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LETTERE

 


 

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UGO FOSCOLO

A Marzia Martinengo (Milano, 4 gennaio 1808).
 

Mi duole, mia cara Amica, che tu non abbia fatto le feste con la tua famiglia e co' tuoi figliuoletti, e mi dorrebbe assai più se tu ridessi di questo mio pregiudizio. Tu sai s'io bado molto a certe cerimonie ed a certe superstizioni; ma ti confesso ch'io trovo sacre certe giornate, in cui si vede nel popolo la volontà di divertirsi e di obliare le fatiche di tutto l'anno; — certe giornate in cui le dolci consuetudini domestiche si celebrano nelle famiglie de' ricchi e de' poveri; in cui si ricorda la religione degli avi, ed i costumi de' nostri padri; in cui i ragazzi trovano un non so che d'insolito e di allegro, e .tutti, o per costume o per cuore, diventono più generosi. A forza di voler diventare spregiudicati, io mi vado accorgendo che gli uomini vanno diventando indifferenti a tutto; e la indifferenza confina con la cattiveria nelle azioni, e col gelo della morte nelle sensazioni. Per me, che fuggo quanto posso dalla mensa degli altri e che amo di pranzare quando, come e dove mi pare e piace, non posso nondimeno ne' giorni di Natale e del primo dell'anno andare all'osteria, o rodere il mio pane ad una tavola solitaria. Non v'è giorno né sera ch'io non mi ricordi delle dolcezze della mia famiglia e del tetto materno con amarissima tenerezza e con desiderio veemente, quanto la vigilia del Natale che mi ricorda la cena fra' miei parenti, e le gioje fanciullesche, e la contentezza di mia Madre nel vedersi i figli d'intorno a lei, e l'illuminazione di tutta la tavola, e il panettone, e tutte le usanze famigliari. Quanto avrei pagato di poter volare per questi  giorni a Venezia! — Ho celebrato il dì del Natale con Giulio come ho potuto; e perché al primo dell'anno egli era affaccendato in una festa di ballo de' suoi soldati, io sono andato a chiedere da pranzo alla Camilla, perché, se per quel giorno avessi dovuto desinar solo, credo che sarei morto dalla malinconia, e l'avrei avuto per pessimo augurio. E a dirvi il vero, per quel dì mi sono messo il mio abito nuovo fiammante, come mi ricordo ch'io faceva nella mia fanciullezza, ed ho chiuso tutti i libri, ed ho dato licenza a Domenico di ubbriacarsi in nome d'Iddio ed alla mia salute : il giorno dopo mi disse ch'egli ha bevuto anche alla salute della contessina...

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