MITOLOGIA
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Per praticità, nell’esporre le vicende mitiche, abbiamo per lo più adottato la
denominazione romana dei personaggi.
Achille Figlio di Peleo e di Tetide, valoroso eroe, invulnerabile tranne che nel
tallone. Fu educato dal centauro Chirone (v.). Tetide (v.) aveva ottenuto dal
Fato che il figlio potesse scegliere tra una lunga vita senza gloria e una vita
breve ma gloriosa; poiché Achille scelse quest’ultima, la madre, temendo per la
sua sorte, allo scoppio della guerra di Troia lo nascose sotto vesti femminili a
Sciro, tra le figlie del re Licomede. Con un ingegnoso stratagemma Ulisse riuscì
poi a condurre Achille alla guerra troiana, dove l’eroe fu protagonista di molte
gesta gloriose. Adirato per l’offesa di Agamennone, che gli aveva sottratto la
schiava Briseide (v.), Achille si ritirò dalla lotta e diede le sue armi
all’amico Patroclo perché combattesse al suo posto; ma quando Patroclo fu
colpito a morte da Ettore, Achille tornò in campo per vendicare l’amico, e a sua
volta uccise Ettore in duello. Prima della sconfitta di Troia, l’eroe cadde in
un inganno ordito da Paride, fratello di Ettore, con l’aiuto di Apollo: invitato
a un incontro con Polissena (v.), della quale si era innamorato, fu colpito a
morte da Paride, che lo trafisse nel tallone.
Afrodite v. Venere.
Anfione Figlio di Giove e di Antiope, gemello di Zeto. Rappresentava la cultura
e la civiltà, in contrasto con la forza fisica rappresentata da Zeto. Dotato di
talento musicale, Anfione se ne servì nella costruzione delle mura di Tebe,
radunando e disponendo le pietre soltanto col suono della sua lira.
Anfitrite Una delle Nereidi (v.), sposa di Nettuno e regina del mare.
Apollo Figlio di Giove e di Latona, fratello di Diana, nacque nell’isola di Delo,
presso il monte Cinto, e fu identificato nel culto con Helios, dio del Sole.
Costruì le mura di Troia con Nettuno. Nei pressi del monte Parnaso, sacro al dio,
si trovava il tempio sede del suo più famoso oracolo, quello di Delfi. Divinità
della medicina e della profezia, Apollo proteggeva in particolare la poesia, il
canto e le arti; era perciò capo e guida delle Muse (v.), da cui l’appellativo
di Musagete. Era solito punire severamente coloro che osavano sfidarlo nel canto
e nella musica (il satiro Marsia, ad esempio, fu scorticato dopo una gara
musicale con il dio; le figlie di Pìero, re dell’Emazia, dopo essere state
sconfitte da Apollo e dalle Muse in una gara di canto, furono trasformate in
gazze). Durante il periodo trascorso in Tessaglia come pastore del re Admeto,
Apollo incontrò Dafne, la bellissima figlia di Peneo (v.), e se ne innamorò; per
sfuggire al dio che la inseguiva, la fanciulla si trasformò nella pianta
dell’alloro, che per questo divenne sacra ad Apollo.
Aracne Mitica eroina greca. Sfidò la dea Atena in una gara di tessitura e vinse,
ma Atena, adirata, distrusse la sua tela. Aracne s’impiccò e Atena, mossa a
compassione, la trasformò in ragno
Arcton v. Orsa.
Ares v. Marte.
Argo Mostro con cento occhi custode di Io (v.).
Argo Nome della nave che portò alla conquista del vello d’oro Giasone (v.) e i
suoi compagni, i quali da essa furono detti Argonauti (v.). Secondo una versione
del mito la nave fu realizzata dall’abile costruttore Argo, dal quale avrebbe
preso il nome, con l’aiuto di Minerva; la dea ne aveva tessuto le vele con le
proprie mani e aveva fatto tagliare l’albero di prua da una delle querce sacre
di Dodona (città dell’Epiro), che avevano la facoltà di parlare, predicendo il
futuro. L’albero di prua fu quindi molto utile ai naviganti per dirigere la
rotta della nave. Secondo Catullo la nave fu costruita con i pini del monte
Pelio direttamente dalla dea Minerva e non da Argo.
Argonauti Frisso ed Elle (v.), figli del re di Beozia Atamante, condannati a
essere sacrificati per scongiurare una carestia, vennero salvati dalla madre
Nefèle, che li fece fuggire su un montone alato dal vello d’oro. Elle cadde in
mare e morì; Frisso, giunto nella Colchide, sacrificò il montone e donò il
prezioso vello al re Eete. In Tessaglia il re di Iolco, Esone, era stato
spodestato dal fratello Pelia; il figlio del re deposto, Giasone (v.), educato
segretamente dal centauro Chirone (v.), tornò in patria e Pelia promise che gli
avrebbe restituito il regno usurpato in cambio del famoso vello d’oro, che
sapeva custodito con ogni cura in Colchide. Per compiere l’impresa della
conquista del vello, Giasone scelse compagni molto valorosi (tra questi Peleo,
padre di Achille, Laerte, padre di Ulisse, Castore, Polluce, Teseo, Ercole,
Orfeo, ecc.). Tutti insieme si imbarcarono sulla nave Argo (v.) e, dopo un
viaggio molto avventuroso, giunsero nella Colchide dove, con l’aiuto di Medea
(v.), figlia del re Eete, poterono superare numerosi ostacoli e conquistare il
vello d’oro.
Arianna Figlia di Pasifae e di Minosse (v.), re di Creta. Si innamorò di Teseo
(v.) e lo aiutò a uccidere il Minotauro (v. Minosse) rinchiuso nel Labirinto —
ingegnosa costruzione di Dedalo — dandogli un gomitolo di filo con il quale egli
avrebbe potuto ritrovare la via d’uscita. Fuggì poi con Teseo, ma fu da lui
abbandonata nell’isola di Nasso, detta anticamente Dia, dove fu trovata dal dio
Bacco (v.), il quale la sposò.
Arìone Mitico citaredo di Metimna; grazie alla sua arte aveva raccolto ingenti
ricchezze. I marinai di una nave che lo portava in Grecia decisero perciò di
rapinarlo e lo gettarono in mare, ma un delfino lo caricò sul dorso e lo
condusse sano e salvo a terra.
Aristeo Esperto agricoltore e allevatore, figlio di Urano e di Gea, oppure,
secondo la versione seguita da Virgilio, di Apollo e di Cirene. Si innamorò di
Euridice, sposa di Orfeo (v.), e ne causò involontariamente la morte. Per questo
fu punito con la distruzione dei suoi alveari, che riuscì però a recuperare
seguendo le indicazioni di Proteo (v.).
Arpie Sono dèmoni alati («le Rapaci»), il cui numero varia secondo le diverse
tradizioni: di esse Virgilio nomina Celeno («l’Oscura»). Erano raffigurate come
donne munite di ali o uccelli dal capo di donna e dai robusti artigli. Secondo
il mito più noto, scacciate dalla Tracia, dove avevano perseguitato il re Fineo,
abitavano nelle Strofadi; loro caratteristica era la rapacità e la fame:
rubavano tutto, specie il cibo, sporcando con i loro escrementi ogni cosa.
Artèmide v. Diana.
Asclepio Dio della medicina nell’antica Grecia, è chiamato Esculapio dai Romani.
Apprese probabilmente l’arte medica dal centauro Chirone.
Astrea Una delle Ore, figlia di Giove e di Temi (v.); nell’età dell’oro
rappresentava tra gli uomini la giustizia. Al sopraggiungere dell’età del ferro,
quando gli uomini smarrirono ogni senso di umanità e di giustizia, abbandonò la
terra e salì in cielo, dove fu accolta come costellazione della Vergine.
Atalanta Figlia di Giasone (v.) e di Climene, era stata abbandonata appena nata
nei boschi del monte Partenio in Arcadia; allevata da un’orsa, la fanciulla
crebbe selvaggia, forte e coraggiosa, tanto ardita da disprezzare gli uomini.
Tuttavia il giovane Milanione, incontratala nelle selve e innamoratosi di lei,
le diede tali prove d’amore che ne vinse la riluttanza. Di questo mito esiste
però anche un’altra versione, secondo la quale Atalanta, figlia di Scheneo, era
una fanciulla abilissima nella corsa. Non volendo prendere marito, ella sfidava
i suoi pretendenti, promettendo di sposare colui che avrebbe saputo vincerla in
una gara di velocità. Nessuno però riusciva a batterla e, anzi, la crudele
Atalanta lasciava che i suoi sfidanti la superassero per dare loro l’illusione
della vittoria, poi li raggiungeva poco prima del traguardo e li trafiggeva
mortalmente alle spalle con una lancia. Ippomene, deciso a sposarla, invocò
l’aiuto di Venere: la dea gli diede tre mele d’oro, suggerendogli di lasciarle
cadere a una a una durante la corsa. La fanciulla si attardò a raccoglierle e in
tal modo Ippomene riuscì vincitore.
