Introduzione

Cronologia della riflessione linguistica
Filologi,lessicografi,linguisti

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7 (intro)

Sumeri e Accadici
Non è facile stabilire la cronologia, e i testi conservati su tavolette d'argilla sono di difficile interpretazione. Disponiamo di tre tipi di materiale:
a) Liste lessicali (apparse verso i'l 3000 a.C.). Alcune sono tematiche, altre acrografiche (raggruppamenti basati sui prime raggruppamenti grafici).  Queste liste vengono continuamente ricopiate (ce n'e traccia fino al I millennio). Alcune sembr:ano legate a testi letterari sumerici trascritti verso it 2600a.c.
b) .Sillabari (liste di grafemi srmplici). II piu antico sillabario, chiamato Proto-Ea nell'epoca antico-babilonese (all'incirca fino al 1600) e successivamente Ea, diventerà gradualmente bilingue sumero-accadico. Verra ricopiato fino all'epoca greca, anche se saranno create liste piu corte e piu moderne. Nei sillabari bilingui fa la sua comparsa una embrionale terminologia grammaticale (nome per la negazione o il plurale, per esempio).
c) Testi grammaticali. Se ne distinguono tre tipi:
i) Liste grammaticali antico-babilonesi, contenenti sequenze (relative in particolare a espressioni avverbiali e pronomi) che sembrano paradigmi (i pronomi vengono sempre classificati nell'ordine noi-voi-essi).
ii) Lisle lessicali bilingui (surneriche e accadiche), risalenti all'incirca ai secoli XVIII e XVII, the contengono paradigmi verbali completi;
iii) Liste (ca 1600) composte da colonne di sillabe sumeriche (corrispondenti, per esempio, ai pronomi personali), mentre le righe registrano (in accadico) le condizioni di occorrenza delle grafie (per esempio, all'inizio, al centro o alla fine del complesso verbale). Questa analisi, che possiamo definire morfosintattica, rappresenta una embrionale terminologia grammaticale.
Egiziani
La nostra conoscenza della tradizione linguistica egiziana è estremamente
 povera, certo perchè lo era la stessa tradizione; essa presenta essenzialmente qualcosa di simile ai due tipi più semplici di elementi che ritrovi:amo nei Babilonesi, liste lessicali e paradigmi.
Liste lessicali (onomastiche), databili almeno alla metà del lll millennio.
La più famosa,l'Onomastica d'Amenope (ca 1100 a.C.) riprende una precedente lista più breve, di cui ci e pervenuto un frammento (Onomastica di Rammesseum, ca 17150 a.C.).
Abbozzi di paradigmi. Quelli rinvenuti risalgono ai secoli XIII (neo-egiziano) e VII (demotico). La disposizione dei paradigmi demotici si ritrova in
certe grammatiche coptofone;
Papiro di segni. Catalogo di segni grafici con un commento, opera di un egiziano d'epoca romana (al piu tardi I secolo a.C.), di cui ci è pervenuto soltanto un frammento molto breve, dove i segni vengono analizzati in base al loro valore fonetico antico e recente.
Pratica bilingue (testi e vocabolario): demotico/geroglifico/greco, greco
/copto, latino/copto, latino/greco/copto, copto/arabo. A partire dal IX secolo a.C. abbiamo documenti relative alle scuole d'interpreti (per il greco). I.'evoluzione dell'egiziano porta al copto all'inizio dell'era cristiana; scritto inizialmente in demotico, adotterà un alfabeto speciale ricavato dal greco verso la fine del V secolo d.C. (gli ultimi testi geroglifici risalgono alla fine del IV e gli ultimi demotici alla fine del V secolo); verso il XII secolo la Chiesa
copta (cristiana) adotta 1'arabo; un dialetto copto (bohairico) sopravviverà come lingua letteraria e liturgica fino ai nostri giorni.
Geroglifica d'Horapollon (IV-V secolo), traduzionc in greco di una compilazione copta sui geroglifici the documenta già una pessima comprensione e che in seguito manderà fuori strada i tentativi di decifrazione.
