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Carl
Gustav Jung
I Ching
Tra gli studiosi occidentali si è diffusa la tendenza a liquidare
quest'opera come una raccolta di "formule magiche", per alcuni
troppo astrusa per essere intelligibile, per altri priva di
qualsiasi valore. Per più di trent'anni mi sono interessato all'I
Ching, questa tecnica oracolare, o metodo di esplorazione
dell'inconscio, perchè a me sembrava di non comune importanza. Non è
molto facile trovare il giusto accesso a questo monumento del
pensiero cinese, così infinitamente diverso dai nostri modi di
pensare.
Per capire in generale di che cosa tratti un simile libro è
imperativo buttare a mare certi pregiudizi della mentalità
occidentale. E' curioso che un popolo dotato e intelligente come i
cinesi non abbia mai prodotto ciò che noi chiamiamo "scienza". La
nostra "scienza", però, si basa sul principio di causalità, e la
causalità è considerata verità assiomatica. Ma un grande cambiamento
è ormai avviato. Gli assiomi della causalità sono scossi nelle loro
fondamenta: ora sappiamo che quello che noi chiamiamo leggi di
natura non sono altro che verità statistiche, costrette perciò ad
ammettere delle eccezioni. Non abbiamo tenuto abbastanza conto del
fatto che, per dimostrare la validità invariabile delle leggi di
natura, abbiamo bisogno del laboratorio con le sue incisive
restrizioni. Se lasciamo che la natura faccia da sè, vediamo un
quadro ben differente: ogni processo subisce interferenze parziali o
totali ad opera del caso, e in misura tale che in circostanze
naturali un corso di eventi che si conformi in tutto e per tutto a
leggi specifiche rappresenta quasi un'eccezione.
La mentalità cinese, quale io la vedo all'opera nell'I Ching, sembra
preoccuparsi esclusivamente dell'aspetto accidentale degli eventi.
Ciò che noi chiamiamo coincidenza sembra essere la cosa della quale
questa peculiare mentalità s'interessa principalmente, mentre ciò
che noi adoriamo come causalità passa quasi inosservato. Dobbiamo
ammettere che qualche cosa si possa dire in favore dell'immensa
importanza del caso. Una quantità incalcolabile di sforzi umani è
rivolta a combattere e limitare i danni o i rischi rappresentati dal
caso. Spesso le considerazioni teoriche su causa ed effetto appaiono
pallide e polverose a paragone degli effetti pratici del caso. Va
benissimo dire che il cristallo di quarzo è un prisma esagonale; è
proprio vero - fintanto che si immagina un cristallo ideale.Ma in
natura non si trovano due cristalli esattamente uguali, benchè tutti
siano palesemente esagonali. La forma reale, tuttavia, sembra
sollecitare il saggio cinese ben più di quella ideale. La confusa
congerie di leggi naturali che costituisce la realtà empirica
contiene per lui un significato ben più importante che non una
spiegazione causale di eventi che poi devono di regola essere
separati l'uno dall'altro prima che si possa discuterne in maniera
appropriata.
Il modo in cui l'I Ching tende a considerare la realtà implica un
giudizio poco favorevole per i nostri procedimenti causalistici.