Atena v. Minerva.
Atlante Era un gigante, secondo una tradizione fratello di Prometeo, secondo
un’altra fratello di Crono. Avendo partecipato alla lotta dei giganti e degli
dei, fu da Zeus punito col reggere sulle spalle la volta del cielo. Erodoto è il
primo a parlare di Atlante come di una montagna situata nell’Africa del nord:
Perseo avrebbe mutato Atlante in roccia mostrandogli la testa della Medusa. Gli
si attribuiscono parecchi figli, tra cui le Pleiadi (v.).
Atreo Figlio di Pèlope e di Ippodamia, padre di Agamennone e di Menelao (perciò
detti Atridi). Per vendicarsi delle offese ricevute dal fratello Tieste (v.),
gli imbandì le membra dei figlioletti Plistene e Tantalo.
Atteone Celebre eroe e cacciatore troiano, educato da Chirone (v.); fu mutato da
Diana (v.) in cervo e divorato dai suoi stessi cani per avere spiato la dea che
faceva il bagno.
Aurora Divinità romana corrispondente alla greca Eos, figlia del titano Iperione
e di Thea. Ogni mattina, precedendo nel cielo il fratello Helios, il Sole,
portava agli uomini il dono della luce. Generò da Astreo i quattro venti
principali. Rapì Titone (v.), per il quale ottenne da Giove il dono
dell’immortalità, ma dimenticò di chiedere quello dell’eterna giovinezza.
Baccanti Sacerdotesse di Bacco, facevano parte del suo corteo; venivano di
solito rappresentate nel delirio dell’ebbrezza, invasate dal nume, dominate dal
furore e dall’entusiasmo, con i capelli scarmigliati e ornati di edera e di
pampini, intente a danzare scompostamente e ad agitare il tirso (tipico bastone
di Bacco e dei suoi seguaci). Erano dette anche Menadi, Tiadi e Bassaridi.
Bacco Dio del vino e della gioia, dai Romani detto anche Libero, Iacco e Leneo,
identificabile con il greco Dioniso; era figlio di Giove e di Semele. La madre
morì nel darlo alla luce e il bambino fu allevato da Ino (v.) a Orcomeno, e poi
dalle Iadi (v.), ninfe della valle boscosa di Nisa. Ebbe come maestri le Muse e
il sapiente Sileno (v.). Avendo scoperto che dalla pianta della vite si poteva
ricavare il vino, Bacco volle far conoscere a tutti gli uomini la sua benefica
scoperta: pertanto viaggiò a lungo attraverso la Grecia e l’Asia, giungendo sino
in India, accompagnato dal suo corteo di Satiri (v.) e di Baccanti (v.), detto «tiaso».
Durante i suoi viaggi approdò all’isola di Nasso, dove incontrò Arianna (v.) e
si unì a lei in matrimonio. Per l’importanza del dono fatto agli uomini Bacco fu
messo in relazione con Cerere, dea delle messi, e con Apollo per la facoltà
della divinazione e per l’ispirazione poetica. Il suo culto, dapprima osteggiato,
si diffuse ovunque e si espresse in feste di carattere orgiastico. A Roma tali
feste, che si chiamavano Liberalia o Baccanalia, furono proibite dal Senato nel
186 a.C.
Belo Figlio di Poseidone e della ninfa Libia, fu re di Egitto e padre di Egitto
e Dànao, il padre delle cinquanta Danaidi (v.), che divenne re di Argo.
Briseide Figlia del sacerdote Brise di Limnesso, sposa di Minete re di Cilicia;
dopo la conquista della sua patria da parte dei Greci, divenne schiava di
Achille (v.), che si innamorò di lei.
Callisto La ninfa Callisto, figlia di Licàone, nata a Parrasia in Arcadia, fu
amata da Giove, dal quale ebbe un figlio di nome Arcas; per questo motivo
incorse nell’ira della gelosa Giunone, che la trasformò in orsa. Giove,
impietosito, la assunse in cielo trasformandola nella costellazione detta,
appunto, dell’Orsa Maggiore. Anche Arcas fu trasformato in una costellazione,
detta di Arturo.
Cariddi Figlia di Nettuno e della Terra; per aver rubato a Ercole (v.) parte
degli armenti di Gerione (v.), fu trasformata in un mostro che inghiottiva
l’acqua del mare e la risputava tre volte al giorno, così che le navi di
passaggio naufragavano. Questo mitico gorgo fronteggiava l’antro di Scilla (v.).
Caronte Traghettatore dell’oltretomba, trasportava al di là dei fiumi infernali
le ombre dei morti, i quali lo pagavano con l’obolo che i parenti mettevano in
bocca al defunto prima di seppellirlo.
Cassandra Figlia di Priamo e di Ecuba, ebbe da Apollo, di cui era sacerdotessa,
il dono della preveggenza, ma, essendosi rifiutata al dio, fu da lui punita col
non essere mai creduta. Dopo la distruzione di Troia Agamennone, presala come
schiava, se ne innamorò e la condusse con sé ad Argo, dove entrambi furono
uccisi da Clitemnestra, moglie di Agamennone, e dal suo amante Egisto.
Castore v. Dioscuri.
Cefeo Re di Etiopia, sposo di Cassiopea e padre della bellissima Andromeda; dopo
la morte fu trasformato in costellazione come la figlia e la moglie.
Cerbero Mostruoso cane con tre teste, irto di serpenti, guardiano
dell’oltretomba, latrava atterrendo le anime dei morti, che entravano nell’Erebo;
impediva ai vivi l’accesso e a chi era entrato di uscirne.
Cerere Dea romana dell’agricoltura, corrispondente alla greca Demetra, generosa
e mite. Il suo culto fu molto diffuso sia in Grecia sia a Roma; in suo onore si
celebravano a Eleusi i misteri Eleusini. Da Giove ebbe una figlia, Proserpina
(v.).
Chimera Essere mostruoso nato da Tifone e da Echidna; è variamente raffigurata,
ma in prevalenza con corpo di capra o con corpo e testa di leone e una seconda
testa caprina che si leva dal dorso; la coda è formata da un serpente. Fu uccisa
da Bellerofonte, che la affrontò sul suo cavallo alato Pegaso.
Chirone Figlio di Saturno (v.) e di Filira (v.), è il più noto tra i Centauri
(per metà uomini e per metà cavalli); si distingueva dagli altri per la sua
saggezza e per la sua prudenza. Esperto in medicina, sapeva guarire uomini e
animali. Fu maestro di alcuni eroi, tra i quali Achille, Atteone (v.), Giasone
(v.) e Teseo (v.). Ferito per caso da Ercole (v.), suo amico, con una freccia
avvelenata, preferì morire pur essendo immortale e fu accolto tra le
costellazioni col nome di Sagittario.
Cibele Antica divinità frigia, figlia di Urano e di Gea e moglie di Saturno.
Detta anche «Grande Madre», era la dea della fecondità, depositaria ed
elargitrice delle forze generative della natura, nonché protettrice della vita
associata e delle città. Il suo culto si sovrappose, pur senza identificarsi, a
quello di Rhea, la titanide moglie di Kronos e madre di Zeus. A Roma le era
dedicato un tempio sul Palatino e in suo onore venivano celebrate le feste dette
Megalesia.
Crono v. Saturno.
Cupido v. Venere.
Dafni Pastore siciliano di straordinaria bellezza, figlio di Mercurio e di una
ninfa, era caro a tutte le divinità; pascolando gli armenti suonava la zampogna,
il cui uso gli era stato insegnato da Pan (v.). Gli si attribuisce l’invenzione
della poesia bucolica. Secondo una versione del mito, fu accecato da una ninfa
poiché non corrispondeva al suo amore; non potendo sopportare la sventura della
cecità, si gettò da una rupe. In Teocrito (I idillio), invece, Dafni muore per
non cedere, contro la sua volontà, al sentimento amoroso.
Danaidi Le cinquanta figlie di Dànao seguirono il padre quando, per timore del
fratello Egitto, fuggì dall’Africa e si stabilirono con lui ad Argo, dove egli
divenne re. Qui sposarono i cinquanta cugini, figli di Egitto, ma per ordine del
padre Danao, che non credeva alla riconciliazione, uccisero gli sposi; solo
Ipermnestra rifiutò di uccidere il proprio sposo Linceo. Le Danaidi assassine
per punizione furono condannate nel Tartaro a riempire continuamente botti senza
fondo
Dàrdano Nato da Zeus e da Elettra, figlia di Atlante (v.), secondo una
tradizione, dalla Samotracia, sua terra d’origine, approdò nel regno di Teucro,
di cui sposò la figlia; dopo la morte del suocero regnò sulla Troade. Secondo
un’altra tradizione, originario della città etrusca di Cortona, nell’Italia
centrale, emigrò successivamente in Frigia, stabilendo legami fra Troade e
Italia. Un’altra versione del mito collega Roma a Troia facendo Dàrdano, il
primo re di Troia, genero del re arcade Pallante, che gli avrebbe consegnato il
Palladio.
Demetra v. Cerere.