Tra 1'XI e il XIV secolo coptofoni arabizzati redigono dei lessici coptoarabi e delle grammatiche di dialetti copti (sahidico e bohairico).
Indiani (sanscrito)
E'  molto difficile riuscire a tracciare una cronologia del mondo indiano.Tra il XIII e il VII-VI secolo a.C. si costituisce la letteratura brahmanica. I quattro Veda vengono trasmessi solo oralmente. Questo tipo di trasniissione sopravviverà accanto alla scrittura (il Veda sembra non aver avuto una forma scritta sino al XIV secolo d.C.).
Il modo di trasmissione del sapere sacro spiega come it sapere linguistico, si sia costituito attorno a tecniche relative alla correttezza della pronuncia (ortoepia) e all'esatta conservazione del testo orate. Tra le sei < parti ausiliarie del Veda>(Vedanga) vi sono la fonetica (siksa), la metrica (chandas),1'etimologia (nirukta ) e la grammatica (vyakarana, disquisizione o analisi). Non sappiamo, esattamente a quando risale la loro composizione (elementi di fonetica appaiono in diversi testi religiosi composti tra 1'800 e il 600). Nei Veda rientrano
altri due tipi di opere:
ì)Manuali d'istruzione fonetica (Pratisakhya) abbinati a ciascuna raccolta e che indicano come conservarla. Di difficile datazione, alcuni si riferiscono a Panini e la loro classificazione dei suoni presuppone talvolta importanti principi di scrittura brahmi . La loro compilazione puo risalire al III secolo a.C.
ii)Liste di parole (Nighantu), compilate sulla base dei Veda; queste parole ,rientrano in differenti categorie grammaticali e in certi casi si può distinguere un principio di classificazione semantica.
Panini (fine VI-inizio V secolo): Astadhyayi (Raccolta di otto lezioni, composta, da formule (sutra) di 5-20 parole, ne contiene circa 4.000), opera di grammatica accompagnata da Sivasutra (Trattato di fonetica), Dathuprata (Recita di radici) e Ganapatha
(Recita di gruppi); le ultime sono conosciute soltanto nelle successive forma scolastiche. Panini cita una decina di predecessori. Yaska (tra il VI e il IV secolo): Nirukta commentario del nighantu), trattato di etimologia concepito come discorso sulla verità delle parole. L'introduzione contiene la prima classificazione conosciuta delle specie lessicali. Vagapyayana e Vyadi (IV secolo): grammatiche di cui abbiamo soltanto testimonianze indirette. Sembra the abbiano affrontato il problema del rapporto della parola con ciò cui essa si riferisce; per la prima la referenza e la forma specifica (akrti), per la seconda è la cosa individuale (dravya).
Gli ermeneuti hanno privilegiato la prima soluzione, i logici la seconda. Katyayana (metà del III secolo): commentario (varttika) di Panini. Patanjali (11 secolo): Mahahhasya (Grande Commentario) pose i principi dell' interpretazione di Panini, che verrà proseguita ininterrottamente fino ai secoli XVII-XVIII d.C.. Patanjali ha fortemente influenzato le altre discipline, in particolare la filosofia.
Nel V secolo d.C. si costituisce un nuovo corpus teorico, in particolare con le opere di Bhartrhari, Vakyapadiya (Trattato sull'enunciato), Sabarasvamin,Mimamsasutrabhasya (Trattato d'ermeneutica) e Vatsyayana, Nyayasatrabhasya (Trattato di logica). Il primo sviluppa la dottrina dello sphota, entità
permanente e indivisibile che sottende 1'enunciazione dei suoni e di tutte le unità di senso.
Greci e Latini
Costituzione della mysike (studio della parola cantata, nessun trattato conservato) come disciplina, nel V secolo a.C.
Sofisti, retori (specialisti di tecniche di persuasione) e prime technai rhetorikaì (arti retoriche, nessun trattato conservato) nel V secolo a.C. A Protagora di Abdera (485-410) si attribuisce, oltre alla distinzione delle tre leggi grammaticali, la compilazione di una lista di termini difficili che compaiono nell'opera di Omero (VIII secolo); Prodico di Ceo (V secolo) ha sviluppato una concezione della sinonimia basata sulle sfumature che distinguono i termini. Conosciamo i sofisti solo attraverso frammenti spesso riportati dai loro nemici, in particolare Platone. Il trattato anonimo dei Dissoi Logoi (Sui termini ambigui) è successivo (circa 400).