L'istante che sta sotto osservazione appare all'antica visione
cinese più come un colpo di fortuna che come il risultato ben
definito di catene causali concorrenti. Ciò che interessa sembra
essere la configurazione che gli eventi accidentali assumono al
momento dell'osservazione, e niente affatto le ragioni ipotetiche
che apparentemente rendono conto della coincidenza. Mentre la
mentalità occidentale pone ogni cura nel vagliare, pesare, scegliere,
classificare, isolare, l'immagine che il cinese si fa del momento
racchiude ogni cosa fino al più minuto e assurdo particolare, perchè
l'istante osservato è il totale di tutti gli ingredienti. Accade
così che quando si gettano le tre monete, questi dettagli casuali
entrano nel quadro dell'istante d'osservazione formandone una parte:
una parte insignificante per noi, eppure colma di significato per la
mentalità cinese. Per noi sarebbe un'affermazione banale e quasi
senza senso (almeno in apparenza) dire che qualunque cosa avvenga in
un dato momento possiede inevitabilmente la qualità peculiare di
quel momento. Questo non è un argomento astratto, anzi è un
argomento assai pratico. Vi sono certi esperti che all'aspetto,
gusto e comportamento di un vino sanno dedurre il sito della sua
vigna e il suo anno di origine. Vi sono antiquari ai quali basta
un'occhiata per indicare con un'esattezza quasi stregonesca l'epoca,
la provenienza e l'autore di un oggetto d'arte o di un mobile. Di
fronte a simili fatti bisogna ammettere che i momenti possono
lasciare tracce di lunga durata.
In altre parole, l'inventore dell'I Ching, chiunque sia stato, era
convinto che l'esagramma elaborato in un dato momento coincideva con
questo momento anche nella qualità, e non soltanto nel tempo. Per
lui l'esagramma era l'esponente del momento in cui si realizzava -
più ancora di quanto potessero esserlo l'ora segnata dall'orologio o
i dati risultanti dal calendario - in quanto l'esagramma era
concepito come un indicatore della situazione essenziale prevalente
al momento della sua origine.
Questa teoria implica un certo strano principio che io ho denominato
sincronicità, un concetto che formula un punto di vista
diametralmente opposto a quello della causalità. Quest'ultimo,
essendo una verità meramente statistica e non assoluta, è una specie
di ipotesi di lavoro sul modo in cui gli eventi evolvono l'uno
dall'altro, mentre la sincronicità considera particolarmente
importante la coincidenza degli eventi nello spazio e nel tempo,
scorgendovi qualche cosa di più che il mero caso, e cioè una
peculiare interdipendenza degli eventi oggettivi tra loro, come pure
tra essi e le condizioni soggettive (psichiche) dell'osservatore o
degli osservatori.
L'antica mentalità cinese contempla il cosmo in una maniera
paragonabile a quella del fisico moderno, il quale non può negare
che il suo modello del mondo sia una struttura decisamente
psicofisica. L'evento microfisico include l'osservatore esattamente
come la realtà che forma il sostrato dell'I Ching abbraccia le
condizioni soggettive, ovvero psichiche, nella totalità della
situazione momentanea. Come la causalità descrive la sequenza degli
eventi, così per la mentalità cinese la sincronicità considera la
loro coincidenza.
Orbene, i sessantaquattro esagrammi dell' I Ching sono lo strumento
mediante il quale si può determinare il significato di
sessantaquattro situazioni differenti e insieme tipiche. Queste
interpretazioni sono l'equivalente delle spiegazioni causali. Il
nesso causale è statisticamente necessario e può quindi essere
sottoposto a esperimento. Poichè le situazioni sono ogni volta
uniche e non possono essere ripetute, sembra impossibile, in
condizioni normali, fare esperimenti con la sincronicità. Nell'I
Ching il solo criterio di validità della sincronicità è l'opinione
dell'osservatore, per il quale il testo dell'esagramma corrisponde a
una fedele riproduzione del suo stato psichico.Si presuppone che la
caduta delle monete sia proprio quale deve essere necessariamente in
una data "situazione", in quanto ogni cosa che avviene in quel
momento vi appartiene quale indispensabile elemento del quadro. Essa
forma il disegno caratteristico di quell'istante. Ma una verità
ovvia come questa rivela la sua natura significativa soltanto nel
caso che sia possibile leggere il disegno e verificarne
l'interpretazione, in parte mediante ciò che l'osservatore conosce
della situazione soggettiva e oggettiva, in parte mediante il
carattere degli eventi successivi.
