|
Il mito del
Minotauro

Il mito del Minotauro Inizia con Minosse, famoso per la
sua severità e giustizia, che regnò su Creta e e fu
signore del mare.
Egli chiese a Poseidone, dio del mare, di mandargli un
toro. Ricevere questo toro dal dio era la prova che
l'Olimpo approvava il suo regno. In effetti, Poseidone
mandò il toro, un toro di un bianco stupefacente,
destinato ad essere sacrificato. Ma Minosse affascinato
dalla sua bellezza non lo sacrificò; la sua forza era
tale che il re di Creta, pieno di ammirazione, decise di
utilizzarlo come toro da monta per i suoi greggi.
Quando Poseidone lo venne a sapere, al fine di punire
Minosse, non solo convertì il bel toro in un animale
pericoloso ma fece anche in modo che Pasifae, moglie di
Minosse, s'innamorasse del toro e si unisse a lui. Fu da
questa unione che nacque il Minotauro, un mostro con il
corpo di uomo e la testa di toro. Un mostro pericoloso e
al tempo stesso di così alta stirpe, che minacciava la
pace ed il benessere del regno. Così Minosse lo
rinchiuse in un palazio la cui costruzione affidò ad un
architetto ateniese di nome Dedalo, il quale costruì un
palazzo a forma di labirinto, il labirinto di Cnosso:
doveva essere un inestricabile susseguirsi di camere,
corridoi, sale, finti ingressi e finte porte, un luogo
dove perdersi e da cui fosse impossibile uscire.
Il figlio di Minosse, Androgeo, giunse ad Atene per
misurarsi con i giovani ateniesi nei giochi tauromachici,
ma rimase ucciso dal toro di Maratona. Suo padre, pazzo
di dolore, si strappò la corona dalla fronte accusando
gli ateniesi di quell'omicidio. da lì in poi gli
ateniesi dovettero pagare un orribile tributo: ogni nove
anni Minosse esigeva che mandassero a Creta quattordici
sudditi, sette fanciulli e sette fanciulle vergini in
pubertà, che sparivano nel labirinto sacrificate al
Minotauro.
Quando Teseo vinse il toro di Maratona, erano già
passati diciotto anni e Minosse stava per scegliere, per
la terza volta, la schiera del sacrificio. Secondo la
narrazione più antica, Teseo sarebbe andato a Creta con
la sua nave o con quella di suo padre per evitare
un'altro inutile sacrificio, ossia per uccidere il
minotauro.
In tutte le narrazioni, Teseo fu ricevuto a Cnosso da
una figura di donna gentile, forse una dea come
Anfitrite.
Ma quando questi volle entrare spontaneamente nel
labirinto, Arianna (nipote di Elio e Zeus, figlia di
Minosse e Pasifae), signora del labirinto, ebbe pietà di
lui e, per amore del giovane ateniese, tradì il proprio
fratello, il Minotauro. Non ci sono narrazioni di come
Teseo riuscì ad ottenere il dono da Arianna, che doveva
assicurargli l'uscita dal labirinto; un disegno molto
antico la rappresenta filando e mentre gli consegna il
fuso col filo. L'astuta ragazza suger' a Teseo di
fissare il capo del filo all'architrave dell'entrata del
labirinto e di tenersi il gomitolo in mano senza
perderlo mai, poichè gli sarebbe servito a trovare la
via di uscita.
Il Minotauro dormiva nella parte più interna del
labirinto. Teseo doveva afferrarlo per le sopracciglia e
sacrificarlo a Poseidone. Con una mano si afferrarono a
vicenda, e infine Teseo trafisse mortalmente il
Minotauro. Egli appare vittorioso alla porta
dell'edificio sotterraneo senza portare con se il
Minotauro ucciso, dove viene accolto festosamente dai
fanciulli ateniesi scampati al sacrificio.
|