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Il mito

Il mito della lupa che allatta i gemelli Romolo e Remo,
salvando loro la vita è notissimo. I gemelli sono figli del dio Marte e
della vestale Rea Silvia. La donna venne condannata a morte dallo zio
Amulio, re di Alba Longa, per non aver rispettato il voto di castità, ma
il fiume Aniene, dove venne gettata, ne ebbe pietà e la resuscitò. Anche
i neonati erano destinati a morire, ma il servo incaricato di sopprimerli
non ebbe coraggio di farlo e li depose in una cesta, affidandoli alle
acque del fiume Tevere. La cesta si arenò presso un albero di fico ai
piedi del colle Palatino (ficus Ruminalis), dove li notò una lupa scesa
per abbeverarsi, che, sentito il pianto dei bambini, cominciò ad
allattarli come se fossero suoi cuccioli. Successivamente un pastore di
nome Faustolo trovò i bambini e li portò a sua moglie Acca Larenzia per
farli crescere insieme alla sua numerosa famiglia.
La presenza di una lupa di bronzo nella città di Roma è ricordata dagli
autori antichi. Tito Livio (Ab Urbe Condita, libro X) parla di “una
statua dei gemelli fondatori di Roma sotto le mammelle della lupa,
collocata nei pressi del fico Ruminale”, nel Foro Romano, presso il
Comizio. Cicerone racconta, inoltre, che nel 65 a.C. “in Campidoglio la
lupa di Romolo e Remo fu colpita da un fulmine”. Dionigi di Alicarnasso
ricorda infine una statua molto antica da lui ammirata nella grotta del
Lupercale, ai piedi del Palatino.
In età medievale, Mastro Gregorio, un erudito inglese vissuto tra XII e
XIII secolo, nei Mirabilia Urbis Romae, descrive la statua bronzea in
Laterano, collocandola sotto il portico presso l’entrata del palazzo
papale: “in porticum etiam ante hiemale palatium domini papae est imago
aenea illius lupae, quae dicitur Remum et Romolum aliusse”.
Andrea
Carandini Ecco la grotta dove la lupa allattò Romolo e Remo
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