Deucalione Re della Tessaglia, figlio di Prometeo (v.), sposo di Pirra. Grazie
alle loro virtù, Deucalione e Pirra furono risparmiati da Giove durante il
diluvio mandato come punizione per il genere umano. I due superstiti furono
condotti con un’imbarcazione sul Parnaso (secondo altre versioni in Epiro o in
Tessaglia). Interpretando correttamente il responso degli oracoli, che chiedeva
ai due sposi di «gettare dietro di sé le ossa della Grande Madre», Deucalione e
Pirra scagliarono delle pietre, dalle quali si formò il nuovo genere umano.
Diana Figlia di Latona e di Giove, sorella di Apollo, venerata dai Greci con il
nome di Artemide, dea della caccia. Accompagnata dalle ninfe dei boschi, si
dedicava esclusivamente alla caccia, disprezzando l’amore (le viene però
attribuito da certe versioni mitiche l’amore per il bel pastore Endimione e per
il cacciatore Orione). È rappresentata come una fanciulla molto bella, con
l’arco e la faretra e, come divinità lunare, con una corona di stelle o una
falce di luna sulla testa. Le erano sacri la cerva, il cane, il cinghiale e il
lupo, e tra le piante l’alloro, il cedro e l’olivo. Il suo culto fu poi confuso
con quello di Selene (v.) e di Ecate (v.), divinità della luna e della notte.
Poiché illuminava di notte le strade con la luce della luna, Diana era
considerata la protettrice dei viandanti soprattutto nei boschi e nei trivi e
perciò fu detta anche Trivia (vedi anche Atteone).
Diomede Figlio di Tideo, nella guerra di Troia figura per lo più come compagno
di Ulisse in una serie di imprese. Re di Argo, dopo la guerra, per vendetta di
Venere che egli aveva ferito, non poté rientrare in Grecia e si rifugiò in
Apulia, dove ricevette parte del regno di Dauno. Fondò alcune città, fra cui
Argyrippa o Arpi.
Diòniso v. Bacco.
Diòscuri «Figli di Giove»: nome dei due gemelli Castore e Polluce, che nacquero
ad Amicle nel Peloponneso, dall’amore tra Leda, regina di Sparta, e Giove,
apparsole in forma di cigno. I due fratelli erano straordinariamente abili,
Castore nel domare i cavalli, Polluce nel pugilato; presero parte all’impresa
degli Argonauti (v.). Poiché Castore era mortale e Polluce immortale, dopo la
lotta con gli Afàridi, nella quale Castore era rimasto ucciso, Polluce ottenne
da Giove che il fratello partecipasse della sua immortalità: così essi abitavano,
a turno, per un giorno sull’Olimpo e per un giorno nell’Erebo. Furono poi
venerati come protettori della navigazione, del commercio e dei viaggi e come
garanti dei diritti dell’ospitalità.
Eaco Figlio di Giove e di Egina, re dell’isola che prese il nome dalla madre, fu
caro agli dei per il suo carattere mite e il suo amore per la giustizia. Aiutò
Apollo e Nettuno (v.) a costruire le mura di Troia. Proprio in virtù della sua
giustizia, dopo la morte fu scelto, con Minosse (v.) e Radamanto, come giudice
degli Inferi.
Ècate Divinità cosmica e delle arti magiche, fu spesso assimilata ad Artemide
(v.), a Persefone (v.) e a Selene (v.). Perciò, essendo considerata come
divinità del cielo, del mondo sotterraneo e della terra, era rappresentata con
tre teste e talvolta con tre corpi. Poiché vagava nella notte per i trivi e fra
le tombe, annunciata dai latrati dei cani, ebbe presso i Latini, come Diana,
anche l’appellativo di Trivia e fu onorata come dea della magia infernale.
Eete (o Eeta) Re della Colchide, figlio di Helios (il Sole) e di Perseide,
fratello della maga Circe, egli stesso mago. Accolse benevolmente Frisso (v.
Argonauti) che, dopo aver sacrificato il montone, gli donò il vello d’oro. Eete
ordinò che il vello fosse custodito da un drago nel bosco sacro a Marte; in
seguito fece uccidere Frisso. Fu padre di Medea (v.).
Efesto v. Vulcano.
Egeo Re di Atene, della stirpe di Cecrope, padre di Teseo (v.); quest’ultimo,
inviato a Trezene per essere educato lontano da ogni pericolo, a sedici anni
tornò in incognito ad Atene, dove fu riconosciuto dal padre. Quando Teseo partì
per andare a uccidere il Minotauro, Egeo si fece promettere che se fosse tornato
sano e salvo dall’impresa, avrebbe issato una vela bianca sulla nave, ma Teseo
dimenticò la promessa e lasciò sulla nave la vela nera. Così Egeo, credendo che
il figlio fosse morto, per il dolore si gettò nel mare che da lui prese il nome.
Elettra Tra i vari personaggi con questo nome, c’è la figlia di Atlante (v.),
una delle sette Pleiadi (v.). Dall’unione con Zeus questa Elettra generò Dardano
(v.).
Eliadi I figli e le figlie del Sole, sette maschi e cinque femmine. Le femmine
erano figlie dell’oceanina Climene; furono trasformate in pioppi mentre
piangevano sulle rive dell’Eridano la morte del fratello Fetonte.
Elle Il mito narra che Elle, figlia di Atamante e di Nefele, per sfuggire alla
matrigna Ino (v.), che durante un periodo di carestia voleva sacrificarla agli
dei insieme con il fratello Frisso, fuggì dalla Tessaglia verso la Colchide,
volando su un ariete dal vello d’oro (v. Argonauti). Durante il viaggio, però,
Elle cadde e annegò nel tratto di mare che da lei fu detto Ellesponto (= mare di
Elle), corrispondente all’odierno stretto dei Dardanelli.
Eolo Figlio di Ippòte e re dell’isola natante Eolia, dove viveva fra perenni
feste insieme con sei figli e sei figlie. Amico degli dei, Eolo aveva ricevuto
da Giove la funzione di governare i venti, eccitandoli o frenandoli a sua
volontà. Virgilio lo fa strumento dell’odio di Giunone contro i Troiani, a danno
dei quali scatena la terribile tempesta che fa naufragare i compagni di Enea sul
lido cartaginese.
Epimèteo Fratello di Prometeo (v.).
Eracle v. Ercole.
Ercole Eroe nato da Alcmena e da Giove, che si presentò a lei sotto le sembianze
del marito Anfitrione. Corrisponde al greco Eracle. Fin dalla nascita fu dotato
di forza così straordinaria da strozzare con le sue mani due serpenti mandati
dalla gelosa Giunone per ucciderlo nella culla. In seguito fu la stessa dea, sua
implacabile nemica, a provocargli un accesso di follia, per il quale Ercole
uccise i figli avuti da Megara. Recatosi a Delfi per purificarsi, l’eroe
ricevette dall’oracolo l’ordine di servire per dodici anni Euristeo, re di
Micene, e di sottoporsi alle prove che egli avrebbe ordinato, così da riceverne
in premio l’immortalità. Ercole compì allora quelle difficili imprese note come
le dodici fatiche: 1. la lotta con il leone di Nemea, che l’eroe strozzò con le
sue mani; 2. l’uccisione dell’idra di Lerna, mostruoso serpente con più teste,
nel cui sangue velenoso Ercole intinse le punte delle sue frecce; 3. la cattura
della cerva di Cerinea, sacra a Diana; 4. la cattura del feroce cinghiale di
Erimanto, che devastava l’Arcadia; 5. l’abbattimento degli uccelli carnivori
della palude di Stinfalo, che Ercole in parte uccise a colpi di frecce, in parte
scacciò; 6. la pulizia delle stalle di Augia, re degli Epei, compiuta da Ercole
in un sol giorno deviando il corso di un fiume e facendolo passare per le stalle;
7. la cattura del toro di Creta, reso furioso da Nettuno per punire Minosse di
non averglielo sacrificato; 8. la cattura dei cavalli antropofagi di Diomede, re
dei Bistoni; 9. la conquista della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni;
10. la cattura dei buoi purpurei di Gerione, mostro con tre teste e tre corpi;
11. la raccolta dei pomi d’oro delle Esperidi, custoditi dal drago Ladone in un
giardino dell’estremo Occidente, non lontano dal luogo dove Atlante reggeva la
volta del cielo; 12. la cattura del cane Cerbero, guardiano dell’oltretomba. Nel
regno dei morti Ercole liberò dalla prigionia il suo amico Teseo (v.) e promise
a Meleagro di sposarne la sorella Deianira, patto che mantenne dopo altre
innumerevoli peripezie. Per Deianira Ercole uccise il centauro Nesso, che la
insidiava: prima di morire, questi diede alla donna la tunica intrisa del suo
sangue avvelenato, facendole credere che costituisse un potente filtro d’amore.
