e vivono elefanti,
dromedari, cammelli, ippopotami, coccodrilli, metagallinari,
cameteterni, tinsirete, pantere, onagri, leoni bianchi e rossi, orsi
e merli bianchi, cicale mute, grifoni, tigri, sciacalli, iene, buoi
selvatici, sagittari, uomini selvatici, uomini cornuti, fauni,
satiri e donne della stessa specie, pigmei, cinocefali, giganti alti
quaranta cubiti, monocoli, ciclopi, un uccello chiamato fenice e
pressoché ogni tipo di animale che vive sotto la volta del cielo
[....] In una delle nostre provincie scorre un fiume che chiamano
Indo. Questo fiume, che sgorga dal Paradiso, distende i suoi meandri
per bracci diversi per l'intera provincia e in esso si trovano
pietre naturali, smeraldi, zaffiri, carbonchi, topazi, crisoliti,
onici, berilli, ametiste, sardonici e molte altre pietre preziose
[...]
Nelle regioni estreme della terra [...] possediamo un'isola [...]
nella quale per tutto l'anno, due volte alla settimana, Dio fa
piovere in grande abbondanza la manna che le popolazioni raccolgono
e mangiano, né vivono di cibo diverso da questo. Infatti non arano,
non seminano, non mietono, né in nessun modo smuovono la terra per
trarne il suo frutto più ricco [...] Tutti costoro, che si nutrono
solo di cibo celeste, vivono cinquecent'anni. Tuttavia, giunti
all'età di cento anni, ringiovaniscono e riprendono forza bevendo
per tre volte l'acqua di una fonte che sgorga alla radice di un
albero che si trova in quel luogo L.] Tra di noi nessuno mente [...]
Tra di noi non vi è chi sia adultero. Nessun vizio ha potere presso
di noi.
GIOIA ZAGANELLI, La lettera del Prete Gianni (Parma: Pratiche,1990).
Come
nasce, a che cosa mirava la lettera di Prete Gianni? Forse era un
documento di propaganda antibizantina, prodotto negli scriptoria di
Federico I, ma íl problema non è tanto quello della sua origine
(l'epoca abbondava di falsi d'ogni categoria), bensì quello della
sua ricezione. Attraverso il fantasticare geografico si è via via
rafforzato un progetto politico. In altre parole, il fantasma
evocato da qualche scriba in vena di falsificazioni (genere
letterario stimabilissimo all'epoca), ha agito come alibi per
l'espansione del mondo cristiano verso Africa e Asia, amichevole
sostegno del fardello dell'uomo bianco.
La lettera di Prete Gianni
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