L'argomentazione che ho esposto fin qui non si è mai affacciata, è
ovvio, a una mente cinese. Al contrario, secondo l'antica tradizione,
sono delle "entità spirituali" operanti in modo misterioso quelle
che fanno dare una risposta sensata. Queste entità formano, per così
dire, l'anima vivente del libro. Essendo così quest'ultimo una sorta
di essere animato, la tradizione vuole che all'I Ching si possano
porre delle domande nella fiducia di ottenerne risposte intelligenti.
Le risposte sensate e piene di significato sono la regola. Se l'I
Ching non è accettato dalla coscienza, almeno l'incoscio gli va
incontro a metà strada, e l'I Ching è più vicino all'incoscio che
non all'atteggiamento razionale della coscienza.
Devo confessare che durante la stesura della prefazione non mi ero
sentito troppo a mio agio, giacchè, per il mio senso di
responsablità verso la scienza, non ho l'abitudine di asserire
qualcosa che non posso provare o almeno presentare come accettabile
alla ragione. E' un compito ingrato, in verità tentare di presentare
a un pubbico moderno e non privo di senso critico una raccolta di
arcaiche "formule magiche" con l'idea di renderle piò o meno
accettabili. Io mi sono accinto a questo compito perchè ritengo che
nel modo di pensare degli antichi cinesi vi sia ben più di quanto
possa sembrare a prima vista.
L'I Ching insiste continuamente sull'importanza di conoscere sè
stessi. Il metodo con cui si dovrebbe arrivare a questa conoscenza
si presta ad abusi d'ogni genere, e non è fatto, quindi, per le
persone frivole e immature; come non è fatto per gli
pseudointellettuali e i razionalisti. E' adatto solo per persone
ponderate e riflessive che si soffermano a pensare su ciò che fanno
e sulle esperienze che vivono. Non ho una risposta alla moltitudine
di problemi che sorgono quando cerchiamo di conciliare l'oracolo
dell'I Ching con i nostri canoni scientifici correnti. Ma - inutile
dirlo - tutto ciò che è "occulto" va lasciato da parte.
L'irrazionale pienezza della vita mi ha insegnato a non scartare
alcunchè, nemmeno ciò che va contro tutte le nostre teorie (così
effimere, nel migliore dei casi) o comunque non ammette spiegazioni
immediate. E' inquietante, certo, e non si può mai dire se la
bussola funziona o è impazzita; ma la sicurezza, la certezza e la
quiete non portano mai a nessuna scoperta. Altrettanto vale per
questo metodo cinese di divinazione. E' chiaro che il metodo mira
alla conoscenza di sè, sebbene attraverso i millenni sia stato anche
messo al servizio della superstizione.
E' ovvio che io sono profondamente convinto del valore della
conoscenza di sè; ma che senso ha raccomandare questa conoscenza
quando i maggiori saggi di ogni tempo ne hanno predicato la
necessità senza successo? Persino all'occhio più prevenuto è chiaro
che questo libro rappresenta una sola, lunga esortazione a esaminare
con cura il proprio carattere, il proprio comportamento e le proprie
motivazioni. Questo orientamento ha un forte richiamo su di me e mi
ha indotto ad assumere l'impegno della prefazione.
Non si possono mettere da parte alla leggera uomini della statura di
Confucio e Lao-tse quando si sia in grado di apprezzare la qualità
del pensiero che essi rappresentano; e meno ancora si può sorvolare
sul fatto che l'I Ching fu la loro principale fonte d'ispirazione.
Data l'estrema antichità e l'origine cinese dell'I Ching, non posso
considerare anormale il suo linguaggio arcaico, simbolico e fiorito.
L'antica saggezza dell'Oriente dà la debita importanza al fatto che
l'individuo intelligente chiarisca i propri pensieri, ma non ne dà
nessuna alla maniera in cui lo fa.
Sembra a me che un lettore non prevenuto dovrebbe ora essere in
condizione di formarsi almeno un'idea preliminare circa il "funzionamento"
dell'I Ching.
[...]
Zurigo, 1949
Carl Gustav Jung
Psicanalisi
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