Così, quando Ercole s’innamorò di Iole (figlia del re Eurito), Deianira, spinta
dalla gelosia, fece indossare al marito la tunica avuta in dono da Nesso,
sperando che le restituisse l’amore perduto. Non appena l’ebbe indossata, Ercole
si sentì dilaniare da tormenti così atroci, che fece innalzare un rogo sul monte
Eta e vi si gettò sopra. Ma per volere di Giove, mentre il suo corpo ardeva,
egli fu accolto nell’Olimpo, dove gli fu concesso il dono dell’eterna giovinezza.
Erinni v. Eumenidi.
Eros v. Venere.
Esculapio v. Asclepio.
Eumenidi Le tre Eumenidi, Aletto, Tisifone e Megera, dette anche Erinni, erano
divinità del mondo sotterraneo e rappresentavano la maledizione e la vendetta
punitiva soprattutto nei confronti degli omicidi tra parenti. Venivano
raffigurate come esseri mostruosi, talora alati, con serpenti intorno alle mani
e ai capelli. Il nome di Eumenidi (in greco = «benevole»), usato prima come
propiziatorio per stornarne i malefici, fu in seguito legato alla loro funzione
di custodi dell’ordine e di riparatrici dei torti. Infatti in un primo tempo si
credeva che esse perseguitassero il colpevole fino alla morte, poi si passò a
credere che la loro persecuzione avesse fine quando il colpevole avesse espiato
il suo delitto. Dai Romani erano dette Furie.
Europa Mitica eroina greca. Rapita da Zeus, generò da lui tre figli: Minosse
(v.), che diventerà re di Creta, Radamanto e Sarpedonte.
Euridice v. Orfeo.
Fama Secondo Virgilio, fu generata dalla Terra, dopo i giganti Ceo ed Encèlado;
mostro alato, cammina sul suolo e ha il capo tra le nuvole: dotata di bocche,
occhi e orecchi tanto numerosi quanto le sue piume, si sposta rapidissima.
Ovidio svilupperà ulteriormente questa tardiva favola allegorica, che non è
propriamente un mito.
Fauni v. Fauno.
Fauno Dio dei boschi e dei campi, nipote di Saturno e padre di Latino, poi
identificato con Pan (v.). Veniva anche chiamato Silvano (v.) e Luperco, poiché
proteggeva le greggi dai lupi. In suo onore si celebravano le feste dette
Faunalia e Lupercalia. Come Pan, era immaginato con un seguito di demoni agresti
— i Fauni, corrispondenti ai Sileni (v.) e ai Satiri (v.) greci —, protettori
dei campi e degli armenti.
Febo v. Apollo.
Fedra Figlia di Minosse (v.) e sposa di Teseo (v.), si innamorò del figliastro
Ippolito (v.). Non riuscendo a conquistare l’amore del giovane, lo accusò, di
fronte a Teseo, di aver tentato di sedurla. Una volta morto Ippolito, Teseo
venne a sapere la verità e Fedra si tolse la vita.
Fetonte (dal greco phàithon = «splendente»). Figlio di Helios (il Sole, poi
identificato con Apollo) e di Climene, ottenne dal padre il permesso di guidare
per un giorno il carro del Sole, ma, non riuscendo a reggere saldamente gli
impetuosi cavalli, mise in pericolo la terra e il cielo. Giove, allora, lo colpì
con il fulmine e lo fece precipitare nel fiume Eridano (Po), trasformando in
pioppi le sorelle di Fetonte, le Eliadi (v.), che piangevano per la morte del
fratello.
Filira Figlia di Oceano e di Teti (v.); amata da Saturno, ebbe da lui un figlio,
il centauro Chirone (v.).
Filomèla v. Tereo.
Furie v. Eumenidi.
Gerione Essere mostruoso con tre teste e tre corpi, figlio di Crisàore (o di
Nettuno) e della ninfa oceanina Callìroe. Risiedeva in un’isola vicina a Cadice
e possedeva bellissimi buoi purpurei che si cibavano di carne umana. Fu ucciso
da Ercole (v.).
Giacinto Bellissimo giovane, figlio di Amicla e di Diomedea (secondo altre
versioni, di Pìero e della musa Clio), fu amato da Apollo e da Zefiro, ma
preferì il primo; Zefiro si vendicò colpendolo alla tempia con il disco con cui
il giovane e il dio stavano giocando. Giacinto morì e Apollo fece nascere dal
suo sangue il fiore omonimo (non corrispondente al nostro «giacinto»). Teatro
del mito è la valle dell’Eurota in Laconia.
Giasone Fu a capo dell’impresa degli Argonauti (v.). In seguito tornò a Iolco
con Medea (v.), ma, poiché Pelia si rifiutò di restituire il regno usurpato,
essi furono costretti a rifugiarsi a Corinto; qui Giasone ripudiò Medea per
sposare Glauce, la figlia del re. Per vendetta Medea provocò la morte di Glauce
e uccise i figli che aveva avuto da Giasone, il quale, straziato dal dolore, si
tolse la vita; secondo un’altra versione del mito, Giasone morì schiacciato
dalla nave Argo (v.)
Gie Uno dei tre Centimani, giganti con cinquanta teste e cento braccia, figli di
Gea e di Urano. Insieme con i fratelli Briareo e Cotto, parteggiò per gli dei
dell’Olimpo nella lotta contro i Titani, che furono poi sorvegliati dai
Centimani nel Tartaro.
Giove Figlio di Saturno (v.) e di Rhea, assimilato al greco Zeus, re degli dei,
risiedeva sull’Olimpo; il suo appellativo di «ditteo» deriva da Ditte, monte di
Creta in cui si trovava l’antro dove Giove fu nascosto infante dalla madre (per
sottrarlo alla voracità del padre Saturno) e allevato dai Cureti. Era sposo di
Giunone (v.), ma gli vennero attribuiti dal mito numerosissimi amori, tra i
quali ricordiamo quello per Europa, che rapì e portò a Creta, dopo esserle
apparso in forma di toro, e dalla quale ebbe i figli Minosse (v.), Radamanto e
Sarpedonte; quello per Latona, da cui ebbe Apollo e Diana; quello per Leda, da
cui ebbe Castore e Polluce (v. Dioscuri) e quello per Io (v.). Da Giove
dipendevano alcuni tra i fenomeni celesti (il tuono, la pioggia, ecc.). Pur
avendo il sommo potere sugli dei e sugli uomini, era considerato dio giusto e
benevolo, sempre pronto a premiare i buoni e a punire i malvagi. Come tutti gli
altri dei, anche Giove doveva sottostare ai voleri del Fato, divinità misteriosa
e sconosciuta; a volte, tuttavia, la sua volontà si identificava con quella del
Fato. In qualità di dio dei vaticini aveva il suo oracolo nel bosco delle querce
sacre, a Dodona, nell’Epiro; in suo onore erano celebrati in Grecia i Giochi
Olimpici. Gli attributi di Giove sono lo scettro, la folgore, l’aquila.
Giunone Figlia di Saturno e di Rhea, sposa di Giove (v.) e perciò regina degli
dei, è identificata con la greca Hera. Spesso gelosa e vendicativa a causa dei
numerosi amori extraconiugali di Giove, era raffigurata come dea dalla bellezza
imponente e solenne. Era venerata come protettrice dei matrimoni e dei parti. Le
erano sacri tra le piante il melograno e tra gli animali il cuculo, il pavone e
la cornacchia.
Giustizia v. Temi.
Glauco Pescatore di Antedone in Beozia, avendo visto che i pesci da lui pescati
si rianimavano cibandosi di un’erba che cresceva lungo le rive del mare, ne
mangiò egli stesso: indotto da ciò a gettarsi in mare, vi fu accolto come
divinità marina e reso immortale. Ebbe il dono della profezia e divenne il
protettore dei pescatori, dei marinai e dei naufraghi. Virgilio lo dice padre
della Sibilla Cumana (v.).
Grazie Figlie di Giove e di una divinità femminile di volta in volta
identificata con Giunone, Venere, Eurìnome; corrispondono alle divinità greche
dette Càriti. Rappresentavano la bellezza e la gioia di vivere; facevano parte
del seguito di Venere e i loro attributi erano strumenti musicali, rose e mirti.
Le Grazie erano in numero di due o tre a seconda delle diverse versioni del
mito; tuttavia la più comune tradizione, confermata anche da Esiodo, riportava
tre nomi: Aglàia («la Splendente»), Eufròsine («colei che dà allegria») e Talìa
(«la Rifiorente» o «colei che dà prosperità»).
Hera v. Giunone.
Hermes v. Mercurio.
Iacco v. Bacco.
Ìadi Figlie di Atlante e di Etra, sorelle delle Pleiadi (v.), piansero tanto a
lungo la morte del fratello Ìas (o Iànte) che, per volere di Zeus, furono
trasformate in stelle il cui sorgere segnava per i Greci l’inizio della stagione
delle piogge (il loro nome significa, infatti, «apportatrici di pioggia»).
Ilia v. Rea Silvia.
