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GLI DEI DEL MARE
Tutte le
religioni - all'infuori ovviamente di quelle monoteistiche che del
resto nell'antichità rappresentavano l'eccezione — annoverano fra le
loro divinità quelle del mare. Nel politeismo di ogni tempo una specie
di naturale gerarchia: all’interno del Pantheon — o talvolta una
triade - dal quale gli altri dei, in varia guisa, vengono generati, o
al quale comunque debbono la loro esistenza. Si identificava
generalmente con qualche principio vitale creatore - che spesso soleva
impersonarsi anche nel sole — ma le strette relazioni fra cosmogonia e
religione fanno sì che, normalmente, ad ogni primordiale o
fondamentale elemento della natura corrisponde una divinità,
addirittura un gruppo o stirpe di dei e dee, secondo una disposizione
in qualche modo anch'essa gerarchica che li poneva via via sempre più
a contatto degli uomini e delle loro vicende ed esigenze quotidiane.
Nei miti cosmogonici sumerici della seconda metà del terzo millennio
avanti Cristo si fa riferimento alla creazione, da parte della dea
Nammu — l'Oceano primordiale - del cielo e della terra, allora uniti
in una vasta montagna cosmica. E anche nella storia babilonese della
creazione è Nammu che con l'aiuto dei suoi figli creò gli esseri
umani. L'Oceano assume dunque un doppio significato: non è soltanto il
vasto fiume che circonda e contiene terra e mare; ma anche, per molte
mitologie, una divinità, il principio di tutto, e quindi persino
l'antichissimo padre degli dei: da lui hanno origine le acque marine,
quelle dei laghi, dei fiumi, delle fonti. Nell'Iliade Omero lo chiama
non soltanto " dei numi generator " ma anche " di tutte le cose
generatore ", che fin dall'origine eternamente scorre.
Secondo l'Enùma Elìsh, il massimo poema assiro-babilonese che si può
datare due millenni avanti Cristo, l'acqua era all'origine di tutte le
cose. Dice il poema che all'inizio non esistevano che Apsu, l'abisso,
Tiamat sua moglie che rappresentava l'Oceano e Mummu che dovrebbe
essere lo scroscio prodotto dall'incontro fra le acque dell'abisso e
quelle dell'oceano. Inoltre Ea, il padre di Marduk - di cui il poema è
l'esaltazione — è il dio dell'acqua e suo figlio ha conservato, anche
quando divenne la suprema divinità mesopotamica, il carattere di un
dio scongiuratore il cui mezzo incantatorio più efficace è sempre
rimasto l'acqua sacra di suo padre Ea. La storia è contenuta in sette
tavolette conservate nel British Museum e le parole Enùma Elìsh, che
significano " quando in alto ", danno inizio alla narrazione:
quando in alto il cielo non aveva nome
e quaggiù la forma
non era indicata con parola;
allorché Apsu primordiale, loro creatore,
e Mummu-Tiamat,
creatrice della loro universalità,
mescolavano a vicenda le proprie acque;
allorché la primitiva capanna
non era ancora costruita
e i giunchi alle paludi
non si scorgevano ancora;
allorché nessuno degli dei era palese
e nessun nome era stato proferito,
nè le forze segrete
della natura erano state fissate:
ecco finalmente che furono creati gli dei.
Ai confini delle forze segrete,
nel tempio delle leggi universali,
un dio nasce,
il più sapiente e intelligente degli dei:
in seno ad Apsu ecco nasce Marduk,
in seno al fulgido Apsu, ecco nasce Marduk.
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Marduk
Marduk [mär'dook]
è stato il nome di un dio dell'antica Mesopotamia, il cui tempio
centrale era l'Esagila di Babilonia.
Nella mitologia mesopotamica Marduk è figlio di Ea e della dea
Damkina.
Divinità agraria d'importanza secondaria in origine, quando
Babilonia cominciò a diventare il centro politico della valle
dell'Eufrate al tempo di Hammurabi (XVII secolo a.C.), Marduk
accrebbe gradualmente la sua posizione nel pantheon babilonese.
Tanto che nella seconda metà del secondo millennio prima di
Cristo, il dio finì per soppiantare Enlil come dio supremo,
riunendo attorno a sé attributi e funzioni di tutti gli altri
dei.
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