Platone (ca 427-347) parla di grammatiche usate per apprendere la lettura e la scrittura (Sofista 253a); distinzione tra onoma (nome e soggetto) e rhema (verbo e predicato); Cratilo, trattato teorico sul rapporto tra le parole e le cose in cui viene sviluppata, in particolare, l'etimologia, disciplina che ha il compito di valutare la verità dei nomi, cioè l'accordo tra la natura dei nomi e quella delle cose significate; critica della retorica (Gorgia), in quanto arte di illusione.
Aristotele (384-322): Poetica, Retorica; trattati logici (Organon): Categorie (sui termini), De interpretatione (sulle proposizioni nella forma canonica S[oggetto] è P[redicato]; contiene in particolare una definizione del nome e del verbo), Primi Analitici (sul ragionamento; esposizione del sillogismo, cioè di un ragionamento che a partire da due premesse ricava una conclusione, dove la validità dell'inferenza dipende dai rapporti tra i tre termini); Secondi Analitici (teoria della scienza, concepita come la conoscenza dimostrativa dell'universale); Topici (trattato che stabilisce le modalità - i «luoghi», topoi - che permettono di costruire delle premesse volte a confutare un avversario); Confutazioni sofistiche (rassegna e confutazione dei vizi dei ragionamenti utilizzati dai sofisti).
Stoicismo (inizio verso 11315): i filosofi stoici - Zenone di Cizio (ca 335ca 265), Cleante di Asso (331-232), Crisippo (ca 280-ca 205) - elaborano la teoria delle parti del discorso e una logica delle proposizioni, entrambe inglobate in un'unica teoria (la dialettica); ci sono pervenuti solo frammenti.
250-240, Diogene di Babilonia: Techne peri phones (trattato perduto sui suoni del linguaggio; probabilmente ricopriva press'a poco la stessa area della Techne di Dionisio Tracio).
Dionisio Tracio (ca 170-ca 80): Techne grammatike (Arte grammaticale); il testo da noi posseduto è una compilazione risalente al IV secolo d.C., all'epoca del latino Donato; ha avuto una grande diffusione e contiene gli elementi essenziali del vocabolario grammaticale occidentale.
Varrone (116-27): De lingua latina; trattato in parte perduto (dei 25 libri originari restano soltanto il V e il X) che descrive sistematicamente la lingua latina e presenta in particolare una teoria della flessione e della derivazione, al cui proposito vengono esposti gli argomenti degli analogisti (sostenitori della regolarità) e degli anomalisti. Il testo non sembra aver avuto continuatori.
55 a.C., Cicerone (106-43) nel De oratore cerca di dimostrare che l'eloquenza non è in contrasto con la filosofia.
Sesto Empirico (II secolo d.C.): il trattato Contro i grammatici contiene una discussione sulla possibilità di considerare la grammatica una scienza.
Il greco Apollonio Discolo (II secolo), autore di diverse monografie dedicate ai pronomi, agli avverbi, alle congiunzioni e di un trattato sulla sintassi (di cui ci sono rimaste circa 500 pagine), è il primo grande teorico occidentale nel campo della grammatica.
Piotino (205-270) fonda il neoplatonismo, dottrina esposta nelle Enneadi, raccolta dei suoi scritti redatta ad opera del suo discepolo Porfirio. La sesta Enneade contiene alcuni trattati di critica alle dieci categorie aristoteliche.
Il neoplatonico Porfirio (233-305) redige una introduzione (Isagoge) e un commento alle Categorie di Aristotele, che figurano tra i testi fondamentali della filosofia medievale.
Donato (IV secolo), Artes (Ars maior e Ars minor).
Sant'Agostino (354-430), nel De dialectica (387) e nel De Magistro (389) sviluppa una teoria generale dei segni, compreso il segno linguistico; nel De Trinitate (415) formula la concezione del pensiero come linguaggio interiore.
