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LETTERE





E' la risposta ad una lettera in cui il Massari informava lo scrittore del grande scalpore suscitato dalle indiscrezioni e dai pettegolezzi nati a Torino circa il contenuto dell'imminente nuova pubblicazione del Gioberti, che si diceva «sarebbe stata la glorificazione del principio repubblicano ». «Vi hanno calunniato ed insultato col titolo di demagogo e di rosso». L'opera in questione era il Rinnovamento civile d'Italia, che uscirà appunto nel '51.
Il Gioberti, escludendo una sua particolare simpatia per la repubblica, afferma tuttavia che tutto concorre a far prevedere il trionfo di essa: il rosso, di cui si riveste « la Providenza », è appunto il colore della repubblica e della democrazia. Non solo è una constatazione, ma un ammonimento per i responsabili della politica in Piemonte e in Italia in genere. Si potrebbe pensare che sul Gioberti eserciti una certa suggestione la particolare atmosfera dell'ambiente francese del suo esilio, dove in quegli anni più acuta si manifesta la coscienza della questione sociale. Egli « estraneo alle contrapposizioni di classi», per nulla tenero per il comunismo o per il socialismo, di quest'ultimo ammette il valore critico Tre sono i bisogni principali dell'età nostra — afferma nel «Rinnovamento civile » —, cioè il predominio del pensiero, l'autonomia delle nazioni e :i riscatto della plebe. E quest'ultimo bisogno, a suo modo di vedere, comporta una graduale modifica della proprietà, pur senza intaccarne il principio. In ogni modo, nella sua visione «la plebe assurge ad elemento fondamentale della sintesi politica» (Salvatorelli).


 


VINCENZO GIOBERTI

A Giuseppe Massari (11 luglio 1851).
 

MASSARI. Giuseppe Massari (1821-84), di Taranto. Uomo politico e scrittore, legato da grande amicizia al Gioberti, delle cui idee fu fervido sostenitore. Deputato dal 1860. Tra le altre testimonianze della sua devozione al Gioberti la pubblicazione delle Opere postume (tra le quali il Carteggio tenuto con lui dal 1838 al '52).
In una sua lettera del 9 luglio il Massari, parlando del e grande scalpore » suscitato dalle voci sulla nuova pubblicazione del Gioberti, diceva tra l'altro: « Io ho litigato con molte persone ».

11 luglio 1851

Mio carissimo Massari,
Mi duole all'anima che per amor mio abbiate desto contro di voi il vespaio di cui' mi parlate. Ma datevene pace, ché né i furbi né i calabroni non sono avversari da fat paura. Mette più conto l'averli nemici che amici.
Il romore sparso sul mio prossimo parto mi dà una novella prova (quante sono non posso contarle) della rara intelligenza dei politici piemontesi. Non mi stupisce che oggi io sia un glorificatore della repubblica, come poco tempo fa lo era della legge agraria e del comunismo. L'opera mia è parte dottrinale e parte storica, o dirò meglio induttiva. Nella prima parte non dico parola di repubblica, anzi espongo tali insegnamenti che se fosserro stati seguiti in Italia e in Francia, niuno oggi penserebbe a repubblica. Nel secondo ricerco qual sarà l'esito moralmente certo del travaglio politico che succede in Europa e dico: la repubblica. Ma sono semplice predicitore e nient'altro. Se questo è un glorificar la repubblica, l'astronomo che predice l'ecclissi si dovrà dire glorificatore di esso.
Io non sono né rosso né nero; ma oggi la Providenza è rossa, perché ordina tutto al trionfo vicino o lontano di questo colore. Il credere di poter lottare contro la Providenza è tal follia che ad albergarla nell'animo si richiede l'ingegno dei Torinesi. Potevasi tre anni fa assodare per un certo tempo almeno la monarchia costituzionale. Ora non è più possibile. Dico che non è più possibile parlando genericamente. Ma per ciò che riguarda il Piemonte vi ha ancora un partito non certo, ma probabile di tentarlo. Io ho consacrato un intero capitolo alla ricerca e sposizione di questo mezzo. Ma se esso si rifiuta (o si rifiuterà), la monarchia di Savoia è perduta senza rimedio, e i ministri attuali o i loro figliuoli vedranno l'avveramento del mio pronostico. Io non mi sono mai ingannato finora nel dedurre dai fatti presenti le possibilità o contingenza certe dell'avvenire. Quando nel 1848 io dicevo a' promotori della mediazione che questo avrebbe avuto per unico effetto d'introdurre la repubblica nell'Italia centrale, molti di essi dissero che io ero glorificatore della repubblica; anzi il celebre conte Franchi difensore degli Ignorantelli ne dedusse che io era comunista!
Vi prego a non mostrare questa lettera né a parlare del suo contenuto se non a poche persone e prudenti, che non ne facciano chiasso, per evitare í pettegolezzi, i quali mí danno troppo fastidio... Ho scritto l'opera che leggerete, colla disperazione e la morte nel cuore.
Vi abbraccio con tutta l'anima.
GIOBERTI

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