Ino Figlia di Cadmo, sposa di Atamante e matrigna di Elle (v.) e di Frisso, per
sfuggire alla furia del marito divenuto pazzo, si gettò in mare con il figlio
Melicerte e fu trasformata dagli dei in una Nereide (v.), con il nome di
Leucotea (in greco, «la bianca dea»), invocata dai marinai in pericolo. Secondo
un’altra versione del mito, Ino aveva allevato il dio Bacco, figlio della
sorella Semele e di Giove; per questo aveva suscitato l’ira di Giunone, che per
vendetta la fece impazzire: nel delirio Ino si gettò in mare.
Io Figlia di Inaco, re di Argo; fu amata da Giove e da lui trasformata in
giovenca per sottrarla alla gelosia di Giunone; secondo un’altra versione, fu la
stessa Giunone a compiere la trasformazione, ponendola poi sotto la custodia di
Argo, mostro dai cento occhi. Liberata dall’intervento di Mercurio, Io fu
costretta a fuggire senza tregua, perseguitata dall’assillo (un tafano) mandato
da Giunone, fino a quando, in Egitto, riacquistò sembianze umane. Dalla sua
unione con Giove nacque Epafo, re d’Egitto.
Ippolito Figlio di Teseo (v.) e di un’amazzone (Antiope o Ippolita), si era
consacrato fin da adolescente al culto di Diana, dedicandosi esclusivamente alla
caccia e trascurando l’amore. La matrigna Fedra (sposata da Teseo dopo la morte
di Antiope) si innamorò di lui e poiché il giovane la respinse, lo accusò
ingiustamente di averla insidiata. Teseo credette alle accuse di Fedra e
maledisse il figlio, chiedendo a Nettuno, dio del mare, di punirlo. Un giorno,
quindi, mentre Ippolito guidava il suo cocchio in riva al mare, uscì dalle onde
un toro infuriato; i cavalli si spaventarono e, correndo sfrenatamente,
rovesciarono il cocchio, causando così la morte del giovane. Fedra si uccise per
il rimorso, dopo aver rivelato l’innocenza di Ippolito, il quale fu poi
resuscitato da Esculapio (dio della medicina) e, secondo la tradizione italica,
portato da Diana nel Lazio.
Iside Dea egizia, moglie di Osiride, proteggeva il lavoro dei campi; le era
sacra la mucca e i suoi attributi erano le spighe e la cornucopia (simbolo
dell’abbondanza). Era considerata anche dea del mare e come tale era venerata
con il nome di Pelasgia. Il suo culto si diffuse nell’età ellenistica in tutta
la civiltà mediterranea.
Iti Figlio di Tereo (v.) e di Procne.
Kronos v. Saturno.
Laodamia Figlia di Acasto, moglie di Protesilao; dopo la morte del marito nella
guerra di Troia, ottenne dagli dei di rivedere la sua ombra e morì per poterla
seguire.
Laomedonte Re di Troia, fece costruire le mura della città da Apollo e Nettuno
(v.), senza poi concedere alle due divinità il compenso stabilito; nello stesso
modo si comportò nei confronti di Ercole: non gli donò i cavalli promessi per
l’uccisione del drago al quale avrebbe dovuto essere sacrificata la figlia
Esiòne. Come punizione Ercole distrusse Troia, uccise Laomedonte e tutta la
famiglia reale, a eccezione dei due figli Priamo ed Esione, che diede in sposa
all’amico Telamone. Sono chiamati Laomentiadi i Troiani, talora con intenti
spregiativi.
Lari Divinità di origine etrusca, erano raffigurati come adolescenti che
volteggiano in punta di piedi, con abito corto, reggendo in mano un corno
dell’abbondanza. In casa i Lari erano gli antenati benemeriti della famiglia,
cui era dedicato un culto piuttosto assiduo, con offerte di cibo, fiori e anche
sacrifici; le loro immagini erano conservate in un piccolo tabernacolo,
collocato nell’atrio, presso il focolare (Lararium). I Lari proteggevano la
famiglia anche fuori casa, in viaggio, in guerra. Anche lo Stato aveva i suoi
Lari: a Roma i loro altari si trovavano per lo più nei crocicchi (Compita); il 2
maggio in loro onore si celebravano le feste dette Compitalia.
Leneo v. Bacco.
Libero v. Bacco.
Lino Tra i vari miti relativi all’eroe, citiamo la leggenda tebana: Lino fu un
eccellente musico, figlio di Anfimaro e di una Musa, che perfezionò lo strumento
della lira. Venne ucciso da Apollo, con il quale aveva osato rivaleggiare.
Lucina Dea protettrice dei parti legittimi, identificata ora con Diana ora con
Giunone.
Maia Figlia primogenita di Atlante, la più bella delle sette Pleiadi (v.), ninfa
del monte Cillene; dall’unione con Zeus generò Hermes (v. Mercurio).
Mani Con questo nome (che anticamente significava «i Benevolenti») venivano
indicate le anime dei defunti divinizzati, alle quali era dedicato un vero e
proprio culto, con offerte di cibi e fiori, perché proteggessero i vivi dai
pericoli. Si riteneva che Enea avesse istituito in onore del padre Anchise i
Parentalia, le feste che si celebravano per i Mani nel mese di febbraio.
Marte Dio della guerra, figlio di Giove e di Giunone, identificato con il greco
Ares; fu amante di Venere. Il suo culto, scarsamente diffuso in Grecia, fu molto
importante a Roma, dove Marte era considerato una delle principali divinità e
venerato come padre dei Romani, poiché aveva generato Romolo (v.)
Medea Figlia di Eete (v.), re della Colchide, essendosi innamorata di Giasone
(v.), giunto nella Colchide con gli Argonauti (v.) per la conquista del vello
d’oro, lo aiutò nell’impresa con le sue arti magiche e fuggì poi con lui.
Durante la fuga, inseguita dal padre, uccise il fratello Absirto che aveva
portato con sé e sparse le sue membra sulla via, per costringere il padre a
raccoglierle e, quindi, a ritardare l’inseguimento. Quando Giasone la abbandonò
per sposare Glauce, figlia del re di Corinto, Medea provocò la morte di Glauce
stessa, uccise i due figli avuti da Giasone e si rifugiò ad Atene.
Mènadi v. Baccanti.
Mercurio Corrispondente al dio greco Hermes, figlio di Giove e di Maia (v.),
nato in una grotta del monte Cillene in Arcadia, era il messaggero degli dei e
gli venivano spesso affidate difficili missioni. Egli aveva inoltre il compito
di guidare le anime dei morti nell’Erebo (per questo aveva l’appellativo di
Psicopompo, cioè «guida delle anime»), era il dio dei sogni e dell’eloquenza, il
garante della sicurezza delle strade e il protettore dei viaggiatori, dei
mercanti e dei ladri. I Romani lo veneravano soprattutto come dio dei mercanti.
Veniva rappresentato con i talari (calzari alati), il pètaso (cappello a larga
tesa, poi alato) e il caduceo (bastone di lauro o d’olivo, sormontato da due ali
e intrecciato con due serpenti), emblema della pace, della prosperità e del
commercio e attributo degli araldi.
Milanione v. Atalanta.
Minerva Assimilata alla divinità greca Atena (detta anche Pallade), Minerva
nacque già adulta e armata dalla testa di Giove, dopo che questi ne aveva
inghiottito la madre Metis (la Prudenza), per evitare la nascita di un figlio
più forte del padre. Secondo una versione alternativa meno diffusa, Minerva
sarebbe nata dalle acque del lago Tritone. Era la dea della guerra, ma anche
della sapienza e dell’intelligenza inventiva; favoriva l’agricoltura, il
commercio e le arti; proteggeva le città e in particolar modo Atene, che fu
centro del suo culto in Grecia. Veniva raffigurata come una donna armata, dalla
bellezza severa; le era sacro l’olivo, da lei donato, secondo il mito, agli
abitanti dell’Attica.
Minosse Re di Creta, figlio di Giove (v.) e di Europa (v.), diede al suo popolo
leggi molto sagge e giuste, meritando così il ruolo di giudice degli Inferi, con
Eaco (v.) e Radamanto. Fu sposo di Pasifae, padre di Arianna (v.) e di Androgeo.
Quest’ultimo partecipò ad Atene ai Giochi panellenici, riuscendo vincitore in
tutte le gare. I giovani Ateniesi, invidiosi, gli tesero un agguato e lo
uccisero. Per vendetta Minosse costrinse gli Ateniesi a inviare ogni anno a
Creta sette fanciulle e sette fanciulli che venivano dati in pasto al Minotauro,
creatura mostruosa con corpo umano e testa di toro, nata dall’unione di Pasifae
con un toro. Teseo (v.) liberò poi Atene dal terribile obbligo.
Minotauro v. Minosse.
Mirra v. Zmyrna.
Moire v. Parche.
