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LE RELIGIONI GRECHE


Già in epoca molto antica, anche per influenza delle altre civiltà mediterranee, i culti autoctoni, legati alla primitiva cultura pastorizia della società greca, si trasformarono intimamente, diventando via via meno ingenui, capaci di adattarsi meglio alle arricchite esigenze dell'animo umano.
Fin dai tempi omerici troviamo in Grecia una religione di tipo naturalistico, la cosiddetta religione olimpica. Gli dei rappresentavano per essa la potenza e la varietà dei fenomeni naturali, ed avevano una funzione ed un'attività precise. Si attribuivano loro caratteri umani, stabilendo con essi un rapporto quasi contrattuale, escludente da parte divina l'arbitrio assolutistico delle divinità orientali.
La religione olimpica, imperniata sul culto di Apollo, espressione di armonia, ordine e serenità, non si configurò mai in una teologia dogmatica e si sviluppò piuttosto come fusione graduale di miti e tradizioni locali. Così, malgrado il carattere sempre più ufficiale che questa religione assunse anche per influenza della tradizione omerica ed esiodea, non si formò mai in Grecia una casta di sacerdoti paragonabile per potenza e per cultura a quella egiziana: i grandi sacerdozi greci — gli oracoli dovettero via via allearsi con le maggiori potenze del tempo, e le grandi manifestazioni religiose — i giochi olimpici, pitici, ecc. —non riuscirono a dare un carattere unitario allo sviluppo politico della Grecia.
Sarebbe però assurdo identificare, come hanno preteso alcuni storici della cultura greca, l'intera grecità con lo spirito apollineo, e trascurare l'importanza dei culti misterici, espressione della sensibilità, a volte torbida, di animi travagliati da sempre più profonde esperienze di dolore e da fortissime aspirazioni redentrici. Si attribuiva in generale il nome di misteri alle pratiche rituali, di carattere orgiastico, miranti a suscitare negli iniziati uno stato di quasi follia, che avrebbe dovuto prepararli all'azione del dio (si ricordi che gli antichi consideravano l'epilessia « morbo sacro »). Le pratiche misteriche ebbero enorme diffusione tra i più vari strati del popolo greco ed oggi si riconosce che esse incisero profondamente non solo sui caratteri della sua religione ma anche su quelli del suo pensiero e del suo costume. È chiaro in particolare che proprio nella follia orgiastica, nei riti cruenti, nell'appassionata speranza di una redenzione totale, va ricercato uno dei fattori più importanti della grande tragedia greca.(1)
 

Nata e sviluppatasi presso la stirpe attica, la tragedia fu, ai suoi inizi, dramma corale e danza sacra insieme, secondo le regole del culto di Dioniso. Più tardi, per le stesse esigenze della rappresentazione, poté emanciparsi dai limiti e dal carattere impostile dalla sua appartenenza al complesso delle celebrazioni dionisiache: allora, ridotta l'influenza del coro, introdotto un maggior numero di attori, limitata l'importanza del mito,il dramma poté svolgersi liberamente seguendo solo la fantasia del suo autore. La vicenda stessa e i problemi che ne scaturivano, da mitici ed astratti, si fecero via via sempre più umani. Finalmente in Euripide il dramma acquistò un carattere manifestamente naturalistico e raziocinante, cosicché il mito, pur restando ancora l'elemento
materiale della tragedia, non influenzò più l'ispirazione dell'artista, né determinò la « forma » dell'arte.

Accanto al culto terrestre di Demetra, la « Grande Madre » della tradizione religiosa orientale, celebrata soprattutto nei misteri eleusíni, un cenno particolare meritano i misteri orfico-dionisiaci, sulla cui antichità si è a lungo disputato e che oggi si riconoscono di origine assai remota. Secondo il mito da essi celebrato, ispirato forse a quello egiziano di Iside e di Osiride, Dioniso figlio di Zeus e di Persefone, e destinato dal padre a succedergli nel governo del mondo, sarebbe stato sbranato dai malvagi Titani. Ma dal cuore del dio, salvato da Atena ed inghiottito da Zeus, sarebbe nato il « nuovo Dioniso » mentre dalle ceneri dei Titani, fulminati da Zeus, intrise del sangue dionisiaco, avrebbe avuto origine la razza umana che parteciperebbe così di un elemento divino e di uno antidivino e malvagio. Nei misteri orfico-dionisiaci la forza divina tende dunque attraverso numerose esistenze terrestri a cancellare nell'anima la macchia di cui è contaminata e a riportarla pura ed immortale al soggiorno degli dei.
Nell'animo dei greci lo spirito apollineo della serenità e lo spirito dionisiaco della tragedia, dell'amarezza, del tormento si mescolarono profondamente l'uno all'altro; nel reciproco contatto essi subirono varie trasformazioni e finirono per aprirsi ad esigenze diverse da quelle che li avevano originati. Proprio questa complessità di motivi contrastanti costituisce la grandezza della civiltà greca.
 

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