
Il mondo degli dei greci è
molto affollato (solo le divinità olimpiche sono dodici):
ZEUS, ERA, POSEIDONE (dio del mare), DEMETRA, APOLLO,
ARTEMIDE, AFRODITE, ARES, ERMES (dio dell’astuzia e del
commercio), ATENA, EFESTO ed ESTIA; immortali abitanti
dell'Olimpo, nutriti di ambrosia, di nettare, di fumo,
non hanno sangue, ma ben altri umori impregnano la loro
carne sotto la bella pelle; non muoiono, ma ciò non
impedisce loro di temere la morte; sono "akedees", cioè
esenti da preoccupazioni, e tuttavia si curano di molti
affari impegnandosi senza sosta a fianco degli uomini.
Crono (tempo), figlio di Urano e Gea (terra),
evirò il padre e divenne Signore del mondo.
Sposò Rea ed ebbe
molti figli che divorava appena nati per paura di essere
detronizzato, come gli era stato predetto.
Ma Rea riuscì a
nascondere uno dei figli, ZEUS, che, non appena fu
abbastanza grande, costrinse il padre a restituire i
fratelli ingoiati e poi lo precipitò nel Tartaro.
Zeus sposò poi la
sorella ERA e diventò Signore dell'Universo stabilendo
la sua dimora sul monte Olimpo.
ERA
fu protettrice dei matrimoni, del parto e della
monogamia.
Generò EFESTO (dio del
fuoco), ARES (Dio della guerra), ILIZIA ed EBE (dea
della giovinezza e coppiera degli dei prima di GANIMEDE).
Perennemente in lite
con Zeus per i suoi tradimenti, Era occupava il suo
tempo perseguitando le amanti, i figli illegittimi del
marito e nemici vari: ERACLE (Ercole latino), figlio di
Zeus e di ALCMENA; IO, tramutata dal Dio in giovenca per
sottrarla alle ire di lei; SEMELE, spinta dalla Dea a
chiedere a Zeus di mostrarsi nel suo vero aspetto che,
comparendole tra tuoni e fulmini, la uccise; i Troiani,
per vendicarsi di Paride che aveva scelto AFRODITE come
la più bella delle dee.
Insomma, Era è
rappresentata come una donna che "sa il fatto suo", come
una donna innamorata di suo marito e che fa di tutto per
piacere alla persona che ama e che amerà per sempre
perché non desidera altro che il suo amore.
Infatti, trascurata da
Zeus, marito e fratello impegnato negli affari degli
uomini, recita una scena di provocazione sessuale da cui
traspare un animo squisitamente femminile.
Dapprima si accinge ad
una accurata toilette nutrendo e profumando
artificialmente la secca, disidradata e arida pelle; poi
si orna di gioielli, bei vestiti e di tutto ciò che
serve ad ingentilire il suo corpo che, più che divino,
appare ormai come il corpo di una bella ed elegante
donna.
Ma l'operazione non
finisce qua; infatti Era, non ancora soddisfatta perché,
pur apparendo bella ed abbigliata, mancava del potere di
suscitare il desiderio sessuale, decide di impadronirsi
del nastro di Afrodite (specialista nelle arti della
camera da letto), in cui si trova concentrato tutto quel
che serve a sedurre e, grazie all'aiuto della Dea
dell'Amore, riesce a domare suo marito, il quale resta
addirittura stupito dal forte desiderio che ha di fare
l'amore con sua moglie; un desiderio perfino più forte
di quello provato a suo tempo per IO, DANAE, EUROPA,
SEMELE, ALCMENA, DEMETRA e per la stessa ERA quando lo
aveva sedotto.
Dunque, il fatto che Zeus si
meravigli di desiderare così tanto sua moglie, dimostra
come l'amore degli dei fosse tanto effimero ed
intermittente quanto quello dei mortali, perché, anche
per gli dei, dopo il matrimonio, il rapporto amoroso
spesso cessa di essere passionale come la prima volta,
divenendo una sorta di abitudine, ed Era e Zeus,
rappresentano appunto gli stereotipi della donna fedele
ed innamorata e dell'uomo traditore e rubacuori.