Muse Le nove Muse erano figlie di Giove e Mnemosine (in greco «Memoria»). Si
riteneva che preferissero abitare, piuttosto che sull’Olimpo, sul monte Parnaso
o sul monte Elicona, in Beozia, sotto la guida di Apollo. Le Muse erano le
divinità ispiratrici del canto, delle arti e delle scienze. Le loro diverse e
specifiche funzioni vennero definite in età ellenistica: Callìope era la musa
della poesia epica oppure, secondo altre versioni, dell’elegia; Clio della
storia o dell’epica; Erato della mimica e della poesia amorosa; Euterpe della
lirica; Melpòmene della tragedia; Polimnia della poesia civile e religiosa;
Talìa della commedia e della poesia bucolica; Tersicore della danza; Urania
dell’astronomia. Alle Muse erano particolarmente care le fonti di Aganippe, di
Ippocrene e di Castalia; tra le piante prediligevano la palma e l’alloro e
avevano al loro servizio il cavallo alato Pegaso. L’epiteto «Pièridi», usato
specialmente dai poeti latini per indicare le Muse, deriverebbe dal loro luogo
di nascita (la Pieria, regione della Tracia) o dall’aver vinto in una gara di
canto le Pierie (o Pieridi, v.), figlie del re dell’Emazia Pìero.
Museo Poeta e sacerdote, ritenuto discepolo di Orfeo (v.); gli antichi gli
attribuivano l’invenzione dell’esametro dattilico e la composizione di opere a
carattere oracolare e cosmogonico.
Nàiadi Ninfe delle fonti, nutrici delle piante, degli animali e degli uomini.
Nereidi Divinità marine minori, figlie del dio Nereo (v.) e della ninfa oceanina
Doride. Una di esse era Anfitrite, sposa di Nettuno, un’altra era Tetide (v.),
che sposò Peleo (v.), un’altra Ino (v.). Le Nereidi abitavano nelle profondità
del mare in una bellissima grotta ed emergevano in superficie solo per portare
aiuto ai marinai, facendosi trasportare dai delfini o da carri trainati dai
Tritoni, creature marine triformi, con il capo simile a quello umano e il corpo
di cavallo terminante con una coda di delfino.
Nereo Antico dio marino, figlio di Ponto e di Gea, sposo di Doride; abitava
insieme con le figlie, le Nereidi (v.), nelle profondità del mare, in una grotta
scintillante di luce.
Nettuno Figlio di Saturno e di Rhea, fratello di Giove, assimilato al greco
Poseidone, dio del mare e di tutte le superfici acquatiche. Con la
collaborazione di Apollo aveva costruito per il re Laomedonte (v.) le mura di
Troia, ma essendogli stato negato, a lavoro compiuto, il compenso stabilito,
Nettuno fece emergere dal mare un terribile drago, per placare il quale
Laomedonte avrebbe dovuto sacrificare la figlia Esione, che fu però salvata
dall’intervento di Ercole. Di umore mutevole come il mare, Nettuno veniva di
solito rappresentato con il tridente; gli erano sacri il pino e il delfino. I
Romani lo venerarono in un primo tempo soprattutto come dio protettore dei
cavalli; il suo culto si era sostituito a quello dell’antica divinità latina
Conso, protettore della terra e dell’agricoltura.
Opi (o Opis) Divinità dell’abbondanza e dei raccolti, appartenente alla
religione tradizionale romana, assimilata nel culto a Rhea, sposa di Saturno. In
suo onore si celebravano a Roma le feste Opalia e Opiconsivia, rispettivamente
in dicembre e in agosto.
Oreste Figlio di Agamennone e di Clitemnestra, fratello di Elettra e di
Ifigenia. Dopo l’assassinio del padre, fu mandato in salvo da Elettra nella
Focide, presso il re Strofio, che lo allevò con il proprio figlio Pilade.
Divenuto adulto, Oreste tornò in patria e con l’aiuto di Elettra e di Pilade,
suo inseparabile amico, punì con la morte la madre e il suo amante Egisto,
uccisori di Agamennone. Pilade fu insieme all’amico anche nel tentativo di
rapire in Tauride la statua di Artemide; qui, catturati e condannati dal tiranno
Toante, fecero a gara nel sacrificarsi l’uno per l’altro e ottennero di morire
insieme. Vennero salvati da Ifigenia, che si trovava nel luogo come sacerdotessa
della dea. Tornati in Grecia, Oreste ottenne la signoria di Argo e di Sparta e
sposò Ermione, figlia di Menelao e di Elena; Pilade sposò Elettra, dalla quale
ebbe due figli.
Orfeo Cantore e poeta di origine tracia (secondo una versione del mito figlio
dello stesso Apollo e della musa Calliope), con la straordinaria potenza del suo
canto riusciva ad affascinare non solo gli uomini, ma tutti gli elementi della
natura. Partecipò alla spedizione degli Argonauti (v.); sposò Euridice, che in
seguito morì, morsa da un serpente, mentre tentava di sfuggire alle insidie di
Aristeo (v.). Disperato, Orfeo scese negli Inferi per ritrovare la moglie e, con
la sua meravigliosa arte, riuscì a commuovere persino le divinità sotterranee,
che concessero a Euridice di ritornare nel mondo dei vivi, a patto che Orfeo non
si voltasse mai a guardarla durante il cammino. Orfeo non riuscì a mantenere la
promessa ed Euridice scomparve definitivamente. Il cantore, profondamente
addolorato, rimase sempre fedele alla memoria di Euridice. Le donne della
Tracia, offese dalla sua indifferenza, lo fecero a pezzi durante un’orgia
bacchica. Nonostante questo, la sua bocca continuava a emettere un canto
dolcissimo sulla sposa perduta.
Orsa Costellazione del cielo boreale, detta comunemente Orsa Maggiore, in cui
era stata trasformata la ninfa Callisto (v.), amata da Giove.
Pale Nell’antica religione romana, divinità protettrice dei pastori e delle
greggi. In suo onore si celebravano in aprile le feste Palilia.
Pallade v. Minerva.
Pan Dio delle selve e dei boschi, figlio di Giove e della ninfa Callisto (v.),
oppure, secondo un’altra versione, di Mercurio e della ninfa Driope. Era
raffigurato con i piedi e le corna di caprone, con la barba e i capelli incolti.
Proteggeva le greggi, i pastori, i pescatori e i cacciatori. Conosceva la
medicina e poteva predire il futuro. Essendosi innamorato della ninfa Siringa,
la seguì fino in Arcadia, ma per sfuggirgli la ninfa si tramutò in una canna,
dalla quale Pan ricavò uno strumento musicale detto, appunto, siringa.
Parche Tenebrose divinità da cui dipendevano il destino e la morte degli uomini;
corrispondevano alle divinità greche dette Moire, tre sorelle, figlie di Zeus e
di Temi (v.). Risiedevano sull’Olimpo, in un palazzo sulle cui pareti erano
raffigurati il destino degli uomini e il cammino degli astri. Tutti gli uomini e
gli dei (Giove compreso) dovevano sottostare alla loro volontà. Erano di solito
rappresentate come donne vecchie e brutte, ma a volte anche come giovani
dall’aspetto severo e solenne. La prima, Cloto, filava lo stame che
rappresentava la vita umana; la seconda, Lachesi, decideva la sorte della vita
scegliendo il colore dei fili (il filo bianco misto a quello d’oro per i giorni
felici, il filo nero per i giorni infelici); l’ultima, Atropo, tagliava il filo,
stabilendo così il momento irrevocabile della morte.
Patroclo v. Achille.
Peleo Re dei Mirmidoni, figlio di Eaco e di Endeide, prese parte alla spedizione
degli Argonauti (v.). Sposò Tetide (v.), una delle Nereidi, dalla quale ebbe
Achille (v.). Per quanto riguarda le vicende relative alle nozze di Peleo e
Tetide, occorre segnalare che, secondo la versione più diffusa del mito, il loro
incontro e la nascita di Achille erano già avvenuti prima della spedizione degli
Argonauti; perciò, a causa dell’assenza del padre, Achille era stato affidato a
Chirone (v.). In Catullo, invece, Peleo incontra Tetide durante il viaggio verso
la Colchide, prima di compiere l’impresa. Secondo alcune versioni, inoltre, le
nozze avvennero sul monte Pelio e furono caratterizzate dalla presenza di tutti
gli dei tranne Eris (la Discordia); secondo Catullo, esse ebbero luogo nella
reggia di Farsalo, in Tessaglia, e vi parteciparono tutti gli dei, tranne Apollo
e Diana.
Pèlope Figlio di Dione e di Tantalo (v.), fu ucciso dal padre, che offrì le sue
carni in pasto agli dei, per mettere alla prova la loro chiaroveggenza; gli dei,
però, avendo riconosciuto il cibo, si astennero dal banchetto, ricomposero le
membra di Pelope e lo riportarono in vita. Volendo sposare Ippodamia, figlia di
Enomao, re di Pisa in Elide, Pelope si servì dell’inganno: per assicurarsi la
vittoria su Enomao nella gara dei cocchi e ottenere così in sposa Ippodamia,
aveva corrotto Mirtilo, auriga del re; dopo aver vinto la gara, però, uccise
Mirtilo invece di pagargli il compenso stabilito. Conquistò poi il Peloponneso,
che si chiamò così dal suo nome. Dalle nozze con Ippodamia ebbe alcuni figli,
tra cui Atreo (v.) e Tieste (v.). Da Atreo nacquero, secondo alcuni, Agamennone
e Menelao, perciò detti Atridi; secondo altri Agamennone nacque da Plistene,
figlio di Atreo.
