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Metopa con Gorgone
Nei templi della Magna Grecia e della Sicilia vennero spesso
utilizzate con funzione ornamentale, o apotropaica, le
raffigurazioni delle Gorgoni, creature mitiche dai tratti spaventosi
e dallo sguardo pietrificante. Questo esemplare in terracotta,
databile al 560 a.C., proviene da un tempio di Siracusa.
Gorgoni
Nella mitologia greca, le figlie mostruose del dio marino Forco e
della sua sposa e sorella Ceto. Le gorgoni erano creature
terrificanti, simili a draghi, ricoperte di scaglie dorate e con
serpenti al posto dei capelli. Avevano ali immense e orribili facce
rotonde, grosse zanne e la lingua penzolante; vivevano sulla riva
più lontana dell'Oceano Occidentale, evitate da tutti perché il loro
sguardo trasformava le persone in pietre.
Due di esse, Steno ed Euriale, erano immortali, mentre la terza,
Medusa, era mortale. Quest'ultima fu uccisa dall'eroe Perseo che,
con l'aiuto degli dei Ermes, Plutone e Atena, le tagliò la testa:
dal collo di Medusa uscì allora il cavallo alato Pegaso, che la
gorgone aveva concepito con il dio Poseidone.
Le mitiche Gorgoni
Dai Medici ai Romantici simbolo di prudenza e
terrore
Dove abitassero le sorelle Gorgoni («le vecchie», come le chiamava
Esiodo) non è facile dire, se dalla parte della Libia o nel Regno
dei morti, nel mondo felice ed oppiato degli Iperborei, dedite come
suore al culto di Atena. Oppure al confine della Notte, verso il
pomato Giardino delle Esperidi.
Bellissime, questo lo conferma anche Boccaccio,
e con nomi da romanzo futurista di Palazzeschi: Steno, Euriale e
Medusa.
Medusa, la più nota. Anche se prende talvolta sembianza
mascolina, per terrorizzare meglio. In Dante, per esempio: «Volgiti
‘n dietro e tien lo viso chiuso; / ché se ‘l Gorgón si mostra e tu
‘l vedessi, / nulla sarebbe di tornar mai suso». Irreparabili,
definitive: chi ti vede è perduto. Di qui non si torna indietro.
Medusa, ha l’ulteriore particolarità d’essere anche umana e mortale,
e dunque soffrire di tutti i tormenti e i ghiribizzi serpentinati,
che l’antichità classica, da Luciano ai pittori manieristi, da
Boecklin ai visionari simbolisti belgi le regalano come sinistri
monili di sangue,
«Incontrarla è sciagura. Quel suo sguardo fisso ferma il sangue
degli uomini e quasi in pietra li tramuta» cantava Goethe nel Faust.
Medusa, come vero simbolo di Belle Dame sans merci, Bella Dama senza
scampo.
Così bella che Poseidon se ne innamora e l'impalma nel tempio di
Atena, la «Pallade irata» che s’infuria di gelosia e come una
meretrice da basso napoletano l’insegue, non solo per strapparle i
capelli, a borsettate, ma per metamorfosarli in orrendi serpenti.
Perseo, che deve vincersi una sposa, accetta di portare in pegno la
testa mozza di Medusa, ma sa quanto rischia a guardarla, ed ha
l’astuzia di spiarla riflessa nello specchio d’uno scudo.
Trascinandosela grondante, dietro la schiena (ecco dove nascono i
coralli) sino alla Libia, come l’Angelus Novus di Benjamin e Klee,
dopo aver combattuto con le grinzose sorelle di lei, le Graie, che
hanno lo stesso nome di quel bordino d’Alpi che non si ricorda mai a
scuola.
Dal sangue del capo sgozzato salta fuori Pegaso, il cavallo alato e
la mitologia continua, sino alla costellazione.
Nessuno può guardare la Gorgone.
E’ già Luciano a suggerire: «la Gorgone occorre portarla su di sè,
perché essa abbia questa virtù». Quale virtù? Quella di piegare il
destino delle battaglie e di collaborare a ben reggere il Governo di
Città. Ecco perché Lorenzo il Magnifico fa di tutto pur di possedere
la magnifica Tazza Farnese, che già fu di Federico II, ecco perché
Cosimo il Vecchio non può uscire senz’esser tatuato protettivamente
di Meduse, dovunque.
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