Ma il desiderio
amoroso non ha catturato solo Era o il solo Zeus, ma
anche AFRODITE, figlia di Zeus e Dione (oppure generata
dalla spuma del mare nel quale erano caduti gli organi
genitali di Urano, evirato da Crono), la quale era la
dea della Bellezza e dell'Amore; fu sposa di Efesto ed
amante di Ares con il quale generò Eros (dio dell'Amore),
Antero, Deimo e Fobo; di Adone e di Anchise con il quale
generò Enea.
Protesse i Troiani
durante la guerra di Troia, e poi Enea, perché Paride
l'aveva scelta come la più bella fra le dee.
Infatti, Afrodite
infliggeva ai viventi le pene dell’amore per riderne e
si vantava di domare gli dei dell’Olimpo; Zeus, non
sopportando questo suo vanto, la trasformò da seduttrice
in sedotta, facendola restare abbagliata dal corpo del
giovane Anchise fino al punto di innamorarsene,
relegandola, quindi, in una posizione uguale a quella
dei mortali di fronte al desiderio.
E poi ancora DEMETRA,
figlia del titano Crono e di Rea, quindi sorella di Zeus
ed Era, era la dea della fecondità della terra.
Ebbe una figlia da
Zeus, Kore (Persefone) che fu rapita da Ade (dio
dell’Oltretomba e anche lui figlio di Crono e Rea) e
portata nell’oltretomba.
Demetra era così
disperata che trascurò la terra che divenne arida ed
incolta.
Proserpina fu infine
liberata dall’intervento di Zeus, ma Ade, prima di
lasciarla andare, le fece mangiare i chicchi di una
melagrana che l’avrebbero costretta a tornare da lui per
quattro mesi all’anno.
In primavera, quando
Proserpina era con lei, Demetra era così felice che
faceva crescere fiori e frutti, ma quando Proserpina
tornava nell’oltretomba, in autunno, il dolore che
Demetra provava faceva morire le piante ed apriva le
porte dell’inverno.
ERIS, figlia della
notte, era la Dea della discordia, rappresentata come un
genio alato.
I suoi figli erano
rappresentati come la personificazione di concetti: Pon
(Fatica), Lethe (Dimenticanza), Limos (Fame), Algos (Dolore)
e Horkos (Giuramento) e, non ultima, ATE, avuta con
Zeus, era la dea delle imprese e degli errori; essa fu
bandita dall’Olimpo perché aveva ingannato Zeus e fu la
causa dell’odio tra Agamenone e Achei durante la guerra
di Troia gettando la mela d’oro con la scritta "alla più
bella" tra i convitati alle nozze di Teti e Peleo.
La mela che Paride,
figlio di Priamo e re di Troia, donò ad Afrodite
ricevendone in cambio l’amore di Elena.
Infine, a conferma
della identificazione immaginaria e non che i mortali
hanno degli dei in relazione agli elementi ed alle
situazioni, nonché vizi e virtù che circondano la sfera
delle emozioni e della umana e quindi mortale
comprensione, possiamo citare ancora:
ATENA, nata dalla
testa di Zeus, era la dea della guerra che portava alla
vittoria (di qua l’appellativo Nike=vittoria), della
saggezza, dell’intelligenza, della giustizia, delle arti
e dei mestieri.
Protettrice
dell’agricoltura e del commercio e di ogni aspetto del
vivere civile, divenne divinità cittadina per eccellenza
soprattutto di Atene e dell’Attica.
ARTEMIDE, figlia di
Zeus e Latona, sorella di Apollo (dio della salute,
dell’ordine, del vaticinio, della musica e della poesia),
era la dea della caccia e della natura selvaggia. Era
rappresentata armata di arco e freccia.
Vergine, era anche
protettrice delle giovinette.
ECATE (Luna), era la dea delle strade,
dei crocicchi e dei fantasmi notturni, sovrintendeva
agli incantesimi e proteggeva streghe e maghi.
Dunque, nell’immaginario collettivo
gli dei rappresentavano le convinzioni; la natura; i
sentimenti; il piacere ed il dolore; la vita e la morte;
e, pertanto, erano simboleggiati a immagine e
somiglianza dell’uomo stesso, non soltanto fisicamente,
ma anche, e forse soprattutto, come un concentrato di
pensieri, azioni e reazioni, istinto e meditazione,
vizio e virtù, squisitamente e magnificamente umani.