Penati Divinità domestiche dei Romani, proteggevano l’unione e la conservazione
della famiglia. Le loro statuette, che di solito rappresentavano due giovani
seduti, venivano custodite nella parte più interna della casa, detta penetralia.
I Penati erano oggetto di culto e, come i Lari (v.), ricevevano offerte e
sacrifici. I Penati publici tutelavano la città e lo Stato di Roma.
Peneo Personificazione e dio protettore del fiume Peneo, il più importante corso
d’acqua della Tessaglia, nella valle di Tempe, in Tessaglia; padre della ninfa
Dafne, amata da Apollo e trasformata in alloro.
Penteo Tebano, figlio di Cadmo e di Àgave, si oppose alla diffusione del culto
orgiastico di Dioniso: il dio si vendicò facendo dilaniare il giovane dalle
Tebane guidate in delirio come Baccanti dalla regina Agave, che troppo tardi con
orrore si rese conto di aver ucciso il proprio figlio.
Persèfone v. Proserpina.
Pièridi L’epiteto è generalmente applicato alle Muse (v.) dai poeti latini, in
connessione con il mito delle nove figlie del re Pìero, che, impegnatesi in una
gara di canto con le Muse, furono sconfitte e per punizione trasformate in
uccelli (secondo Ovidio in gazze).
Pigmalione Figlio del re di Tiro, Mutto, e fratello di Elissa (nome tirio di
Didone), alla morte del padre, benché bambino, fu proclamato re. In seguito
uccise lo zio Sicarba (o Sicheo, v.), che aveva sposato Elissa, per impadronirsi
dei suoi tesori. Ma Elissa fuggì con questi, seguita da nobili Tiri sdegnati:
con essi avrebbe fondato Cartagine.
Pilade v. Oreste.
Piritoo v. Teseo.
Pirra Figlia di Epimèteo e di Pandora, moglie di Deucalione (v.).
Pizia Una delle sacerdotesse di Apollo a Delfi (era detta anche Sibilla
delfica); formulava i suoi ambigui responsi sedendo su un tripode coperto dalla
pelle del serpente Pitone (che era stato ucciso da Apollo).
Plèiadi Figlie di Atlante e della ninfa oceanina Plèione, sorelle delle Ìadi
(v.); i loro nomi erano Alcione, Astèrope, Celeno, Elettra (v.), Maia (v.),
Mèrope, Taigete. Secondo una versione del mito, mentre si trovavano in Beozia
con la madre, le Pleiadi incontrarono il cacciatore Orione che, innamoratosi di
tutte, le inseguì per cinque anni, finché esse furono mutate in colombe e poi in
stelle insieme con Orione e il suo cane.
Plutone Figlio di Saturno e di Rhea, fratello di Giove, dio del mondo
sotterraneo. Rapì Proserpina (v.).
Polissena Figlia di Priamo e di Ecuba, amata da Achille (v.). Dopo la caduta di
Troia, Neottolemo, figlio di Achille, sacrificò Polissena sulla tomba del padre,
per vendicarne la morte.
Polluce v. Dioscuri.
Poseidone v. Nettuno.
Procne v. Tereo.
Prìapo Figlio di Bacco e di una delle Naiadi (v.), secondo altri di Bacco e di
Venere o di Mercurio e di una Naiade, rappresentato di solito con la falce,
proteggeva i campi, gli orti e le greggi dai ladri e dagli animali dannosi. Era
la personificazione dell’istinto procreativo e della fecondità.
Promèteo Figlio di Giapeto e di Climene, padre di Deucalione (v.), Prometeo (in
greco «colui che prevede») era uno dei Titani. Era considerato il benefattore
del genere umano poiché aveva rubato il fuoco sull’Olimpo per donarlo agli
uomini, che non lo conoscevano ancora. Proprio per questo Giove lo punì,
facendolo incatenare a una rupe sul Caucaso; un’aquila, inoltre, gli divorava
ogni giorno il fegato, che prodigiosamente ricresceva. Fu perdonato solo quando
rivelò a Giove che, se avesse sposato Tetide (v.), dalle loro nozze sarebbe nato
un figlio che lo avrebbe spodestato. In cambio della rivelazione, Prometeo
chiese e ottenne che solo il suo spirito venisse liberato e che il suo corpo,
consunto e arso, rimanesse legato alla montagna.
Prosèrpina Figlia di Giove e di Cerere (v.), corrispondente alla divinità greca
Persefone. Fu rapita da Plutone, dio del mondo sotterraneo, e da lui portata
negli Inferi, di cui divenne regina. Per placare il dolore di Cerere per il
rapimento della figlia, Giove concesse che Proserpina trascorresse due terzi
dell’anno (o, secondo un’altra versione, metà dell’anno) sulla terra con la
madre e il tempo rimanente con Plutone nel regno dei morti; sarebbe questa,
secondo il mito, la causa del susseguirsi delle stagioni sulla terra. Proserpina
fu spesso assimilata nel culto a Diana e a Ecate (v.).
Pròteo Figlio di Oceano e di Teti, aveva il compito di pascolare greggi di foche
e animali marini. Possedeva il dono della divinazione, che però non esercitava
volentieri: per sottrarsi a coloro che lo interrogavano, si trasformava infatti
in vari animali o elementi della natura. Secondo Virgilio, a lui si rivolse
anche Aristeo (v.) per recuperare i suoi alveari distrutti.
Ramnusia Appellativo della dea Nemesi (punitrice dei colpevoli, dea della
vendetta), così detta perché la sua statua era venerata a Ramnunte, in Attica.
Rea Silvia (o Ilia) Figlia di Numitore, re di Alba, fu costretta a diventare
Vestale dallo zio Amulio, che aveva usurpato il trono del fratello. Dal suo
amore con Marte nacquero Romolo e Remo. Secondo una versione del mito, proprio
per aver dato alla luce i due bambini fu fatta uccidere da Amulio; secondo
un’altra, i due figli, divenuti adulti, la liberarono da una lunga prigionia e
la vendicarono, uccidendo lo stesso Amulio.
Remo v. Romolo.
Romolo Figlio di Rea Silvia (v.) e di Marte, con il fratello Remo fu abbandonato
alle acque del Tevere, salvato da una lupa e poi allevato dal pastore Faustolo.
Dopo la contesa tra i due fratelli e l’uccisione di Remo da parte di Romolo,
quest’ultimo fondò Roma. Scomparve durante un temporale e si disse che fosse
stato assunto in cielo dal padre Marte; fu venerato dai Romani come dio con il
nome di Quirino.
Satiri Appartenenti al corteo di Bacco, caratterizzati dalla natura umana e
caprina, i Satiri erano originari del Peloponneso e dell’Arcadia, centro del
culto del dio Pan (v.); vivevano nei boschi e sui monti.
Saturno Identificato poi con il greco Kronos, padre di Zeus, Saturno era in
origine un’antica divinità italica a carattere agreste. Spodestato dal figlio
Giove e cacciato dall’Olimpo, secondo la leggenda egli si rifugiò nel Lazio (il
cui nome sarebbe derivato, appunto, dal verbo latere = «stare nascosto»). La sua
permanenza in questa regione coincise con l’età dell’oro. A Saturno i Romani
dedicavano nel mese di dicembre festeggiamenti gioiosi detti Saturnalia.
Scilla Splendida ninfa di cui si innamorò il dio Glauco (v.), fu dalla gelosa
Circe trasformata in un mostro che, secondo una versione del mito, aveva dodici
piedi e sei teste con tre file di denti; secondo un’altra versione, la parte
inferiore del suo corpo era costituita da sei feroci cani. Nascosta in una
grotta dello stretto di Messina, di fronte al gorgo di Cariddi (v.), divorava i
naviganti di passaggio.
Selene Dea della luna, figlia del titano Iperione e di Thea, sorella di Helios
(il Sole) e di Eos (l’Aurora, v.); percorreva il cielo su un carro trainato da
mucche bianche. Il suo mito fu poi confuso con quello di Diana (v.) e di Ecate
(v.).
Sibilla Cumana In vari luoghi dell’area mediterranea la Sibilla, vergine o
vecchia decrepita, è una sacerdotessa che, invasata da Apollo, predice il
futuro. Delle varie Sibille note alla tradizione mitica la più famosa in Italia
è la Sibilla Cumana, legata al culto di Apollo praticato a Cuma, dove la
sacerdotessa esercitava la sua arte profetica all’interno del famoso antro. I
Romani le attribuivano la redazione dei Libri Sibillini.
Sicheo Principe fenicio e sacerdote di Eracle a Tiro, zio e marito di Didone, fu
ucciso da Pigmalione (v.), durante un sacrificio o una caccia. A Didone ignara
dell’accaduto, dopo qualche tempo, si presentò in sogno e, rivelandole il
delitto, la esortò a fuggire e le indicò dove aveva sepolto parte del suo
tesoro.