Proclo (412-485) ha redatto un commentario neoplatonico sul Cratilo che conosciamo attraverso il resoconto di uno dei suoi allievi.
Ammonio d'Alessandria (nato verso il 440), discepolo di Proclo e maestro di Simplicio, ha redatto il suo corso sul Peri Hermeneias di Aristotele, mentre attraverso i suoi allievi ci sono giunti gli elementi essenziali delle sue lezioni sulle Categorie e sugli Analitici.
Boezio (480-525) traduce in latino l'Isagoge di Porfirio; il suo commento formula, a proposito dell'esistenza del genere e della specie, ciò che spesso viene considerata come la prima esposizione del problema degli universali (secondo Boezio essi esistono come idee rappresentate, separate dai corpi, cosa che lascia aperta la possibilità di una soluzione sia di tipo nominalista sia realista). E' autore anche di una traduzione e di un commento delle Categorie e del De interpretatione di Aristotele, nonchè di alcune monografie logiche.
Prisciano (fine V-inizio VI secolo), grammatico di Costantinopoli: Institutiones Grammaticae; il testo comprende due grandi volumi.
Simplicio redige (dopo il 538) un importante commento neoplatonico delle Categorie di Aristotele.
Cinesi
Confucio (551-479 a.C.): il confucianesimo, che sotto gli Han diventerà la dottrina ufficiale, contiene la teoria della «rettificazione dei nomi». Ogni nome esprime l'essenza delle cose cui corrisponde ed è importante conformarsi al nome.
Mo Zi (479?-381): fondatore della scuola mohista; il capitolo 42 di MoTzu (Libro di Mo) definisce il nome (ming) come ciò che serve a parlare di una cosa e l'attualità (shi) come ciò di cui si parla; nella frase l'attualità corrisponde dunque al soggetto; questo capitolo è dovuto probabilmente a successivi discepoli
Hui Shih (IV secolo) e Gungsun Long (IV secolo), entrambi uomini di legge, principali rappresentanti della scuola dei nomi (Ming Chia), che si interessa essenzialmente dei rapporti tra i nomi (ming) e la realtà (shi), mettendo in luce i paradossi della predicazione e presentando argomenti sofistici. I componenti di questa scuola sono stati paragonati ai sofisti greci.
Ji Jiu Pian (Corso rapido di studi; anonimo, II secolo); 2.016 caratteri suddivisi in 19 classi tematiche.
Erya (Eleganza raffinata; anonimo; Il secolo): raccolta di glosse di termini rari o obsoleti (classificazione tematica) rinvenute nei testi antichi.
Yang Xiong (53-18): Fangyan (Parlate locali); raccolta di circa 9.000 termini di origine dialettale.
Xue Shen (58-148?): Shuo wen jie zi (Spiegazione di pittogrammi e altri caratteri); è la prima opera sulla pronuncia delle parole.
Liu Xi (sotto gli Han orientali, che hanno regnato dal 25 a1220): Shi Ming (Spiegazione dei nomi), la definizione si basa sulla sinonimia e/o l'omonimia.
Sun Yan (sotto i Wei, che hanno regnato dal 220 a1265): Er yia yin yi (Le pronuncie e i sensi di Erya); uso della tecnica di fangie (per descrivere il valore fonetico di un carattere, lo si scompone in due parti descritte con caratteri omofoni), il cui inventore è probabilmente Sun Yan. Questa tecnica porterà alla nascita della «scienza dei suoni e delle finali» (yinyunsue), qualcosa di analogo alla nostra fonologia, e dei dizionari di rime (yun shu) che ordinano le parole in base all'ordine delle finali.
Lu Fayan (nato nel 562?): Qie Yun (Trascrizione delle finali con le fangie); primo importante dizionario di rime.
Xuanzang riporta indici di libri buddhisti tra i qualli un breve manuale di introduzione alla logica di Dignaga, da lui tradotto nel 647. Ci sono pervenuti dodici commentari opera di suoi discepoli, tra cui quelli di Wen Gui e di Kui Ji.

Arabi  Continua....