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COSMOGONIE E
CREDENZE RELIGIOSE
Per spiegare i fenomeni naturali l'uomo, prima che alla ragione e
all'osservazione, fece ricorso alla fantasia, e si formarono così
interessantissimi miti intorno all'origine del mondo, al destino dei
mortali, alle grandi forze dominanti lo sviluppo degli eventi.
Il mito, anche se non possiede l'universalità e la lucidità
dell'affermazione teorica, non va considerato come un complesso di
falsità e quindi un ostacolo alla conquista del vero. Al contrario
esso ha avuto una funzione molto positiva: ha educato l'uomo a non
fermarsi ai semplici fatti nella loro molteplicità disorganica,
ma a considerarli connessi l'uno all'altro, cercando i principi di ciò
che accade intorno a noi, e, attraverso i principi, i mezzi per agire
sulla natura onde trasformarla a vantaggio dell'umanità.
In questa primitiva ricerca il mondo umano e quello divino si trovano
strettamente legati l'uno all'altro, e l'indagine si estende perciò
dalla cosmogonia alla teogonia. Ai miti si connettono i riti
religiosi, propiziatori, con i quali l'uomo crede di conquistarsi il
favore delle potenze dominatrici del mondo.
Alcuni dei miti cosmogonici più antichi si estendono a tutto l'oriente
mediterraneo. L'elemento primordiale sarebbe quasi ovunque un caos
fluido (si pensi alla spontanea fertilità dell'elemento acquoso che
produce la vita nelle valli del Nilo, del Tigri e dell'Eufrate); ed,
emersa da esso, una Grande Madre — in Egitto una divinità maschile,
Atum — avrebbe dato inizio alla creazione del mondo e degli dei.
E' presente in questo mito il concetto, che suggerirà a volte forme di
religiosità panteistica, di unità dell'universo in quanto originato da
una materia unica; ma il binomio Grande Madre-caos fu interpretato
anche come dualistica opposizione tra forza della vita e della morte,
della fecondazione e della sterilità, della luce e delle tenebre,
dell'amore e dell'odio. (In Babilonia il caos non è concepito solo
come materia informe e passiva, ma come nemico della vita e
dell'ordine, come forza chiaramente negativa.) Il dualismo dei primi
miti cosmogonici continua nel mito egiziano di Iside ed Osiride e
nella religione di Zaratustra, assumendo sempre più netto significato
etico, come avverrà, con problemi assai simili, fra i primi pensatori
cristiani.
Un altro tema particolarmente sviluppato dal più antico pensiero
religioso è quello della morte. La morte terrorizzava l'uomo
primitivo, e sembrava togliere alla vita il suo senso ed il suo fine
positivo. Si cercò di trovare una soluzione del problema
nell'immortalità delle anime e nella loro trasmigrazione, suggerite
dal ripetersi ciclico della nascita e della morte nei fenomeni
naturali. Attorno alla ricerca della immortalità individuale si
formarono miti e leggende meravigliosi — come l'epopea babilonese di
Gilgamesh — e si svilupparono i culti ed i misteri dei fenomeni
terrestri. Nel concetto di immortalità si rifletté la struttura
sociale, cosicché immortalità e resurrezione o trasmigrazione
dell'anima furono dapprima patrimonio soltanto dei re e degli eroi (si
ricordi che anche in Grecia e a Roma re ed eroi particolarmente famosi
venivano assunti direttamente fra le divinità dell'Olimpo).
Le credenze che abbiamo accennato svilupparono, con un grande
potenziamento della divisione in classi della società, il culto dei
morti e degli avi e quello dei fondatori delle singole famiglie
patriarcali in tutto l'oriente mediterraneo, e particolarmente in
Egitto. Fu questo certamente uno dei momenti della formazione di una
serie di divinità antropomorfiche, con cui si superarono le
sopravvivenze del culto naturalistico degli animali, diffuse
soprattutto in Egitto.
Religioni antropomorfiche prevalsero in tutto il bacino mediterraneo,
ed agli dei furono attribuiti comunemente non solo le forme fisiche
umane, ma spesso volubilità di carattere, senso della vendetta, e
perfino — nei miti più antichi — la mortalità (può così accadere che
gli dei si uccidano tra loro).
Si comprende bene come nei ceti più progrediti non potessero avere
molto credito gli innumerevoli culti locali, che si componevano spesso
in modo disorganico e contraddittorio, ed è ammirevole che le classi
più colte e progressiste abbiano fatto (in Egitto durante i regni di
Amenhotep III e Amenhotep IV, nel XIV secolo a.C.) un tentativo di
sostituire alle religioni politeistiche antropomorfiche il culto di un
unico dio solare, rappresentato sotto la forma di un disco, creatore e
protettore di tutte le cose e di tutti gli uomini, senza distinzioni
di nazionalità o di classe sociale. La riforma non ebbe successo, per
l'opposizione comprensibile della classe sacerdotale che attraverso la
miriade dei templi aveva il dominio della vita pubblica, ma i resti
della corte egiziana di quel periodo ci testimoniano la straordinaria
fioritura artistica e culturale cui il coraggioso rinnovamento aveva
dato luogo.
Contemporaneamente alle credenze religiose politeistiche del resto del
bacino mediterraneo si sviluppò nel popolo ebraico, soprattutto per
merito di Mose, una fede intransigentemente monoteistica. La religione
ebraica non accettò compromessi o rapporti di complementarità con
altre religioni, e coltivò nei suoi adepti un acceso nazionalismo, ciò
che permise loro imprese straordinarie come il ritorno degli ebrei
dalla cattività d'Egitto o la fine della schiavitù di Babilonia. La
potenza della religione nello stato ebraico fu grandissima, e i
dibattiti religiosi condotti dai profeti e dai sacerdoti dovettero
raggiungervi un altissimo livello speculativo con lo sviluppo anche di
movimenti ereticali o correnti dichiaratamente panteistiche od
ateistiche.
Secondo la cosmogonia ebraica dio è creatore di tutte le cose, ed il
mondo che può apparire ingiusto e malvagio ha in realtà una sua
profonda moralità e tende ad un alto fine religioso. Il dio, pensato
dall'uomo a propria immagine e somiglianza, viene offeso dal peccato
nella sua santità e nella sua giustizia, che non è più di carattere
capriccioso ma soprannaturale ed assoluta. Questo concetto del peccato
come offesa della perfetta giustizia ha implicito in sé il sentimento
e l'idea di un diritto naturale.
La concezione ebraica e le altre concezioni religiose che vedevano
coscientemente all'origine un passaggio o un rapporto fra dei e
uomini, svilupparono ampiamente la storiografia religiosa, che,
testimoniataci in particolare dalla Bibbia, è la diretta progenitrice
della storiografia moderna.
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COSMOGONIE E CREDENZE
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