Sileni Detti anche Nysigenae, cioè «nati a Nisa», dove il dio Bacco visse per un
certo periodo, i Sileni appartenevano, come i Satiri (v.) e le Baccanti (v.), al
corteo del dio e avevano natura umana ed equina.
Sileno Tra i molti Sileni, si distingueva il Sileno per eccellenza, precettore e
fedele compagno di Bacco; amante del vino e della musica, Sileno rappresentava
la vita gioiosa e spensierata, non priva però di una certa saggezza. Era figlio
di Mercurio o di Pan (v.) e di una ninfa. Veniva raffigurato come un vecchio
grasso e gioviale, con la fronte cinta di edera e di pampini e una coppa di vino
in mano. Era dotato di virtù profetiche e risiedeva nella regione dell’Arcadia.
Silvano Divinità italica protettrice delle selve, dei campi e delle greggi. Fu
identificato anche con Fauno (v.) e con Pan (v.).
Sìsifo Figlio di Eolo (v.) e di Enàrete, fondatore e re di Corinto; era famoso
per la sua astuzia. Avendo svelato i segreti di Giove (secondo un’altra
versione, degli dei in generale), fu condannato nel Tartaro a spingere
eternamente verso la cima di un monte un enorme macigno, che poi precipitava
nuovamente in basso.
Tàntalo Re della Lidia, padre di Pelope (v.) e di Niobe. Come punizione per aver
imbandito agli dei le carni del proprio figlio, o per aver sottratto alla mensa
divina il nettare e l’ambrosia, fu precipitato nel Tartaro, dove un enorme
macigno in procinto di cadere incombeva perennemente sul suo capo. Secondo la
versione più nota del mito, Tantalo era tormentato dalla fame e dalla sete,
benché fosse immerso nell’acqua e su di lui pendessero rami carichi di frutti.
Temi Figlia di Urano e di Gea, rappresentava la Giustizia. Aveva il suo oracolo
a Delfi, ancor prima di Apollo. Venivano considerate sue figlie alcune divinità
minori, come le Parche (v.) e le Ore.
Termine In un primo tempo fu presso i Romani appellativo di Giove come
protettore di ogni diritto e di ogni fede, poi il nome indicò una divinità
indipendente che difendeva i confini dei campi e le pietre «terminali». In suo
onore si celebravano in febbraio le feste dette Terminalia.
Tereo Re dei Traci, figlio di Marte e sposo di Procne, con la quale generò Iti;
si innamorò della sorella di Procne, Filomela, e tentò di sedurla, tagliandole
poi la lingua affinché non rivelasse ad altri la verità sul suo comportamento.
Per vendetta le due sorelle uccisero Iti e ne imbandirono le carni al padre.
Intenzionato a ucciderle, Tereo le inseguì con una scure, ma gli dei
trasformarono Procne in usignolo, Filomela in rondine (o viceversa secondo
alcuni) e Tereo in upupa.
Teseo Figlio di Egeo (v.), re di Atene, e di Etra, educato a Trezene dal
centauro Chirone (v.). Fu capo della spedizione contro il Minotauro, che
divorava periodicamente sette fanciulle e sette fanciulli inviati a Creta come
tributo dalla città di Atene: aiutato da Arianna (v.), figlia di Minosse (v.),
Teseo riuscì a entrare nel Labirinto e a uccidere il Minotauro. Tornato ad
Atene, successe nel regno al padre morto; in seguito accompagnò Ercole (v.)
nella spedizione contro le Amazzoni e sposò la loro regina Antiope (o Ippolita),
dalla quale ebbe un figlio, Ippolito (v.). Prese parte alla spedizione degli
Argonauti (v.). Divenuto amico di Piritoo, re dei Lapiti, lo aiutò nella lotta
contro i Centauri e nel tentativo di rapire Proserpina (v.) dagli Inferi.
Quest’ultima impresa fallì e i due amici furono trattenuti per punizione da
Plutone nel regno dei morti; Teseo fu poi liberato da Ercole e tornò ad Atene,
ma non poté riprendere il suo regno, usurpato da Menesteo; si rifugiò allora a
Sciro, dove fu ucciso a tradimento da Licomede, re dell’isola. Il popolo
ateniese lo venerò poi come eroe della stirpe ionica.
Teti Antica divinità marina, sposa di Oceano, da non confondere con la più
famosa Tetide (v.).
Tetide (o Teti) Una delle Nereidi (v.), figlia di Nereo e Doride. Fu amata da
Giove che, avvertito da Prometeo (v.), non la sposò, ma la destinò a Peleo (v.),
dal quale ella ebbe Achille (v.), di cui fu madre premurosa. Bisogna osservare
che, mentre nell’Iliade Tetide manifesta disappunto per il fatto di sposare
Peleo, in Catullo accetta con gioia tali nozze.
Teucro Figlio del dio-fiume Scamandro e di una ninfa del monte Ida, fu re della
Troade; accolse Dardano (v.), cui diede in sposa sua figlia. Con Dardano è
progenitore della famiglia reale di Troia.
Tiadi v. Baccanti.
Tieste Figlio di Pelope (v.) e di Ippodamia, fu protagonista di una lunga e
sanguinosa contesa con il fratello Atreo, re di Micene. Questi, fingendo di
riconciliarsi con lui, lo accolse reduce dall’esilio a cui lo aveva condannato
per avergli sedotto la moglie e insidiato il trono; in realtà mise in atto
contro di lui una feroce vendetta, offrendogli in pasto le carni dei figli
trucidati. Quando Tieste si avvide dell’inganno, fuggì inorridito, scagliando
sulla stirpe una maledizione che si sarebbe adempiuta in una lunga catena di
delitti (sarà Egisto, il figlio superstite di Tieste, a uccidere prima Atreo,
poi il cugino Agamennone, per finire a sua volta vittima della vendetta di
Oreste, figlio di Agamennone).
Tifi Abile pilota della nave Argo durante la spedizione degli Argonauti (v.),
esperto di venti e di astronomia. Morì prima della conclusione dell’impresa e il
suo posto fu preso da Anceo.
Titone Giovane bellissimo, figlio del re di Troia Laomedonte (v.); fu rapito da
Aurora (v.), che lo portò con sé in cielo e ottenne per lui da Giove il dono
dell’immortalità, dimenticando però di chiedere anche quello dell’eterna
giovinezza. Divenuto vecchissimo, Titone fu trasformato in cicala.
Tizio Gigante, figlio di Giove, fu ucciso da Apollo e Diana, poiché aveva
insidiato la loro madre Latona. Secondo un’altra versione del mito, per lo
stesso motivo fu precipitato da Giove nel Tartaro, dove due avvoltoi gli
rodevano incessantemente il fegato.
Tritone Divinità marina, figlio di Nettuno (v.) e di Anfitrite (v.). Ha forma
ibrida, metà di uomo e metà di pesce. Ha sposato Ecate (v.) e lottato contro
Ercole (v.), da cui venne sconfitto.
Trivia v. Diana ed Ecate.
Venere Dea della bellezza e dell’amore, identificata con la greca Afrodite.
Secondo una versione del mito nacque da Zeus e dalla ninfa Dione; secondo una
versione alternativa dalla spuma del mare presso l’isola di Cipro. Facevano
parte del suo seguito le Ore e le Grazie (v.). Era sposa di Vulcano, ma le
vennero attribuiti numerosi amori, tra i quali ricordiamo quello per Marte, da
cui nacque Eros (Cupido per i Romani), dio dell’amore, quello per il troiano
Anchise, dal quale ebbe Enea, e quello per il bellissimo giovinetto Adone. Era
venerata sotto diversi appellativi: Urania, Anadiomene, Citerea, Ciprigna, ecc.
Le erano sacri tra le piante il mirto, la rosa, il melo e il papavero, tra gli
animali il passero, la lepre, il cigno, il delfino e la colomba. I Romani le
dedicavano un culto solenne poiché, come madre di Enea, era stata la
progenitrice del popolo romano e in particolare della gens Iulia.
Vesta Figlia di Saturno e di Rhea, divinità romana protettrice del focolare
domestico, della serenità e prosperità familiare e della pace pubblica. Nel suo
tempio il fuoco a lei sacro era mantenuto costantemente acceso dalle sue
sacerdotesse, le vergini Vestali. In suo onore venivano celebrate nel mese di
giugno le feste dette Vestalia.
Vulcano Dio del fuoco, figlio di Giove e di Giunone; fu identificato con lo
zoppo Efesto, sposo di Afrodite. Era abilissimo fabbro e costruttore e aveva
molte fucine, soprattutto all’interno dei vulcani; nell’Etna i suoi compagni di
lavoro erano i Ciclopi.
Zeus v. Giove.
Zmyrna (Mirra) Figlia di Cinìra, sacerdote di Venere, e di Cinereide, chiese e
ottenne dagli dei di essere trasformata nell’albero della mirra, per sfuggire
all’amore passionale per il padre, con il quale aveva concepito Adone, che fu
poi amato da Venere.